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Stato di bisogno e pagamento in ritardo assegno mantenimento - di Alessandro Gazzea*

Rassegna Giuridica


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Stato di bisogno e pagamento in ritardo assegno mantenimento - di Alessandro Gazzea*

09/04/2010 - 15.02

Il fatto che sia stata dedotta (e non contestata) una situazione economica avente i caratteri dell’indigenza e che i pagamenti relativi al mantenimento dei figli minori siano stati comunque, pur se in ritardo, corrisposti al coniuge assegnatario, sono circostanze idonee ad escludere la volontà del genitore tenuto al pagamento di non voler assolvere ai propri obblighi parentali. Di conseguenza, in tali ipotesi, non si può ritenere integrata l’ipotesi di reato di cui all’art. 570 comma 2, c.p.

 

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI BOLOGNA
SEZIONE PENALE


Il Giudice dott. Stefano Marinelli
all’udienza dibattimentale del 11/03/09
Con l’intervento del P.M. Dott. Se.Ro. (VPO)
e
con l’assistenza del cancelliere N.Ra.
ha pronunciato e pubblicato mediante lettura del dispositivo e della
seguente
SENTENZA
Nei confronti di:
Ca.Gi.
nato (omissis)
residente a Marmorta di Molinella via (omissis)
IMPUTATO
del reato p. e p. dall’art. 570 co. 1 e 2 n. 2 cp, perché serbando una condotta contraria all’ordine e alla morale delle famiglie, si sottraeva agli obblighi di assistenza inerenti la qualità di genitore, non contribuendo in alcun modo al mantenimento dei figli minori Sa. e Gi., in particolare omettendo di versare a Na.Mo. la somma di Euro 200 mensili così come stabilito con provvedimento del Tribunale di Bologna del 22/2/2006, e facendo così mancare agli stessi i mezzi di sussistenza.


MOTIVI DELLA DECISIONE


La vicenda trae origine dalla querela proposta da Na.Mo.; al dibattimento, ove è stata acquisita la remissione della querela accettata dall’imputato, l’istruttoria espletata ha escluso la penale responsabilità del prevenuto sottopostosi ad esame, avendo le parti concluso come in atti per la relativa assoluzione. Le fattispecie delittuose contestate si realizzano, secondo indirizzi giurisprudenziali ormai consolidati, la prima nella violazione degli obblighi di assistenza inerenti la qualità di coniuge o di genitore, la seconda nella (e per tutta la durata della) condotta emissiva di chi faccia mancare all’avente diritto che versa in stato di bisogno i mezzi di sussistenza, pur avendo la concreta capacità economica di fornirglieli.
Con riguardo alla prima ipotesi di reato la remissione della querela esclude la procedibilità dell’azione penale; per quanto attiene all’omessa somministrazione dei mezzi di sussistenza, occorre che la persona offesa versi in stato di effettivo bisogno, nel senso che non sia in grado di procurarsi i “mezzi economici minimi necessari per la soddisfazione delle esigenze elementari di vita … (come il vitto, l’abitazione, i medicinali ecc.)” (Cass. Pen. Sez. 6, Sentenza n. 2081 del 07/02/1984 Ud. dep. 03/03/1984, Rv. 162996, Ma.), circostanza che non è esclusa dell’esistenza di altri introiti o cespiti dell’avente diritto se questi non siano sufficienti a soddisfare le esigenze minime della vita, come in caso di pensione sociale (Cass. Pen. Sez. 6, Sentenza n. 5971 del 07/04/1980 Ud. dep. 15/06/1981, Rv. 149390, De.) o di mediocri guadagni da lavori saltuari (Cass. Pen. Sez. 6, Sentenza n. 3233 del 19/11/1975 Ud. dep. 11/03/1976, Rv. 132746, Ga.).

