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Modena, il PD boccia il Registro della Bigenitorialità. Santoro: dalla maggioranza scuse pretestuose

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Modena, il PD boccia il Registro della Bigenitorialità. Santoro: dalla maggioranza scuse pretestuose
La sala consiliare del comune di Modena

12/12/2015 - 16:10

MODENA. "Dai consiglieri di maggioranza ho sentito tante sciocchezze...". Esordisce così in aula Luigia Santoro, consigliere di Area Popolare e relatrice dell´O.D.G. che avrebbe dovuto sancire l´istituzione, a Modena, del Registro della Bigenitorialità.

Il PD, compatto nella sua volontà ostruzionistica, ha votato contro, non senza annunciare in aula le motivazioni che, a chi è avvezzo di politica locale, appaiono strumentali – e in mala fede - solo agli interessi delle solite lobbies che vivono di falso condiviso. Su tutte, la scusa più sciorinata è quella che riprende il parere del Garante regionale (un ex magistrato, fortunatamente oggi in pensione ma ancora in grado di far danno, a quanto pare).

Ma andiamo con ordine, e raccontiamo la cronaca della seduta del 10 Dicembre 2015 (dal minuto 280´´ circa - protocollo n. 66.196 del comune di Modena), evidenziando la successione degli interventi, facendo doverosamente i nomi e cognomi di chi ha voluto affossare il Registro della Bigenitorialità a Modena, in maniera tale da fornire utili indicazioni alle famiglie per il voto alle prossime amministrative.

Dopo la relazione del consigliere Santoro, prende la parola Chiara Susanna Pacchioni (PD), la quale consiglia di "ritirare la delibera sull´istituzione del Registro, perchè la circolare MIUR supera il problema. Al registro può essere riconosciuto un ruolo di contenitore per buone prassi, ma è del tutto inutile perchè ci sono già le leggi. Inoltre, il Garante nazionale Infanzia si è pronunciato negativamente, giacchè ritiene che questo nuovo strumento possa esacerbare il conflitto tra i genitori che si separano. Infine, ci sono troppi enti da coordinare, per questo saremmo favorevoli ad incrementare i servizi di Mediazione familiare...".

La consigliera Pacchioni è il consigliere che detta la linea: 1. la circolare MIUR, 2. il rischio di aumento della conflittualità nelle coppie, 3. le funzioni del Registro che contrasterebbero con quelle di altri enti preposti alla materia delle separazioni, come il tribunale. Da lì in poi i suoi colleghi di partito non faranno altro che cantilenare gli stessi concetti pretestuosi, come nel più classico dei giochi di squadra, suscitando persino ilarità per la totale assenza di indipendenza politica.

La consigliera Elisabetta Scardozzi (M5S), invece, si dichiara favorevole. "Non vedo nessuna delle criticità enunciate dalla collega. La circolare MIUR, infatti, è relativa solo alla Scuola, mentre con il Registro si potrebbero ampliare i diritti di informazione per entrambi i genitori separati".

Il consigliere Andrea Galli (F.I.) ci va giù pesante. "Sono completamente in disaccordo con la collega del PD", tuona con una certa enfasi, "Nelle scorse settimane voi del PD avete insistito sul registro per le coppie gay, che secondo me non servirà a nulla se non a pochi cittadini, mentre adesso che finalmente viene proposto un registro utile a tutta la cittadinanza voi lo bocciate. La solita vostra politica dei due pesi e due misure, ma questa volta state facendo una brutta figura con tutte le famiglie modenesi che potrebbero trarre vantaggio da questo registro".

Diego Lenzini (PD) riprende la cantilena: "..c´è un tribunale che applica le leggi, per cui l´istituzione di questo registro crea un parallelismo (....) e una contraddizione: il tribunale dice una cosa, ed il registro magari ne dice un´altra. Questo, per noi del PD, è controproducente".

