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Paternita´  dubbia: la procura affida i minori al servizio sociale, il collegio rigetta

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Paternita´  dubbia: la procura affida i minori al servizio sociale, il collegio rigetta

02/07/2010 - 14.12

Commento di Rita Rossi al decreto del Tribunale dei minorenni dell'Emilia Romagna, 24 giugno 2010 (pres. rel. Stanzani). Due gemellini di cinque anni, con un papà e una mamma, hanno rischiato di essere affidati – in via urgente - ai Servizi Sociali, con conseguenti non predeterminabili interventi “a tutela”, solo perché un terzo uomo, rivendicandone la paternità, ha ottenuto una sentenza (appellata dalla madre) che dichiara non veritiero il riconoscimento effettuato dal padre.

E occorre aggiungere che una così singolare domanda è partita dalla Procura minorile di Bologna, sulla base di un esposto presentato dall’aspirante padre, che chiameremo C. La Procura, più esattamente, ha proposto al giudice minorile di affidare i due gemellini al Servizio Sociale “con compiti di vigilanza e sostegno ed affinché provveda agli interventi più opportuni al fine di tutelare i minori qualora dovesse venire riconosciuta la paternità di C.”.

A corredo e preteso fondamento della domanda, la Procura ha riferito della vicenda giudiziale conclusasi provvisoriamente con sentenza del tribunale civile di Ferrara, sentenza che ha messo in dubbio la veridicità del primo riconoscimento; sentenza oggetto, però, di impugnazione e dunque non passata in giudicato. Il rischio paventato dalla Procura – si noti bene – è che l’ eventuale riconoscimento della nuova paternità (in capo a C.) “potrebbe avere risvolti pregiudizievoli per i minori”.

E’ del tutto verosimile che, fino a pochi mesi fa una proposta del genere, tanto pervasiva e sproporzionata rispetto ai reali bisogni, avrebbe trovato accoglimento presso il tribunale per i minorenni di Bologna. Ma questa volta non è andata esattamente così; e, anzi, il Collegio ha dichiarato non luogo a provvedere sul ricorso, disponendone l’archiviazione. Altra nota nuova e innovativa, nel panorama della giustizia minorile bolognese, è che il decreto è approfonditamente motivato, sia pure nell’apprezzabile sintesi che lo caratterizza.

E, dunque, non mi soffermo sulle ragioni del rigetto, preferendo rinviare alla parte motiva del provvedimento, da condividere totalmente. Osservo, per parte mia, che l’art. 333 c.c. (norma tanto spesso messa in campo a sproposito) richiede, per poter condurre alla limitazione dell’esercizio della potestà genitoriale in essa contemplata, il riscontro di una condotta pregiudizievole per il figlio: Al tempo stesso, l’assunzione di provvedimenti a carattere urgente non può prescindere dal riscontro di un effettivo pericolo per il bambino, imminente ed irreparabile.

Nulla impedirà, d’altronde, al sopraggiungere di una sentenza definitiva sulla paternità, che il giudice minorile conduca – a bocce ferme – una compiuta istruttoria, al fine di decidere che cosa sia bene per i due minori.

Ecco il testo integrale della sentenza:

 

TRIBUNALE PER I MINORENNI DELL’EMILIA-ROMAGNA IN BOLOGNA

 

N. 1137/2010 Vol.

 

Il Tribunale in persona dei magistrati: dott. Guido Stanzani (Presidente rel.), dott. Francesco Morcavallo(Giudice) dott.ssa Maria Cristina Zanini (Giudice On.), dott. Mauro Imparato (Giudice On.)

 

DECRETO DEFINITIVO

 

Oggetto: procedimento ex art. 333 s.s. c.c.. relativo ai minori gemelli F. e G. nati a Ferrara il (…) giugno 2005, figli di AA e di AB, residenti con i genitori in Bondeno (FE).

In fatto

 

1. Con ricorso in data 4 giugno 2010 la locale Procura della Repubblica ha chiesto a questo Tribunale di procedere, ai sensi degli artt.333 s.s. c. c. e sulla base delle notizie allegate al ricorso stesso da cui sarebbe dato evincere una situazione di potenziale pregiudizio per i minori indicati in epigrafe.

