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PdL 4377, un passo indietro verso la legittimazione del genitore prevalente

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PdL 4377, un passo indietro verso la legittimazione del genitore prevalente

01/09/2017 - 12:42

Nonostante l'inerzia del Parlamento che persevera nel non voler calendarizzare i progetti di riforma dell'affidamento condiviso, continuano a fioccare PdL eDdL, arrivati ormai a nove nell'attuale Legislatura

L'ultima in ordine di tempo è la PdL 4377, in merito alla quale però siamo costretti a manifestare un atteggiamento critico.

La proposta di legge n° 4377, depositata alla Camera a firma degli On.li Turco, Artini, Baldassarre e Segoni, purtroppo parte male. Già nel titolo contiene termini e concetti poco chiari e, in ogni caso, impossibili da condividere. 

 

     

 

 

Così formulata, la PdL sembra nascere allo scopo di sanzionare l’eventuale comportamento pregiudizievole agito dal genitore affidatario, figura maggioritaria a monte della legge 54/06, residuale dopo la riforma sull’affido condiviso.

Appare sinceramente anacronistica una norma che si preoccupa di sanzionare le inosservanze relative ad una sparuta minoranza di casi; perché non è stata proposta nei decenni dell’affido esclusivo, quando il genitore affidatario era una figura pressoché standardizzata?

Per lo stesso motivo, perché non prevedere oggi misure applicabili alla larga maggioranza dei casi, quelli cioè che non contemplano un solo genitore affidatario?  

La sensazione che la ratio della novella sia intervenire sulle dinamiche ostative ai danni del genitore non affidatario è rafforzata dal passaggio successivo, quando il problema – a detta dei firmatari – sarebbe la cronica mancanza di approfondimenti nel corso della Presidenziale.

 

 

Ma non viene chiarito quale sia “il ruolo cui è stato chiamato”.

In ogni caso l’uso del singolare non può che intendere il ruolo prevalente di un genitore rispetto all’altro, sia che il tribunale lo individui come affidatario in regime di affidamento esclusivo, sia che lo individui come collocatario in regime di affido condiviso.

Sembra quindi accettata l’obbligatorietà di individuare un genitore di riferimento. 

La Pdl 4377, in sostanza, ribadisce l’asimmetria tra i genitori riconoscendo la principale stortura maturata negli ultimi dieci anni di prassi giurisprudenziale, vale a dire il ripristino per padri e madri di un ruolo centrale ed uno periferico nel percorso di crescita della prole.

Esattamente ciò che il Legislatore del 2006 intendeva eliminare.

Poi però la lettura delle note introduttive chiarisce che i provvedimenti del giudice dovrebbero intervenire per sanare eventuali criticità nascenti nella coppia separanda, a prescindere dall’affidamento esclusivo.  

L’intento è ampiamente meritorio, la novella si propone di affrontare le dinamiche alienanti poste in essere da un genitore ai danni dell’altro, ipotizzando misure che consentano al giudice di arginare un fenomeno già oggi rilevante ed in ulteriore espansione, quell’alienazione genitoriale che è focolaio di conflittualità unilaterale ma soprattutto incide negativamente sulla prole a breve e medio termine: sulle relazioni dei figli nell’immediatezza, sul sano sviluppo psicosociale negli anni successivi. 

Pur concordando con l’intento, tuttavia non è possibile condividere lo strumento proposto.

Dato per acquisito che la magistratura non riesce ad abbandonare il solco tracciato da 40 anni di affidamento monogenitoriale – e l’investitura del genitore prevalente che ne deriva, poco importa che lo si chiami affidatario o collocatario – allora la soluzione proposta è quella di invertire questo genitore prevalente che proprio non si riesce ad eliminare: il genitore alienante perde la collocazione dei figli, ed il suo ruolo viene attribuito all’altro.

Temporaneamente, però. Nelle more della CTU, qualora disposta, o del pronunciamento del giudice.

 

     

 

Si apre una serie di quesiti difficilmente conciliabili con la chiarezza della misura prevista.

La ex casa coniugale come si colloca nelle disposizioni del giudice? I figli conservano il diritto di viverci? Il titolo di assegnazione al genitore alienante rimane invariato, oppure cambia in favore del genitore alienato che vi risiederà con i figli almeno fino all’esito della CTU? Dopo i quattro/cinque mesi della consulenza, tuttavia, è possibile confermare la variazione effettuata pro tempore, ma anche ripristinare la situazione quo ante? In un clima di aspra conflittualità come quello che inevitabilmente si crea tra genitore alienante ed alienato, è verosimile che il primo esca dall’abitazione lasciando al secondo tutte le utenze intestate a proprio nome? In tutto ciò che incidenza hanno traslochi, disdette e stipule dei contratti per le utenze di acqua, elettricità e gas?  Oppure i figli non continuano a vivere nella ex casa familiare, cambiano residenza e vanno a vivere dal genitore alienato?

Dubbi leciti in quanto la PdL 4377 recita testualmente  “disponendo con immediatezza (…) il cambio della residenza abituale della stessa (la prole)”. Quindi sembra che siano i figli ad essere spostati, non il genitore alienante, ma ciò costituirebbe una violazione dei loro diritti in quanto l’assegnazione dell’immobile, com’è noto, non costituisce il premio ad un genitore bensì il riconoscimento di un diritto dei figli.

Quindi è un diritto del minore al momento di stabilire l’assegnazione, ma non lo è più al momento di arginare i comportamenti pregiudizievoli del genitore alienante.  

Le obiezioni sarebbero molte altre, è curioso trovare tanti spunti di contestazione in un articolato che non arriva a 30 righe.

Non corrisponde al vero che il genitore alienante possa essere esclusivamente quello presso cui i figli vivono prevalentemente.

Non corrisponde al vero che la manipolazione della prole fondi le sue radici in un disturbo della personalità.

Ma soprattutto non corrisponde al vero che debba essere legittimata la figura del genitore collocatario, termine e concetto di esclusiva origine giurisprudenziale in quanto inesistente nella legge 54 del 2006. 

Una forzatura sistematica è stata poi “sanata” dal D.lgs 154/2013 meglio noto come decreto filiazione, che stabilisce in effetti l'obbligo di concordare una residenza abituale del minore.

Detto decreto legislativo, tuttavia, sfora apertamente in un eccesso di delega e quindi presenta profili di incostituzionalità.

Concludendo, a parere di chi scrive la PdL 4377 si propone su due livelli distinti: ampiamente condivisibile per l’obiettivo, non certo per lo strumento previsto.   

Fabio Nestola


Fonte: redazione

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