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Il mantenimento dei figli nella giurisprudenza post L. 54 - di Rita Rossi*

Rassegna Giuridica


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Il mantenimento dei figli nella giurisprudenza post L. 54 - di Rita Rossi*

21/04/2010 - 16.08

Trascorsi quattro anni dalla riforma sull’affidamento condiviso, uno dei temi più spinosi continua ad essere quello del mantenimento dei figli, e ciò nonostante la chiarezza del disposto normativo.

La regola sancita a chiare lettere dall’art. 155 c.c. è quella del mantenimento diretto,e questa deve, pertanto, costituire la modalità di adempimento privilegiata, anzi, quella ordinaria, cui il giudice dovrebbe attenersi. Oltretutto, può osservarsi, su un piano di politica del diritto, che da una coerente applicazione della previsione statutaria appena vista deriverebbe del tutto verosimilmente un’attenuazione della conflittualità genitoriale.

Eppure, guardando le decisioni dei giudici (della separazione e del divorzio, come pure di quelli minorili) riesce oltremodo difficile cogliere il cambiamento introdotto nel 2006.

Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, i provvedimenti contemplano espressamente l’obbligo del genitore, detto impropriamente “non collocatario” (id est, il padre) a corrispondere all’altro un assegno mensile per il mantenimento dei figli; e ciò avviene, il più delle volte, senza neppure alcuna motivazione che possa giustificarsi alla luce delle nuove disposizioni codicistiche.

Il vizio di origine di detta impostazione applicativa, diffusasi a macchia d’olio e recepita dalla stessa Cassazione,  sta nel fatto che continua ad imperare la logica del genitore prevalente e di quello che può soltanto aspirare ad una frequentazione più o meno estesa (corrispondente, né più né meno, al vecchio ‘diritto di visita’);e ciò con buona pace del rispetto della volontà dei riformatori.

In taluni casi, addirittura, il giudice è giunto a negare la possibilità stessa che il mantenimento diretto possa essere inteso quale regola generale e scelta da privilegiare, motivando con il criptico assunto che affidamento condiviso e mantenimento diretto costituirebbero istituti rivolti a fini distinti (così Trib. Bari, 1 febbraio 2008).

Dal lato opposto, per fortuna, non manca un (pur minoritario) orientamento, rispettoso del dettato normativo, il quale ravvisa nella contribuzione diretta"la proficua funzione di far partecipare attivamente e concretamente alla vita del figlio anche il genitore con questi non stabilmente convivente".

La rassegna che segue (e che verrà periodicamente aggiornata) seguirà questo criterio ordinatore:

A] da un lato, le pronunce che continuano a prevedere un contributo fisso di mantenimento a carico di uno dei genitori;

B] dall’altro, le decisioni rispettose della regola del mantenimento diretto o che, pur contemplando un assegno periodico, mostrano di considerarlo effettivamente quale assegno di natura perequativa, imposto cioè dalla forte discrepanza delle rispettive condizioni economico- reddituali.

 

A] Pronunce contenenti previsione di assegno di mantenimento per i figli, a carico di uno dei genitori.

Come già detto sopra, questo gruppo è il più nutrito, e conta – ad oggi – un rilevantissimo numero di provvedimenti di merito. Cominciamo, però, seguendo un ordine gerarchico, con il riportare le sentenze della Cassazione. Cass., sez. I, 6  novembre 2009, n. 23630 la quale si esprime sui criteri di quantificazione dell’assegno assumendo, per implicito, che l’assegno venga previsto ordinariamente, e non soltanto allorquando sussista la necessità di una perequazione:  “Ai fini della determinazione dell’assegno periodico per i figli, l’art. 155 cod. civ. novellato attribuisce sicura preminenza al criterio delle “esigenze attuali del figlio”, che non sono certamente soltanto quelle inerenti il vitto, l’alloggio e le spese correnti, ma attinente ad esse è indubbiamente l’acquisto di beni durevoli (ad es., indumenti e libri), che non rientrano necessariamente tra le spese straordinarie”

Cass., sez. I, 4 novembre 2009, n. 23411 (in D&G, 2009)pur richiamando la regola del mantenimento diretto, avvalora quale opzione di applicazione generale quella della previsione di un assegno a carico del genitore non convivente con il figlio: “Il giudice può disporre, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico, al fine di realizzare tale principio di "proporzionalità". La corresponsione di tale assegno si rivela quantomeno opportuna, se non necessaria, quando, come nella specie, l'affidamento condiviso preveda un collocamento prevalente presso uno dei genitori: assegno da porsi a carico del genitore non collocatario”.