Dopo l´intervento del consigliere Marco Chincarini (lista civica Per Noi Modena - "...per noi il registro non crea alcun problema e pensiamo di approvarlo..."), è il turno di Caterina Rita Liotti (PD), la quale insiste sulla "contrapposizione tra ciò che dispone il tribunale e ciò che è contenuto nel regolamento del Registro. Chi ci dice che le sentenze rimangano sempre le stesse. Le sentenze cambiano, ed il comune potrebbe trovarsi a non conoscere il contenuto di una certa sentenza che magari vieta di informare uno dei genitori. E poi il Garante infanzia ha detto che il conflitto potrebbe aumentare..".

A questo punto riprende la parola Luigia Santoro, evidentemente (e giustamente) irritata per la piega che sta prendendo la seduta. Nei giorni precedenti, infatti, sia il sindaco di Modena che diversi consiglieri piddini pare avessero assicurato collaborazione. Evidentemente, superiori interessi di bottega hanno dettato una linea diversa in aula. “Ho sentito tante sciocchezze…”, dice con impeto malcelato, “..il Registro aumenterebbe la conflittualità tra i coniugi ? Ma per favore…. la conflittualità esiste già, non lo sapete ?! Questo nuovo strumento, al contrario, faciliterebbe l’esercizio della genitorialità da parte di chi è VITTIMA della conflittualità, e quindi ci sarebbero meno fonti di attrito. Il Registro è non solo utile, ma necessario, e le vostre sono solo scuse pretestuose. Infatti, la circolare del MIUR è solo un invito a porre in essere azioni amministrative per dare piena attuazione alla legge sul Condiviso, che evidentemente non è applicata in molti ambiti. Ce lo dice, con la sua circolare, lo stesso MIUR !”.

Ciò che state dicendo, pertanto,”, continua la Santoro, “è senza senso. Peraltro, il MIUR ha competenza solo per la Scuola, ma la Salute, lo sport e le polisportive dove le mettiamo ? L’intento del Registro non è certo quello di creare contrasti con altri enti, bensì di collaborare con essi. Vista la propensione del nostro Comune ad istituire registri, non si comprende proprio la vostra reticenza ad istituire anche quello della Bigenitorialità, che veramente a vantaggio delle famiglie di Modena”.

Già molti altri comuni grandi e piccoli”, conclude la Santoro, “da nord a sud, hanno istituito questo registro, senza trovare nessuna delle difficoltà pretestuose di cui voi parlate. Questi comuni hanno compiuto un atto di civiltà, ma credo che a Modena i registri si facciano solo per forzare ciò che non è normato dalla legge, e non per favorire l’applicazione delle leggi vigenti !”.

La seduta si conclude con una nota di ilarità involontaria. Il consigliere Paolo Trande (PD), riprendendo il mantra dettato dalla Pacchioni, si spinge in un terreno evidentemente non a lui familiare: “… qui siamo in un campo minuziosamente normato dalle leggi e dai giudici, con il registro si rischia di aumentare la conflittualità tra i coniugi che si separano, e sappiamo bene che a volte succedono situazioni non leggere, di violenza e di stalking. Il comune non può entrare nei rapporti tra i genitori separati ! Come facciamo a verificare che le informazioni contenute nel registro corrispondano al vero ? Il Comune dovrà emettere delle certificazioni sulla scorta di quanto è scritto nel registro, chi ci va a verificare, uno dei nostri assistenti sociali?.

Forse qualcuno dovrebbe informare il consigliere Paolo Trande che gli operatori dei servizi sociali sono quelli deputati, insieme alla polizia municipale, a verificare proprio quel tipo di informazioni. Fortunatamente, lo stesso Trande aggiunge “… ma per fortuna parlo di argomenti che conosco molto poco…”.

Ecco, in certe occasioni il silenzio è meglio di qualunque parola detta così, perché lo dice il capo.


Fonte: Redazione

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C'è 1 solo commento


08:48  di giovedì 07/04/2016
scritto da  Avv. Femm. Vajassa Faldocci
Ha ragione il Partito: qualunque persona onesta e di buon senso come il Garante per l´Infanzia capisce che far sapere ai babbomat a quale scuola vanno i figli alimenterebbe l´aconflittualità ed il femminicidio


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