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I Servizi Sociali e la sindrome di onnipotenza. Commento e sentenza - di Rita Rossi

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I Servizi Sociali e la sindrome di onnipotenza. Commento e sentenza - di Rita Rossi

15/07/2010 - 21.42

Trib. Min. Emilia-Romagna, 8 luglio 2010, pres. rel. Stanzani. Non so da dove cominciare, riguardo a questo provvedimento, tanti sono (mi sia concesso) i passaggi esaltanti:

(i) così, in apertura della parte motiva, la proclamazione dell'importanza, nell'ordinamento, del diritto primario e di rango costituzionale, di cui è titolare ogni bambino, ovverossia il diritto di venire allevato nella propria famiglia. Un dato assodato - qualcuno potrebbe obiettare - ma è ben noto come purtroppo non sia sempre così. Vi si dice anche che l'attenuazione o ablazione del diritto alla famiglia si giustifica soltanto allorchè manchino in modo irreversibile, da parte di papà e mamma, quel minimo di cure materiali, di calore affettivo e di aiuto psicologico che sono indispensabili per crescere;

(ii) di particolare pregio, poi, la ‘conta' degli elementi che, nella specie, conducono ad escludere i presupposti per procedere all'accertamento dello stato di abbandono;

(iii) paradigmatico (e speriamo che faccia strada) l' uppercut inferto al provvedimento amministrativo assunto dai Servizi ex art. 403 c.c.: e qui non usa mezzi termini il giudice nello stigmatizzare simile iniziativa per essere stata assunta "con una leggerezza tanto ignara dei primari diritti di rango costituzionale coinvolti, quanto incomprensibile sul piano umano";

(iv) particolarmente sferzante, ancora, il giudizio espresso riguardo all'inadempimento dei Servizi: il primo decreto provvisorio aveva disposto doversi favorire la massima frequenza di incontri tra la minore collocata in comunità e i congiunti, mentre gli operatori avevano ritenuto che siffatta regolamentazione fosse al momento prematura e inopportuna; così, superando e disattendendo le stesse determinazioni del giudice.

Un provvedimento tutto da leggere, insomma.   SCARICA LA SENTENZA


Fonte: Redazione

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Ci sono 3 commenti


00.11  di domenica 25/07/2010
scritto da  Max da Milano
Mi perdonino il giudice (che stimo da uomo) e l´avv.Rossi (caso di bravura professionale) se dico che questa sentenza mi fa ancora pi├╣ rabbia e alimenta ancora pi├╣ sfiducia nel Tribunale dei Minorenni di Milano che non si cura di quel che scrive e nemmeno si sforza di verificare l´operato del personale al quale ha demandato ogni potere decisionale su un caso abbastanza simile al mio. I servizi sociali non ammetterano "MAI" di aver sbagliato o interpretato male...ovviamente devono salvare la faccia....

20.02  di sabato 17/07/2010
scritto da  Antonello
Perch├Ę non potrebbe essere un esempio anche per i giudici di CAGLIARI, PALERMO, TORINO, Genova ecc.ecc.??? Per esperienza personale posso dire che se a Cagliari lo prendessero come esempio non farebbero male a nessuno. Anzi.

22.29  di gioved├Č 15/07/2010
scritto da  Alessandro MB
Questo ├Ę il secondo articolo dell´Avv. Rita Rossi nel quale il Giudice G.Stanzani (e quindi tutto il collegio dei magistrati) dimostra di potere emettere delle sentenze vicine al reale senso di giustizia delle persone umane! Questo Giudice salvo sorprese sta scardinando uno standard cieco e bieco. Lunga vita ai giudici come lui, finalmente con aspetti umani e calati nella societ├á nella quale vivono.
Io per questioni molto personali, spero tanto che sia di esempio per i suoi colleghi del Tribunale dei Minorenni dell´Emilia Romagna in Bologna.


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