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DDL 735, confronto acceso nella maggioranza. Cosa bolle in pentola? E soprattutto, cosa chiede il M5S?

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DDL 735, confronto acceso nella maggioranza. Cosa bolle in pentola? E soprattutto, cosa chiede il M5S?
Il ministro della famiglia Fontana

15/09/2018 - 08:52

Il percorso del DDL Pillon in Parlamento si rivela meno facile di quanto non potesse sembrare. Anche all'interno della maggioranza, infatti, non mancano le voci critiche. “Sul ddl Pillon è in corso un confronto all’interno della maggioranza: ci sono alcuni aspetti che secondo noi meritano un approfondimento”, hanno dichiarato in una nota alcuni esponenti del Movimento Cinque Stelle, dicendo di voler intervenire per alcune modifiche.

Così, pochi giorni dopo le polemiche sul disegno di legge che riforma “affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità”, i 5 stelle dichiarano di voler cambiare alcuni aspetti. Certamente si tratta di una stranezza, dal momento che il testo ha l’obiettivo di applicare quanto previsto nel contratto di governo Lega – M5s in tema di famiglia.

E allora, cosa è successo? Forse il senatore Pillon (e chi ha collaborato attivamente alla scrittura del testo) ha pensato che fosse importante "arrivare per primi", ed ha omesso di osservare il necessario confronto con l'altro partito di maggioranza prima di partire a razzo con la sua campagna di comunicazione?

Non lo sappiamo, ma è possibile. Del resto, il testo - con buoni spunti di intenzione, ma molto debole in alcuni articoli e scritto con un inspiegabile vuoto di contenuto giuridico - è stato "blindato" fin dall'inizio, tenuto in gran segreto per diverse settimane e poi proposto a molte associazioni di genitori senza farle partecipare alla sua stesura (ad alcune, poi, è stato chiesta l'adesione con un semplice contatto telefonico, senza neanche inviare il testo definitivo).

Probabilmente, la fretta di chiudere la strada ad un più ampio confronto ha determinato la possibilità di migliorare il disegno di legge, e adesso il gruppo M5s pare non intenda dare il proprio appoggio se prima non saranno fatte modifiche consistenti al provvedimento.

In più, sembra che anche il ministro della famiglia Fontana (Lega), che non è certo l'ultimo arrivato, abbia espresso più di una perplessità su disegno di legge, e questo la dice lunga sul cammino accidentato che si profila in Parlamento.

Per meglio comprendere la genesi del DDL Pillon, meglio conoscere i passaggi che ne hanno tracciato la strada fino ad oggi. Si parte dal contratto di governo, al paragrafo diritto di Famiglia (art. 24), dove testualmente: "...nell’ambito di una rivisitazione dell’istituto dell’andamento condiviso dei figli, l’interesse materiale e morale del figlio minorenne non può essere perseguito se non si realizza un autentico equilibrio tra entrambe le figure genitoriali, nel rapporto con la prole. Pertanto sarà necessario assicurare la permanenza del figlio con tempi paritari tra i genitori, rivalutando anche il mantenimento in forma diretta senza alcun automatismo circa la corresponsione di un assegno di sostentamento e valutando l’introduzione di norme volte al contrasto del grave fenomeno dell’alienazione parentale...".

Traendo spunto da quanto enunciato nel contratto, Il disegno di legge a prima firma Pillon è arrivato, in tutta fretta, in commissione Giustizia del Senato lo scorso 10 settembre 2018. Il ddl punta, tra le altre cose, a prevedere come obbligatoria la mediazione familiare al fine di aiutare le coppie a trovare un accordo nell’interesse dei minori. Uno dei temi centrali è quello del tempo trascorso con i genitori, vero nodo della materia: “...Indipendentemente dai rapporti intercorrenti tra i due genitori, il figlio minore, nel proprio esclusivo interesse morale e materiale, ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con il padre e con la madre, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambe le figure genitoriali, con paritetica assunzione di responsabilità e di impegni e con pari opportunità. Ha anche il diritto di trascorrere con ciascuno dei genitori tempi paritetici o equipollenti, salvi i casi di impossibilità materiale”, si legge all’articolo 11 del DDL. Il giudice deve assicurare il diritto del minore di trascorrere “...tempi paritetici in ragione della metà del proprio tempo, compresi i pernottamenti, con ciascuno dei genitori. Salvo diverso accordo tra le parti, deve in ogni caso essere garantita alla prole la permanenza di non meno di dodici giorni al mese, compresi i pernottamenti, presso il padre e presso la madre”.

Inoltre, il ddl Pillon si propone di contrastare il fenomeno dell’alienazione parentale (previsto nel contratto di governo), e sparirebbe la cifra forfettaria stabilita automaticamente, sostituita da un monte-spese calcolato ad hoc sui figli e sul progetto che i genitori hanno su di loro. La cifra stabilita sarà poi divisa equamente tra i genitori, in base a quanto guadagnano. In tal modo, se una donna è priva di reddito, tutte le spese toccheranno al padre, che però pagherà direttamente le spese vive, ordinarie e straordinarie.

E' quest'ultimo elemento, a ben vedere, che fa paura all'opposizione ed al suo elettorato femminile: la perdita del welfare occulto di cui le donne hanno goduto fino ad oggi, utilizzando discrezionalmente le risorse economiche imposte agli ex mariti da tribunali troppo superficiali e complici.

Sarà anche questo l'oggetto della discordia che spinge i cinque stelle (e la sua fortissima componente femminile, anch'essa cresciuta nella disparità dei ruoi genitoriali) a voler mettere mano al disegno di legge? E' la potenziale perdita di elettorato femminile a causare questo stop?

Qualunque sia il motivo, speriamo solo non si tratti di una contrapposizione ideologica sul tema: quella sì che farebbe perdere qualunque treno sulle modifiche del Condiviso, e non soltanto il treno-Pillon.  

Presto, dunque, Lega e M5S attorno ad un tavolo di lavoro, per risolvere la questione con rapidità. Nel frattempo, altri disegni e progetti di legge in materia sono ai ranghi di partenza.

Bisognerà fare i conti anche con questi, per colmare le lacune del DDL 735, in tutti i modi possibili.


Fonte: Redazione

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