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I disegni di legge sul Condiviso in vista del testo unificato: dopo il boicottaggio dei giudici, quello della politica

Cronache dai tribunali


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I disegni di legge sul Condiviso in vista del testo unificato: dopo il boicottaggio dei giudici, quello della politica

07/04/2019 - 07:58

di ALESSIO CARDINALE - Di recente, l’on. Spadafora ha annunciato, attirandosi le ire dei genitori separati un po’ da tutta Italia, l’”archiviazione” dei contenuti del DDL n. 735 ed il rinvio del dibattito ad un confronto con l’opposizione, dalla quale il solerte Sottosegretario alle P.O. sembra abbia assimilato principi e ideologie.

Questo impone, oggi, un esame attento e approfondito dei disegni di legge oggetto del laborioso e lungo procedimento di audizione promosso dal Senatore Pillon, e ci porta a riflettere sul modo di concepire ed attuare la riforma delle tutele dei singoli componenti della famiglia che, in tutta evidenza, appare ancora superficiale e poco centrata sul vero tema che ci preoccupa, e cioè il binomio dettato, da un lato, dall’eccessiva arbitrarietà delle prassi adottate cinicamente dai magistrati – le stesse che hanno determinato il boicottaggio sistematico della L. 54/2006 - e, dall’altro, dalla mancanza di norme che diano attuazione ad un principio di “dignità” delle parti in causa nelle separazioni, ed in primis ai bambini.

Cosa intendiamo per Dignità?

I procedimenti di separazione e divorzio, così come sono concepiti oggi, finiscono con il voler disciplinare per via giudiziaria l’impossibile, ossia gli affetti. Il tentativo di “normare” il “manicomio a cielo aperto” di una separazione con procedure fredde e immutabili si scontra con la materia stessa del contendere: persone e sentimenti, riassunte all’interno di una struttura economica che, durante il suo funzionamento regolare, non è fondata sul perseguimento di un utile, ma di un principio solidaristico.

Da qui l’esigenza di un rito che, completamente rivisto (preferibilmente dalla Politica sana, e non dalla Magistratura) sia produttiva di un maggiore “tasso di umanità” e, contestualmente, da un altissimo grado di specializzazione umanistica e familiare (proprio quella che il magistrato non deve perseguire in altri tipi di problematiche giudiziarie) di cui i giudici della prima sezione civile, in tutta Italia, difettano.

In alternativa, bisognerebbe togliere ai tribunali, affidandoli a nuove strutture più rispettose delle persone, tutti i procedimenti relativi alle famiglie separate ed alla tutela dei minori, vista la cronica incompetenza dei giudici e l’interesse economico miliardario delle lobby che volteggiano attorno al cadavere di una famiglia che si disgrega.

Per questo motivo, i disegni di legge che dovrebbero definire, insieme a quello del senatore Pillon, il testo unificato – tanto agognato dal baldanzoso sottosegretario arcobaleno Spadafora -, non tenendo conto di queste riflessioni, si rivelano come un coacervo confuso di interessi di bottega da tutelare, piuttosto che il superamento delle visioni di categoria a vantaggio dell’interesse della collettività.

Infatti, dall’analisi puntuale dei pur pregevoli lavori parlamentari, emerge che:

- il DDL n. 118 si concentra esclusivamente sulla Mediazione Familiare e sull’ascolto dei minori, tralasciando qualunque riferimento alle norme sull’affidamento dei figli;

- il DDL n. 45, pur contenendo una pregevolissima norma che restituisca importanza al tentativo di conciliazione (estendendone il ruolo fino all’esplorazione più intima delle cause che hanno determinato la decisione di separarsi), non elimina (ed anzi amplifica) la discrezionalità dei magistrati e prevede una incredibile commistione con norme di natura penale, che in verità ne costituiscono il corpus fondamentale;  

- anche il DDL 837, con la sola eccezione nella sua parte relativa all’introduzione del reato di Impedimento Doloso alla cura filiale (mutuato integralmente e letteralmente, dagli studi effettuati negli anni ADIANTUM, nonostante non sia stata neanche menzionata nel testo introduttivo – ma su questo argomento c’è già in essere un confronto con il primo firmatario che certamente troverà una soluzione) si rivela una sterile enunciazione di principi che, come è accaduto in occasione del varo della L. 54/2006, troverebbero un puntuale boicottaggio da parte della magistratura di merito.

