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Giurisprudenza di merito. Inibitoria giudiziale al trasferimento arbitrario del figlio

Rassegna Giuridica


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Giurisprudenza di merito. Inibitoria giudiziale al trasferimento arbitrario del figlio

05/05/2010 - 09.33

Commento di Rita Rossi*. Con il decreto del tribunale di Bologna del 12 Aprile 2007 (Pres. Ziniti, Rel. Costanzo), è la prima volta, dall'entrata in vigore ella riforma sull’affido condiviso, che un giudice di merito interviene sulla questione della libera trasferibilità del genitore affidatario/collocatario del figlio minore. Si tratta – come noto – di questione assai spesso dibattuta tra coniugi che si separano o già separati, e – valga precisare- non in quanto sia in dubbio o possa essere messa in dubbio la libertà personale del coniuge di cambiare luogo di residenza o domicilio, ma in quanto tale trasferimento incide, inevitabilmente, sulla dinamica dei rapporti del bambino con l’altro genitore e più in generale, sulle condizioni di vita del bambino stesso.

In tanti rammenteranno che nell’ancien regime accadeva non di rado che il genitore divenuto affidatario del figlio (pressoché sempre la madre) decidesse di trasferirsi in un’altra città, così recidendo pressoché definitivamente ogni possibilità di proficuo scambio affettivo e relazionale tra il bambino e l’altro genitore (quale, poi, fosse il reale intento, poco importa).

E i rimedi – si sa - erano davvero pochi, per non dire nulli.

La questione potrebbe porsi anche in altri termini, e cioè: è giusto che il figlio minorenne, cresciuto in un determinato contesto familiare (quello della famiglia allorché viveva unita) e che in quell’ambito ha costruito i propri rapporti di amicizia e di relazione, debba seguireil genitore separato con il quale convive, allorché quest’ultimo decida di andare a vivere da un’altra parte?

Fino a tempi recenti, dunque, la risposta sarebbe stata ovvia: il genitore affidatario avrebbe potuto decidere liberamente del proprio trasferimento portando con sé, senza alcun ostacolo, il figlio.

Le cose, ora, non stanno più così, come ha insegnato, appunto, l’attento giudice emiliano, il cui provvedimento, pur provvisorio, ha dato attuazione alla regola stabilita dall’art. 155 quater c.c., quella per cui “nel caso in cui uno dei coniugi cambi residenza o domicilio, l’altro coniuge può chiedere, se il mutamento interferisce con le modalità dell’affidamento la ridefinizione degli accordi o dei provvedimenti adottati, ivi compresi quelli economici”.

Possiamo dire, allora, riguardo quanto meno a tale profilo, che a qualcosa è valsa la riforma.

E’ certo, comunque, che il giudice non può prescindere dal verificare quale sia l’impatto che il trasferimentodi uno dei genitori determina sull’assetto dei rapporti familiari, e più in generale sulle modalità di effettivo svolgimento dell’affidamento condiviso.

Quale, allora, il criterio orientatore ?

Quello per cui l’inibitoria contemplata dall’art. 155 quater c.c. è ammessa ogni qualvolta il cambiamento di residenza/domicilio di un coniuge contrasti o limiti realmente la presenza dell’altro nella vita del figlio, e la possibilità di partecipare attivamente alle decisioni che lo riguardano.

Il parametro-guida dovrebbe essere – in altri termini – quello della salvaguardia della continuità di relazione e di scambio affettivo: quando tale continuità venga messa a repentaglio dal trasferimento del genitore collocatario, ecco, allora, potrà giustificarsi la collocazione del bambino presso l’altro, e, dunque, una modifica dei precedenti assetti della separazione.

Vi è contrasto tra i genitori in ordine alla residenza del minore; la madre, dopo la notifica del ricorso ex art. 710 c.p.c. aveva annunciato la propria intenzione di trasferirsi a (XA) portando con sé il figlio che frequenta la scuola elementare a (X); appariva opportuno evitare un brusco mutamento delle condizioni di vita del minore, tanto più nel corso dell’anno scolastico; il ricorrente chiedeva un provvedimento inibitorio; a norma dell’art. 155 quater c.c. u.c.“nel caso in cui uno dei coniugi cambi residenza o domicilio, l’altro coniuge può chiedere, se il mutamento interferisce con le modalità dell’affidamento la ridefinizione degli accordi o dei provvedimenti adottati, ivi compresi quelli economici”;a norma dell’art. 709 ter c.p.c. in caso di controversie tra i genitori circa l’esercizio della potestà genitoriale o le modalità dell’affidamento il giudice del procedimento adotta i provvedimenti opportuni; appariva opportuno adottare un provvedimento provvisorio ex art. 710, 3° co. c.p.c., con inibizione al trasferimento della collocazione –residenza del minore; la signora (C ) era libera di trasferirsi altrove: in tale ipotesi però il minore andrà collocato presso il padre, residente in (X); (…)

