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Nuovo studio: disagio per i figli cresciuti in coppie gay. Le lobbies insorgono

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Nuovo studio: disagio per i figli cresciuti in coppie gay. Le lobbies insorgono

25/07/2012 - 09.57

La rivista scientifica “Social Science Research” ha pubblicato di recente due studi sulle problematiche dei bambini cresciuti all’interno di una relazione omosessuale. Cadrebbero sonoramente, così, la tanto osannata validità di argomentazioni a vantaggio della genitorialità nelle coppie gay e lesbiche. Come è immaginabile, vigorose sono state le polemiche che hanno accompagnato la pubblicazione dei risultati scientifici. 

Il primo studio "sotto accusa" è quello del sociologo dell’Università del Texas, Mark Regnerus, basato sul più grande campione rappresentativo casuale a livello nazionale, il quale ha intervistato direttamente i “figli” (ormai cresciuti) di genitori omosessuali, documentando un aumento sensibile del tasso di suicidio, di tradimento, di disoccupazione, di ricorso alla psicoterapia, di patologie sessualmente trasmissibili e di inclinazione al fumo e alla criminalità. Un gruppo di 18 scienziati e docenti universitari ha pubblicato un comunicato sul sito della Baylor University sostenendone l’attendibilità statistica e metodologica. 

Il secondo studio è stato realizzato da Loren Marks della Louisiana State University, nel quale si critica fortemente la posizione (politica) dell’American Psychological Association (APA), secondo la quale i figli di genitori gay o lesbiche non sarebbero svantaggiati rispetto a quelli di coppie eteorsessuali. La studiosa ha analizzato i 59 studi citati dall’APA per sostenere la propria tesi, dimostrando la criticità di molktissimi dei suoi fondamenti.

Entrambi gli studi sono stati accolti in modo positivo dalla comunità scientifica dal punto di vista della correttezza procedurale, ma sono arrivate accese critiche sulla metodologia, nonostante le risposte fornite dai due ricercatori siano state esaustive. Al contrario, le cronache ci raccontano come la prevedibile reazione della lobby gay è stata animalesca. Avendo a disposizione la quasi completa platea mediatica, si sono avventurati in insulti e accuse personali ai due ricercatori (si parla anche di minacce di morte). Alcuni hanno chiesto la censura dei due studi, altri hanno creato appelli perché siano ritirati dalla rivista scientifica, altri hanno chiesto che i due studiosi vengano licenziati, altre associazioni omosessuali hanno invece detto di essere pronte a finanziare alcuni scienziati (complici, ovviamente) perché pubblichino risultati opposti, e così via. 

In aiuto dei due autori, interessante è stata l’iniziativa di un gruppo di scienziati e docenti universitari, i quali hanno deciso di difendere i due ricercatori dall’aggressione omosessualista. L’appello di difesa è comparso sul sito della Baylor University, classificata nel 2011 da US News & World Report come la 75° miglior università nazionale su di 262. I 18 scienziati e ricercatori hanno scritto: «Sebbene l’articolo di Regnerus non sia privo di limiti, in quanto scienziati sociali, pensiamo che gran parte delle critiche ricevute siano ingiustificate». Innanzitutto, hanno continuato, «la stragrande maggioranza degli studi pubblicati prima del 2012 su questo tema hanno fatto affidamento a piccoli campioni non rappresentativi, al contrario, Regnerus per raggiungere le sue conclusioni si è basato su un campione di grandi dimensioni, casuale, di oltre 200 bambini allevati da genitori che hanno avuto relazioni omosessuali, confrontandoli con un campione casuale di oltre 2.000 bambini cresciuti in famiglie eterosessuali». Questo è stato riconosciuto anche dagli specialisti, come Paul Amato, W. Bradford Wilcox, Cynthia Osborne ecc.

