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Foggia, De Leonardis: per la famiglia in crisi serve una adeguata risposta dalle politiche sociali

Cronache dai tribunali


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Foggia, De Leonardis: per la famiglia in crisi serve una adeguata risposta dalle politiche sociali
Antonello De Leonardis (Ge. Se.- ADIANTUM)

19/02/2011 - 16.25

Il passaggio dalla famiglia patriarcale alla famiglia nucleare, una generalizzata disaffezione nei confronti del matrimonio a favore di diverse forme di convivenza, una crisi valoriale che riduce il matrimonio a mero contratto stipulato da due parti. Sono alcuni degli elementi che hanno determinato, oggi, una crisi della famiglia storicamente intesa, aprendo la strada verso la deriva di una istituzione che, colpita alle fondamenta, sta generando nuove emergenze sociali.

Una considerazione amara e preoccupante sviscerata in tutti i suoi aspetti e risvolti questo pomeriggio, nella Sala del Tribunale di Palazzo Dogana, nell'ambito del seminario di studi "La famiglia: aspetti giuridici ed etici. La risposta delle Istituzioni" organizzato dal distretto foggiano dell'Anfi - Associazione Nazionale Familiaristi Italiani, con il patrocinio dell'amministrazione provinciale e comunale, dell'Ordine degli Avvocati di Foggia, dell'associazione Ge.Se - Genitori Separati, del Forum delle Associazioni Familiari di Puglia e dell'Adiantum - Associazione di associazioni nazionali per la tutela del minore.

Un tema vasto ed interessante affrontato da un solido parterre di relatori (tra i quali il Sostituto Procuratore del Tribunale di Foggia, Vincenzo Bafundi) che ha chiamato a raccolta un folto pubblico, tra giovani avvocati, studenti ed operatori sociali, o semplicemente curiosi, interessati ai vari risvolti offerti dal tema, dagli aspetti spirituali alla crisi del matrimonio e alle conseguenze della conflittualità dei coniugi, dalla inadeguatezza della risposta giudiziaria agli aspetti penalistici.

I dati dell'emergenza. Sono 10mila, solo in Puglia, le famiglie che ogni anno decidono di separarsi. In media vi è una separazione ogni 2 matrimoni. Una situazione che sta determinando nuove emergenze, di tipo economico e sociale. Innanzitutto si sta delineando un nuovo tipo di povertà: in Italia sono 4 milioni i papà separati, 800mila dei quali, per far fronte alle esigenze delle separazione, sono costretti a vivere al di sotto della soglia dell'indigenza. Un dato in costante aumento, come ha evidenziato Roberto Notarangelo, presidente Anfi di Foggia, anche alla luce delle richieste, che giungono sempre più numerose, di separazione di coniugi ultrasessantenni (nella maggior parte dei casi si tratta di coppie monoreddito). Ma anche emergenza sociale, essendo i figli - contesi, reclamati, usati, strumentalizzati - le vittime designate di questa nuova realtà.

"La famiglia in crisi - ammette provocatoriamente Antonello De Leonardis (presidente Ge.Se. e consigliere nazionale Adiantum) facendo riferimento ai casi sempre più numerosi di cronaca nera - uccide più della mafia e della camorra". Per questo è fondamentale il sostegno e l'intervento delle istituzioni nel fornire la famiglia degli strumenti e servizi necessari, aderenti al modello attuale di unione, con una adeguata risposta in termini di politiche sociali.

Ripartire dalla persona. "La famiglia è la somma delle persone che la compongono. Bisogna quindi ripartire dalla formazione della persona per salvare la famiglia", ha spiegato invece padre Walter Arrigoni, monaco diocesano docente all'Istituto Superiore di Scienze Religiose di Foggia, delineando un percorso che deve interessare tutti gli operatori del territorio, sociali e culturali. A partire dalla scuola, luogo principe delle formazione tout-court.

Inoltre è necessario anche saper prendere le distanze "da quel tipo di arroganza scientista che crede di poter riassumere le esigenze della famiglia all'interno di formule giuridiche precostituite", ha spiegato ancora Costanzo Cea, presidente della Sezione Famiglia del Tribunale di Foggia, "mentre bisognerebbe combattere una certa ignoranza di sentimenti ed incapacità nel gestire le specificità che ogni singolo caso comporta", facendo riferimento ai numerosi casi di sindrome di alienazione genitoriale e mobbing familiare. All'avvocato Giulio Treggiari, penalista del Foro di Foggia, invece, il compito di addentrarsi nei risvolti penalistici della tematica affrontata. Ad introdurre ai lavori e moderare  il convegno è stata la giornalista Angela Maria Fiore.


Fonte: ilgrecale.it

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Ci sono 7 commenti


18.44  di lunedì 21/02/2011
scritto da  Leo T.
Finchè questi dati saranno publicati su "il grecale", avranno impatto nullo o quasi nullo. "Ricominciare dalla persona" o dalla famiglia vista come un insieme di persone è impresa tanto ardua quanto patetica, in quanto ben altri sono i modelli di società, anche e principalmente quella monogenitoriale.
Soprattutto non bisogna essere ipocriti e pensare alle emergenze sociali come un fenomeno che nasce dal nulla.
Privare della potestà genitoriale chi accusa falsamente il marito/moglie sarebbe un passo avanti, verso la giustizia.
Introdurre i contratti pre-matrimoniali sarebbe un passo decisivo contro chi specula sulle buone intenzioni e poi, al primo stormir di fronda, ruba affetti ed effetti.
La Chiesa dovrebbe essere più radicale, dal pulpito delle chiese dovrebbero sentirsi annunci ben più netti, "guai a voi, distruttori di famiglie, che sotto l´egida della difesa dei minori, condannate i vostri fratelli cristiani alla povertà, al disprezzo, all´infamia". Leggete la lettera enciclica "humanum genus" di Leone XIII, sulla massoneria, dove il papa addirittura teorizzava la suddivisione della società in "buoni e cattivi". Qui i toni della Chiesa sono ben altri, ben più smorzati, e inutili.
Il silenzio e l´ignavia di chi deve denunciare autorizza il male, la violenza dei tribunali, la divisione.
Mi sembra di capire che a Foggia non si sia parlato delle "cause" della distruzione della famiglia, ma molto più gesuiticamente delle "cure". Che la "cura" sia rappresentata dalle politiche sociali, poi, è la beffa più assurda che potessi sentire.
I SS (servizi sociali) sono la PRIMA causa della divisione delle famiglie!

