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Crisi della coppia genitoriale e amputazione della figura paterna

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Crisi della coppia genitoriale e amputazione della figura paterna
Carlo Ioppoli

17/02/2016 - 12:53

Sono sempre più frequenti i casi di tragedie familiari che hanno come protagonisti, in negativo, i padri. La cronaca quotidiana, purtroppo, ci fornisce in continuazione tristi esempi di padri che, schiacciati dal peso economico e affettivo di una separazione o di un divorzio, sono costretti a vivere in condizioni di degrado o, addirittura, arrivano a compiere gesti estremi di autolesionismo o a danno della ex compagna e del nucleo familiare.

Ci si chiede il perchè questi episodi siano in continuo aumento. L'esperienza professionale fornisce, sia pure parzialmente, una risposta. La figura paterna, nel corso di una separazione o di un divorzio, viene aprioristicamente messa in discussione, sul banco degli imputati: quasi che ogni affermazione proveniente dalla ex moglie o compagna fosse verosimile e dovesse trovare il padre subito pronto e capace a discolparsi. Ciò non avviene a parti inverse, poichè i Giudici della famiglia tendono, generalmente, a fornire una sorta di salvacondotto alle donne.

Così è avvenuto, ad esempio, nel caso in cui una donna accusava il compagno di essere dipendente dall'alcool: il padre ha dovuto subito sottoporsi ad accertamenti presso il Sert, mentre in caso di accusa analoga nei confronti di una donna non si è proceduto nello stesso modo, giudicando irrilevanti le accuse provenienti dalla figura paterna.

Si potrebbe dire lo stesso per le violenze intrafamiliari e per altri fenomeni che si verificano di sovente in caso di separazione o divorzio. Pertanto, è necessario un maggior coraggio, da parte della Magistratura che si occupa di famiglia e minori, nel prendere decisioni che garantiscano un'equità di trattamento, e ciò soprattutto nell'interesse dei minori coinvolti. Anche i padri devono sentirsi creduti e tutelati dalla magistratura, e, purtroppo, ad oggi, così non è, derivandone quindi un sentimento di generale sfiducia.

Su tale diffuso sentimento di sfiducia nei confronti della Magistratura, da parte dei padri separati, penso che gli stessi magistrati che si occupano di diritto di famiglia debbano interrogarsi, per porre anche un argine alle tragedie che si verificano a seguito talora di decisioni discutibili e che non hanno tenuto nella giusta considerazione le legittime aspettative della figura paterna. L'auspicio qui manifestato non è motivato, ovviamente, da interessi di genere, nè si vuolr intendere che le violenze possano essere "giustificate" da inadeguatezze o errori giudiziari. Semplicemente, si vuole evidenziare su quali settori critici del sistema di tutela sociale e/o giudiziaria sia legittimo e doveroso intervenire, proprio per evitare che nascano fatti aberranti.

 

Avv. Carlo Ioppoli - Presidente Avvocati Familiaristi Italiani - www.ifamiliaristi.it


Fonte: http://www.ifamiliaristi.it

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Ci sono 4 commenti


11:37  di lunedì 07/11/2016
scritto da  massimiliano
Sono d´accordo in quanto sto vivendo sulla mia pelle tutto ciò...in balia di una ex moglie troppo morbosa con le nostre figlie, la quale è riuscita ad annullare la figura paterna completamemte, costringendomi a richiedere l´intervento della CTU e dell´ intervento dei servizi sociali...e dopo un anno e tre mesi non riesco ancora a vivermi le mie bimbe le quali mi rifiutano continuamente...quando finirà questo calvario??...
Grazie di esserci

06:24  di giovedì 17/03/2016
scritto da  Bernardo Femia
Grazie avvocato! Questa è la profonda verità. Non ho altro da aggiungere e mi chiedo solo: fino a che punto si spingerà questo stato di cose?

