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Linee guida di Brindisi, Non Una Di Meno: Condiviso non sempre migliore soluzione. Antiviolenza ad ogni costo

Cronache dai tribunali


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Linee guida di Brindisi, Non Una Di Meno: Condiviso non sempre migliore soluzione. Antiviolenza ad ogni costo
Lia Caprera, leader di NUDM Brindisi

31/05/2017 - 14:51

Che l’affido condiviso non sia sempre la soluzione migliore lo dice la legge, non serve che si svegli la sezione brindisina di Non Una Di Meno e si avventuri nel terreno scivoloso del Diritto credendo di dispensare lezioni.

Sorprende, ma poi non troppo, la levata di scudi contro le linee guida della dr.ssa Palazzo, colpevole - secondo quanto insinua il comunicato NUDM - di voler spargere affido condiviso a pioggia, alla cieca, senza valutare i casi specifici quindi anche ai padri violenti (oh, ecco finalmente il tema caro a NUDM, ero preoccupato che dopo 15 righe di comunicato ancora non comparisse la violenza).

Ribadiamo alcuni concetti, non sarebbe necessario ma a quanto pare c’è chi si ostina a non voler capire: le linee guida di Brindisi suggeriscono un orientamento, delle indicazioni di massima, non è un diktat al quale uniformarsi obbligatoriamente.

Chi sostiene il contrario dimostra un analfabetismo giuridico imbarazzante.

Oppure mastica Diritto ma allora è in malafede; delle due una, non esiste una terza ipotesi.

 

Vale la pena di dedicare una certa attenzione al comunicato che stronca (o tenta di farlo) le linee guida di Brindisi, per cogliere le vistose inesattezze di un testo asservito all’ideologia che dimostra di essere molto di pancia ma poco di testa

http://www.newspam.it/laffido-condiviso-non-e-sempre-la-soluzione-migliore

 

Primo punto, che molti sembrano ignorare: la dr.ssa Palazzo non ha creato nulla di nuovo, si è limitata a prendere atto delle fonti autorevoli (ISTAT, MIUR) che riscontrano la mancata applicazione della riforma del 2006. Quindi ha suggerito un’applicazione concreta secondo la ratio della norma, ribadendo i principi voluti dal Legislatore che ha proposto la riforma e dall’intero Parlamento che l’ha approvata.

Nelle linee guida tanto indigeste a NUDM non c’è un solo principio che non sia già contenuto nella legge 54 del 2006; in sostanza non sono nulla di più che un richiamo ad applicare la legge.

Se vogliamo dirla tutta, è scandaloso che qualcuno si scandalizzi.

Anzi, non è strano che Brindisi ricordi che le leggi, piaccia o meno, andrebbero applicate, è strano che dopo 11 anni dal varo della riforma ancora si rendano necessari richiami del genere.

Vadano direttamente al punto detrattrici e detrattori delle linee guida: ciò che vorrebbero cancellare è la legge, è un falso bersaglio la dr.ssa Palazzo che ricorda di applicarla.

 

“ … Il ricorso a un’unica modalità di affidamento dei/lle figli/e risulta tuttavia rigido”

Ogni coppia ha delle sue peculiarità, ogni separazione è un caso a se e come tale va trattato. Nessuno dice il contrario, ne’ la legge 54 del 2006 ne’ le linee guida della dr.ssa Palazzo. Basta leggere, non è difficile.

 

“e inadeguato rispetto alla molteplicità dei vissuti familiari e alla problematicità dell’attuale contesto socio-economico, caratterizzato da crescente povertà... “

Cosa c’entra la povertà … la norma non nasce per essere applicata solo alle fasce di reddito più alte, mentre per gli altri non vale.

Per caso questo richiamo prelude a rivendicazioni economiche?

 

“ … Le linee guida sull’affido condiviso dei/lle figli/e fanno riferimento alla risoluzione 2079 (2015) del Consiglio d’Europa e considerano il ruolo dei padri nella fase di separazione e in quella successiva, dando per scontato che in precedenza la relazione coniugale, il rapporto genitore/figlio e la gestione familiare siano state improntate al preciso e misurato criterio della parità, per esempio in relazione al lavoro domestico,  di cura, responsabilità educative e  familiari, ecc. Ma in Italia la gran parte di tale lavoro non retribuito, a favore dei membri della famiglia, uomini adulti inclusi,  è svolto dalle donne.”