13.50  di lunedì 21/02/2011
scritto da  a Massimo, da un imprenditore
Concordo con Massimo. Allo stato attuale, anzichè "salvare" il salvabile della famiglia, occorre portare alle estreme conseguenze la sua "involuzione", voluta dalle sinistre. La famiglia sarà basata su un contratto, non sui buoni sentimenti, contratto in cui saranno disciplinate anche le questioni minime, e si definiranno le condizioni per la separazione.
Niente buoni sentimenti: carta scritta e bollata!

12.12  di lunedì 21/02/2011
scritto da  il soccombente
Dal resoconto non è chiaro, però mi par di capire che Costanzo Cea, presidente della Sezione Famiglia del Tribunale di Foggia, è contro il riconoscimento della PAS, perché imbriglierebbe il "libero convincimento" del giudice e gli toglierebbe un po´ di potere discrezionale. E´ il solito argomento della contrapposizione fra l´alta cultura giuridica umanistica e la bassa cultura scientifica (quella che faceva dire a Benedetto Croce che un ingegnere idraulico è, dopo tutto, uno stagnino). Ma per noi comuni "stagnini e trombai" non è una questione accademica: quest´alta cultura giuridica, se da un lato dà tanto lustro ai suoi rappresentanti e tanti soldi all´ipertrofica classe forense, dall´altro produce sofferenze e disastri sociali. Urge una revisione del diritto di famiglia che sottragga la composizione del contrasto fra coniugi alle aule dei tribunali. Urge l´eliminazione della certezza che, in caso di separazione, i figli e con essi la casa e i soldi vadano alla madre. Oltre ai figli e agli uomini, la bigenitorialità (mediazione, tempi possibilmente paritari e mantenimento diretto) favorirebbe anche le donne, in termini di sgravio di compiti ed incremento di dignità umana. Peccato per le toghe e i principidelforo.

09.30  di lunedì 21/02/2011
scritto da  Augusto O
Mi suscita un pò ilarità quando leggo dei sapientoni che parlano, in merito alla famiglia, della necessità di "ripartire", di "ricostruire" la famiglia, quando (ed è cronaca di tutti i giorni) i messaggi dei mass media sono volti alla distruzione e all´annientamento della famiglia.
Forse quarant´anni fa si pensava alla "famiglia a tutti i costi" come ad una necessità imprescindibile, di affrancamento, di libertà, necessità poi messa in discussione dalla legge sul divorzio, appicata in modo assai asimmetrico nelle aule dei tribunali: alla femmina affetti ed effetti, al maschio una stretta di mano (se va bene).
Le class action di Adiantum contengono molti casi di studio, parecchio eloquenti, tutti all´ordine del giorno, tutti recentissimi.
E´ di qualche giorno fa la notizia che ora anche i single potranno adottare figli, in un curioso sostituirsi di priorità, ovvero non più la "famiglia a tutti i costi", ma "figli a tutti i costi".
Avere un marito sembra secondario, ma avere un figlio no, è un segno di "realizzazione del sentire femminile".
Sono sbandierati i diritti della donna, ma non si parla dei diritti della famiglia. E´ cronavca di ogni giorno.
E pensare che l´art. 29 della costituzione stabilisce che "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sulla eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell´unità familiare".

Anzichè pensare a nuove rifondazioni e ricostruzioni, penso che la cosa migliore sia semplicemente correggere l´informazione, a partire dalla pubblicità, in cui appaiono sempre più frequenti mamme monogeniitoriali che si occupano dei figli. Il padre della pubblicità sovente non c´Ã¨, non appare. Sulle confezioni di alcuni prodotti per bambini non ci sono le istruzioni per l´uso, ma le "istruzioni per la mamma". Poi nelle aule dei tribunali le pubblicità diventano sentenze.
Io penso che basti davvero poco, pochissimo, per far cambiare atteggiamento di chi vuole prendere a martellate la famiglia ad ogni costo, per poi dar spazio alla "rifondazione".
Basterebbe uno spot pubblicitario che mostrasse la scritta, senza sonoro, nera su sfondo bianco del tipo: "Se hai intenzione di separarti, non ricorrere alle false accuse"
Poi ancora "Se hai intenzione di separarti, lascia che il tuo partner possa essere un padre o una madre alla pari: non ricorrere a false accuse"
Poi ancora: "Se sei una donna, non abusare della credibilità che oggi la società di ha affidato".
E infine: "La lite su false accuse, è un crimine ocntro i tuoi filgli, ricordalo".


Una pubblicità ripetuta, in orario di prima serata, vale un milione di convegni di "sapientoni".








18.47  di domenica 20/02/2011
scritto da  Massimo Rosini
Magari ci fosse il contratto prematrimoniale! Sarebbe un passo avanti!


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