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Svizzera. Il caso Patrick Robinson e il fallimento della legge sul divorzio

Cronache dai tribunali


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Svizzera. Il caso Patrick Robinson e il fallimento della legge sul divorzio
Svizzera, una pessima legge sul divorzio

23/03/2011 - 12.25

Nel 1998, a seguito delle violenze di sua moglie nei suoi confronti e delle figlie di 7 e 4 anni, Patrick Robinson ha lasciato il domicilio coniugale. Minacciato di morte, si è rifugiato presso l'Esercito della salvezza.

"Nonostante le prove mediche che attestavano la violenza, il giudice ha affidato la custodia alla madre da sola, mentre di solito fino al divorzio l'autorità parentale resta congiunta. Se all'inizio le autorità ci avessero accordato una mediazione, come avevo chiesto, penso che si sarebbero potuti limitare i danni", afferma lo specialista di sviluppo rurale e di questioni di genere.

Assoluta impotenza

Patrick Robinson ha goduto di un diritto di visita abbastanza esteso. Ma ha vissuto nella paura di vedere la madre, di origine straniera, partire dalla Svizzera. Inoltre, la situazione non migliorava e lui si trovava nell'assoluta impotenza.

"L'Ufficio cantonale dei minorenni non voleva sentir parlare di violenza fisica e psicologica. Al punto che le bambine hanno smesso di lamentarsi per timore di rappresaglie da parte della madre. Non fidandosi più di nessuno, la minore ha chiesto di avere la sua avvocata. Per un anno, la sua lettera non ha ricevuto alcuna risposta dal giudice", racconta il papà.

Fino alla sera in cui la piccola è arrivata dal padre con il labbro sanguinante. Patrick Robinson chiama il pediatra. Il giorno seguente, il medico denuncia il caso, non all'Ufficio cantonale dei minorenni (che non aveva mai reagito prima, secondo il padre), ma direttamente all'autorità tutoria.

Una giudice ha ascoltato le bambine e ha affidato loro un avvocato. Da quel momento la pratica si è protratta ancora per altri due anni, perché le mie figlie erano molto chiuse e faticavano ad esporre i fatti".

Infine, nel 2006, su loro richiesta, le figlie sono state affidate al padre mentre alla madre è stata revocata l'autorità parentale. Così, per questo padre, la lotta per l'affidamento condiviso è diventata una sorta di missione.

Dal 1996, milita nel "Movimento della condizione paterna" del cantone di Neuchâtel che, come altre associazioni maschili, rivendicano l'affidamento condiviso, "per principio per i genitori sposati o non sposati".

I fallimenti della legge sul divorzio

Nel 2000, l'introduzione della nuova legge sul divorzio, che mirava a semplificare la procedura, ha creato zone d'ombra, spingendo così i padri a organizzarsi. Tanto più che attualmente quasi una coppia su due si separa.

Il codice civile si basa sul divorzio per mutuo consenso. Quando quest'ultimo non è raggiunto, il giudice pronuncia il divorzio dopo due anni e affida l'autorità parentale a un genitore, oppure ad entrambi se i due lo richiedono.

Secondo Patrick Robinson, il problema risiede nel fatto che è richiesto l'accordo della madre, e la situazione si complica ulteriormente quando i genitori non sono sposati. "A parte l'Austria e il Liechtenstein, la Svizzera è l'ultimo paese in Europa dove i padri in pratica non hanno quasi alcun diritto. È un arcaismo, che viola l'interesse del bambino, basta!", protesta.

I padri si sentono dunque trattati male dalla legge, dalle credenze, dall'atteggiamento della società, dei politici e dei media. "Giustamente, si volevano riparare le ingiustizie contro le donne, ma così se ne è creata un'altra. Alcuni padri a volte devono passare attraverso mesi di procedimenti prima di poter rivedere il proprio figlio, mentre tutti gli esperti raccomandano che i bambini mantengano un sano rapporto con entrambi i genitori, anche separati", sostiene Patrick Robinson.

Le organizzazioni di padri rivendicano che si ordini una mediazione sin dall'inizio della separazione "in modo che i genitori mettano da parte i rancori per costruire il futuro accordandosi sull'affidamento condiviso", dice Robinson.

"Chiediamo inoltre che il Codice penale sia modificato in modo che il genitore che ha la custodia primaria del bambino sia punibile se non presenta il bambino per il diritto di visita, allo stesso titolo delle sanzioni previste per il genitore non affidatario quando non riporta il bambino alle scadenze prestabilite", prosegue Robinson.

Questo spiega la collera delle organizzazioni maschili quando, lo scorso gennaio, la nea ministra di giustizia Simonetta Sommaruga ha rinviato la revisione del Codice civile (dopo sei anni di lavori), per abbinare la questione dell'autorità parentale congiunta a quelle dei contributi di mantenimento. La ministra socialista intende migliorare la situazione del genitore che si assume l'onere finanziario maggiore, nonostante l'autorità parentale congiunta.

Patrick Robinson replica che "le questioni di denaro sono importanti ma devono essere trattate in modo equo".

Due deputati nazionali, il liberale radicale ginevrino Hugues Hiltpold e l'ecologista bernese Alec von Graffenried, hanno chiesto lumi al governo durante l'ora delle domande alla Camera del popolo, nella corrente sessione parlamentare.

Il governo ha ribadito che "entrambi i genitori hanno non solo diritti con l'autorità parentale, ma anche la responsabilità economica che permetta di garantire lo sviluppo del bambino". L'esecutivo federale ha promesso che "il progetto sarà posto in consultazione ancora quest'anno".

Da parte sua, la deputata nazionale Lucrezia Meier-Schatz, direttrice della Fondazione Pro Familia, è attenta alle difficoltà dei padri. La popolare democratica san gallese ritiene che sia "nell'interesse del bambino che l'affidamento debba essere condiviso, non in quello dei genitori".

 

Isabelle Eichenberger, swissinfo.ch
(Traduzione dal francese: Sonia Fenazzi)


Fonte: http://www.swissinfo.ch/ita/politica/Battaglia_omerica_in_nome_dei_padri_divorziati.html?cid=29727534

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