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LŽinteresse del minore secondo le elastiche interpretazioni del tribunale di Torino

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LŽinteresse del minore secondo le elastiche interpretazioni del tribunale di Torino
il tribunale di Torino

31/03/2017 - 13:40

Diritto di famiglia, tribunale di Torino: è possibile imporre al minore di frequentare l'altro genitore?

"La risposta al quesito è fornita dal Tribunale di Torino (sez. VII civ. – decreto 4 aprile 2016) che, uniformandosi alle decisioni della Corte europea dei diritti dell'uomo che prescrivono al Giudice di individuare e di concretizzare il diritto del genitore a mantenere il legame con i figli sempre nell'ottica prevalente di favorire l'interesse superiore del minore, ha deciso che il mantenimento dei rapporti familiari non deve essere imposto al minore che si oppone di frequentare l'altro genitore, al fine di tutelare l'interesse del primo rispetto ad ogni altro diritto."

http://www.studiocataldi.it/articoli/25618-principio-di-bigenitorialita-e-possibile-imporre-al-minore-di-frequentare-l-altro-genitore.asp

 

Impossibile concordare.

Il diritto del minore, normato già dal 2006, è quello di mantenere rapporti significativi e costanti con entrambi i genitori. È il principio della bigenitorialità, introdotto dal Legislatore con la l. 54/06 e ribadito dall’art. 337 ter dopo il decreto filiazione.

Quindi la motivazione è mal posta, presenta più di un vizio non solo di forma.

Torino dice: “il diritto del genitore a mantenere il legame con i figli (omissis) il mantenimento dei rapporti familiari non deve essere imposto al minore che si oppone (omissis) al fine di tutelare l’interesse del primo rispetto ad ogni altro diritto

La norma dice il contrario, basta leggere, non è affatto un diritto del genitore: Art. 337 ter - Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale (…).

Da nessuna parte il Legislatore ha previsto il padre ha diritto di … o la madre ha diritto di … , l’unico bene tutelato è il diritto del minore quindi chi si ostina a parlare di diritti dei genitori dimostra un ritardo interpretativo ancorato al modello di affido esclusivo, precedente alla riforma del 2006.

Il gap culturale che troppi tribunali non riescono a superare è quello di considerare le frequentazioni un diritto o addirittura un capriccio dei genitori, e un faticoso dovere per la prole.

Per i figli invece frequentare entrambi i genitori è un diritto, una risorsa, una preziosa opportunità.

Bisognerebbe mantenere almeno una parvenza di omogeneità valutativa, provare a rispolverare la coerenza, criterio sconosciuto al momento di stabilire una sinossi tra famiglia unita e famiglia separata.

In una famiglia unita, cosa accadrebbe qualora un figlio manifestasse la volontà di non vedere un genitore?

Il sistema giudiziario imporrebbe al genitore rifiutato (padre o madre, il genere è ininfluente ai fini dell’analisi critica) di lasciare l’appartamento e trasferirsi altrove per assecondare il volere del figlio?

Oppure imporrebbe di alzare un muro divisorio per far si che rifiutato e rifiutante possano vivere nella stessa casa senza incontrarsi mai, perchè questo è il volere del figlio ed il suo interesse è non subire costrizioni?

Oppure ancora i Servizi Sociali toglierebbero il figlio ai genitori per collocarlo in casa famiglia e verrebbero stabiliti incontri protetti solo col genitore gradito al minore ribelle?

Per non restare circoscritti alle frequentazioni con i genitori separati, sarei curioso di conoscere il parere del Tribunale di Torino in merito ad altre questioni che riguardano persone di minore età: se una bambina rifiutasse di fare le vaccinazioni, di assumere un farmaco, di andare a scuola, i genitori avrebbero il dovere di imporsi o, se lo facessero, verrebbero condannati per aver violato il diritto della minore?

Dov'è il confine fra tutelare il diritto di un minore ed assecondare il capriccio di un minore?

Soprattutto quando si tratta di un capriccio indotto, come nel caso dell'alienazione genitoriale.

La stortura - a mio parere - del Tribunale di Torino è quella di legittimarsi richiamando le decisioni CEDU. Tuttavia la Convenzione comunitaria sui diritti umani non contempla il diritto del minore, che invece costituisce l’asse portante del nostro diritto di famiglia.  

Il bene tutelato a Strasburgo è il diritto alle relazioni familiari (art. 8), ma tecnicamente il soggetto legittimato ad agire è esclusivamente l’adulto.

Il procedimento è "Rossi contro Italia", è irricevibile quello "Rossi & prole contro Italia".   

È un criterio che non condivido, ma dobbiamo limitaci a prenderne atto.

Non lo condivido poiché tutelando testualmente le relazioni, l’art. 8 della Convenzione EDU riconosce il danno in capo ad uno solo dei soggetti in relazione tra loro, mentre ogni relazione familiare per sua stessa definizione mette in collegamento due o più soggetti. Dando per G il genitore e per F il figlio, chi ostacola la relazione che unisce G ad F reca un danno incontestabile ad entrambi i soggetti che subiscono l’interruzione della relazione stessa.

Ma la Corte di Strasburgo riconosce l’eventuale danno solo a G, il ricorrente, il che appare una vistosa contraddizione poiché la CEDU ancora non riconosce il diritto del minore.

L’Italia si, almeno formalmente; poi se ne fanno interpretazioni fin troppo elastiche – vedi Torino - ma questo è un altro discorso.

 

FN 


Fonte: redazione

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