Cass., sez. I, 18 agosto 2006, n. 18187(in Foro it., 2006, 12, 3346; Giur. it. 2007, 10 2193) ha escluso che dall’affidamento congiunto (ma con principio esteso anche al sistema successivo alla riforma) possa farsi derivare ipso iurela regola del mantenimento diretto: “la recente L. n. 54 del 2006, recante disposizioni in materia di separazione dei genitori e affidamento condiviso dei figli introduce il cd. principio della bigenitorialità, con ciò ovviamente privilegiando l'interesse "esistenziale" del minore e prescindendo, in particolare, sia dal rapporto patrimoniale tra i due ex coniugi, sia dagli aspetti economici riguardanti la vita del minore, autonomamente disciplinati dal comma 4 di detto art. 155 c.c. in cui è previsto che ciascuno dei genitori provvede al mantenimento dei figli in misura proporzionale al proprio reddito e che "il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico al fine di realizzare il principio di proporzionalità", sulla base di vari parametri, tra cui "le risorse economiche di entrambi i genitori". E' un'ulteriore e definitiva conferma che l'affidamento congiunto non può certo far venir meno l'obbligo patrimoniale di uno dei genitori a contribuire con la corresponsione di un assegno al mantenimento dei figli in relazione alle loro esigenze di vita, sulla base del contesto familiare e sociale di appartenenza. Ne consegue che censurabile è la decisione che faccia derivare, come conseguenza "automatica", dall'affidamento congiunto, il principio che ciascuno dei genitori provvede in modo diretto ed autonomo alle esigenze dei figli”.

 

Passando alla giurisprudenza di merito:

App. Roma, 16 luglio 2008, n. 3077 (in Guida al diritto 2009, 3, 81)dà per scontata la previsione di un assegno di mantenimento a carico del genitore non convivente con il figlio, come si può desumere dalla seguente massima: “la determinazione del "quantum" dell'assegno a carico del coniuge onerato al mantenimento dei figli deve essere effettuata sulla base dei suoi mezzi effettivi; in particolare, nel caso in cui l'obbligato rivesta la qualità di imprenditore commerciale, l'indagine sulle reali capacità economiche di tale soggetto può anche prescindere dal reddito imponibile da questi denunciato al fisco, e addirittura condurre a risultati che smentiscono quanto da costui dichiarato ai fini tributari, restando la dichiarazione fiscale sul piano di una mera dichiarazione di scienza il cui contenuto può essere smentito da documenti (come le visure camerali) attestanti il possesso da parte sua di altre e maggiori fonti di reddito”.

 

App.  Napoli, 6 giugno 2008, n. 2201 (in  Guida al diritto 2008, 43, 57;  Il civilista 2008, 12, 64) non solo dà per scontata la previsione di un assegno di mantenimento, ma esclude – con impostazione, sotto questo profilo, del tutto isolata – che detto assegno “non può avere natura forfettaria, nel senso di includere comunque, anche eventuali spese straordinarie. Talune di queste spese, infatti possono essere non sono imprevedibili ma anche imponderabili tanto che il fatto che vengano incluse comunque nell'assegno di mantenimento così come è stato quantificato, potrebbe determinare una compressione dei diritti del minore a vedere soddisfatte tutte quelle particolari esigenze che possono inaspettatamente presentarsi nel corso della vita e che necessitano di interventi economici straordinari”

 

