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Calabria, uccidere a 16 anni. Pressati dai media, adolescenti in cerca di se stessi

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Calabria, uccidere a 16 anni. Pressati dai media, adolescenti in cerca di se stessi
Anna Oliviero Ferraris

26/05/2013 - 10.19

Accade in Calabria (Italia): a 16 anni uccide a coltellate la propria fidanzatina e ne brucia il corpo. Una notizia che, in se stessa, suscita orrore e reazioni anche "di genere". Pietà per la vittima, ma anche senso di responsabilità per noi adulti, che non sappiamo indirizzare i nostri figli a dare un senso alla propria esistenza.

Chi sono i nostri adolescenti ? Perchè arrivano ad uccidere, se stessi o, come nella vicenda di Corigliano Calabro, anche gli altri ? Chi sono le giovanissime vittime ?

Archiviata la cronaca - ossia, entro le prossime 48 ore - queste domande continueranno a rimanere senza alcuna risposta. Aiutare i genitori, rivalutare la Scuola, rivedere i messaggi commerciali con cui i nostri figli sono bombardati, tornare ad un sano "controllo" della loro vita....sono tante le riflessioni che certi fatti di sangue, così tristi ed efferati, fanno sorgere in noi.

Di certo le Istituzioni devono prendere spunto da essi, ma la sensazione generale è che, al momento, "non ci sia il tempo" per dedicarsi a quelli che vengono superficialmente considerati dei casi limite.

Invece il problema esiste, ed è diffuso in tutta Europa, unificata in un solo "abbraccio commerciale" che le grandi corporazioni sono in grado di veicolare con efficacia e cinismo. Basti pensare alla determinazione con cui, nonostante l'evidente contrasto con i più elementari principi di buona salute, le più grosse forme della moda continuano a propagandare modelli maschili e femminili che inneggiano, neanche troppo velatamente, all'anoressia come valore.

Secondo Anna Oliviero Ferraris, "l’adolescenza può essere definita come una fase della vita che incomincia nella biologia e finisce nella società. In molti paesi del cosiddetto Terzo mondo l’adolescenza come età non esiste, così come non esisteva nel mondo occidentale fino al XVIII secolo. Le innovazioni apportate dalla scienza e dalla tecnologia al mondo del lavoro e il crescente benessere economico che ha caratterizzato i paesi occidentali negli ultimi due secoli, sono i fattori che maggiormente hanno consentito l’emergere di questa “terra di mezzo” tra infanzia e adultità. Oggi, moltissimi giovani continuano a studiare oltre i vent’anni, posticipano a tempo indeterminato le responsabilità della famiglia, dedicano gli anni giovanili alla formazione personale senza l’assillo di trovare un lavoro. Una volta comparsa sulla scena pubblica, l’adolescenza non ha più smesso di dilatarsi, tant’è che si sta delineando ormai da qualche anno una nuova età – la post adolescenza – in cui convergono quei giovani adulti che a ventidue, venticinque, trent’anni e oltre continuano ad abitare nella casa dei genitori, a dipendere economicamente da loro, a scartare attività lavorative che non siano conformi alle loro aspettative".

"C’è una fase d’entrata nell’adolescenza e una d’uscita e oggi può essere più semplice entrarvi che uscirvi.ogni adolescente ha un “lavoro” psicologico da svolgere per poter uscire dallo stato infantile e approdare a quello di giovane adulto: un lavoro su se stesso e nei rapporti con gli altri (famiglia, coetanei, società) che alcuni riescono a svolgere agevolmente, altri con difficoltà, ma che riguarda tutti quanti".

"Per maggiore chiarezza questo complesso lavoro psicologico può essere sintetizzato in una serie di “compiti”. Un primo “compito” consiste nel rapportarsi con un corpo che cambia, assume forme molto diverse da quelle infantili ed è percorso da flussi ormonali che modificano l’umore, gli interessi e lo stile di vita. Nell’infanzia i padroni del corpo del bambino erano i genitori. Ora invece il compito di integrare i nuovi impulsi all’immagine di un corpo dalle forme sempre più adulte grava sul ragazzo che deve imparare ad accettarlo, a percepirlo come parte integrante di sé, a gestirlo e anche valorizzarlo. C’è chi si sente in sintonia con il “nuovo” corpo ed è soddisfatto dei cambiamenti in corso e chi, al contrario, vive una profonda insicurezza: teme di essere inadeguato, brutto, ha bisogno di rassicurazioni e incoraggiamenti, ha paura dei giudizi degli altri".

