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In una giustizia decrepita, qualcuno fa soldi sul conflitto permanente

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In una giustizia decrepita, qualcuno fa soldi sul conflitto permanente

10/12/2015 - 11:11

Se una mattina decidi di scorrere le pagine di un notiziario giudiziario sulle decisioni dei tribunali per i minorenni resti violentemente sconvolto per la cultura con cui vengono trattati questioni che riguardano la vita e il futuro dei nostri figli.

Nella materia dei minori tutti gli attori appaiono impegnati a trovare una soluzione al grande problema che ha colpito la famiglia, ma tutti sono responsabili del decadimento di uno dei grandi valori della società: la dignità della persona in cui si sommano i principali  diritti dell´uomo.

Leggiamo e riflettiamo!

Se ne fa un gran parlare nei convegni e negli incontri, ma, dopo le pause conviviali, i partecipanti si mettono  in contestazione tra loro, per confrontarsi su astruse teorie che finiscono per confondere il buon senso del DIRITTO e della GIUSTIZIA.

Nella G.U n.252 del 29 ottobre 2015 è stata pubblicata la legge n. 173 del 19 ottobre 2015, riguardante le modifiche alla legge n.184 sul diritto alla continuità affettiva dei bambini e delle bambine in affido familiare.

Dal mondo della giustizia minorile arrivano notizie che finalmente alcuni tribunali cominciano a prestare attenzione ai minori più che ai genitori in lite.

Dopo l´intervento della Consulta, Il Tribunale dei Minori di Firenze, per la prima volta, ha autorizzato il figlio adottato a ricercare la propria madre naturale.

Il Tribunale di Firenze ha così preso atto di quanto consacrato nella Grande Carta di Strasburgo : “Non si può vietare ad un figlio adottivo di risalire ai genitori naturali”, è questo il principio in base al quale la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo aveva stabilito che la normativa italiana prevista nell’art. 28 co. 7 della legge 184 del 1983 doveva essere rivista.

Dal Tribunale dei minori di Roma spunta la decisione che  la figlia di una delle due conviventi, grazie alla procreazione assistita eterologa  e´ stata adottata dalla compagna della madre.

Finalmente qualcosa di nuovo compare all´orizzonte del mondo giudiziario minorile.

La forza corrosiva dei diritti dell´uomo sta penetrando nelle coscienze più retrive  del mondo togato chiuso e ancorato ad una cultura giuridica ormai superata e sferzata da una società in continua rivoluzione. 

In molti Tribunali della giustizia minorile con costanza paranoica sono stati perpetrati i più odiosi misfatti contro le famiglie e i minori.

In questi stessi tribunali sono stati messi in atto procedimenti di persecuzione, di pressione forzata contro i genitori, specialmente padri, violando principi e valori posti a guardia della dignità dell´uomo.

A torto o ragione sono stati separati padri dai figli, con decisioni di cultura vendicativa contro i diritti dell´uomo fino a sollevare le ire della Corte Europea che  ha fatto sentire i suoi strali con pesanti sanzioni.

Alcuni Giudici, con la compiacenza dei magistrati della porta accanto, si sono accaniti contro la legge e la comune morale familiare con decisioni che hanno  stravolto la vita delle famiglie, distrutto patrimoni e minato le radici del DIRITTO del nostro Paese conclamato  a “culla della civiltà”.

E mentre avanzano le novità normative che pongono sullo stesso piano dei diritti figli legittimi, legittimati e naturali la legge n.54 del 2006, famosa per l´affidamento condiviso, resta ancora chiusa nei cassetti di molti tribunali, offuscata da polverose interpretazioni e dalle solite decisioni di separazioni imposte anche nei confronti del figlio. Il legislatore ha disposto l´affidamento paritario, invece la giustizia ha sempre separato il figlio dai genitori.

Dai Tribunali fino alla Suprema Corte di Cassazione  sono venute le più disparate decisioni, tutte diverse nel merito, pur trattando lo stesso contenuto: ragioni, affetti,  sentimenti e la vita dei minori separati.

La giustizia minorile, si è mossa sempre in modo contrario alla volontà del legislatore!.

Un tribunale ragiona in modo diverso dall´altro. Anzi un collegio si guarda bene dal richiamare la decisione di un  altro collegio. L´autonomia e l´indipendenza della magistratura in Italia valgono per ciascun Ordine e grado di ciascuna circoscrizione.

Ogni Giudice è ordine e potere a sé!

Ciò che decide un tribunale non appare orientamento condiviso da un altro, nella stessa materia e identico contenuto.