Trib. Bari, 1 febbraio 2008, ( in www.giurisprudenzabarese.it) ha escluso, in modo categorico, che per effetto della l. n. 54 del 2006, l’affidamento condiviso possa comportare in modo “automatico” la contribuzione diretta ai bisogni dei minori, atteso che i due istituti tutelerebbero interessi distinti. Più precisamente, mentre l’affidamento condiviso sarebbe volto a salvaguardare l’ equilibrato sviluppo psico-fisico del minore, perpetuando lo schema educativo già sperimentato durante il matrimonio, l’assegno – dotato di natura “patrimoniale-assistenziale” – sarebbe strumentale al raggiungimento di detto sviluppo psico-fisico, consentendo di sostenere le spese necessarie per realizzarlo. Da qui l’ assenza di una correlazione biunivoca tra affidamento condiviso e contribuzione diretta. Tale conclusione troverebbe conforto nel dato testuale dell’art. 155, comma 4, c.c., il quale non contempla il venir meno della modalità di mantenimento della prole mediante corresponsione di un assegno.

 

B] Pronunce che contemplano il mantenimento diretto, o prevedono assegno nella sostanza perequativo

 

Trib. Bologna, ord.za g.i., 18 gennaio 2010 (in www.personaedanno.it) che ha revocato il precedente obbligo di corresponsione di assegno di mantenimento a carico del padre, in considerazione della sopravvenuta perdita del lavoro di questi, ma valorizzando altresì la consistenza dei tempi di permanenza del figlio presso di lui: “ritenuto che il fatto sopravvenuto della perdita del lavoro (il sig. X è stato licenziato per soprressione del posto di lavoro, art. 3 l. 604/66) giustifica la revoca dell’attuale contributo ordinario, avuto altresì riguardo all’apprezzabile durata dei tempi di permanenza del minore presso il padre (sia pure non uguale a quella della permanenza presso la madre) resta pertanto l’obbligo di entrambi i genitori  di contribuire in via diretta al mantenimento del figlio”.

 

Trib. Catania, 25 settembre 2009(in www.affidamentocondiviso.it) scorge nel mantenimento diretto “la proficua funzione di far partecipare attivamente e concretamente alla vita del figlio anche il genitore con questi non stabilmente convivente”. Per contro, la previsione di un assegno da corrispondersi a carico di uno dei genitori sarebbe da riservare al caso in cui il genitore non convivente con il figlio non chiarisca le voci di spesa che intende sobbarcarsi, come pure al caso in cui l’altro genitore non percepisca alcun reddito. Nella fattispecie decisa, era previsto che la figlia di sei anni trascorresse tempi corrispondenti con ciascun genitore, durante l'arco della settimana; coerentemente, veniva previsto il mantenimento diretto nei periodi di rispettiva convivenza, mantenimento diretto da adempiersi facendo fronte ai capitoli di spesa che lo stesso obbligato aveva indicato: “è opportuno indicare le voci di spesa attraverso cui realizzare il mantenimento diretto del coniuge non colloca-tario (sicchè per sottrazione si individuano le voci a carico dell’altro) (…) in linea con le richieste del C. questi va onerato per intero delle spese destinate ad ‘abbigliamento’, ‘istruzione e cultura’, ‘attività ludiche e sportive’, ‘sanitarie in genere’, nonché delle spese ordinarie di alimentazione ed alloggio (spese per vacanze incluse) durante il tempo in cui la minore starà con lui”. Significativa, nella decisione, il rilievo del giudice di non condividere il timore che il mantenimento diretto offrirebbe il fianco a facili elusioni dell'obbligo di cura genitoriale.

C] Pronunce che oltre a contemplare l’ assegno perequativo, stabiliscono l’ammontare del mantenimento diretto

 

Del tutto atipica e, allo stato, isolata la prassi di stabilire giudizialmente sia l’ammontare del contributo perequativo, sia l’entità del mantenimento diretto.

