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Tribunale di Venezia. Come rovinare un imprenditore e una famiglia

Cronache dai tribunali


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Tribunale di Venezia. Come rovinare un imprenditore e una famiglia

05/09/2010 - 08.41

La "malagiustizia", in Italia, non si fa viva soltanto nel diritto di famiglia. Quando arriva, è capace di rovinare un imprenditore, e con sè una famiglia intera. Senza contare i posti di lavoro. Quella che riportiamo è una testimonianza vera, scritta di suo pugno dal diretto interessato (rivolta al giudice che si è occupato di lui), e parla da sola:

"Le scrivo questa lettera di mia iniziativa, sconsigliato vivamente dal mio legale. Ritengo di non arrecarLe alcun disturbo, di non ledere la Sua posizione di magistrato e di rispettare sostanzialmente le regole.

Sono l'amministratore, legale rappresentante e socio accomandatario di una società immobiliare. Da inizio 2008 stiamo sostenendo una lite contro il titolare di una ditta (ed ora i suoi eredi) per un contratto di appalto mai onorato dal predetto e che mi vede soccombere a seguito di un decreto ingiuntivo (seguito da precetto e pignoramento) che Lei ha concesso a favore della controparte. E' ormai chiaro nel giudizio di opposizione che sono state emesse fatture "stra" gonfiate, sono stati fatturati lavori inesistenti, sono state modificate ad arte le date di esecuzione dei lavori.

Tuttavia io soccombo davanti al decreto ingiuntivo "provvisoriamente" esecutivo da Lei concesso che troverà esecuzione il 30.06.2010 (con la vendita all'asta di tutti i beni della società – circa 540.000 euro il valore di perizia – contro un credito massimo accertato dal perito di euro 20.000 ca). Lei ha concesso quel decreto sul presupposto completamente errato che 96.000 euro di fatture non fossero mai state pagate. Tuttavia la controparte non ha mai richiesto il pagamento di quelle fatture.

Io ho compiuto 44 anni il 01.07.2010, il giorno successivo alla vendita coatta dei beni della mia società. Ho iniziato a lavorare a soli 13 anni per non gravare sulla mia famiglia con il primo dei miei vezzi (il motorino); da allora sono sempre stato finanziariamente autonomo. Ho acquistato la mia abitazione a soli 29 anni ed ho avviato varie attività con il solo intento di migliorare la situazione economica generale mia e della mia famiglia. Non sono certo un "bamboccione". La mia fedina penale è pulita e non avevo mai messo piede in un'aula di Tribunale prima del gennaio 2008. Dopo circa 30 anni di duro lavoro, senza mai una lite di qualsivoglia natura, senza mai aver recato danno a chicchessia, trovo Lei che, a seguito di un banalissimo errore, mi porta via tutto quello che ho.

Sino ad oggi, tra perizie, avvocati, interessi passivi, ecc. questa lite nella quale Lei mi ha trascinato mi è costata oltre 80.000 euro; a questi vanno aggiunti i danni agli immobili ancora in possesso della controparte ed il minore valore delle valutazioni del perito (circa 170.000 euro in meno delle tre offerte di compravendita in nostro possesso sui cespiti di Canal di Valle). Il danno arrecatomi supera abbondantemente il mezzo miliardo delle vecchie lire. A questo va aggiunto il patrimonio dell'intera società (circa 300.000 euro), la perdita dei crediti di natura fiscale, l'impossibilità di continuare ogni attività, ecc.

Valuti nel Suo intimo se un minimo di onestà intellettuale e di volontà di ammettere i propri errori e un'eventuale accelerazione dell'iter della causa di opposizione al D.I. sarebbero stati o meno opportuni. Le ricordo che Lei ha respinto ogni nostra istanza di abbreviare i tempi e che tra l'ammissione di testimoni per accertare situazioni da noi mai contestate e rinvii continui per le più svariate motivazioni la causa è rimasta bloccata per oltre 12 mesi. Ritengo vergognoso che, dopo aver appurato un errore (compiuto in buona fede), un esponente della magistratura non si attivi per correggerlo. Non mi interessano riti, procedure, metodi, ecc., ritengo che un minimo di onestà intellettuale sia migliore di qualsiasi procedura. Ritengo dall'alto della mia ignoranza del codice di procedura civile, che la legge consenta di modificare una scelta che provoca grave pregiudizio ad una parte.