Inoltre, chi ha criticato lo studio affermando che i problemi dei “figli” dei gay sono dovuti alla stigmatizzazione della società (incolpare gli altri è la classica via di fuga), non ha riconosciuto che «le scoperte di Regnerus relative all’instabilità dei rapporti sono coerenti con recenti studi su coppie gay e lesbiche in paesi come l’Olanda e la Svezia, i quali trovano modelli altrettanto elevati di instabilità tra le coppie dello stesso sesso». Cioè, i disturbi persistono anche in società fortemente gay-friendly

Questi risultati indicano dunque che le conseguenze del vivere in una “famiglia” con genitori dello stesso sesso «erano simili a quelle associate al vivere con genitori divorziati, con patrigni o conviventi: ci sono le prove che questi bambini fanno peggio rispetto ai loro coetanei provenienti da famiglie tradizionali», a causa «di interruzioni, instabilità e cambiamenti associati alle transizioni che accompagnano la formazione di questi tipi di famiglie non tradizionali».

Su tutto pesa la reazione scomposta delle lobbies - in special modo quelle lesbiche - che tanto terreno hanno guadagnato i questi anni di oscurantismo della figura paterna. Di questo oscurantismo le coppie lesbiche si sono nutrite, e oggi, solo in Italia, le stime parlano di circa 150.000 bambini "nati" all'interno di questo tipo di coppie. Molti meno - ed è un fatto che riflette la statistica valida anche per le separazioni etero - quelli cresciuti all'interno di coppie gay formate da uomini. La gravità della reazione delle lobbies lesbiche celerebbe la paura che, di fronte ad un allentamento della iper-informazione di genere dettata dai grandi media italiani della carta stampata (Repubblica e Manifesto, in testa), la coscienza collettiva possa tornare ad identificare i figli nati nelle coppie lesbiche come ciò che per molti è veramente: una faccenda anormale. Per molti, contro-natura. 


Fonte: Redazione

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Ci sono 9 commenti


14.55  di sabato 24/11/2012
scritto da  Beatbep
Leggo solo adesso questa interessante notizia. Che dire? io sono del ´mestiere´ -psicologo - da oltre trent´anni e la mia esperienza va in direzione dei risultati proposti nella ricerca citata. Lascio però da parte le considerazioni scientifiche e pratiche e ne ravviso una politica:la ´sinistra´ è sempre così,così come i giornali che la rappresentano: al caviale e champagne (come a Firenze), oppure prevaricatrice.
Auguri a tutti noi

09.49  di sabato 11/08/2012
scritto da  Mauro Mosca
Perfettamente d´accordo con quanto scritto da Raffaele Bottacchi

09.30  di mercoledì 08/08/2012
scritto da  Marco
Gli esseri umani formano il proprio carattere dal momento della nascita fino all´età adulta, concorrono in questo processo due fattori fondamentali, il proprio DNA ed il condizionamento familiare. Tutti i bambini crescono secondo lo schema ben definito nel proprio DNA però a livello psicologico subiscono l´importantissimo condizionamento familiare che detta loro le regole fondamentali che rappresenteranno i pilastri d´appoggio della loro vita futura. Pertanto una famiglia composta da due mamme o da due papà a mio avviso non è in grado di assicurare il necessario equilibrio per una crescita psicologica corretta.
Bisogna che si chiarisca che i figli non sono proprietà di chi li ha generati ma rappresentano il frutto di un´atto d´amore, i genitori biologici hanno il dovere ed il diritto di accompagnarli tenendoli per mano in egual misura lungo il percorso della loro vita senza però tentare di snaturare la loro condizione di esseri umani uguali a tutti gli altri.

20.12  di martedì 07/08/2012
scritto da  raffaele bottacchi
Io non ritengo che sia terribile dare in adozione un figlio ad una coppia dello stesso sesso, trovo che sia terribile preferire questa soluzione estromettendo il padre con i soliti trucchi come è già successo e ne abbiamo avuta qualche testimonianza nei commenti degli iscritti di Adiantum. L´adozione ai conviventi dello stesso sesso deve necessariamente essere una scelta di serie "B". Spiace doverlo dire ma più che contro natura non è ´nell´interesse del minore´ questo si! non è nell´interesse del minore. Forse fra 150 anni se continua così e l´uomo (il maschio) come molte si augurano sarà finalmente estinto, se ne dovrà riparlare.

15.56  di martedì 07/08/2012
scritto da  Alberto Savio
Confermo quanto detto dal sig. Galvani. Inoltre non è perchè certi diritti riguardano pochi che non vanno fatti rispettare. Le priorità per un giornalista sarebbero anche verificare le fonti e non alimentare inutile odio tra gli animi più beceri.


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