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La strana (e sospetta) ignoranza di un ministro in eterna campagna elettorale

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La strana (e sospetta) ignoranza di un ministro in eterna campagna elettorale

22/07/2010 - 09.05

Di Alessio Cardinale*. Prima di entrare nel vivo dell'articolo, una premessa, necessaria per evitare le "dietrologie" di quanti vorrebbero accostarne il contenuto ad una inesistente difesa dei violenti: chi scrive odia la violenza, e condanna senza mezze misure tutti coloro che, senza distinzione di genere, usano violenza verso donne, uomini, bambini e animali. 

Come molti sapranno, è di questi giorni la decisione della Corte Costituzionale di dichiarare la parziale illegittimità costituzionale dell'articolo 275 del codice di procedura penale, stabilendo così che nei procedimenti per violenza sessuale, atti sessuali con minorenni e prostituzione minorile il giudice non è più obbligato a disporre o a mantenere la custodia in carcere dell'indagato, ma può applicare misure cautelari alternative se vengono raccolti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari siano comunque soddisfatte.

Nel 2009 il Parlamento, insieme alla norma sugli atti persecutori (c.d. Stalking), approvò la legge di contrasto alla violenza sessuale - nata per il diffuso allarme sociale legato alle aggressioni alle donne e, sopratutto, ai dati "manipolati" ad arte dall'ISTAT per le esigenze di genere - secondo la quale non era consentito al giudice (salvo che non vi fossero esigenze cautelari) di applicare, per i tre delitti sessuali al vaglio della Corte Costituzionale, misure cautelari diverse e meno afflittive della custodia in carcere alla persona raggiunta da gravi indizi di colpevolezza. Orbene, la Consulta ha ritenuto la norma in contrasto con tre articoli della Costituzione: 3 (uguaglianza davanti alla legge), 13 (libertà personale) e 27 (funzione della pena). 

Ciò ha fatto pensare, a prima vista, che questa decisione potesse costituire un passo indietro verso il problema della violenza (solo a donne e bambini, naturalmente), e la disinformazione di genere si è scatenata con le tecniche che gli addetti ai lavori ben conoscono: la stampa ha cominciato, dal  pomeriggio di ieri, a "preparare il terreno" con i primi articoli con i quali si denunciava, con tono moderato, la decisione della Consulta la quale, stabilendo la necessità di misure cautelari alternative al carcere, avrebbe così incentivato chi pratica violenza verso donne e bambini (sempre loro, ma gli uomini....mai ?).

In serata è arrivata, con studiato tempismo, la nota della ministra, la quale dichiarava: "Chi stupra donne e bambini merita il carcere. Non esiste e non possiamo accettare una classifica della brutalita: per noi, cioè per coloro che hanno scritto ed approvato questa legge, chi violenta una donna o, peggio, un bambino deve filare dritto in carcere, senza scusanti, da subito. L'intervento della Corte è giustificazionista, lontano dal sentire dei cittadini, e, purtroppo, ci allontana, sebbene di poco, dalla strada verso il rigore e la tolleranza zero contro i crimini sessuali che questa maggioranza ha intrapreso sin dall'inizio della legislatura. Sono sicura che i magistrati continueranno a dimostrare la dovuta sensibilità nei confronti di questi reati odiosi, valutando con estrema severità le esigenze di carcerazione preventiva di chi li commette".

Ovviamente, non possiamo che concordare con la Carfagna sull'assunto che "chi stupra donne e bambini merita il carcere". Lo merita eccome ! Ma qui il problema sta nella disinformazione che il sistema stampa-Carfagna starebbe propinando agli italiani sull'argomento.  Al Ministero Pari Opportunità sanno bene che i normali cittadini fanno fatica a distinguere tra pena (che segue alla condanna passata ingiudicato) e misure cautelari (carcerazione preventiva). Ed infatti la pronuncia della Corte non riguarda le pene da scontare dopo che una sentenza definitiva abbia riconosciuto la colpevolezza, bensì soltanto la "custodia cautelare", cioè la privazione della libertà prima ancora che un soggetto venga riconosciuto colpevole.

La pronuncia della Corte, pertanto, è corretta perché non si capisce per quale motivo il giudice debba disporre la detenzione in carcere anche quando non ricorrano le motivazioni per la custodia cautelare (false accuse, pericolo di fuga, di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato). Una norma del genere certamente stuzzica l'immaginario collettivo dei cittadini e gli allarmismi isterici lanciati dall'informazione. Ed è anche vero che i reati di violenza sessuale sono particolarmente odiosi. Ma è altrettanto vero che nessun ordinamento di uno stato democratico può prevedere anticipi di pena o, peggio ancora, norme che prevedano l'automatica irrogazione della pena per soggetti accusati e non ancora riconosciuti colpevoli. E' una norma pericolosa e odiosa. Hanno fatto bene a dichiararla incostituzionale, checché ne dica il ministro Carfagna, la quale glissa costantemente sull'emergente verità relativa ai dati ISTAT sulla violenza alle donne - 7.000.000 di donne vittime di violenza, falso come la banconota da diecimila lire di Totò e Peppino - e sulla statistica relativa al reato di Stalking, che vede il 25% (sul totale delle denunce) di donne quali autrici di questo reato (alla faccia della "legge di genere").  

Sorprende, poi, il monito finale alla magistratura - "sono sicura che i magistrati continueranno a dimostrare la dovuta sensibilità nei confronti di questi reati odiosi, valutando con estrema severità le esigenze di carcerazione preventiva di chi li commette" - da sempre ben schierata a difesa "a tutti i costi" della donna - . Sembra quasi un ordine di scuderia, e la cosa ci preoccupa non poco, giacchè il Ministero P.O. si è sempre ben guardato dal pronunciarsi sulle false accuse di abuso sessuale nella separazione, e la percentuale di calunnie strumentali non è affatto scesa da quando lei è in carica. Le denunce per stalking, ad esempio, sono false e/o infondate per oltre la metà di quelle presentate nelle procure.

