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Riforma della professione forense. Tra luci e ombre, sale la protesta

Rassegna Giuridica


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Riforma della professione forense. Tra luci e ombre, sale la protesta

10/05/2010 - 10.28

Il Ministro Angelino Alfano ha confermato ciò che era stato annunciato a inizio ottobre, ovvero che la riforma della professione forense sarà quella presentata al Guardasigilli dal Consiglio Nazionale Forense. Ma di cosa si tratta ? Entriamo nel dettaglio:

1- L' impossibilità all'abilitazione per chi non passa i test d'ingresso e chi non possa frequentare le scuole solo forensi a pagamento e per non meno di 250 ore annue - oggi non ci sono limiti all'accesso della professione, basta svolgere l'attività di tirocinio (che è già di per sè dura senza dover pagare nulla).

2- Esami previa preselezione e solo con codici non commentati - oggi è possibile utilizzare in sede di esami gli indispensabili codici commentati con le sentenze giurisprudenziali.

3- Cancellazione di fatto del patrocinio legale autonomo - ad oggi dopo un anno di tirocinio si può iniziare a lavorare per cause proprie, guadagnando almeno qualcosa; con la riforma per tutto il periodo di praticantato non sarà possibile lavorare per sè ma solo per l'avvocato presso cui si svolge il tirocinio, quindi per pratiche dello Studio presso cui si lavora.

4- Obbligo di presentare agli orali ordinamento e deontologia forensi e le materie più difficili, oggi solo facoltative, come diritto civile, diritto penale, diritto processuale civile, diritto processuale penale più due altre materie facoltative: ad oggi possono essere portate materie molto più semplici come diritto ecclesiastico, internazionale privato, diritto comunitario.

5- Non si potrà sostenere l'esame dopo più di 3 bocciature - oggi non ci sono limiti.

6- Non potrà sostenere l'esame chi ha 50 anni - oggi non ci sono limiti.

 

Tale impostazione ha suscitato una levata di scudi da parte dell'opposizione. Il Pd chiede che la riforma della professione forense torni all'esame della commissione dal momento che il dibattito in Aula ha messo in luce due visioni opposte dell'ordinamento forense.

E' stata la presidente dei senatori Pd Anna Finocchiaro a formulare la richiesta in Aula e a spiegarne, in una successiva conferenza stampa, il senso delle proposte emendative messe a punto dal suo gruppo. ''E questa - ha spiegato Anna Finocchiaro - e' una conferenza del gruppo e non di Anna Finocchiaro. Si torni a discutere della riforma della professione forense in commissione perche' l'esame d'Aula ha messo in luce l'esistenza di due visioni opposte dell'ordinamento forense, come si ricava dalla valanga di 730 emendamenti, con votazioni, come si e' visto, che possono essere anche del tutto casuali, con il risultato che alla fine esca un obbrobrio nel quale nessuno di noi potra' riconoscersi''.

Incontrando i giornalisti nella sala del direttivo del gruppo, la Finocchiaro ha enumerato i punti qualificanti dell'attivita' emendativa del Pd: estendere le norme sulla maternita' e sulla paternita' alla professione forense; superare la riserva di esclusiva degli avvocati professionisti, riconoscendo, per esempio, a un giovane brillante la possibilita' di attivita' extragiudiziale anche senza l'iscrizione all'Albo; abolizione delle tariffe minime, per consentire ai giovani di giocare sulla competizione; il Pd chiede la soppressione al governo della norma che vieta di svolgere contemporaneamente il tirocinio presso uno studio legale e un impiego pubblico o privato.

A giudizio del Pd, spiega Anna Finocchiaro, si tratta di riconoscere ai giovani tirocinanti le stesse prerogative riconosciute, per esempio, ai medici per i quali si considera la frequentazione in corsia, durante l'ultimo anno di Universita', alla stregua del tirocinio. Si tratta, inoltre, aggiunge Finocchiaro ''di combinare insieme selezione rigorosa all'accesso e riconoscimento del merito e del talento, obiettivo che il Pd suggerisce di cogliere, con un emendamento, attraverso due prove scritte: una relazione su un atto giudiziario; un parere su una sentenza''. ''Si tratta di norme - spiega ancora Finocchiaro - esclusivamente votate a favorire il merito e a promuovere la selezione e la formazione dei giovani che vogliono intraprendere l'attivita' di avvocato. Da un lato, insomma, c'e' il testo del governo, preoccupato di tenere chiuso il recinto; dall'altro le nostre proposte che tendono ad aprire l'attivita', offrendo a tutti le stesse tutele ma, soprattutto, le stesse chances''.

Dalla Commissione Giustizia del Senato, invece, giungono segnali distensivi sulla riforma. Il disegno di legge, ha detto il relatore Valentino, «ha inteso riconsiderare i titoli di accesso, utilizzare strumenti più moderni e nello stesso tempo sottolineare come, fin dal primo approccio con l'attività professionale, si debba dar prova di avere quelle attitudini e quella capacità per lo svolgimento dell'attività in futuro. Quindi, non più i vecchi compiti, come originariamente considerati, il vecchio tema sulle materie che venivano scelte, bensì un documento giuridico da redigere, discutere e trattare, senza più l'utilizzazione - questa è una sorta di ritorno all'antico - dei codici commentati che, pur essendo uno strumento della vita quotidiana di noi avvocati, nel momento della redazione di un compito consentono di accedere ad una serie di cognizioni che possono anche prescindere dal bagaglio culturale personale».

Un altro elemento sottolineato dal Relatore è quello della «formazione professionale costante e sistematica»: il cittadino che va dall'avvocato «deve avere la consapevolezza piena, al di là delle sintonie che si costituiscono sul piano umano, personale e culturale, che oggettivamente quel soggetto al quale affida i propri interessi, di qualsivoglia natura, si sottopone periodicamente a verifica della sua capacità».


Fonte: Redazione

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