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Proposta di modifica della legge sulle adozioni - commento di Bruno De Filippis*

Rassegna Giuridica


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Proposta di modifica della legge sulle adozioni - commento di Bruno De Filippis*

02/05/2010 - 15.27

La proposta di legge presentata dall’on. Maurizio Paniz si basa su principi di civiltà giuridica unanimemente condivisibili e si colloca nella direzione richiesta dalle Convenzioni internazionali e dalle Direttive europee.

La proposta, nell’apparente contrasto tra il “diritto della madre di non essere nominata nell’atto di nascita” (finora ritenuto prevalente) ed il “diritto della persona di conoscere le proprie origini” (elemento nuovo da tutelare), non stravolge la normativa esistente, ma propone una nuova forma di equilibrio e contemperamento tra i due valori.

È noto che il diritto della madre di non essere nominata nell’atto di nascita, pur costituendo una deroga assoluta rispetto ai principi affermati dall’ordinamento italiano, ha rappresentato, in passato, un elemento importante nella lotta contro l’abbandono o la soppressione di neonati in situazioni di forte disagio sociale.

È giusto tuttavia chiedersi se le evoluzioni della cultura e del costume non consentano, nell’epoca attuale, di assicurarne la tutela in modo altrettanto efficace, ma senza ignorare, come finora avvenuto, i diritti del nato.

Ogni persona, come affermato dalle convenzioni internazionali e dalla cultura e civiltà giuridica, ha diritto di conoscere le proprie origini.

Quando ciò non avviene, si crea, nell’animo dell’interessato, un senso di vuoto ed angoscia, che non è possibile colmare e che perdura per tutta la vita.

Questo stato d’animo è stato individuato dalla psicologia e dalle scienze umane, ma è stato più mirabilmente raccontato dall’arte e dalla letteratura.

Non a caso, l’ultima edizione dell’importante Premio “Strega” è stata vinta da Tiziano Scarpa con un’opera (“Stabat Mater”), dedicata a tale problema e nella quale il senso di angoscia di chi non conosce la propria madre è incomparabilmente descritto.

La proposta Paniz interviene in una situazione di legge nella quale l’adottato ha diritto di conoscere le proprie origini solo quando sono trascorsi 100 anni dalla sua nascita.

Tale termine, se la materia non fosse terribilmente seria, potrebbe essere considerato una burla o un invito ad avere una lunga vita. Esso condanna invece l’interessato ad un’esistenza “incompiuta” e di attesa di una soluzione che, per la stragrande maggioranza dei casi, non arriverà.

La proposta riduce questo termine e 40 anni, rendendo quindi possibile la realizzazione dell’aspettativa.

Il termine è ulteriormente ridotto (25 anni) nel caso in cui i genitori che abbiano chiesto di non essere nominati siano deceduti, risultino irreperibili o, interpellati, prestino il loro consenso.

In tal modo la durata dell’anonimato assoluto è congruamente ridotta, pur permanendo per tutto il tempo in cui è presumibile possano sussistere le ragioni che la giustificavano. (L’esperienza insegna che tali ragioni sono spesso contingenti, legate a situazioni di vita momentanee e destinate ad “evaporare” rapidamente, se non con il trascorrere degli anni).

In un Paese, come l’Italia, dove qualsiasi reato si cancella con il decorso del termine di prescrizione, è opportuno che 40 anni “prescrivano” anche il divieto per l’adottato di conoscere le proprie origini.

La proposta Paniz si occupa anche della situazione dell’adottato “ordinario”, figlio di persone che non abbiano chiesto di non essere nominate, il quale oggi può avere accesso alle informazioni relative alla propria origine se ha compiuto 25 anni ed è  stato autorizzato dal Tribunale per i Minorenni.

La proposta elimina la necessità di tale autorizzazione, che oggi vede persone adulte rivolgersi al Tribunale per i minorenni, come se fossero fanciulli. L’art. 28/1 della legge sulle adozioni attualmente vigente dispone che il minore venga informato della sua condizione di adottato dai genitori adottivi.

La modifica proposta  per l’articolato in oggetto costituisce la logica espansione di tale concetto, valorizzando il diritto di conoscere le proprie origini anche dopo il raggiungimento della maggiore età. Essa modernizza e rende più “europeo” l’intero sistema. La richiesta di autorizzazione resta in vigore solo nel periodo compreso tra i 18 ed i 25 anni di età dell’adottato.  

Accesso ad informazioni sulla propria origine e sui genitori biologici
  ATTUALMENTE  

 

PER TUTTI GLI ADOTTATI Dopo i 25 anni con autorizzazione del TM
  Prima dei 18 anni con autorizzazione e per gravi ragioni
PER I NATI DA PERSONE CHE NON VOGLIONO ESSERE NOMINATE Dopo 100 anni dalla nascita
  CON LA PROPOSTA PANIZ  

 

PER TUTTI GLI ADOTTATI Dopo i 25 anni senza alcuna autorizzazione
  Da 18 a 25 anni con autorizzazione del TM
PER I NATI DA PERSONE CHE NON VOGLIONE ESSERE NOMINATE Dopo 40 anni dalla nascita e, in situazioni particolari, dopo 25.
 

 


Fonte: Redazione

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Ci sono 6 commenti


09.03  di mercoled├Č 11/07/2012
scritto da  marco
Non e´ sempre cosi´ facile! Se una madre chiede l´anonimato un motivo grave ci deve essere. Somo scelte dolorose e vanno rispettate. L´anonimato facilita l´adozione altrimenti tanti bambiti verranno abbandonati chissa´ dove! Oppure cresceranno gli aborti. Capisco la necessita´ di conoscere da parte del figlio abbandonato ma non ├Ę nemmeno giusto che una donna paghi per tutta la vita che magari e´ riuscita a ricostruirsi e penso che il suo pensiero vada sempre a quel figlio!

07.46  di mercoled├Č 11/07/2012
scritto da  maristella
questa proposta di legge farebbe aumentare il ricorso all´aborto o all´uso di abbandoni facili e insensati. E´ giusto tutelare chi per grossi problemi ha fatto la scelta dolorosa di abbandonare un figlio.

18.10  di domenica 23/01/2011
scritto da  emanuela
come figlia non riconosciuta ..... vorrei tanto che questa legge venisse modificata ....

15.14  di domenica 23/01/2011
scritto da  aurora
..credo che la proposta dei 40 anni sia molto ragionevole,in quanto pur rispettando le scelte della madre naturale,l´adottato che in moltissimi casi ha avuto la fortuna di capitare in una famiglia splendida,come la mia,che mi ha amato incondizionatamente, non puo´ pagare una volta di piu´ l´errore della madre naturale.Se la madre ha il diritto di non essere nominata,allo stesso modo il figlio ha il diritto ad un certo punto della sua vita di sapere chi lo ha messo al mondo.

09.25  di gioved├Č 16/12/2010
scritto da  Piero Barazza (genitore adottivo)
Mi pare un testo ragionevole


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