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Fondo di Solidarietà per i separati, seconda parte - di Fabio Nestola

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Fondo di Solidarietà per i separati, seconda parte - di Fabio Nestola

16/02/2017 - 20:08

Lo scorso 24 gennaio pubblicavamo la notizia del decreto che finalmente concretizzava una misura prevista nella manovra finanziaria di due anni fa. Proprio così: nel 2015 vengono previsti degli stanziamenti che però diventano operativi nel 2017, con calma, piano piano, senza fretta, modalità tipicamente italiana.

La novità-tartaruga è questa: viene istituito il Fondo di solidarietà a tutela del coniuge che non riceve l’assegno dall’ex.

La misura, prevista nella legge di stabilità del 2015, è divenuta operativa solo a seguito del decreto attuativo pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 14 gennaio 2017

La notizia meritava un breve commento critico, non tanto per i tempi quanto per le gravi discriminazioni che contiene.

http://www.adiantum.it/public/3774-fondo-di-solidarietà-per-i-genitori-separati--come-sempre-il-minore-non-viene-tutelato.asp

in calce all’articolo scriveva la sig,ra Sandra, postando questo commento

 

Buongiorno, da quanto ho letto il coniuge che ha già ottenuto il divorzio non ha diritto all’assegno di solidarietà. E come mai? Io non ho ai ricevuto per le mie figlie aiuti da parte del padre ne’ da separata ne’ da divorziata nonostante le due denunce fatte all’autorità competente.

Le mie figlie sono ancora minorenni e hanno lo stesso diritto e bisogno di quando ero separata. L’assegno dovrebbe essere dato in entrambi i casi.

 

Cogliamo l'occasione per approfondire. Ha ragione la signora Sandra, infatti l’anomalia che emerge è questa: nella forma viene istituito un Fondo per sanare le ingiustizie, ma nella sostanza il Fondo costituisce una ulteriore ingiustizia.

Volendo puntualizzare va detto che si tratta di un’ingiustizia ancora maggiore, in quanto l’eventuale mancato versamento dell’assegno da parte di un genitore rappresenta l’ingiustizia agita da un privato, mentre la discriminazione dei figli in base allo stato civile dei genitori è un’ingiustizia istituzionale.

I figli degli ex conviventi, dei separati e  dei divorziati sono uguali, o almeno dovrebbero esserlo per legge.

Non lo dico io, lo dice il decreto legislativo  n°154 del 28 dicembre 2013, meglio noto come Decreto Filiazione.

Il Decreto Filiazione nasce per eliminare - non solo nel lessico - ogni differenza tra figli legittimi ed illegittimi, poi però il Fondo di Solidarietà la ristabilisce.

La stortura, a mio modo di vedere, nasce al momento in cui il decreto attuativo del gennaio 2017 stabilisce che al Fondo abbia accesso testualmente il coniuge separato, dicitura che esclude automaticamente il convivente (in quanto non coniuge) ed il divorziato (in quanto non separato).

È lecito chiedersi se si tratti di un decreto solo scritto male, oppure è proprio pensato male.

Temo che non si tratti di un refuso, la restrizione sembra essere voluta:

  • nel caso in cui il Legislatore avesse voluto estendere l’accesso al Fondo agli ex conviventi, non avrebbe potuto ovviamente scrivere coniuge, termine che restringe il campo a chi ha contratto matrimonio;
  • nel caso in cui il Legislatore avesse voluto estendere l’accesso al Fondo ai divorziati, allo stesso modo non avrebbe potuto scrivere coniuge, in quanto la cessazione degli effetti civili del matrimonio che arriva col divorzio comporta la cancellazione dello status di coniuge. 

Il Fondo sembrerebbe - il condizionale è d’obbligo -  essere concepito per consentire l’accesso ad un numero ridotto di utenti.

Probabilmente i cittadini in ristrettezze economiche che sperano di potervi accedere sono parecchi, ma la selezione è durissima: come abbiamo visto ne resta fuori l’esercito dei divorziati e degli ex conviventi (e rispettivi figli), ma anche per i privilegiati “coniugi” la strada è in salita.