Lo stato di bisogno è poi nozione da tenersi distinta da quella civilistica di mantenimento (che è fondata sulla valutazione e comparazione delle condizioni socio - economiche dei coniugi) per cui la sanzione penale è riservata non già alla condotta di chi lasci la persona offesa senza le utilità economiche di cui poteva godere in costanza di convivenza, ma alla più circoscritta ipotesi di omissione dei mezzi minimi ed essenziali. E’ peraltro evidente che il riconoscimento da parte del giudice civile di un importo a titolo di mantenimento a favore del coniuge separando, se non autorizza a ritenere provato lo stato di bisogno dello stesso, consente, laddove l’obbligo di corresponsione sia adempiuto dal debitore, di escludere la ricorrenza, quantomeno sul piano soggettivo, dell’autonomo reato di cui al n. 2) comma 2 dell’art. 570 c.p. Nel caso di specie la querelante, in sede di deposizione, ha circoscritto il periodo di mancato versamento delle somme dovute tra il Luglio ed il Novembre del 2007 (somme poi versate alla fine del mese di Novembre del 2007 (v. documentazione prodotta dalla difesa), non avendo notizie precise circa la condizione economica del coniuge separato. Questi, in sede di esame, ha affermato di non essere stato in grado di fornire alcun contributo per i figli minori per la sua situazione ai limiti dell’indigenza a causa di un lavoro fornitore di un reddito di poco superiore ai 400,00 Euro mensili (cameriere a tempo parziale nel pub di proprietà della convivente Gh.) e di una situazione reddituale sempre precaria; avendo poi acquisito un lavoro stabile sia pure con reddito modesto (cameriere in una trattoria con vitto parziale e remunerato con circa 600,00 Euro mensili) ha provveduto, sia pure in ritardo, a versare le somme dovute al coniuge cui in sede di separazione aveva lasciato la quota di sua proprietà dell’immobile adibito ad abitazione, oltre che delle somme ricevute a titolo di TFR per il lavoro all’epoca svolto. Le condizioni economiche e soggettive dell’imputato sono state confermate dall’attuale convivente Gh.Mi. La documentazione prodotta in udienza, tra cui il verbale di separazione, conferma le dichiarazioni del prevenuto circa il bene immobile ceduto al coniuge ed il pagamento delle somme indicate in tale contesto sia pure con ritardo. Inoltre la capacità reddituale riferita e che non risulta contraddetta da altri elementi istruttori, evidenzia una situazione di oggettiva difficoltà ed in sostanza di relativa impossibilità a fornire il contributo economico previsto per le esigenze vitali in senso ampio dei figli minori; ed una conferma di una situazione contingente ostativa all’adempimento dell’obbligo nel periodo circoscritto dalla deposizione del coniuge separato, la si può indirettamente riscontrare nel fatto che Ca. ha poi ottemperato ai relativi obblighi, nel senso che il ritardo nel pagamento è conforme ad una situazione di carenza della relativa capacità economica la cui natura minimale appare sufficiente a soddisfare i bisogni di esistenza dello stesso obbligato; in sintesi il compendio probatorio non è sufficiente per dimostrare il sostanziale disinteresse del Ca. per le esigenze di assistenza economica dei figli minorenni, trasferendo alla querelante ogni problema a ciò inerente; il fatto che l’imputato fosse obbligato a contribuire al sostentamento della prole che, in quanto minorenne, si trova in stato di bisogno e si sia occupato di ciò sia pure non nei tempi concordati, non evidenzia la sua volontà di non adempiere ai propri obblighi parentali, trattandosi di una condotta che può trovare il suo fondamento in una condizione di indigenza economica, non confermata, ma neppure contraddetta dalla querelante e che, come si è già osservato, trova un elemento di plausibilità nella condotta di adempimento posta in essere successivamente dal Ca.; ne consegue che va accolta la richiesta assolutoria formulata dalle parti in relazione alla fattispecie contestata.


P.Q.M.


visto ed applicato l’art. 530 co. 2 c.p.p.
assolve
l’imputato dal reato di cui all’art. 570 co. 2 c.p. perché il fatto non sussiste.
Visto l’art. 529 c.p.p. e 152 c.p.
dichiara
non doversi procedere in relazione al reato di cui all’art. 570 co. 1 c.p. per intervenuta remissione della querela.
Così deciso in Bologna l’11 marzo 2009.
Depositata in Cancelleria il 12 marzo 2009. * Avvocato del Foro di Rimini


Fonte: Redazione

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