PQM

Visti gli artt. 710, 3° co. c.p.c. e 709 ter c.p.c., in via provvisoria inibiva alla signora (c) di trasferire altrove la residenza – collocazione del minore (A) attualmente residente a (X), e disponeva che nel caso di trasferimento da (X) della signora (C ) il minore venisse temporaneamente collocato presso il padre residente a (XB).


Fonte: Redazione

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Ci sono 3 commenti


12.34  di martedì 15/01/2013
scritto da  Claudia
Ecco, finalmente posso esprimere un parere riguardo a tale ordinamento. Mi chiamo Claudia e ho 39 anni, abito a Rimini. La mia situazione è questa: sono separata da diversi anni e ho un figlio di 9 anni. La mia vita per fortuna è quasi ricominciata dopo il fallimento del mio matrimonio, di cui per altro sono stata la vittima, perchè mio ex-marito se ne è andato via di casa. Abbiamo firmato una separazione consensuale con affido congiunto del figlio, che all´epoca aveva due anni. Io sono rimasta nella casa coniugale con il bambino. A distanza di anni il mio ex marito si è ricostruito la sua famiglia con una nuova compagna da cui ha avuto una bambina ed ora vive serenamente questa sua nuova realtĂ  famigliare. Le cose non sono andate molto bene per me. Ho incontrato il mio attuale compagno, di Milano, da cui ho avuto una bambina, con cui ovviamente desidero poter vivere una vita e una famiglia. Davanti al mio desiderio di trasferirmi nella cittĂ  di Milano, ovviamente, ho incontrato le mie difficoltĂ  di poter portare con me mio figlio che ora ha 9 anni. Io e il mio ex ci siamo fatti assistere da una mediatrice famigliare e abbiamo cercato una soluzione, la migliore, per il bambino. Ovviamente proprio per i motivi sopra elencati, abbiamo ritenuto necessaria la permanenza del bambino nella sua cittĂ  nonchè il suo trasferimento nella casa paterna. Io sono partita per Milano e ho tentato di vivere questa distanza da mio figlio come meglio potevo. Lavoravo tutta la settimana, sono insegnante, poi il venerdì mi recavo in treno a Rimini con la bambina che ancora allattavo, per poi tornare a Milano la domenica sera, stanca e stremata per affrontare una nuova settimana lavorativa. Questo è accaduto per un inverno intero, nel frattempo il mio ex marito ha ovviamente preteso che venissero modificate le vecchie condizioni di separazione e mi chiedeva di legalizzare il mil trasferimento nella nuova cittĂ  e la residenza del bambino presso la sua abitazione, confermando la permanenza del bambino a Rimini. Io dopo vari tentennamenti, ripensamenti con molta sofferenza sono stata messa con le spalle al muro dal mio ex il quale ricattandomi mi minacciò di chiedere l´affidamento del bambino, essendo io in difetto perchè me ne ero andata. In quell´inverno ho cambiato 3 avvocati, perchè nessuno era in grado di prendere in mano questa situazione. Io terrorizzata che il bambino potesse soffrire o vivere questo conflitto ho ceduto e deciso di firmare, che rimanesse a Rimini perchè secondo tutti doveva rimanere nella sua cittĂ . In sintesi, noi abbiamo tutti visuto un inverno di incubo tra avanti e indietro per paura che mio figlio sentisse un mio abbandono quindi non perdevo giornata per recarmi da lui, la mia vita con il mil compagno si è ridotta a viaggi assurdi, con costi elevatissimi, circa 400 euro al mese e ci siamo privati di una vita nostra perchè la prioritĂ  era che mio figlio passasse un pò di tempo anche con noi. Mio figlio anche se è rimasto nella sua cittĂ  alla fine è scoppiato perchè gli mancavo e voleva stare con me. Suo padre lavora tutto il giorno e lui dopo essere stato 8 ore a scuola trascorreva il resto del tempo con la compagna del apadre e al padre lo vedeva 2 ore la sera. Mio figlio è sempre stato con me. Ho deciso di fare l´insegnante per dedicare la mia vita ai miei figli avendo molti pomeriggi liberi. In conclusione, ora sono tronata a Rimini con mia figlia nella mia vecchia casa coniugale e con mio figlio, per salvarlo da un esaurimento, ma ho messo a rischio e sto perdendo la mia nuova famiglia.
Ora, davanti a tutta questa vicenda mi viene da chiedere, quali sono i miei diritti di madre che ha delle responsabilità verso non solo un figlio ma due. Dove sono i diritti della mia bambina di avere la sua famiglia e vivere nella sua città che è Milano? E mio figlio perchè è obbligato a stare a Rimini? Non mi è stata nemmeno data la possibilità di tentare di portarlo a Milano perchè tutti mi hanno detto che avrei perso la causa oltre ad un mare di soldi che ho perso comunque, come sto perdendo la famiglia di mia figlia. Vi prego ditemi qualcosa perchè la mia battaglia io ancora non mi sento di averla persa. Lotterò per la mia nuova famiglia. Grazie. Claudia