Leggiamo attentamente il decreto pubblicato qui

https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_8_1.page?contentId=SDC1305711&previsiousPage=mg_14_7

Tanto per cominciare manca il form per la presentazione della domanda, che - secondo l’art. 3 del decreto - avrebbe dovuto essere disponibile sul sito del Ministero in un’apposita area entro 30 gg dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

La GU era del 14 gennaio ma al 16 febbraio (dopo 33 giorni) ancora non c’è il form e non c’è nemmeno l’area dedicata al «Fondo di solidarietà a tutela del coniuge in stato di bisogno».

Perché fissare una tempistica precisa quando non esiste alcuna possibilità di rispettarla?

O meglio, non esiste per la macchina burocratica.

Infatti qualsiasi sedicenne saprebbe creare in mezz’ora uno spazio su un sito, su un blog o sui social, è semplice … ma nel vocabolario ministeriale la parola semplice non esiste.

Come minimo ci vuole una commissione di esperti, che nomina una sottocommissione di tecnici, che deve elaborare una serie di proposte che andranno al vaglio di un’apposita commissione valutativa, poi il risultato va alla firma del Guardasigilli che però è in missione all’estero.

Il 2017 viene eroso dalle pastoie della burocrazia ministeriale, e il Fondo rischia di non partire affatto perché sono ammissibili solo gli inadempimenti maturati dopo l’entrata in vigore della legge.    

Anche quando con immancabile ritardo (con calma, piano piano, senza fretta) verrà pubblicato il modulo in conformità del quale sarà possibile presentare istanza, l’avente diritto - o aspirante tale - dovrà districarsi in una selva di documenti e dichiarazioni da allegare, pena l’inammissibilità dell’istanza stessa.

Sembra una corsa ad ostacoli.

Ad esempio, se l’avvocato (magari in gratuito patrocinio, proprio per le classi meno abbienti) non ha chiesto il prelievo alla fonte direttamente al datore di lavoro, la domanda è inammissibile e si riparte dal via.

Se la persona che presenta istanza è disoccupata, deve dichiarare di non aver rifiutato offerte di lavoro negli ultimi due anni. Ma che c’entra? Se il tribunale ha stabilito che ‘sta persona deve ricevere 300 euro al mese ma il coniuge non li versa, il Fondo la rimborsa solo se dimostra di morire di fame perché non ha altri redditi? Potrebbe allegare anche le foto sulla bilancia degli ultimi sei mesi, per dimostrare che è molto deperita.

E se non lo fa va in Prigione senza passare dal via, e sta ferma due giri.

In sostanza un ipotetico panorama sembra essere questo:

10.000 genitori con figli minori non ricevono quanto stabilito dal Tribunale e versano in uno stato di bisogno.

4.000 sono ex conviventi (stima prudente, la categoria è in aumento) e non hanno accesso al Fondo.

3.000 sono divorziati e neanche loro hanno accesso al Fondo.

100 (una sparuta minoranza) hanno avuto l’annullamento dal Tribunale Rotale, e neanche loro hanno accesso al Fondo.

Ne restano 2.900, ma ancora non esiste lo strumento annunciato dal decreto per presentare istanza.

Quando potranno presentare le domande, scopriranno che 800 verranno rigettate perché l’avvocato non ha fatto richiesta al datore di lavoro, 800 verranno rigettate perché manca la copia autentica del verbale di pignoramento mobiliare negativo, ovvero copia della dichiarazione negativa del terzo pignorato relativamente alle procedure esecutive promosse nei confronti del coniuge inadempiente;

800 verranno rigettate perché manca la visura rilasciata dalla conservatoria dei registri immobiliari delle province di nascita e residenza del coniuge inadempiente da cui risulti l'impossidenza di beni immobili, oppure manca uno qualsiasi degli altri requisiti macchinosi.

Dei 10.000 iniziali ne rimangono quindi 500, ma non è detto che  riescano a vedere l’assegno perché nel frattempo la sperimentazione 2016/2017 potrebbe essere terminata.

Sembra il trucco delle tre carte.

Et voilà, il gioco è fatto, ecco come fingere un ammortizzatore sociale senza tirar fuori una lira. 

 

FN


Fonte: redazione

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