In tal senso, si è pronunciato:

 

Trib. Catania, 21 aprile 2006 (in Juris Data): “appare congruo, in relazione alle esigenze dei figli, al tenore di vita dagli stessi goduto, ai tempi di permanenza presso ciascun genitore, alle risorse economiche di entrambi e alla valenza dei compiti domestici e di cura da essi assunti (e in particolare, dalla madre, presso la quale i figli sono collocati), nonché al godimento di fatto della casa familiare (in comproprietà fra le parti) da parte della F., disporre che il T. versi alla moglie, per il mantenimento dei figli minori, un assegno mensile pari ad euro 250,00 e che provveda alla contribuzione diretta (mediante l’acquisto di beni o servizi per le esigenze dei minori) per euro 150,00”.

Va detto però che così facendo, la discrezionalità valutativa del genitore circa le esigenze del figlio da soddisfare in concreto ne esce significativamente limitata.

 

* Avvocato del Foro di Bologna  


Fonte: Redazione

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Ci sono 4 commenti


16.26  di sabato 07/04/2012
scritto da  Luca
Purtroppo devo contraddirvi: per il Tribunale di Torino, mantenere i figli non é obbligatorio, anzi.
Ecco in sintesi la mia sentenza:
1) affido condiviso
2) tempi e modi della frequentazione del genitore non coabitante
3) il genitore non coabitante sollevato da ogni onere contributivo verso i figli
4) i due figli, di conseguenza, integralmente a carico del genitore coabitante
5) il genitore coabitante tenuto al mantenimento del genitore non coabitante.
6) spese mediche e scolastiche del primogenito integralmente a carico del genitore coabitante
7) spese mediche e scolastiche del secondogenito al 50%, solo se necessarie, concordate e documentate.(ovvero nessuna).

Eppure la Corte di Cassazione e la giurisprudenza, più volte hanno affermato il principio che il genitore non convivente è sempre e comunque tenuto al mantenimento dei figli.
Come é possibile una simile sentenza?
In questo caso IL GENITORE CONVIVENTE E´ IL PADRE !. Il Tribunale dimostra quindi che la collocazione dei figli non c´entra nulla con il movimento di denaro che deve andare sempre e comunque nella stessa direzione.
Cosa ne pensate?
Grazie Luca

Ho pubblicato una pagina internet in cui spiego meglio la questione.
sito protesta: http://www.lucacervino.it

15.21  di venerdì 23/04/2010
scritto da  Rosario
Copia incolla "Trib. Catania, 21 aprile 2006 (in Juris Data): “appare congruo, in relazione alle esigenze dei figli, al tenore di vita dagli stessi goduto, ai tempi di permanenza presso ciascun genitore, alle risorse economiche di entrambi e alla valenza dei compiti domestici e di cura da essi assunti (e in particolare, dalla madre, presso la quale i figli sono collocati), nonché al godimento di fatto della casa familiare (in comproprietà fra le parti) da parte della F., disporre che il T. versi alla moglie, per il mantenimento dei figli minori, un assegno mensile pari ad euro 250,00 e che provveda alla contribuzione diretta (mediante l’acquisto di beni o servizi per le esigenze dei minori) per euro 150,00”.

Va detto però che così facendo, la discrezionalità valutativa del genitore circa le esigenze del figlio da soddisfare in concreto ne esce significativamente limitata"


vivo con i miei figli ormai da 5 anni dovrei ricevere un contributo di 150€ per due figli che non ricevo la madre potrebbe vedere i figli 3 volte la settimana dalle 17 alle 20 e tre fine settimana al mese ma viene solo una volta ogni 15 giornisi è trasferita a 20Km ah l´auto di proprietà ma non ha 75 € per suo figlio non collabora con le spese scolastiche pero chiede l´affido condiviso.......

dico si all´affido condiviso ma 75€ occupandomi dei bambini per 28 giorni al mese comprese tutte le spese che condiviso sarebbe?
e poi 75€ corrispondono realmente al 50% di quello che i bambini hanno bisogno?

lascio a voi pensare quello che volete io mi godo i miei figli sicuramente molto più importanti del denaro