Lettura fantasiosa.

Il bene tutelato è l’interesse del minore, mentre NUDM dimostra una deriva adultocentrica, ovviamente gender oriented.

È il minore ad avere il diritto a rapporti significativi e costanti con entrambi i genitori, ed anche questa non è un’invenzione della dr.ssa Palazzo ma il cardine della legge 54/06.  La bigenitorialità è un diritto indisponibile del minore, a prescindere dagli equilibri familiari precedenti alla separazione.

Pertanto i figli hanno diritto a frequentare il padre anche se questi non lavava i piatti, così come hanno diritto a frequentare la madre anche se è una donna in carriera che delegava alle tate i compiti di cura.

Questo principio sembra sfuggire a NUDM, che lamenta - non è chiaro se con carattere risarcitorio - il maggior carico di lavoro domestico sopportato dalle donne.

Curioso che si portino tali argomenti per sostenere il motivo stesso del comunicato, cioè che l’affido condiviso non va sempre applicato.

 

“Inoltre, fatto molto grave, le linee guida non fanno alcun riferimento alle circostanze nelle quali si esclude il ricorso all’affido condiviso …”

Forse sfugge la differenza fra una legge e delle generiche raccomandazioni. La legge stabilisce una priorità ma prevede i casi di deroga, le raccomandazioni no. Quindi si tratta di un allarme infondato, non c’è alcun fatto molto grave ma è la perfetta normalità per un motivo semplicissimo, duole doversi ripetere: la dr.ssa Palazzo non ha legiferato pro domo sua ma ha sollecitato l’applicazione di una legge, peraltro esistente da 11 anni.

E la legge non è standardizzata sull’affido condiviso ma prevede anche il caso in cui sia preferibile l’affido esclusivo ad un genitore. Basta leggere.

 

“ … la Convenzione di Istanbul (…) sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, (…) all’articolo 31 stabilisce che “al momento di determinare i diritti di custodia e di visita dei figli siano presi in considerazione gli episodi di violenza” e che l’esercizio di tali diritti “non comprometta i diritti e la sicurezza della vittima o dei bambini”. 

Torna il focus adultocentrico che NUDM sembra proprio non riuscire ad accantonare a favore dei diritti dell’infanzia.  

La Convenzione di Istanbul entra in conflitto col nostro ordinamento nel momento in cui regredisce al diritto dell’adulto prevalente rispetto al diritto del minore.

Parla espressamente di “diritti di custodia e di visita dei figli”, diritti ovviamente dei genitori, mentre nel nostro impianto normativo titolare di diritti è la prole.

Anche questo non lo dice la dr.ssa Palazzo ma la legge 54/06, basta leggere il vecchio articolo 155 cc novellato in 337 ter con decreto legislativo n° 154 del 28 dicembre 2013.

 

I governi sono obbligati a garantire tali obiettivi attraverso l’adozione di misure legislative o di altro tipo.

Appunto, i governi …

Quindi cosa c’entra la dr.ssa Palazzo con le sue linee guida?

La sezione brindisina di NUDM continua a criticare la legge sull’affido condiviso, emerge da ogni passaggio come l’equiparazione dei genitori risulti difficile da digerire e sia più conveniente restaurare il vecchio modello casa/assegno/figli alla madre, format blindato da oltre 40 anni.

Perché la donna subisce violenza, e se non subisce violenza deve avere i figli così conserva la casa, e se non c’è una casa da assegnare è povera e non può perdere l’assegno.  

Sarebbe il caso di scrivere una lettera indignata a tutti i parlamentari, bisogna cambiare la legge che mette sullo stesso piano padri e madri.

E lasciare in pace la Palazzo, che l’obiettivo è un altro.

 

A tale scopo il movimento Non Una Di Meno e la rete dei centri antiviolenza  D.i.Re, a Brindisi il CAV “Io Donna”, indicano alcuni obiettivi prioritari  da perseguire per migliorare la condizione delle donne e dei/lle loro figli/e in relazione alle problematiche della violenza maschile sulle donne:

ah, ecco.

Se la legge sull’affido condiviso deve essere applicata secondo le direttive dei centri antiviolenza, siamo a cavallo.

Sono strutture focalizzate sui diritti di genere, è normale che sia così, ma ciò comporta un approccio ideologico privo dell’imparzialità indispensabile al diritto di famiglia.  

 

FN


Fonte: redazione

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