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Viterbo, madre e figlia scomparse. La bimba parte civile contro il padre e la zia

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Viterbo, madre e figlia scomparse. La bimba parte civile contro il padre e la zia

05/06/2010 - 06.48

Anche Erika, appena sei anni, sarà parte civile contro il padre, Paolo Esposito accusato assieme alla zia, Ala Ceoban, di avere ucciso la madre e la sorella. I due infatti devono rispondere dell'assassinio e dell' occultamento dei cadaveri di Tatiana Ceoban, moldava, 36 anni, e della figlia Elena, 13 anni, entrambe scomparse misteriosamente da Gradoli, in provincia di Viterbo, il 30 maggio 2009. Oggi in apertura di dibattimento davanti la Corte d'Assise di Viterbo i giudici hanno ammesso la costituzione di parte civile di Erika, 6 anni, contro il padre Paolo e la zia Ala. I difensori di Esposito, gli avvocati Mario Rosati ed Enrico Valentini, hanno annunciato che ricorreranno in Cassazione contro la decisione. Analoga iniziativa potrebbe essere presa dal difensore di Ala, Pierfrancesco Bruno. Gli imputati per la morte di madre e figlia sono l'ex compagno della vittima e la sorella di Tatiana, quindi zia di Elena, nata da un precedente matrimonio della donna con un connazionale. Subito dopo la Corte ha ammesso la costituzione di parte civile di Elena Nekifor, madre di Tatiana e nonna di Elena. In questo caso è la madre che si è costituita parte civile contro la figlia.

I testimoni richiesti sia dalla difesa che dall'accusa e ammessi dalla Corte sono 63, i periti 4. Tra questi ci sono anche Giorgio Portera, ex ufficiale dei Ris di Parma, incaricato dal tribunale di Salerno del caso di Elisa Claps, nominato dalla difesa di Esposito, e Luciano Garofano, ex comandante dei Ris di Parma, indicato dall'avvocato di Ala. La corte si è invece riservati di decidere sulle richieste delle difese di effettuare perizia dinamica sulle tracce di sangue trovate in cucina della casa di Gradoli, per verificare se siano compatibili con un'aggressione cruenta, e di acquisire i tabulati telefonici delle utenze a disposizione di Tatiana e della madre, che non sarebbero mai stati analizzati. Infine, i giudici hanno definito il calendario delle udienze che, tranne una sosta da metà luglio a settembre, proseguiranno fino a tutto dicembre. Secondo l'accusa, l'ex compagno e la sorella di Tatiana, che avevano una relazione clandestina, avrebbero ucciso madre e figlia per non avere più ostacoli alla loro storia. Un altro movente del delitto sarebbe stato l'affidamento di Erika. Esposito e la sua amante, ad avviso degli inquirenti, avrebbero temuto che la bambina venisse assegnata alla madre, che così avrebbe anche potuto continuare ad abitare nella villetta alla periferia di Gradoli, di proprietà dell'imputato, che volevano per loro.

Da qui la decisione di uccidere Tatiana e la figlia e di far sparire i loro cadaveri. La ricostruzione dei fatti su cui si basa l'accusa è integralmente contestata dai difensori degli imputati. Innanzi tutto perché i corpi delle due donne, cercati in lungo e in largo per mesi, non sono stati mai trovati. Inoltre, le piccole macchie di sangue trovate nella cucina della villetta sarebbero troppo poche per far ritenere che nel locale sia stato compiuto un massacro. A loro dire Tatiana e la figlia si sarebbero allontanate volontariamente per tornare in patria. L'accusa ribatte che la fuga non sarebbe ipotizzabile perché i loro passaporti sono stati ritrovati nell'abitazione. Lo scontro si annuncia duro.


Fonte: ANSA

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