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Condiviso, depositato al Senato il ddl 2421. Rotoli: nessuno faccia ostruzionismo

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Condiviso, depositato al Senato il ddl 2421. Rotoli: nessuno faccia ostruzionismo

28/09/2016 - 11:59

"A nostro parere, questo disegno di legge è l'unico, tra i tanti e pregevoli presentati durante questa Legislatura, che ha le qualità dell'estremo aggiornamento e della completezza". Esordisce così Giacomo Rotoli, presidente di ADIANTUM, in relazione al testo elaborato dall'associazione nazionale e presentato dall'on. Vincenzo D'Anna (ALA). "Si tratta, infatti, di un testo lungamente pensato", continua Rotoli, "che incide su tutti i punti dolenti del c.d. falso condiviso. In più, è un ddl centrato esclusivamente sulla figura del minore, al quale finalmente verrebbe attribuita autonoma tutela giuridica per mezzo del nuovo istituto dell'avvocato del minore. Inoltre, con questo disegno di legge intendiamo far introdurre sia l'obbligatorietà del c.d. Piano Familiare, sia quella della mediazione preventiva. Speriamo che, dopo dieci anni, nessuno più si ponga a capo di interessi privati e faccia inutile ostruzionismo".

Il lungo silenzio di ADIANTUM, pertanto, celava in realtà un febbrile lavoro di redazione del nuovo testo, ed un grande impegno di lobbying "sotterraneo" per convincere i capigruppo in Senato a calendarizzare i nove disegni e progetti di legge oggi giacenti in Parlamento. 

Perchè, allora, una ulteriore iniziativa di modifica della L. 54/2006 ?

La storia di questa tanto bistrattata legge dello Stato suggerisce perchè è necessario tenere sempre desta l'attenzione sul problema. Nei primi dieci anni di vita della nuova normativa, infatti, si è assistito alla diffusione di sentenze in cui le nuove modalità di affidamento sono state accanitamente aggirate. La forma più evidente di mancata applicazione della legge n. 54 si intravede con chiarezza in quei provvedimenti in cui l’affidamento condiviso viene nominalmente concesso, salvo stabilire puntualmente la previsione di tempi di permanenza con i figli sbilanciati a favore di uno dei due genitori, il quale beneficia di un assegno anche in presenza di una stabile posizione lavorativa ed una conseguente autonomia economica. Tutto ciò è l’esatto contrario di quanto il legislatore si è proposto nel 2006, e cioè la sostituzione del modello mono-genitoriale con quello bi-genitoriale.

Pertanto, a fronte di un indubbio cambiamento dell’aspetto formale dettato dalla riforma, la sostanza è rimasta invariata. Infatti, fin dall'inizio della sua entrata in vigore, la Magistratura ha boicottato la nuova legge con pervicacia e autentico metodo, il cui epilogo, nel 2013, si è manifestato con la c.d. "trappola di Capodanno", e cioè la promulgazione del Decreto Filiazione che ha difatto "sanato", con un evidente eccesso di delega generosamente coperto dalla commissione presieduta da Cesare Bianca (relatrice il magistrato Monica Velletti) e dal presidente Napolitano, le irregolarità riscontrate (anche dalla CEDU) nelle sentenze italiane.

Ancora oggi, del resto, vi sono corpose resistenze, da parte di giudici "ultra-buracratizzati", nell’applicare la norma che aveva ribaltato la «scala di priorità giudiziaria» della separazione, indirizzandola verso modalità di affido che privilegiavano il principio di bigenitorialità. Tale principio, alla luce di tutte le risultanze scientifiche rilevate dal legislatore in lunghi anni di audizioni, è quello più adatto a garantire un sano processo di crescita della prole, nonché a contenere i danni che i minori possono subire dalla separazione dei loro genitori.

La necessità di applicare questo principio (la Co-Genitorialità) è ammessa e riconosciuta da tutto il mondo, tranne che dai magistrati italiani e da una buona fetta degli operatori che, sulla conflittualità, ci lavorano e grazie ad essa si arricchiscono.

Importanti le novità introducibili tramite il nuovo testo. Prima tra tutte, l'Avvocato del minore, una figura ormai necessaria che, secondo ADIANTUM, deve intervenire in ogni procedimento di separazione e divorzio che coinvolge i non maggiorenni, con l'obiettivo di tutelare i figli dalle azioni - troppo spesso in contrasto con il loro supremo interesse - dei genitori, protesi come sono ad affermare le proprie ragioni individuali all'interno di un sistema giuridico che privilegia smaccatamente la conflittualità.

Sotto molti aspetti, infatti, durante le fasi più cruente della separazione – ed anche in seguito, allorquando sorgono nuovi problemi legati, per esempio, all’attività lavorativa o a nuove organizzazioni familiari (cosiddette famiglie allargate) – il minore, e cioè colui che più di tutti necessita di supporto e assistenza, è senza tutela effettiva, in balia di esigenze che appartengono al mondo degli adulti. In quei momenti così dolorosi, la voce dei bambini rimane totalmente inascoltata, e ciò è una diretta conseguenza di un ordinamento che, ancora oggi, non favorisce una vera e propria presa di responsabilità da parte dei genitori. Per tali motivi, il legislatore non potrà che valutare positivamente gli strumenti di garanzia (passaggio obbligatorio presso un centro di mediazione familiare come condizione di procedibilità, obbligatorietà di presentazione del cosiddetto piano familiare, obbligo di audizione del minore che abbia compiuto 12 anni, oltre all'avvocato del minore), contenuti nel presente disegno di legge, previsti per assicurare un’autonoma tutela ad un soggetto che, per definizione, è giuridicamente incapace. Questo nuovo attore, inoltre, potrebbe essere di supporto ai figli anche quando a sbagliare sia lo stesso magistrato, segnalando le eventuali lacune della decisione.

Altra novità, non meno importante delle altre, è l'introduzione dell'obbligo di rendicontazione delle spese a carico del coniuge che percepisce l'assegno perequativo (ed anche l'assegno ordinario, per le vecchie sentenze ancora in vigore). Le somme ricevute come mantenimento dei figli, infatti, raramente vengono spese per loro senon parzialmente. Tranne rari casi, una buona fetta di questo autentico fiume di denaro viene a costituire un odioso "welfare" che crea povertà da un lato, e inoccupate a vita dall'altro. 

Infine, la nuova norma sancirebbe ope legis la preferenza verso l'assegnazione della casa coniugale ai figli, con alternanza settimanale dei genitori. Decisioni del genere sono state già adottate, con successo, in alcuni tribunali italiani (come a Milano - giudice Buffone), e hanno determinato, oltre ad un implicito messaggio di "buona educazione genitoriale", anche la condivisione delle difficoltà economiche che ancora oggi, nel 90% dei casi, gravano su un solo genitore, ossia quello che è costretto a lasciare la casa e, sempre più spesso, a cadere in povertà.


Fonte: Redazione

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