2. L’Ufficio ha proposto di affidare in via urgente i minori al Servizio Sociale competente “con compiti di vigilanza e sostegno ed affinché provveda agli interventi più opportuni al fine di tutelare i minori qualora dovesse venire riconosciuta la paternità di C. Prescrivere ai genitori di attenersi alle indicazioni del Servizio Sociale”.

3. L’iniziativa della Procura, che ha tratto spunto dall’esposto depositato il 27 maggio 2010, con documentazione allegata, dal suddetto C., ha argomentato rilevando che quest’ultimo promuoveva di fronte al Tribunale di Ferrara una causa per il disconoscimento della paternità di AA sull’assunto di aver avuto una relazione con la B. nell’autunno 2005; che, con sentenza in data 19 marzo 2010, quel Tribunale ha dichiarato che il riconoscimento dei minori a suo tempo effettuato dallo A è privo di veridicità; che la sentenza è stata appellata dalla B.; che, per l’effetto, “non potendo escludersi che all’esito dei giudizi intrapresi dal C., lo stesso possa essere riconosciuto padre dei minori, si profila una situazione che potrebbe avere risvolti pregiudizievoli per i minori, qualora gli stessi non vengano sostenuti adeguatamente in previsione di tale decisione”.

 

Tanto premesso in fatto, si osserva

 

In diritto

 

A. Non si ravvisa, nella fattispecie, non solo e non tanto la presenza degli indispensabili requisiti (fumus e periculum) a supporto dell’emanazione di provvedimenti urgenti ma neppure degli elementi minimi per l’accoglimento di richieste che appaiono senza supporto sul piano del diritto.

B. Sulla giuridica inconfigurabilità dell’urgenza: - se fumus significa, nella probabilità diagnostica della delibazione del magistrato, significatività del titolo in ipotesi leso, non si vede davvero come si potrebbe pervenire ad un convincimento in tal senso in un caso in cui, tale l’attuale, nulla segnala una “condotta di uno o di entrambi i genitori (che) appare comunque pregiudizievole al figlio” (art. 333, comma 1°, c.c.); - se periculum identifica, per parte sua e secondo una elaborazione di studi di antica data, un pregiudizio imminente e irreparabile, è fuor di discussione che tanto l’imminenza quanto l’irreparabilità devono essere escluse in presenza mera di una sentenza di primo grado, appellata, in tema di status delle persone; di una decisione, cioè, destinata a produrre effetti esclusivamente all’esito del suo passaggio in giudicato.

C. Sul merito: - in virtù di quanto appena detto appare evidente l’inammissibilità di interventi limitativi della potestà richiesti sulla base di ipotesi, “non verificabili”, allo stato e per dirla con Popper, sul piano dinamico della fattispecie concreta, oltre ché di una analisi rigorosa; - da aggiungersi soltanto, per completezza, che la stimolazione di interventi di natura limitativa della potestà (tale il richiesto “affidamento”) finalizzati a uno scopo (la “vigilanza e il sostegno”) che con le limitazioni della potestà (id est, l’affidamento) nulla hanno a che vedere per rientrare nei doverosi compiti istituzionali del Servizio Sociale, si tradurrebbe, se accolta, in una pronuncia inutile sul terreno della giurisdizione.

D. Ne consegue pronuncia di non luogo a provvedere ed ordine di archiviazione del procedimento.

 

P. Q. M.

 

Visti gli artt. 333 s.s. c.c. Dichiara non luogo a provvederesul ricorso introduttivo del presente procedimento del quale dispone l’archiviazione.

Si comunichi al P.M. in sede. Bologna, 24 giugno 2010 Il Presidente est. (dott. Guido Stanzani)