21:00  di martedì 08/03/2016
scritto da  Pino FALVELLI
Ringrazio pubblicamente l´ Avv. Carlo IOPPOLI ( Presidente degli Avvocati familiaristi italiani ) per quanto scrive e che mi trova perfettamente d´ accordo. Purtroppo, come più volte ho scritto, oggi è sufficiente che una donna "furba ed in malafede" si inventi qualche paginetta di evidenti e documentate falsità e menzogne ( magari con la complicità di qualche legale "senza scrupoli", pronto ad approfittarne ) con cui chiedere la separazione giudiziale per ottenere nell´ ordine: "collocazione" dei figli presso di lei, assegnazione della casa coniugale e consistenti mantenimenti ( quella che io chiamo "RENDITA VITALIZIA E PARASSITARIA" ). Non ha alcuna importanza di chi siano le colpe dell´ avvenuto fallimento del matrimonio. Il sistema di MALAGIUSTIZIA IMPERANTE ED IMPUNITO, generalmente, è pronto a "massacrare" l´ uomo sotto ogni punto di vista ( affetti, dignità, sottrazione di beni, sacrifici di una vita, stipendio, pensione, TFR, conto corrente, ecc. ecc.). La sconcertante sentenza della Cassazione-VI Sez. Civile-, nr. 20469/15 del 12.10.2015, pubblicata su Diritto e Giustizia, a parere dello scrivente, costituisce un lapalissiano esempio di quanto sopra detto. Infatti la Corte di Cassazione, nel confermare in toto la sentenza emessa dalla Corte di Appello di Roma, alla quale l´ uomo si era rivolto per ottenere l´ addebito di colpa alla donna, la quale aveva improvvisamente lasciato tetto e letto coniugale e PERSINO UN MINORE, ha stabilito che alcun addebito va attribuito alla donna che è tornata a vivere nello stesso stabile, ma in un appartamento autonomo e distinto, dopo circa venti giorni di assenza, rifiutando poi qualsiasi contatto con il marito ( ciò era stato ammesso dalla stessa donna ). Per la Corte l´ importante E´ GARANTIRE ALLA DONNA LO STESSO TENORE DI VITA e non rileva il fatto che la donna svolga lavoro in "nero" con carattere di continuità, accertato e documentato, e neppure che, a seguito della separazione, sia diventata proprietaria di ben quattro immobili dai quali ricava consistenti redditi dall´ avvenuta locazione degli stessi. Per la Corte di Cassazione non ha neppure importanza che anche il figlio, intanto, sia diventato maggiorenne e pure autonomo economicamente, avendo un lavoro stabile e a carattere indeterminato. Quindi, mi chiedo: di quale giustizia vogliamo parlare ? Dov´ è la giustizia ? Perché le Istituzioni preposte non intervengono per mettere fine a tali assurde vicende ? E poi ci meravigliamo quando accadono certi fatti di cronaca ??? Ogni anno sono centinaia i papà separati che si tolgono la vita perché portati alla miseria, alla disperazione e all´ esasperazione ( solo quelli che si sanno! ). Ciò vuol dire che le separazioni fanno più morti di tutte le criminalità organizzate messe insieme, possibile che non se ne prenda atto e si corra ai ripari ? I troppi "loschi" interessi economici e patrimoniali che ruotano intorno alle separazioni e la consapevole "complicità" del sistema giustizia e delle Istituzioni sono alla base di quanto accade. Occorre prenderne atto.-

07:29  di domenica 21/02/2016
scritto da  gerardo spira
Il problema è che alla malagiustizia non si contrappone un parametro giuridico dello stesso valore. O i giudici sono preparati e capaci di affrontare il problema o l´avvocatura non si pone in modo energicamente di rottura. Credo che nella maggior parte dei casi giudiziari vi siano comportamenti palesemente antigiuridici, di abuso e strategicamente di intimidazione.Ma questi si esauriscono sulle pagine della stampa come effetti di mal di pancia.Invece, per un equilibrato sistema, è necessario togliere quella condizione che mette in vantaggio la magistratura: la responsabilità.Intanto Vanno controllati i procedimenti adottati dai servizi sociali collaboratori, pagati dalla collettività, per svolgere funzioni imparziali.I procedimenti vengono avviati in violazione della legge 241/90. Gli operatori sociali ancora si esprimono con scelte e decisioni di supporto discrezionali, criteri che violano il principio scritto nell´art. 97 della Costituzione. Relazioni e pareri, emessi senza un regolare procedimento, vengono trasferite nel provvedimento giudiziale, con evidente valore di nullità.La discrezionalità non è più ammessa. Il comportamento va denunciato e caricato per il riscontro alla magistratura. Il sistema va rotto con le armi della legge.


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