In estrema sintesi, prima di diffondere comunicati "di genere", sarebbe il caso di conoscere bene le circostanze e leggere attentamente la documentazione, e magari immaginare che gli italiani non sono tutti degli sprovveduti. C'è qualcuno, tra loro, che ha cominciato a capire da tempo come vanno le cose, o come una certa parte dell'elettorato vorrebbe che andassero sempre. Quest'area dell'elettorato femminile è decisamente mobile. Da quando l'estrema sinistra non risiede in Parlamento, essa si è distribuita tra Italia Dei Valori, PD e PDL. Non è un gruppo massivo - la stragrande maggioranza delle donne italiane è molto più equilibrata di quanto si possa pensare - ma vale un seggio in Parlamento, e questo la Carfagna lo sa bene.

La mia opinione è che, anche in questa circostanza, l'istinto alla difesa di genere, sommato a personali calcoli politici, abbiano avuto il sopravvento, e ai cittadini di sesso maschile sia rimasto il rammarico, ancora una volta, di vedere un ministro che fa di tutto per rappresentare solo una parte degli italiani.

Peraltro, sembra che più si avvicini la crisi di questo governo, e le temute elezioni anticipate, più l'impegno propagandistico della Carfagna verso le donne (e, da poco, i gay e le lesbiche) aumenti. Non sappiamo se la Ministra ricoprirà in futuro altre cariche istituzionali, ma è certo che la sua campagna elettorale è già cominciata. 

Anzi, non è mai finita.

 

* Segretario Nazionale in carica di ADIANTUM

Fonte: Redazione

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Ci sono 2 commenti


15.08  di venerdì 23/07/2010
scritto da  Letera a Carfagna
Preg.ma Carfagna
Il riferimento alla necessità dell’applicazione di pene severe per chi usa violenza verso le donne e i bambini è sacrosanto. Chi usa violenza contro i bambini dovrebbe finire in carcere, a ripensare sulle sue male azioni commesse, così come chi mette in atto atti di tirannia o opprima i più deboli in vari modi.

Il suo intervento mi ha fatto venire in mente l’episodio di Renzo Tramaglino che si reca dall’ Azzeccagarbugli, di Manzoniana memoria, che per sommi capi leggeva al povero Renzo le pene per i reati di cui egli riteneva di essere ingiustamente vittima. Pene severissime, secondo le gride, che arrivavano “non derogando” a “pena pecuniaria e corporale, ancora di relegatione o di galera, e fino alla MORTE”, in particolare per chi si rendeva autore di atti tirannici “con tirannide esercitano concussioni et opprimono i più deboli in varii modi, … et altre simili violenze”. Questo è il Manzoni.

Come tutti sappiamo, dopo un primo momento di ottimismo, Renzo si rese conto che, in realtà l’Azzaccagarbugli aveva equivocato, pensando che egli fosse un “bravo”, un tiranno, un malfattore, anziché una vittima. Non gli bastò dire al leguleio che “l’era tutta al rovescio”, che lui certe cose non le aveva mai fatte, anzi: non appena nominò il don Rodrigo, l’Azzeccagarbugli lo spedì fuori dallo studio, restituendogli i capponi.
L’equivoco era pertanto seguito da un rifiuto. Renzo era stato ritenuto a priori un malfattore, un tiranno, autore di quegli atti di tirannia di cui le grida invocavano anche la morte; per paradosso, essendo invece la vittima di un potente, di un intoccabile (inteso come persona troppo influente per poter essere messo in discussione) all’azzeccagarbugli non venne neanche in mente di mettersi contro don Rodrigo. La grida rimase inapplicata.

Pregiatissima Carfagna, non vorrei che Lei fosse stata vittima di un equivoco, equivocando, appunto chi, nelle separazioni coniugali spesso condite da false accuse di violenza a sfondo sessuale, sia vittima e chi sia tiranno. Non vorrei che Lei si fosse convinta che l’allontanamento dei padri dai propri figli con il facile ricorso ad accuse strumentali (quando non interviene l’arresto preventivo, da molti invocato) da parte delle mamme, non sia a tutti gli effetti un atto di violenza nei loro confronti, un sopruso e un atto di tirannide. Non vorrei che lei si fosse convinta del fatto che non sia un sopruso negare ai figli la presenza al 50% effettivo dei due genitori.
Non vorrei si fosse convinta, infine, che le gride si applichino per alcuni e si interpretino per altri, che il Tramaglino di turno possa essere incarnato genericamente dall’uomo, dal padre, dal marito, dal convivente, e che la donna, la madre, moglie, convivente possa godere dell’impunità di cui godeva quel prepotente di don Rodrigo.

14.50  di giovedì 22/07/2010
scritto da  Matteo
Carfagna ha ragione!
Manette e carcere duro ai sospettati!
Se poi le accuse si rivelano false, allora carcere duro per coloro che li hanno accusati, per chi li ha indagati e incarcerati.
Nel caso di false accuse strumentali, carcere duro anche per chi, come il ministro, fomenta la caccia al maschio di turno, fomenta le false accuse, fomenta le facili separazioni.
Colpevoli e mendaci accusatori tutti in carcere, ma, beninteso, con retroattività immediata.
E sì, perchè la porcheria di accusare i giusti e gli innocenti, non deve rimanere impunita nè deve poter essere prescritta. La falsa accusa è tanto schifosa quanto il reato!


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