Fonte: Redazione

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Ci sono 7 commenti


14.01  di martedì 05/05/2015
scritto da  PADRE IDICATO CON C NEL TESTO
HO ACCETTATO TUTTO MI ERO PERSINO ABITUATO AI TEMPI LUNGHI DELLA GIUSTIZIA.
MA LA SENTENZA DI APPELLO CHE HO RICEVUTO QUESTA MATTINA MI HA LETTERALMENTE DISTRUTTO.(NON CI POSSO CREDERE).
I GIUDICI IN PRIMO GRADO MI HANNO DATO RAGIONE PERCHE´ LA MADRE DEI MIEI PRESUNTI FIGLI NON SI ERA SOTTOPOSTA AL TEST DEL DNA PER BEN TRE VOLTE.
MENTRE IN SECONDO GRADO(IN APPELLO) I GIUDICI NON HANNO TENUTO PRESENTE DEL SUO RIFIUTO DI SOTTOPORSI AL TEST DEL DNA.
CREDO CHE IN BASE A QUESTA SENTENZA PER I PADRI CADE OGNI SPERANZA DI RICONOSCERE UN FIGLIO.
E´ ALLUCINANTE NON CI POSSO CREDERE ! PIU´ DI NON SOTTOPORSI AL TEST DEL DNA ! E CHE TRA LE PROVE AVEVO CONSEGNATO ANCHE UN TEST DI PATERNITA´ FATTO IN VIA STRAGIUDIZIALE DOVE ERO RISULTATO IL PADRE E ANCHE UNA CONDANNA PENALE DELLA MADRE PER FALSO IDEOLOGICO SU DICHIARAZIONI RESE ALLA POLIZIA GIUDIZIARIA SU DOMANDE SULLA NOSTRA RELAZIONE SENTIMENTALE.


08.07  di mercoledì 04/06/2014
scritto da  PADRE INDICATO NEL TESTO CON C


15/05/2014 - 22.47
Sa che i figli sono suoi(indicato con la lettera C nel testo sopra da commentare), ma non li può vedere. Da anni, ogni mattina, si reca davanti alla loro scuola per guardarli salire in macchina con un altro padre. E lui, il genitore naturale, non li può avvicinare. E loro, i piccoli, forse nemmeno sanno che esiste. È una storia che riveste i contorni dell’assurdo, quasi difficile da credere, quella che sta vivendo un ferrarese dall’ormai lontano 2005.

Lui ha avuto due gemelli. Ma nove mesi prima la madre, la donna con cui al tempo aveva intrecciato una relazione, non sapendo ancora di essere incinta l’aveva lasciato per tornare con il suo precedente ex, attuale compagno. Nove mesi dopo i due conviventi, all’epoca della nascita, dichiararono in sede di certificato di stato civile che i due bambini erano nati dalla loro unione.

E invece il padre naturale ha provato il contrario attraverso un test extragiudiziale di paternità. L’esame del dna gli ha già fatto vincere una causa in sede civile per il disconoscimento della paternità dichiarata nel 2005. Ora, dopo l’impugnazione della sentenza da parte della coppia, è pendente l’appello. Nel frattempo è da avviare la procedura per il riconoscimento della vera paternità.

In ogni caso, forte della sentenza favorevole del giudice civile, l’uomo aveva depositato un esposto in procura. Da quella richiesta di indagine rivolta alla magistratura, la procura aveva mosso i primi passi per gli accertamenti in sede penale. Arrivando ad accusare madre e compagno di “aver alterato lo stato civile di due neonati mediante false attestazioni relative alla paternità degli stessi”. Un reato gravissimo per il codice, che prevede pene tra i 5 e i 15 anni.

Ora, dopo varie traversie legali (la richiesta della prova del dna, il processo civile e successivamente quello penale) che hanno comportato un inesorabile passare degli anni, sarà il tribunale collegiale di Ferrara a decidere sul caso. Il gup infatti ha accolto la richiesta della pm e ha rinviato a giudizio i due conviventi per il reato previsto dall’art. 567 del codice penale: alterazione dello stato civile. L’udienza dibattimentale è stata fissata a luglio 2014.

Ed è facile scommettere che si tratterà di un processo più unico che raro, “che non conta precedenti simili in Italia” come sottolinea l’avvocato che assiste il ferrarese. Se da una parte infatti sembra essersi raggiunta la certezza giuridica della paternità, sarà tutta da dimostrare la consapevolezza, il dolo, da parte della coppia convivente nell’attribuirsi la paternità dei gemelli.

