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Le leggi in materia di affido: il divario tra nord e sud Europa - di M. Elena Oddo

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Le leggi in materia di affido: il divario tra nord e sud Europa - di M. Elena Oddo

12/07/2010 - 01.52

Le leggi sull’affidamento dei figli in caso di separazione variano da Stato in Stato, tuttavia è possibile identificare un’insieme di principi comuni a tutte le giurisdizioni. L’obbiettivo primario è, per tutti, quello di garantire la soluzione migliore nell’interesse del minore, tenendo in considerazione un ampio margine di fattori, quali per esempio: il volere dei genitori e dei figli, il rapporto che il minore intrattiene con ognuno dei genitori e con i fratelli, il contesto familiare in cui è inserito, il benessere fisico e mentale dei genitori.

La tendenza legislativa che si registra oggi è di garantire la custodia del minore ad entrambi i genitori, alla luce della consapevolezza che entrambe le figure genitoriali sono necessarie per la crescita e l’educazione del bambino. La maggior parte dei paesi europei ha, quindi, adottato una normativa che consenta uguale coinvolgimento dei genitori nella custodia dei figli, per garantire il reale interesse del minore[1].

Sul piano normativo si registra, tuttavia, una profonda discrepanza tra paesi del sud e del nord Europa, in quanto esistono delle giurisdizioni che prevedono leggi in materia di affidamento più egualitarie e soprattutto effettive nel garantire la tutela dei diritti dei minori e dei genitori. Al contrario in altri paesi, benché la legge preveda un uguale coinvolgimento dei genitori nella vita dei figli, tale principio non è sempre applicato, causando gravi casi di incoerenza, tra la normativa vigente e la sua applicazione, e di violazione dei diritti. Soprattutto i padri sono spesso esclusi ed emarginati ad un ruolo di secondo piano nella vita dei figli, mentre l’onere delle spese di affido grava su di loro a tal punto da essere stati definiti come i “nuovi poveri”.

In Italia, come sappiamo, la legge dell’8 febbraio 2006, n. 54, ha capovolto, sul piano normativo, la precedente legge in materia di affido di minori, allo scopo di garantire ad entrambi i genitori di contribuire in modo ugualitario alla cura, alla custodia, al mantenimento e all’istruzione dei figli sulla base del principio di bigenitorialità. L’obbiettivo di tale riforma doveva essere quello di garantire il reale interesse del minore e dei suoi genitori attraverso la custodia condivisa, tuttavia, la giurisprudenza è ricca di casi in cui la normativa vigente non è stata applicata dal giudice competente.

Allo stesso modo, in Spagna, la legge 15/2005 ha sottolineato come i diritti e doveri dei genitori non si esauriscono con il divorzio. In particolar modo, la soluzione dell’affidamento condiviso può essere proposta dai genitori o può essere deciso dal giudice per garantire il massimo interresse del minore. Tuttavia, anche in Spagna si registra una situazione molto simile a quella italiana, i cui i padri non sempre hanno la possibilità di giocare un ruolo di primo piano nella vita dei propri figli.

Diversa è invece la situazione delle giurisdizioni statali che sono andate oltre la custodia condivisa, optando per una soluzione che garantisca effettivamente una eguale presenza di entrambi i genitori nella vita dei figli, attraverso la soluzione del domicilio alternato. In particolar modo, sono i paesi del nord Europa ad avere adottato una normativa simile.

In Francia, ad esempio, la normativa oltre a prevedere la custodia condivisa, ha introdotto con la legge del 4 marzo 2002, n° 305, il principio del domicilio alternato (domicile alterné). L’idea è quella di garantire una maggiore uguaglianza tra i genitori nella custodia dei minori, rendendo possibile fissare la residenza del bambino sia in alternanza al domicilio di entrambi genitori che al domicilio di uno di essi. La legge è stata concepita come uno strumento per rendere l’affidamento dei minori, dopo la separazione, più equo ed effettivo, offrendo al minore la possibilità di condividere la vita quotidiana sia col padre che con la madre. Anche in Belgio, la legge del 18 luglio 2006 ha disposto che il giudice, su richiesta o meno dei genitori, possa, in caso di autorità parentale condivisa, fissare il domicilio del minore in modo ugualitario tra i genitori, se ciò riflette l’interesse del bambino.

