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A Sassari due bambine portate via dai servizi. Alla stessa madre sottratti in tutto 4 figli

Cronache dai tribunali


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A Sassari due bambine portate via dai servizi. Alla stessa madre sottratti in tutto 4 figli

12/09/2010 - 13.49

"Colpo grosso" dei servizi sociali e del tribunale dei minori di Sassari, dove due bambine sono state sottratte, con le solite procedure di fascista memoria, a due coniugi che, a detta di persone a loro vicine, hanno la sola colpa di essere poveri.

«Le assistenti sociali sono venute a prenderle martedì sera con la polizia, ma noi non siamo cattivi genitori. Giudici, restituiteci le nostre bambine». È l’accorata richiesta di aiuto di una coppia di sassaresi al tribunale per i minorenni che ha adottato nei loro confronti il provvedimento.

Anna e Bruno, di 33 e 51 anni, sono stati dichiarati decaduti dalla potestà genitoriale nei confronti delle figlie di due e un anno. Le bambine sono state dichiarate adottabili e sono state affidate ai Servizi sociali del Comune. Anna e Bruno sanno che le piccole si trovano in una comunità dove non possono incontrarle.

Per Anna è un terribile dejà-vu. La donna ha altri due figli di quattro e nove anni, nati da una precedente unione, che sono stati dichiarati adottabili. «Sono vittima di una suprema ingiustizia - è il suo lamento -. Sul mio conto e su quello di Bruno sono state dette troppe bugie. Non è vero che non ci occupiamo delle bambine e che io mi rifiuto di collaborare con le assistenti sociali. Le mie figlie sono tutto il mio mondo, farò l’impossibile per riabbracciarle».

Sembra il testo di un copione che, lentamente ma inesorabilmente, sta venendo fuori dall'oblio in cui decenni di cattiva informazione (e coperture) l'avevano relegato. La tecnica è sempre la stessa: una segnalazione, da parte di qualche insegnante in mala fede; la convocazione dei servizi sociali; l'informativa al tribunale dei minori; un primo provvedimento violento e invasivo e....si attende pazientemente che il grado di sopportazione dei due genitori arrivi al suo naturale limite. Basta sapere aspettare, e i servizi sociali lo sanno fare bene. Peraltro, non devono neanche far passare troppo tempo, perchè in generale due-tre giorni sono già sufficienti per fare andare in tilt qualunque brava persona di questo pianeta.

A quel punto, quando l'animo delle vittime è cucinato a puntino, scatta la "richiesta di collaborazione", un pò come accadeva nei tribunali comunisti, dove al dissidente veniva richiesta, dopo alcuni giorni di tortura fisica e psicologica, una "sana autocritica". Ebbene, a testimonianza che la maggior parte di genitori italiani possiede gli attributi e tanta buona fede, sono pochi quelli "che collaborano". Di solito volano le urla e gli insulti, chiosati dalla minaccia "se continuate così, vi togliamo i bambini...". Anna e Bruno, nella loro "genuinità" di povera gente, hanno mostrato dignità, ma è costato caro.

La sentenza, emessa al termine di una procedura avviata nel febbraio 2009, è arrivata come un uragano nell’abitazione della coppia. Il collegio, presieduto dal giudice Antonio Minisola e composto da un altro giudice togato e due onorari, descrive un pericoloso mix di trascuratezza, di fragilità psicologiche, di incapacità dei genitori a occuparsi delle figlie. Quadro aggravato dalle difficoltà economiche, gravi nonostante la pensione di Bruno. Questa condizione, confermata dai Servizi sociali in tutte le relazioni, ha spinto i giudici a emettere un provvedimento «con effetto immediato nel superiore interesse delle bambine».

Questo dopo che nessuno dei familiari fino al quarto grado si è dichiarato disponibile a un eventuale affidamento. Anna e Bruno l’altra sera non hanno opposto resistenza agli assistenti sociali «per non traumatizzare ulteriormente le bambine». La coppia però non si riconosce nelle tre pagine della sentenza e, per lanciare il suo appello, ha aperto le porte della propria abitazione in una borgata cittadina. «Perché i giudici non sono venuti di persona a verificare se questa casa è veramente sporca, come scrivono? - hanno chiesto, mostrando le stanze povere ma decorose -. E perché non hanno ascoltato i vicini, che avrebbero raccontato che siamo buoni genitori? Il tribunale invece si è fidato ciecamente degli assistenti sociali, ma la realtà è diversa e lo dimostreremo».

Il delicatissimo caso presto sarà affrontato con un appello. La sentenza di primo grado ha colto di sorpresa anche l’avvocato. «Sono addolorata - dice -. La situazione dei miei assistiti non è mai stata tale da giustificare la decadenza della potestà genitoriale». Anche il curatore dei bambini avrebbe preferito l’adozione di alcune prescrizioni per i genitori, per aiutarli a uscire dalle difficoltà con adeguati sostegni.«Prima di questo provvedimento, che considero abnorme - attacca l’a vvocato -, si potevano affiancare alcuni educatori ai genitori, ma anche sostenere la famiglia con aiuti economici. Sostegni materiali che invece questa coppia non ha mai avuto dai Servizi sociali». «Comunque - taglia corto l’avvocato - le condizioni di indigenza, vera o presunta che sia, non possono mai motivare la dichiarazione di adottabilità di un bambino».

L'Italia ha preso coscienza che i servizi sociali hanno troppo potere, immeritato (ma chi lo meriterebbe ?) e foriero di abusi che molti assistenti sociali interpretano come la normalità.

Questa cosa deve finire. 


Fonte: Redazione - nuovasardegna.it

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Ci sono 2 commenti


16.33  di sabato 18/09/2010
scritto da  nadia
a volte temo anche io che i servizi sociali abusino o non facciano umanamente il loro lavoro. Sicuramente ci son casi seri, di condizioni di vita misere e non solo, soprattutto in questi tempi attuali di crisi. Ma spaccare delle famiglie ├Ę cosa grave, quando ci sono degli abusi, i servizi sociali vanno puniti. L´umanit├á in questi settori deve prevalere.

16.23  di domenica 12/09/2010
scritto da  Alessandro MB
Si queste cose devono finire.
In Italia si spendono cifre esorbitanti per delle assurdit├á, siamo uno Stato degli sprechi, assumere delle decisioni di allontanare dei figli dai genitori per motivi di povert├á ├Ę una vergogna che macchia tutta la societ├á civile.
I mezzi economici e quindi anche le persone per AIUTARE i casi limite come quelli descritti si devono trovare.
I giudici che si fanno carico di cos├Č infami sentenze non so con che coraggio riescano ad uscire di casa.


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