Le chiedo scusa per non essermi espresso in un "legalese" adatto alla circostanza; ritengo comunque che Lei già conosca la situazione e pertanto potrà tollerare qualche lieve difetto di forma. Non posso e non voglio chiederLe di ammettere un palese errore che mi vedrà impegnato per i prossimi dieci e forse più anni della mia vita in una causa contro lo Stato e poi presso la Corte dei Conti per verificare il recupero del danno erariale nei Suoi confronti. Le comunico semplicemente che nel mio più profondo intimo, dopo aver pregato Dio perché tuteli la salute della mia famiglia, gli chiedo semplicemente che un giorno Lei possa vivere la stessa esperienza di profonda e matura giustizia che sto vivendo io (spero Lei abbia percepito il sottile sarcasmo; nel dubbio mi permetto di evidenziarlo).

E' maturata in me la convinzione che – visto il modo in cui viene amministrata la giustizia - rispettare le regole della vita civile (siano leggi o mere norme comportamentali) non serve a nulla quando si finisce in quei tritacarne che Voi chiamate aule di giustizia. Molto meglio delinquere e sperare che vada sempre tutto bene; se così non sarà ci saranno sempre condizionali, amnistie, grazie, riduzioni di pena, sconti per buona condotta, permessi premio, prescrizioni, ecc.

Al di là delle mie preghiere, considerazioni e convinzioni personali, la mia richiesta è semplicissima. Le chiedo formalmente di attivarsi presso l'Associazione Nazionale Magistrati, affinché per pura par condicio, nelle pagine del sito dove vengono ricordati i magistrati massacrati dalla malavita, siano anche aggiunti i nomi dei cittadini massacrati ingiustamente dai magistrati. Se volesse accedere al sito per meglio capire a cosa mi riferisco l'indirizzo è: http://www.associazionemagistrati.it/articolo.php?id=154.

 

Antonio Duse
Chioggia (Venezia)
 


Fonte: Redazione

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Ci sono 3 commenti


13.28  di mercoledì 08/09/2010
scritto da  NitroC
Concordo nel supportare il nostro amico chioggese, che si dovrebbero snellire tanti cavilli di "procedura" civile o penale che sia, che sembrano fatti apposta per far arricchire gli avvocati! Il Tribunale deve essere un posto dove si possono e devono rappresentare "attacchi" e "difese" nel modo più chiaro e veritiero possibile, per fare in modo che non vi sia una realtà "vera" diversa da una realtà processuale!!!

10.51  di martedì 07/09/2010
scritto da  giuseppe
Purtroppo lo strapotere di alcuni giudici, oltre a distruggere la vita a inermi cittadini, infanga una intera categoria; quella dei magistrati seri,onesti e capaci di farsi apprezzare. A costoro mi sento in diritto di lanciare un appello, isolate certe mele marce appartenenti agli apparati dello stato e ridate fiducia e senso di giustizia ai cittadini che la invocano perchè un popolo senza giustizia è sicuramente peggio di una giustizia senza popolo....e come disse Borsellino:"Chi ha paura muore tutti i giorni,chi non ce l´ha muore una volta sola..!!"

23.22  di lunedì 06/09/2010
scritto da  roberto di Latina
carissimo meriti una medaglia d´oro al valore civile.
I magistrati in questo periodo hanno mano libere per giudicare secondo convenienza e non giustizia. Pensa che dopo aver pagato € 4500 ad una organizzazione non lucrativa alias Croce azzurra di Sabaudia , poichè questa non ha voluto emettere fatture idonee fiscalmente abbiamo sospeso i pagamenti per un residuo di € 1800 . Chiamati davanti al giudice di pace costui non ha ritenuto rilevante la fatturazione dei servizi e ci ha condannato a pagare l´importo debitore senza ricevere alcuna fattura per il servizio e senza segnalare il fatto della mancata fatturazione alla guardia di finanza .Non importo la piccola cifra ma sicuramente siamo in mano di una giustizia che fa acqua da tutte le parti e non mi meraviglio di quello che è successo alla sua persona


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