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Cassazione: nello Stalking, la molestia deve essere percepita come patologica

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Cassazione: nello Stalking, la molestia deve essere percepita come patologica

17/05/2010 - 09.10

Di Elisa Ceccarelli. L'art. 612 bis cod. pen. punisce colui il quale "con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita".

La norma, rubricata "atti persecutori", è stata introdotta con Legge 23 aprile 2009 n. 38, la quale punisce la minaccia o molestia reiterate che siano idonee a cagionare un perdurante stato di ansia o un fondato timore per l'incolumità propria oppure ancora che producano l'effetto di alterare le abitudini di vita della vittima.

Ad un anno dalla sua introduzione il c.d. stalking viene portato all'attenzione della Suprema Corte (la quale ha deciso con sentenza n. 11945, depositata il 26 marzo 2010 e qui leggibile come documento correlato) per effetto di un ricorso che censurava la mancanza di una compiuta analisi da parte del g.i.p. della sussistenza di tutti i requisiti necessari all'applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari.

Questo assunto deriverebbe, in primo luogo, non solo dall'indagine sull'elemento psicologico e, al contempo, dalla mancanza dell'elemento della reiterazione trattandosi di "poche espressioni". Una giovane, in attesa quotidiana dell'autobus in direzione della scuola, veniva avvicinata da un uomo per più giorni, il quale le rivolgeva apprezzamenti di vario tipo e la invitava a salire sul suo furgone. L'individuo si era spinto sino al punto di recarsi alla scuola della ragazzina e, rimanendo dinanzi all'istituto, le rivolgeva sguardi minacciosi. La giovane, fortemente spaventata, aveva riferito l'accaduto ai genitori, chiedendo loro, inoltre, il permesso di non recarsi più a scuola, tale era il turbamento ed il timore per la propria incolumità fisica.

Secondo la Cassazione nell'ordinanza del g.i.p. tutti gli elementi costitutivi della fattispecie sarebbero ben motivati in primis la reiterazione delle molestie, protrattasi per lungo tempo con "cadenza anche quotidiana" la quale avrebbe ingenerato nella vittima il perdurante stato di timore per la propria incolumità. Il comportamento posto in essere dall'imputato non può che essere qualificato come molesto o comunque persecutorio cioè "foriero di alterazione della serenità e dell'equilibrio della minore, in quanto diretti a forzare la sua attenzione e a stringere con lei un rapporto, percepito evidentemente come anomalo e pericoloso per la destinataria".

Per quanto riguarda, poi, gli effetti che tale rapporto sui generis ha prodotto sulla vittima per la Suprema Corte è sufficiente la stessa richiesta, ai genitori, di essere esonerata dall'obbligo scolastico come se non vi potesse essere altro modo che evitare la scuola per uscire da quella situazione. A tutto ciò si aggiunge come rilevante a fondare il giudizio sull'esistenza dei gravi indizi di colpevolezza la gravità di un comportamento tenuto dall'imputato nei confronti di un'altra minore ed all'inidoneità di altra misura cautelare a far fronte alle esigenze di prevenzione speciale di così alto spessore.

La Cassazione decide così per l'infondatezza del ricorso e condanna l'indagato-presunto stalker al pagamento delle spese processuali ed all'ammenda di euro mille.  


Fonte: Redazione

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C'è 1 solo commento


11.36  di venerdì 25/06/2010
scritto da  alessia di monaco
euro mille è troppo poco!!!
alessia


1


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