10.13  di giovedì 22/04/2010
scritto da  Stefano
Il mio caso rispecchia quello precedente e cioè: sentenza fotocopia senza aver letto le carte. La mia ex compagna ha uno stipendio quasi pari al mio e cioè di 1500 euro mensili, con casa di proprietà e gEnitori benestanti. Il giudice ha ritenuto "congruo" un assegno di mantenimento per XX di neanche 3 anni pari a euro 750,00 MENSILI. Per quanto riguarda le visite udite udite dopo 9 mesi potra´ dormire con il padre a fine settimane alterne,cioè a settembre del 2010. La sentenza mi riconosce: idonietà genitoriale, un condiviso, il più ampio diritto di visita affinchè la piccola possa mantenere un rapporto equilibrato con entrambi le figure genitoriali. Infine, il provvedimento è scritto talmente con i piedi che la madre "interpreta" anche il giorno infrasettimanale (mercoledì dalle 16 alle 20.00)così arbitrariamente ha tolto anche questo. Riassumendo vedo mia figlia 1 volta ogni 15 giorni, 2 volte al mese. Non mi permette neanche di prenderla a scuola come prima ci eravamo accordati a giorni alterni, recando un grave disagio alla bimba che è molto legata a me. Questo il Tribunale dei MINORI di ROMA. Così ho dovuto fare appello aspettando altri 7 mesi per sperare in un provvedimento che sia veramente CONDIVISO.
W L´ITALIA. E POVERI I NOSTRI BAMBINI CHE SARANNO IL NOSTRO FUTURO.

23.08  di mercoledì 21/04/2010
scritto da  Alessandro MB
Ho letto da più parti che i giudici dei tribunali spesso tendono ad applicare sentenze "fotocopia" indipendentemente dalla realtà che gli viene sottoposta a giudizio. Questo è vero anche nel mio caso, infatti ho verificato che i giudici non ascoltano, non si informano, non si interessano ai casi per i quali sono chiamati ad emettere una sentenza, applicano un "modello standard" legato a principi precedenti alla legge sull´affido condiviso del 2006, e tranquilli di avere la coscienza pulita escono dai tribunali a condurre la loro vita come se fossero dei semplici impiegati delle anagrafi comunali, peccato che spesso emettono delle vere e proprie sentenze criminali. Il mio caso è clamoroso: ho un reddito che è quasi la metà di quello della mia ex, non godo di proprietà immobiliari come la mia ex, la mia famiglia ha poche disponibilità e la famiglia della mia ex è molto benestante e proprietaria di decine se non centinaia di immobili, inoltre a parte l´infame fatto che mio figlio pernotta con me solo una volta al mese (altro argomento molto doloroso), c´Ã¨ assoluta parità di tempo di frequentazione degli ascendenti paterni o materni e quindi i pasti a mio figlio sono distribuiti in modo praticamente paritetico fra la famiglia paterna e quella materna, eppure è stato stabilito un assegno di mantenimento di 350 euro al mese! Fra l´altro un assegno di mantenimento che cercai di fare notare al giudice mi mette in seria difficoltà economica dato che oltre all´assegno di mantenimento io provvedo al mantenimento diretto di mio figlio, ma io vivo del mio stipendio mensile .......
Io con molto piacere compro vestiti a mio figlio, sono felicissimo di averlo con me per due cene alla settimana e un giorno durante i weekend, lo accudisco, compro dei giochi, partecipo a tutte le spese extra divise al 50%, ma l´assurdo nell´assurdo è che la madre molto impegnata a fare carriera c´Ã¨ pochissimo e demanda la sua presenza ai suoi ricchi ascendenti, che sono pure con le braccine corte nell´acquisto di vestiti ed altri beni per mio figlio.
Al mio tentativo di fare notare al giudice quello che brevemente ho qui scritto, cosa mi è stato risposto? il punto è che mio figlio pernotta praticamente sempre dalla madre.
Ma io mi chiedo quanto costa un figlio mentre dorme?
.... aspetto ancora una risposta sia dal giudice sia dalla mia ex che se la ride e sghignazza per la pura follia di cui gode i benefici


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