Casi simili sono già stati giudicati da tribunali di altre città italiane. Ma in quelle circostanze si trattava di genitori adottivi accusati di aver falsificato alterato lo stato civile di un neonato con false attestazioni: lo scorso febbraio a Milano una coppia era sotto processo (poi assolta) per aver dichiarato come figlio proprio un bambino in realtà partorito a Kiev da una giovane ucraina. L’anno scorso una vicenda simile, terminata anch’essa con il non luogo a procedere, vide protagonisti due genitori putativi di Trieste, tornati in Italia dall’Ucraina con due gemelli. Un’altra coppia di Brescia invece venne condannata a cinque anni e un mese per il medesimo reato.

Ma a prescindere dall’esito del processo, si apriranno problematiche etiche e pragmatiche relativamente ai due piccoli gemelli, al momento affidati a un tutore. Fino ad oggi sono cresciuti assieme al compagno della madre credendo fosse il loro padre. Mentre il padre naturale per nove anni non ha potuto assolvere alla sua funzione, impedito da una volontà non sua.



15.41  di mercoledì 02/10/2013
scritto da  PADRE INDICATO NEL TESTO CON C
INCREDIBILE ! PER LA SECONDA VOLTA CONSECUTIVA MI E´ STATA RINVIATA L´UDIENZA DI PRECISAZIONI E CONCLUSIONI PER MANCANZA DEL GIUDICE (VI RICORDO CHE SONO ARRIVATO ALLA CORTE D´APPELLO).
ALTRI 7 MESI.
NON HO NEANCHE LA VOGLIA DI COMMENTARE.

09.10  di giovedì 09/05/2013
scritto da  PADRE INDICATO NEL TESTO CON C
IN DATA 08/05/2013 HO CONSEGNATO ALLA POLIZIA DI STATO IL QUARTO ESPOSTO INDIRIZZATO ALLA PROCURA DEL TRIBUNALE PER I MINORENNI SULLA QUESTIONE DEI DUE GEMELLI(MIEI FIGLI)DI CUI SI PARLA NEL COMMENTO SOPRA RIPRODOTTO.
CREDO CHE I CONTINUI ESPOSTI PRESENTATI E CHE PRESENTERO´ IN FUTURO SONO L´UNICO MEZZO CHE HO PER DIMOSTRARE AI MIEI FIGLI, QUANDO SARANNO MAGGIORENNI, CHE IL LORO VERO PADRE LI HA SEMPRE VOLUTI E HA SEMPRE FATTO TUTTO IL POSSIBILE PER VEDERLI.(PERCHE´ UNA MADRE CHE IMPEDISCE A UN UOMO DI RICONOSCERE I SUI FIGLI E DICHIARARE IL FALSO IN TRIBUNALE MI CHIEDO COSA MAI POTRA´ RACCONTARE AI SUI FIGLI QUANDO DA SOLI IN ETA´ ADULTA SCOPRIRANNO LA VERITA´!).
ANCHE QUESTO VOSTRO SITO(ADIANTUM) SE IN FUTURO ESISTERA´ ANCORA SARA´ UNA PROVA DI AMORE PER I MIEI ADORATI FIGLI.
GRAZIE ADIANTUM PER ESISTERE.


09.50  di lunedì 21/01/2013
scritto da  PADRE INDICATO NEL TESTO CON C
QUANDO SI DICE CHE PIOVE SUL BAGNATO.
NEI GIORNI SCORSI MI SONO PRESENTATO CON IL MIO AVVOCATO DAVANTI ALLA CORTE D´ APPELLO PER L´UDIENZA DI PRECISAZIONE E CONCLUSIONE
MA PURTROPPO E´ STATA RINVIATA ALLA FINE DI SETTEMBRE VALE A DIRE FRA 9 MESI.
PER ALCUNI POSSONO SEMBRARE POCHI MA PER ME SONO TANTISSIMI PERCHE´ SIGNIFICANO ALTRI NOVE MESI DI VITA PERSI DEI MIEI FIGLI.
PER ADESSO SONO A QUOTA 8 ANNI PERSI E CHISSA´ QUANDO MAI RIUSCIRO´ A VEDERLI.
GRAZIE ADIANTUM DI ESISTERE SIETE PER ME UN IMPORTANTE SFOGO PERCHE´ VOGLIO TROPPO BENE AI MIEI DUE FIGLI GEMELLINI E LA SOFFERENZA E´ TANTA.





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