"E ci sono anche coloro che non si sentono autorizzati a crescere. Alcuni teenager arrivano a rifiutare le trasformazioni fisiche e cercano di restare bambini il più a lungo possibile. Per molte ragazze anoressiche il rifiuto del cibo non è soltanto l’adesione alla moda delle diete e della magrezza: rivela anche il bisogno di controllare la crescita della “cosa”, ossia di quel corpo che viene a sovvertire un equilibrio con l’ambiente circostante che si pensava stabile e immutabile. E se a questo tipo di insicurezze si uniscono altre difficoltà con la scuola, la famiglia oppure i coetanei, fumo, alcol, farmaci e droghe possono assumere il valore di angeli protettori a cui i teenager ricorrono per darsi coraggio o, nei casi più problematici, dimenticare se stessi e la propria infelicità nel paradiso dei piaceri artificiali. Ovviamente questo tipo di rimedio rimuove temporaneamente il problema ma non lo risolve. E se le “sostanze” allontanano i problemi, le timidezze, i malumori fino ad incapsularli, il piercing e i tatuaggi sono invece i segni visibili e provocatori della presa di possesso del proprio corpo: un modo, anche un po’ cruento, per dichiarare al mondo che non si è più bambini e sotto il controllo dei genitori, ma persone autonome nella gestione del proprio corpo e della sessualità".

"Collegato alla presa di possesso del “nuovo” corpo, è il lavoro che un adolescente deve fare sulla propria identità. I media di massa e il mercato si sono inseriti con notevole grinta nella problematica identitaria dei teenager, fornendo immagini di identità di successo in gran parte irraggiungibili e di identità-surrogato legate ai consumi. Hanno compreso che gli adolescenti, prima di acquisire una identità individuale stabile vivono una fase di “moratoria” in cui esplorano identità diverse senza però impegnarsi in scelte definitive, e cercano di sfruttare a scopi commerciali questo loro atteggiamento ondivago, sia individuale che di gruppo. Molti comportamenti adolescenziali a rischio (alcol, droga, sfide, giochi pericolosi…) sono legati al bisogno giovanile di rischiare e di superare delle “prove” per dimostrare il proprio valore a se stessi e agli altri e ottenere considerazione, rispetto e autostima. I cambiamenti che si verificano nel corpo e nella psiche a partire dalla pubertà, li portano a confrontarsi continuamente sia col mondo esterno che con quello interiore, a testarne i limiti, a verificare la consistenza dei confini tra il dentro e il fuori, tra l’autorizzato e il vietato, tra l’obbedienza e la trasgressione. Meno la realtà esterna offre limiti rassicuranti, significati e obiettivi che rendano questi limiti sopportabili, meno il soggetto si sente sicuro nello spazio che deve esplorare e più deve “lavorare” autonomamente per costruirseli, col rischio, ovviamente, di spingersi troppo oltre. Se un giovane non riesce a dare un senso alla propria esistenza e a capire chi è e chi può diventare, può anche, per sentirsi esistere, provare tutte le devianze possibili".


Fonte: Redazione

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C'Ŕ 1 solo commento


16.05  di domenica 26/05/2013
scritto da  Stefano da Cagliari
Condivido la tesi esposta dall´Autrice e voglio esprimere il mio commento circa la difficolt├á degli adulti nell´offrire agli adolescenti le risposte adeguate e coerenti alle loro necessit├á.
Mi riferisco alla raggiunta capacit├á di controllare i nostri bisogni grazie al "benessere" materiale e, con esso, ogni aspetto della vita quotidiana. Aspetto contraddetto dalla triste realt├á ed alla triste stagione dell´et├á adolescenziale che anno dopo anno si carica di problematicit├á e difficolt├á esistenziali sempre pi├╣ marcati, causati proprio da quel benessere da noi tanto invocato e ricercato.
Una contraddizione in termini che se da una parte ci ha risolto tanti problemi, dall´altra ne ha creati di nuovi e di pi├╣ gravi, purtroppo.


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