Anche in Inghilterra l’applicazione del principio di residenza alternata (shared residency) sta diventando sempre più frequente. Il Shared Residence Order (2001) ha, in effetti, stabilito la possibilità di consentire al minore di vivere in modo alternato nel domicilio di entrambi i genitori.

InSvezia, infine, la legge prevede che, in caso di affidamento condiviso, la Corte possa decidere se stabilire la residenza del minore presso uno o entrambi i genitori, a seconda di quale sia la migliore soluzione per il bambino. Se i genitori sono d’accordo, questi siglano un accordo sulla residenza del bambino, che deve essere approvato dal Social Welfare Committee per diventare vincolante.

Sebbene la soluzione delle residenza alternata rappresenti un grande passo avanti rispetto le normative vigenti in altri paesi, le associazioni di padri separati continuano la loro battaglia per rendere sempre più effettivi i loro diritti, poiché la soluzione del domicilio alternato non è sempre applicata dal giudice, che spesso tende ad adottare misure in favore delle madri. In molti paesi, quindi, si registrano dei movimenti politici volti a garantire l’effettiva uguaglianza tra i genitori, come Equal Parenting (Regno Unito, creato nel Febbraio2006)o sono state avviate attività di lobbypolitica.

Il caso più interessante in questo frangente è quella dell’associazione francese SOS PAPA[2], che ha presentato una petizione nel 2009 all’Assemblea Nazionale, con l’appoggio di due deputati del Movimento Popolare (UMP), lamentando che spesso i giudici competenti non optano per la residenza alternata per via dell’assenza di un accordo tra i genitori. La proposta di legge prevede in primo luogo, maggiori sforzi da parte del giudice per conciliare le parti e, infine, di rendere la possibilità di fissare la residenza alternata come la soluzione prioritaria tra quelle esaminate dal giudice.[3]Anche l’Associazione Urgence papa[4]ha appoggiato questa proposta di legge, allo scopo di rendere la residenza alternata una norma piuttosto che un’eccezione[5], alla luce dell’ancora limitata applicazione della legge del 2002.

Tuttavia, mentre i vantaggi della custodia condivisa sono unanimemente riconosciuti sia nell’interesse del minore che dei genitori, i pareri sul domicilio alternato sono spesso discordanti. È evidente che quella della residenza condivisa sia una decisione auspicabile per consentire al minore di essere curato e cresciuto da entrambi i genitori, ma in alcuni ambienti si continua ad obiettare che, se il bambino è in tenera età, tale decisione rischia di destabilizzarlo in una fase della crescita in cui sono necessari stabilità ed equilibrio. Inoltre, la residenza condivisa richiede un chiaro ed effettivo impegno da parte dei genitori a collaborare nelle scelte e nella gestione del minore in modo produttivo, mettendo da parte discordie e rancori.

Ma queste obiezioni rappresentano veramente un rischio talmente grande da giustificare l’emarginazione di una delle due figure genitoriali ? Stabilità ed equilibrio non sono principi che comportano necessariamente il coinvolgimento di entrambi i genitori ? È chiaro allora che l’unica soluzione è quella di trovare un equilibrio tra una normativa che fornisca degli strumenti effettivi per la tutela dei diritti dei minori e dei genitori e una maggiore mediazione familiare che intervenga per ripristinare la stabilità e l’equilibrio di cui il minore ha effettivamente bisogno, permettendo ai genitori di continuare a svolgere il ruolo di padre e madre anche dopo il divorzio.



[1]Fonte: www.coe.int
[2]Fonte: www.sospapa.net
[3]Fonte: http://www.sospapa.net/pages2/Petition-RA-2009-inscription.html
[4]http://www.urgencepapa.org/

Fonte: Redazione

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