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Delle "uscite" di Feltri e Ferrara i padri fanno poi le spese in tribunale - di V. Vezzetti

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Delle

23/06/2010 - 00.01

Alla commissione Lavoro della Camera si sta discutendo il progetto di legge 2618, di origine bipartisan, che vuole introdurre 4 giorni di congedo parentale obbligatorio per i neopapà al momento della nascita del figlio. Sebbene in Svezia siano 30, sarebbe comunque una buona occasione per facilitare il coinvolgimento paterno nelle cure e per dare iniziale sostanza alle richieste di pari opportunità genitoriali. Un passo in più nel senso di ridurre il divario tra madri e padri - a volte sostanziale ma altre solo formale - nell'accudimento della prole. E quindi verso un affido veramente condiviso.

C’è chi la ritiene «una occasione storica per superare le limitazioni al lavoro femminile» (è il caso del vicesegretario del Pd Enrico Letta), e chi ne fa una delle priorità della propria azione politica, come il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi.

Invece, come spesso accade, i primi a ribellarsi sono stati alcuni padri - non rappresentativi di tutta la categoria – che non a caso risultano abbarbicati a posizioni di potere. La cosa mi ricorda il giorno in cui un parlamentare mi fece notare che, tra i suoi colleghi, tantissimi erano separati e, se tutti avessero voluto, ci avrebbero messo un giorno a cambiare la legge in modo da ridurre la parzialità e la sperequazione ideologica della magistratura in questo campo (ben descritta dai dati ISTAT). Se ciò non accadeva, evidentemente, era legato al fatto che chi fa scelte di potere spesso non fa, o non riesce a fare, scelte d'affetto.

Capita così che Vittorio Feltri, dopo aver parlato di legge assurda, scriva: “.....Nella pratica con questa proposta di legge il babbo godrà di quattro giorni di ferie (pagate) in più dello scapolo, da trascorrere al bar o in palestra o in altri luoghi definibili ludoteche. In termini crudi, meno giorni di servizio per il dipendente e maggiori oneri per le aziende che già sopportano un costo del lavoro fra i più alti in Europa....”

Frasi qualunquiste che Feltri non pronuncia nel mio nome (a suo tempo di giorni me ne presi otto a mie spese ed ero al settimo cielo) e di tanti altri papà che col giornalista condividono poco più del cromosoma maschile. Purtroppo di giornalisti che, parlando sulla base del loro sentire, ritengono che nessun padre aiuterebbe la puerpera (ma andrebbe piuttosto al bar, cosa che siamo invece autorizzati a pensare di chi queste cose le dice....)  ce ne sono altri: basti pensare al Foglio di Ferrara che parla di “...ennesima trovata dirigista scovata da due deputate non mamme....”

Questa battaglia di padri retrogradi, del cui pensiero facciamo tutti le spese quando finiamo davanti a un magistrato medio italiano, ci dimostra, una volta di più, che il buon senso e la genitorialità non hanno genere,  e che - auspico – sarebbe ora di superare la schematica ed errata contrapposizione tra madri e padri.


Fonte: Redazione

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Ci sono 4 commenti


20.03  di giovedì 01/07/2010
scritto da  stefano cagliari
mi vengono in mente due cose principalmente, leggendo le parole del giornalista Feltri: la prima è che negli ambienti "in" frequentati dal direttore è evidente che non sono ben visti i padri, in quanto tali e in quanto fulcro dell´equilibrio della famiglia italiana, invece cosiderati come frutto della monetizzazione delle aziende e del fisco (l´operaio o l´impiegato devono lavorare -punto- ); la seconda è il pregiudizio nei confronti dei padri, in genere, che oramai nel terzo millennio sono considerati un vero impedimento alla crescita culturale e sociale del Paese e non danno nulla in termini extraimpiego(infatti, per il direttore, i padri quando non lavorano vanno al bar, magari a vedere la partita della nazionale).
Il concetto della monetizzazione di tutto ciò che tocchiamo oggi sta toccando livelli allarmanti: l´affetto, l´amore, il momento ludico con i figli, con i bisognosi, ecc. sono evidentementi aspetti trascurabili e di ostacolo all´auspicato equilibrio economico del Paese, però sempre più in crisi, in cui i suddetti operai-padri sono un ostacolo ai futuri licenziamenti nelle aziende italine.

21.44  di mercoledì 23/06/2010
scritto da  Michele
QUANDO SI E´ VITTIME DEL POTERE...
Ma forse il Sig. Feltri ha ragione a parlare così, perchè a guardarlo in viso non sembra proprio avere la faccia del buon padre di famiglia.
Si...il suo viso sbiancato e neutro (privo di espressione) non sembra proprio quello di un amorevole genitore.
Io penso che è talmente impegnato a difendere la linea editoriale del proprio editore, da non essere riuscito a trovare il tempo di sperimentare il dolce e gratificante ruolo genitoriale. Lasci in pace i padri che si vogliono dedicare ai propri figli e vada Lui a sedersi in qualche bar per giocare a scopone o con qualche suo simile o con qualche quieto pensionato.
Un riconoscimento al Sottosegretario On Giovanardi, per l´impegno della sua azione politica in difesa della famiglia e dei suoi componenti.

11.32  di mercoledì 23/06/2010
scritto da  sTEFANO uDINE
Rimango esterefatto da quanto ho letto.
La mia stima nei confronti di questa persona è precipitata sotto zero.

E spero che molti altri padri separati lo leggano.
Certo che se lui dipinge la figura del padre come quella persona che preferisce frequentare un bar piuttosto che accudire i figli, mi viene da pensare che quello sia il suo stile di "padre", quello che lo identifica.
D´altronde non sarebbe la prima volta che persone "in vista" e impegnate a dare al popolo una immagine di grande integrità morale, nei fatti si dimostrino dei biechi individui.
Vergognoso.
Mi auguro che rettifichi quanto prima queste dichiarazioni.

11.03  di mercoledì 23/06/2010
scritto da  leo
Il signor Feltri (col quale, purtroppo, condivido poco più del cromosoma maschile) è abbarbicato a realtà che prevedono la frusta da una parte e l´inganno dall´altra.
Mi sembra evidente che per questo signore non è concepibile la possibilità che un padre possa decidere di avere un ruolo attivo nella vicenda della nascita di un figlio.
Io credo invece che questa possibilità debba essere concessa; siccome però a me non piace nessun tipo di obbligo sarebbe credo più giusto dare "solo" la facoltà di tale scelta.

Saluti

P. s. nel 2000 alla nascita del mio secondo genito ho "approfittato" della legge del maggio precedente (non ne ricordo il numero) e sono stato a casa 2 mesi in maternità pardon paternità obbligatoria


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