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Tribunale di Roma: padre separato dalla figlia risarcito per il danno esistenziale

Cronache dai tribunali


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Tribunale di Roma: padre separato dalla figlia risarcito per il danno esistenziale
Il tribunale di Roma

28/12/2011 - 09.56

Ci vorrebbe la galera, per il genitore che ostacola con tutti i mezzi possibili la relazione dei figli con l'altro, e pare che nei prossimi mesi esponenti autorevoli della Politica lavoreranno per importanti progetti di legge che prevedano l'inserimento di un nuovo reato - le prime anticipazioni parlano di Impedimento doloso alla cura filiale e collocano la nuova fattispecie di reato all'interno dei delitti contro la famiglia (e non più come semplice violazione dei provvedimenti giudiziali) - all'interno del nostro codice penale, sì da eguagliare il nostro Ordinamento a quello di altri paesi occidentali dove certi comportamenti vengono considerati alla stessa stregua di violenza contro i minori.

Nell'attesa di questa importante riforma, un nuovo impulso viene dato dal tribunale di Roma, che ha segnato un notevole precedente giudiziario relativamente ad una vicenda che vedeva un padre ostacolato per anni dalla ex moglie nel vedere la figlia, e pertanto dovrà essere risarcito per danno esistenziale. L'alienazione dell'uomo dalla vita della minore ha segnato la decisione dei giudici.

La vicenda. Dopo la separazione, l'ex moglie aveva assunto atteggiamenti che avevano ostacolato ripetutamente padre e figlia. Gli stessi servizi sociali avevano accertato la poca disponibilità della donna a far vedere la minore all'ex marito.  A tal punto che, nel 2005, non essendo riuscita con il ricorso al Tribunale per i minorenni ad ottenere un provvedimento che incidesse sulla potestà paterna, la donna aveva sporto nei confronti del marito la gravissima denuncia di violenza sessuale verso il figlio, chiedendo e ottenendo l’immediata interruzione di ogni rapporto tra i due.

La denuncia si era subito rivelata del tutto infondata. I giudici di merito, che si sono pronunciati sul caso, sono trovati di fronte alla lesione del diritto personale alla genitorialità, diritto costituzionalmente garantito dagli artt. 2 e 29 della Costituzione. Avendo comportato nell’uomo, come  dimostrato dagli innumerevoli ricorsi da lui proposti al giudice, una forte sofferenza per non avere potuto assolvere ai doveri verso la figlia e per non aver potuto godere della presenza e dell’affetto della bambina.

Interpellata sull'argomento, l'avv. Rita Rossi - da sempre attiva sul tema del danno esistenziale da genitorialità negata - afferma che "Finalmente, anche il diritto alla genitorialità comincia a ricevere tutela da parte di qualche giudice attento e sensibile. Il tribunale di Roma ha affermato a chiare lettere che la condotta della ex coniuge aveva comportato una gravissima compromissione dei rapporti affettivi del padre verso il figlio minore e che dalla privazione era derivata una lesione del diritto del padre alla genitorialità, con conseguente grave sofferenza ed impossibilità per lo sventurato di assolvere ai doveri verso il figlio. "Quello riconosciuto", continua la Rossi, "è niente meno che danno esistenziale e morale e la quantificazione dell’indennizzo è stata fatta in via equitativa, tenendo conto della gravità dei fatti, del loro durare nel tempo, e dei rapporti tra le parti. Una decisione luminosa, che ogni giudice dovrebbe conoscere".

Il verdetto ha sancito che "sicuramente responsabile di ciò, è da ritenersi la resistente che, con il suo ostinato, caparbio e reiterato comportamento, cosciente e volontario, è venuta meno al fondamentale dovere, morale e giuridico, di non ostacolare, ma anzi di favorire la partecipazione dell’altro genitore alla crescita ed alla vita affettiva del figlio", causando un danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona e quindi non connotati da rilevanza economica. E' solo in base alla gravità dei fatti, alla lunga durata temporale degli stessi, ai rapporti tra le parti e alla loro personalità, età e condizione socio-culturale, che il Tribunale civile di Roma ha condannato la donna al pagamento di 50mila euro, come risarcimento danni.


