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Caso dei falsi abusi all´asilo Sorelli: "Ora chi ha accusato ingiustamente chieda scusa"

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Caso dei falsi abusi all´asilo Sorelli:

18/05/2010 - 09.33

La sentenza di assoluzione in Cassazione ha messo la parola fine alla vicenda giudiziaria sui presunti abusi su minori nella scuola materna Sorelli di Brescia. Ci sono, però, ancora questioni umane e sociali che restano aperte, e sette anni dopo lo scoppio di quella bomba mediatica, i protagonisti di quelle vicende portano ancora addosso cicatrici profonde.
Per questo motivo Paolo Corsini, ai tempi sindaco della città, i consiglieri del Partito Democratico Carla Bisleri, ex assessore all’Istruzione, e Luigi Gaffurini, ex assessore al Personale, hanno voluto ribadire una richiesta chiara: "Ora devono chiedere scusa a Brescia e all’istituzione che rappresentano".
L’invito è rivolto a chi oggi occupa gli scranni più alti della Loggia, dal sindaco Adriano Paroli, agli assessori Fausto Di Mezza, Mario Labolani, Andrea Arcai, ma anche alla coordinatrice provinciale del Pdl, Viviana Beccalossi, e gli ex consiglieri Alessandro Cè e Roberto Castelli, che all’epoca dei fatti (2003) sedevano nelle file dell’opposizione.
E proprio da quelle file, a detta dei tre esponenti del Pd, per oltre due anni sono partiti i peggiori strali diffamatori nei confronti della giunta Corsini per la vicenda legata all'asilo.
"Era una situazione talmente delicata che richiedeva precauzione, e invece tutto è stato buttato nell’arena", ha ricordato una commossa Carla Bisleri. L’ex assessore all’Istruzione è stata quella più bersagliata dalle critiche degli esponenti della minoranza, che più volte ne avevano chiesto le dimissioni. "Beccalossi mi accusò di non aver vigilato abbastanza sulle scuole e di aver permesso che i bambini uscissero dagli istituti", parole che hanno lasciato un segno profondo nell’animo dell’ex assessore. "Nessuno poteva essere preparato a gestire quello tsunami, e tutt'ora non so dove abbiamo trovato la forza di governare la situazione. È stato un dolore scoprire il male nelle viscere della nostra città".
Anche l’ex assessore al Personale Luigi Gaffurini fu coinvolto nella vicenda, perché a lui toccò decidere la destinazione delle sei maestre indagate, due delle quali poi finite in carcere per mesi. "Gli ho dovuto spiegare che il trasferimento in altre sedi era un fatto di protezione nei loro confronti, e con loro ho pianto per aver preso queste decisioni".
Anche qui però la commozione ha lasciato il posto all’amarezza nei confronti dei colleghi di schieramenti avversi che "hanno voluto criminalizzare in modo organizzato i rappresentanti del sistema formativo bresciano", che ha sempre avuto un orientamento cattolico.
"Le maestre si erano laureate alla Cattolica, e nelle accuse vennero coinvolti ben tre preti. Si partì dalle scuole ma si voleva colpire anche qualcos’altro".
Lo scorrere del tempo non ha cancellato antiche ferite: "Non posso dimenticare le parole dei consiglieri di minoranza che oggi sono ai più alti vertici della Loggia, hanno voluto i megafoni per gettare fango", ha aggiunto Gaffurini.
E’ toccato all’ex sindaco Paolo Corsini ricordare che, tuttavia, "non siamo qui per un senso di vendetta ma per restituire alla città la verità integrale di quella vicenda". Ma a quella verità, secondo i tre del Pd, appartengono anche i nomi di chi in quei giorni lanciò accuse pesanti nei loro confronti.
"Di Mezza mi imputò di essere il protettore dei poteri forti perché pubblicamente ero andato sull’altare a stringere la mano a don Armando Nolli e don Amerigo Barbieri, a quel tempo indagati insieme con un altro prete e le maestre", ha raccontato l'ex primo cittadino. Frase che fece subito scattare una denuncia per diffamazione. Sullo stesso tono si tennero, hanno ricordato, anche Labolani, Arcai e Paroli.
Ma Corsini non ha perdonato nemmeno l’ex presidente della Provincia Roberto Cavalli, reo di aver dato spazio all’associazione Prometeo, che già a Bergamo, in un analogo caso di presunti abusi su minori da parte di suore Orsoline, si era resa protagonista di una nebulosa caccia alle streghe. "In quei momenti tenemmo centrali alla nostra condotta il garantismo, la tutela del sistema scolastico e la trasparenza nell’informazione. Invece in quel clima di odio il loro comportamento è stato solo diretto alla speculazione e alla delegittimazione".
Per questo il deputato Pd ritiene necessario "un atto di riparazione della ferita da parte di chi ha tentato di togliere legittimità all’istituzione. Ma la riconciliazione sarà praticabile soltanto se verrà ammessa la colpa e intrapreso un percorso per risarcire il debito morale".


Fonte: Brescia oggi

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C'č 1 solo commento


20.39  di martedì 18/05/2010
scritto da  mario neva
in verita ad essere crocifisse somo state le insegnanti imprigionate, il sindaco e stato travilto dalla calca come pilato

alla radice di tutto la prima famiglia accusante dell´asilo AbbaANNO 2001.
LA ex PICCOLA è SU FACE BOOK SORRIDENTE, CON LA MAMMA, LA NONNA E LO ZIO...evidente che non c´Ă¨ nessun abuso

La vicenda non è bella ma vera: estate 2001 la maMMa sta concludendo il corso universitario, il fratello lavora al Disegual di Lonato si esibisce e prostituisce, così racconta la nonna acnhe ai suoi alunni delle elementari(sic). Nonna e nonno divorziano, la mamma smette di andare all´UniversitĂ  ed è costretta a lavorare. Lascia la bambina alla nonna in casa con lo zio...la bambina sperimenta ansietĂ , frequenta saltuaramenta la scuola materna, viene condotta dalla psichiatra infantile, ipotesi di abuso senza aver visto la bambina(smentita nel processo)...la mamma cerca fuori la causa, si fissa sul bidello inerme, tranquillo, niente a che fare con la pedofilia...

Così comincia il caso Brescia, in casi analoghi come a Torino, passano mesi prima che i PM parlino con gli indagati, dalle indagini non risulta nulla, ma il teorema è nella testa malata del PM: bande di pedofili, satanismo, giro di denaro...niente di tutto questo...restano solo bugiardi incapaci di ammettere di aver sbagliato...i grandi buguiardi che credono di governarci...




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