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Bigenitorialità: tra il dire ed il fare la differenza la fa ancora il tribunale

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Bigenitorialità: tra il dire ed il fare la differenza la fa ancora il tribunale

24/06/2016 - 16:24

Il diritto alla Bigenitorialità, in Italia, è uno di quegli aspetti della nostra vita familiare che, per una serie di cause oggi ben identificabili, viene considerato quasi marginale. Coniato durante la battaglia che ha condotto, fino al 2006, il Parlamento ad approvare la legge sull'Affido Condiviso (L. n. 54/2006), è rimasto "lettera morta", boicottato dalla magistratura di merito e da molti degli operatori che a vario titolo intervengono nel diritto familiare.

Eppure (1), sebbene il richiamo alla Bigenitorialità venga effettuato - in maniera del tutto formale e non sostanziale, come vedremo - in tutte le vicende di separazione, il diritto a beneficiare della presenza e della cura di entrambi i genitori dovrebbe trovare applicazione anche nelle famiglie c.d. unite, dove spesso gli impegni lavorativi di entrambi i genitori fanno si che i figli ricevano maggiori attenzioni da figure non parentali (baby sitter, asili nido, baby parking et similia) o dai nonni.

Eppure (2), a ben vedere, questo diritto descriverebbe un principio ovvio, secondo il quale un bambino ha una legittima aspirazione, ed un legittimo diritto a mantenere un rapporto stabile con entrambi i genitori, anche (e non soltanto) nel caso in cui questi decidano di separarsi. Essere genitori è un impegno che si prende nei confronti dei figli, e non dell'altro genitore, per cui esso non può e non deve essere influenzato da un'eventuale separazione. Né sugli stessi figli può farsi ricadere la responsabilità di scelte separative dei genitori.

Sembrava tutto chiaro, e la riforma fu salutata con grande enfasi dal mondo della Politica, eppure.....La tutela delineata dal Legislatore nel 2006 ha subito un vero e proprio boicottaggio da parte dei giudici, che già all'alba della sua entrata in vigore, simultaneamente (da Trieste a Trapani), hanno prima ri-creato l'affido mono-genitoriale attraverso la figura (non prevista dalla legge) del c.d. genitore collocatario o prevalente, e, poi, hanno "sanato" questo odioso espediente giudiziario (e non giuridico), che aveva prodotto numerose interpellanze alla CEDU, per mezzo di un eccesso di delega esercitato da una commissione compiacente (diretta dal prof. Cesare Bianca e coordinata dal giudice Velletti del tribunale di Roma), complice un decreto emanato due giorni prima del capodanno 2013, con favore delle feste e della distrazione di tutti.

Eppure (3), si tratta di un principio consolidato da tempo in altri ordinamenti europei, tanto da essere presente anche nella “Convenzione sui diritti dell'Infanzia” sottoscritta a New York il 20.11.1989 e resa esecutiva in Italia con L. 176 del 1991. Eppure (4), con la legge n. 54/2006 si era inteso rafforzato il diritto alla Bigenitorialità, ossia «il diritto del minore di mantenere il rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare i rapporti significativi con gli ascendenti e con i propri parenti di ciascun ramo genitoriale».

Da quanto premesso ben si comprende come il decennio in cui la legge 54 è stata in vigore si sia rivelato, dal punto di vista applicativo, un autentico fallimento: l’affidamento legalmente condiviso viene infatti riconosciuto nel 90% dei casi di separazione, ma i figli sembrano non accorgersene, poichè di norma i giudici relegano uno dei genitori (nel 90% dei casi il padre) a ruoli marginali: alla condivisione legale non segue quella materiale. L’Italia è agli ultimi posti in Europa in quanto a tutela della bigenitorialità - denuncia Adiantum, Associazione di Aderenti Nazionale per la Tutela dei Minori. La media europea dei genitori che trascorrono tempi sostanzialmente uguali con entrambi i genitori è vicina al 30%, nel nostro Paese il 3%. In Italia 1 genitore su 4 perde contatto con i figli a seguito della separazione, in Europa meno della metà. 

A pronunciarsi anche il Consiglio d'Europa, che il 2 ottobre 2015 ha adottato una risoluzione che promuove la pari responsabilità genitoriale e la shared residence.

L'Italia, pertanto, resta la nazione più sanzionata dalla Corte europea per non avere consentito lo sviluppo di una vita affettiva a padri separati. Nemmeno di fronte a gravi casi di inidoneità materna il giudice italiano ritiene di dover prendere in considerazione l’affido al padre.

Oggi, a testimoniare quanto l'Italia intera non sopporti più questo stato di cose - dettato da una pervicace resistenza, ai limiti di un chiaro scontro istituzionale i materia di separazione dei poteri tra Politica e Magistratura -, ben nove disegni e progetti di legge giacciono tra Senato e Camera dei Deputati, ma tutti faticano ad essere inseriti nel calendario dei lavori in commissione a causa della netta opposizione di alcuni partiti della maggioranza (in primis il PD). Nel tentativo di inserire alcune tutele ai figli - almeno in ambito amministrativo - ha preso piede l'iniziativa di istituire nei comuni il Registro della Bigenitorialità.

Nato da un'idea dell'Associazione Crescere Insieme, il primo comune in Italia ad averlo istituito è stato quello di Parma, recentemente è stato introdotto a Bari e approvato dal consiglio comunale di Torino. Ultimo in ordine di tempo il Comune di Ardea, in provincia di Roma, ma sono ormai più di venti le città in cui il Registro è stato varato dai consigli comunali.

L’istituzione del Registro, pur senza alcuna rilevanza ai fini anagrafici, consente ad entrambi i genitori di legare la propria domiciliazione a quella del proprio figlio residente nel comune. In questo modo, le istituzioni che si occupano del minore possono conoscere i riferimenti di entrambi i genitori, rendendoli partecipi delle comunicazioni che riguardano il figlio. Può essere utile alla scuola, nei reparti di neuropsichiatria infantile o in tutte quelle situazioni in cui la rilevanza dell'informazione, necessita l'avviso di entrambi i genitori.

Il Registro della Bigenitorialità, inoltre, consente di abbassare il livello di conflittualità tra i genitori perché permette la doppia domiciliazione dei figli, sia presso il luogo di residenza della madre che del padre. L’idea è quella di istituire il registro, all’anagrafe, in tutti i comuni, ed i vantaggi - è evidente - sarebbero diversi. Infatti, l’iscrizione può essere fatta senza l’obbligo di firma congiunta, dal momento che si tratta di un diritto indisponibile del minore.

La richiesta presso il comune può essere presentata anche da un solo genitore, ed è prevedibile che ne facciano ricorso sopratutto quelli che, per quanto descritto nella premessa dell'articolo, sono affievoliti nel loro ruolo di cura (i c.d. non collocatari). Ad iscrizione avvenuta, il comune provvederà a notificare all’altro genitore (quello presso cui vive il figlio) l’annotazione nel registro. La richiesta, peraltro, può essere fatta anche se i genitori sono residenti in comuni diversi.

La strada è ancora lunga per vedere affermato il diritto alla Bigenitorialità, e l'istituzione del Registro colma solo alcune lacune che il sistema giudiziario si ostina a mantenere, foraggiando - inconsapevolmente ? - tutto quel coacervo di interessi economici che si auto-alimentano grazie alla conflittualità ed all'assenza di qualunque azione di prevenzione culturale e sostanziale da parte dello Stato.


Fonte: Redazione

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