Cavilli e interpretazioni, fuori dal diritto, hanno aperto le porte ad un contenzioso che ha visto come attori giudici, avvocati ed operatori, tutti impegnati, a diverso titolo, nel girotondo del grande affare economico-finanziario, che non ha nulla a che fare coi  diritti di un minore, coi suoi sentimenti e con quelli delle famiglie coinvolte.

Il Minore? Il minore che deve essere il primo e l´unico soggetto da tutelare, è stato scientemente tenuto ai margini del conflitto, come se la questione non lo riguardasse, trascinato nelle Corti, per confermare se volesse vedere il padre e se lo volesse frequentare. Una idiozia giudiziaria che si perpetra spudoratamente e quotidianamente, col tacito assenso di tutti, con rito abitudinario davanti ai bambini che assistono  increduli e spauriti in un ambiente in cui si sente l´odore sgradevole di una giustizia vecchia e decrepita .

La lite della separazione è stata trasformata, strategicamente, dagli osannati cultori del diritto in conflitto permanente, da cui il malcapitato genitore, quasi sempre l´uomo, non ne esce più. 

Mentre qualche spunto di nuova cultura giuridico-giudiziaria apre le porte alle coppie naturali e  agli affidamenti eterologi, si spera senza altri danni, questa stessa giustizia ha dimenticato che vi sono ancora casi che attendono, da tempo, lo stesso riconoscimento e identica condivisione, secondo una legge, rimasta nel cassetto.

E´ tradito il principio costituzionale che tutti sono uguali di fronte alla legge e che la logica del diritto va applicata in modo uguale per tutti, per i figli adottati, per quelli naturali, per i legittimati, per figli legittimi e   per i figli dei carcerati.

Invece mentre i figli naturali trovano spazio e riconoscimento, giustamente, e mentre il Ministro della Giustizia Orlando ha approvato un protocollo per consentire ai minori  di mantenere contatti e frequentazioni con i genitori carcerati, ancora vi sono genitori che aspettano davanti alla porta dei tribunali per vedere il proprio figlio, per  sapere come sta e per  vedere quanto è cresciuto, come pensa, che volto ha, come è cambiato nelle abitudini della vita.

Con la scusa del fantasioso percorso protetto, pura invenzione psico-giudiziaria, vi sono ancora genitori messi in castigo da anni in attesa di superare una prova che non  è prevista dalla legge e che è nascosta nella insana ragione di operatori abituati a dividere e non ad unire..

Molti padri hanno rinunciato alla vita( la casistica quella volutamente nascosta, riporta dati allarmanti), molti hanno dovuto mollare per disagi e difficoltà creati e aggravati nel lungo tempo di spasmodica attesa.

Vi è un caso presso il Tribunale di Imperia, città ridente nella lussuosa Liguria, finita quest´ultima sulle pagine della cronaca della criminalità mafiosa, in cui un Giudice, sempre di genere, ha talmente confuso la vicenda, da tenere in castigo, da oltre dieci anni, la madre francese  perché“ non conosce la lingua italiana” (sic) vietandole ogni contatto con la figlia, collocata  presso la “famiglia” del padre “italiano”.

Un interprete deve fare da tramite negli incontri protetti ? In Uganda il diritto naturale sicuramente decide con più buon senso.

Vi è ancora un altro caso a Roma davanti al Tribunale dei minori che attende da anni una decisione rimasta nel limbo delle congetture della Giustizia di genere, finita nel groviglio dei rapporti: Servizi socio-sanitari- cooperative e personaggi scomodi al mondo politico-istituzionale. Mentre il bambino, ora divenuto ragazzo, va scappando per l´Italia con la madre, sottratto alla legge e al diritto, il padre attende davanti alla porta del Tribunale da oltre tre anni che il giudice responsabile assuma una decisione che non viene presa perché una  dirigente dei Servizi sociali di Roma capitale risulta intercettata in un colloquio con tal Buzzi, il famoso delle scorribande istituzionali tra le cooperative di servizi. 

Il Giudice della Corte di Appello sempre di Roma non si sa se ha dimenticato il caso o non ha il coraggio di affrontarlo.

La civiltà giuridica nasce e cresce nei tribunali e non nel Parlamento, almeno fino a quando non viene chiarito cosa si intende per autonomia ed indipendenza. Qui è lo snodo della risoluzione del grande problema della Giustizia.

La giustizia del “ fai da te” ricorrente in questo periodo lascia sospesa la domanda: ”è ancora utile questa giustizia?”. 

 

GERARDO SPIRA


Fonte: Redazione - Gerardo Spira

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