09.19  di mercoledì 03/08/2011
scritto da  BRUNO
b.giorno. Volevo chiedere se è possibile dato che la mia ex moglie deve andare a lavorare a Torino e io vivo in sicilia : nostro figlio dell´etĂ  di 16 anni vorrebbe venire a stare da me. Dato che l´affidamento del minore è assegnato alla madre e la stessa è consenziente di affidarmi il minore. Chiedevo, se la sola delega della madre è sufficiente o bisogna agire tramite tribunale. grazie

06.45  di lunedì 01/11/2010
scritto da  Maria Delli
...Il parametro-guida dovrebbe essere – in altri termini – quello della salvaguardia della continuità di relazione e di scambio affettivo: quando tale continuità venga messa a repentaglio dal trasferimento del genitore collocatario, ecco, allora, potrà giustificarsi la collocazione del bambino presso l’altro, e, dunque, una modifica dei precedenti assetti della separazione....

Vorrei porre il seguente quesito:



... salvaguardia della continuitĂ  venga messa a repentaglio dal trasferimento del genitore collocatario... ma se il genitore collocatario, figura primaria di riferimento del minore (solitamente la madre) parte e si trasferisce in altra cittĂ  ed il minore viene collocato presso l´altro genitore (il padre), come viene salvaguardata in questo caso la continuitĂ  tra i due genitori?

In questo caso credo che lo shock ed il disagio sia primariamente del minore che si vede allontanato dalla sua figura di riferimento (la madre) a favore dell´altra figura di riferimento (il padre) con il quale non è abituato a vivere nella quotidianitĂ . E cosa si è ottenuto? Il genitore (solitamente la madre, figura di riferimento sin dalla nascita)che può andare via e lasciare il minore all´altro genitore (solitamente il padre) con il quale ha un rapporto diverso. E´ giusto separare il minore da sua madre? Perchè lo si fa? Il minore non è stanziale come lo può essere un anziano. Il minore ha capacitĂ  di adattamento e di reinserimento superiori a quelle di un adulto specialmente se ha con se la figura di riferimento primaria. Basti pensare a tutti i figli di militari, diplomatici e di tutti quei genitori che si devono trasferire per motivi di lavoro in altre cittĂ  se non in altri Stati. Quindi il minore in anni di storia si è visto che da questi spostamenti ha avuto un arricchimento socio-culturale. Se poi il genitore affidatario si trasferisce per motivi di lavoro, anche in questo caso vi è un vantaggio per il minore. Allora perchè impedire d´ufficio il trasferimento del genitore collocatario?
Le cose non cambierebbero di molto col trasferimento in quanto se i genitori sono separati, il minore è giĂ  abituato a vedere l´altro genitore a fasi alterne e non quotidianamente. E´ importante la qualitĂ  del rapporto tra genitore e figlio, non la quantitĂ .

Altro quesito:

e se fosse l´altro genitore non collocatario a trasferirsi in un´altra cittĂ  o addirittura in un altro Stato? Può il genitore, in base allo stesso principio, impedirgli di trasferirsi? E´ sempre una limitazione unilaterale?


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