- gli enunciati del DDL 768 trovano un sostanziale annullamento di qualunque aspettativa nel rinvio sistematico alle decisioni dei giudici, come se queste, fino ad oggi, non avessero determinato, contro il volere del Parlamento, il fallimento della precedente riforma. Anche il riferimento alla formula dei “rapporti equilibrati e continuativi”, che ha dato il via al boicottaggio interpretativo della L. 54/2006 da parte della magistratura nei tribunali, ci spinge a ritenere del tutto insufficiente questo DDL.

- relativamente al DDL 735, infine, è bene dire che esso si presenta come l’unico degno di nota e con contenuti sicuramente “di rottura” rispetto a quanto visto fino ad oggi nella corposa produzione di disegni di legge sul tema del Condiviso, ma lo stesso DDL “si perde” in una inopportuna commistione con la previsione normativa di disciplina della Mediazione Familiare, alla quale viene attribuito un ruolo centrale nella soluzione delle controversie separative che, in tutta evidenza, essa non può avere: ed è proprio la sopravvalutazione della Mediazione Familiare come panacea di tutti i mali che ha dato la stura alla campagna d’odio scatenata dalle lobbies economiche che si nutrono di conflittualità coniugale per stabilizzare la propria posizione di potere e di mezzi finanziari.

A monte di tutto, bisogna dire che occorreva più coraggio e maggiore visione di prospettiva sociale che, ancora una volta, è mancata, causando l’inasprirsi di un dibattito tra opposte fazioni in guerra, che almeno hanno rivelato il loro vero volto intriso di ideologia.

Serviva, innanzitutto, tutelare davvero, in concreto, il minore prevedendo una sua autonoma difesa, a carico dello Stato, che servisse da deterrente all’abominevole comportamento tenuto dei genitori durante e dopo la separazione. Una vera e autonoma tutela legale – il c.d. Avvocato del minore - la cui presenza incombente potesse ricondurre anche le stesse strategie difensive dei legali dei genitori verso un ambito più rispettoso degli affetti e della storia familiare.

Occorreva restituire dignità ai genitori ed alla stessa Giustizia Familiare, prevedendo che il tentativo di conciliazione, che oggi si risolve in circa 30 secondi durante la c.d. udienza presidenziale, costituisse una fase a sé, lunga e laboriosa, del progetto separativo, dal momento che, se venisse impedito l’ingresso immediato dei genitori nell’arena del contraddittorio giudiziale, molte coppie potrebbero anche pensare di conciliare veramente la propria posizione personale ed affettiva.

Allo stesso modo, sarebbe stato importante prevedere che la presa d’atto delle decisioni del giudice fosse oggetto di una c.d. “udienza di comunicazione”, in occasione della quale i genitori ed i minori capaci di discernimento, senza alcuna possibilità di contraddittorio (neanche tramite gli avvocati) prendessero conoscenza delle motivazioni che hanno spinto un tal giudice a decidere in un certo modo. Un decreto che disciplina le modalità di espressione degli affetti va sempre spiegato agli interessati, e non può risolversi, oltre che nell'osservanza di prassi odiose, nel far pervenire una pec ai rispettivi avvocati, senza dover dare alcuna spiegazione che, ne siamo certi, mitigherebbe moltissimo lo sconforto degli interessati, e darebbe loro speranza per il futuro.

Serviva, infine, la previsione di una norma che obbligasse i magistrati a verificare periodicamente e personalmente, almeno 3-4 volte l’anno, l’applicazione della propria decisione. Infatti, com’è noto, una volta emesso un decreto il giudice “se ne lava le mani”, e si disinteressa della sua effettiva applicazione, sebbene sappia che la guerra di coppia, senza alcun deterrente costituito dal controllo diretto del magistrato (incontri periodici, anche una semplice telefonata: esiste una norma che vieti ad un magistrato di telefonare ai genitori per sapere come vanno le cose?), continua come e peggio di prima.

In considerazione di ciò, se a vincere sarà il compromesso politico, ed il senatore Pillon dovesse essere il grande sconfitto, si tratterà dell’ennesima occasione perduta, proprio durante una legislatura che prima del voltafaccia del M5S aveva addirittura inserito la riforma dei criteri di affidamento dei figli all’interno del Contratto di Governo.

Adesso serve, da parte di tutti i genitori colpiti dal Falso Condiviso, unità d’intenti e partecipazione attiva (non solo sui social). A breve, la campagna per le elezioni europee ci dirà con maggiore evidenza chi sono i buoni, e chi i cattivi.

Oppure, se sono tutti cattivi.


Fonte: Redazione Alessio Cardinale

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C'è 1 solo commento


12:36  di domenica 07/04/2019
scritto da  Giacomo Capurso
Articolo molto serio ed approfondito.


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