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Bolzano, maltrattamenti al nido. Due operatrici sono sotto inchiesta

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Bolzano, maltrattamenti al nido. Due operatrici sono sotto inchiesta

04/07/2010 - 13.52

Dieci bambini traumatizzati e due operatrici dell’asilo nido di via Bari 3 sotto inchiesta con l’a ccusa di maltrattamenti. E’ un caso che scotta quello di cui si sta occupanto il sostituto procuratore Donatella Marchesini. Le due maestre d’asilo coinvolte sono state sospese.

L’asilo nido al centro dell’inchiesta è una delle microstrutture per bambini di prima fascia (sino a tre anni circa) gestita dalla cooperativa «La coccinella» (che ha la sede centrale a Bolzano in via Talvera).

A seconda degli impegni lavorativi dei genitori, i bambini vengono accolti nella struttura dalle 7.30 del mattino e vi possono rimanere sino alle 17.30. Un arco di servizio che va dunque a coprire buona parte della giornata dei piccoli che all’interno dell’asilo nido socializzano, giocano, mangiano, dormono. Per alcuni, però, l’esperienza all’asilo nido di via Bari si è trasformato in un vero e proprio incubo.

Sono stati i comportamenti casalinghi di alcuni dei bambini ospiti della struttura a indurre i genitori ad incontrarsi per poi rivolgersi ai carabinieri. E’ successo alcune settimane fa. I maltrattamenti sarebbero iniziati nel gennaio scorso. I bambini sarebbero stati trattati in maniera brusca e violenta, in alcuni casi per castigo sarebbe stato loro rifiutato anche il cibo. Alcuni, se non prendevano sonno, sarebbero stati rinchiusi in una stanza al buio o obbligati a stare fermi su dei lettini con una copertina tirata sino sopra i capelli. In altri casi alcuni bambini sarebbero stati costretti a rimanere per ore su una sedia con il viso rivolto contro un muro. Ad altri ancora le operatrici avrebbero tirato le orecchie con continue minacce di castighi più pesanti. Tutti gli episodi sono stati segnalati in un dettagliato esposto presentato ai carabinieri da una famiglia. Altri nove genitori sono stati convocati dal magistrato inquirente e hanno confermato in pieno ogni dettaglio.

Unico neo dell’inchiesta: le famiglie hanno deciso subito di non affidare più i loro figli alla struttura gestita dalla cooperativa (con una retta mensile di 500 euro...) e solo successivamente si sono rivolte ai carabinieri. Ovviamente ogni famiglia ha pensato immediatamente alla tutela del proprio bambino. Se i carabinieri fossero stati avvertiti subito (prima del ritiro dei piccoli) all’interno della struttura di via Bari avrebbero potuto essere inserite dalle microspie in maniera da documentare in maniera inoppugnabile il comportamento delle due operatrici inquisite. Restano comunque i racconti dei bambini, peraltro molto piccoli, ma perfettamente coincidenti. Non solo. Ci sono anche i danni psicologici (tutti dello stesso tipo) lamentati da molti bimbi. Danni che potrebbero incidere sulla personalità dei piccoli e sul loro sviluppo psicologico. Su tutti c’è il terrore del buio. Nonostante le rassicurazioni dei genitori, spesso i piccoli hanno difficoltà a prendere sonno nella loro cameretta oppure di notte si svegliano di soprassalto in preda agli incubi.  


Fonte: Repubblica.it - Local Alto Adige

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