Fonte: Redazione

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Ci sono 9 commenti


10.47  di mercoledì 22/02/2012
scritto da  PANIN
RITENGO SIA GIUSTO E CORRETTO PUNIRE CHI MANCA DI RISPETTO SOPRATUTTO AI MINORI. dIVERSAMENTE NEL MIO CASO MI TROVO AD ASSISTERE AD UN GENITORE CHE, FINGENDOSI INTERESSATO AL PROPRIO FIGLIO, NON LO HA RICONOSCIUTO ALLA NASCITA, HA SCREDITATO LA FAMIGLIA DELLA MOGLIE AL PUNTO DI INVENTARSI REATI, GLI HA NEGATO TUTTO ANCHE SOTTO L´ASPETTO ECONOMICO. EPPURE IN QUESTO CASO NIENTE E NESSUNO E´ INTERVENUTO, NONOSTANTE LE DIFESE PER PROTEGGERE LA SITUAZIONE , NEPPURE LA CORTE D´APPELLO, LA QUALE HA RITENUTO SIA GIUSTO E CORRETTO IL PROVVEDIMENTO PRESIDENZIALE DI PORTARE UN NEONATO PER BEN DUE VOLTE A SETTIMANA AL CONSULTORIO PERCHè IL PADRE LO POSSA VEDERE, IMPONENDO A QUESTI IL VERSAMENTO DI € 200,00, NULLA PER LA MOGLIE DISOCCUPATA; MI CHIEDO COME SIA SEMPRE PREVALENTE LA TUTELA DEL MAGGIORENNE RISPETTO AL MINORE. COSì SAREBBE DIRE CHE ERA GIUSTO AFFIDARE IL FIGLIO AL PADRE CHE, COME PURTROPPO E´ ACCADUTO SI E´ DISFATTO DEL FIGLIO. A VOLTE SAREBBE OPPORTUNO VALUTARE L´AFFIDABILITA´ DEI MAGGIORENNI GENITORI PRIMA DI OGNI DECISIONE ANCHE SE PROVVISORIA, PERCHE´ LA TUTELA DEI MINORI DEVE ESSERE ANTEPOSTA A TUTTO. GRAZIE AVV. PANIN

12.18  di mercoledì 04/01/2012
scritto da  Gennaro da Rovereto
Mi spiace affermare, che anche se personalmente dovrei essere di parte per essere un padre separato, ma anche questa non mi sembra una giustizia. SarĂ  di sicuro una piccola battaglia vinta fra le tante liti degli ex coniugi, ma sono solo la conseguenza della malagiustizia. Se la giustizia fosse subito intervenuta con un provvedimento corretto nei confronti del padre, non si avrebbe dato certo modo alla madre di avere tale comportamento. In definitiva ritengo che la sentenza sia solo stato un modo come un altro per puntare il dito verso un colpevole... in questo caso la madre. Morale: soldi in avvocati, costi giudiziari, servizi sociali sempre piĂą impegnati... tutto nella norma insomma!

09.46  di mercoledì 04/01/2012
scritto da  dadtux
Il vero danno lo ha subito il minore che è cresciuto senza padre e nel contesto paranoico della guerra dei suoi genitori indotta dalla madre. I 50.000 euro di risarcimento non cambiano questo e sono come i risarcimenti che la Germania ha pagato agli eredi degli ebrei internati, (che però ormai sono morti).

19.06  di domenica 01/01/2012
scritto da  stefano
sinceramente non ritengo questa una vittoria ma piuttosto una sconfitta. la sentenza mette in evidenza le responsabilità della donna e una volta tanto condanna una madre malevola. mi chiedo dove possa trovare lei cinquanta mila euro. li sottrarrà evidentemente dal proprio patrimonio, rendendo ulteriormente povera la prole vittima del suo ricatto. venderà la casa coniugale ? può darsi.
il fatto che la magistratura sia ormai l´unica istituzione che possa darla vinta a uno o all´altro significa che avevamo giĂ  perso. necessita un sistema coerente che possa redimere le liti prima che si arrivi alle sanzioni penali. serve una mediazione familiare capace e competente che metta gli adulti in condizione di non nuocere a se stessi e alla prole.

08.05  di sabato 31/12/2011
scritto da  Alberto Gigante
Era ora che qualcuno aprisse gli occhi, speriamo solo che non li richiudano. Credo che vada anche considerata la "Circonvenzione d´Incapace" che le madri mettono in atto contro i figli affinchè rifiutino la figura dell´altro genitore, spessissimo il padre.


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