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Il Falso Condiviso in Italia: quante condanne ancora dalla Corte Europea?

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Il Falso Condiviso in Italia: quante condanne ancora dalla Corte Europea?
Marcello Adriano Mazzola

25/11/2015 - 11:51

di MARCELLO ADRIANO MAZZOLA* - Quante condanne dovrà ancora subire l’Italia perché il sordo legislatore e la magistratura monogenitoriale (quella che ha inventato il “genitore collocatario”, il padre a scartamento ridotto “a w.e. alternati” e non ridotto quanto al mantenimento, la casa affidata sempre alla madre) comprendano appieno che in questo Paese medievale oramai la luce filtra senza sosta dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo?

Un Paese incivile il nostro, in cui i diritti fondamentali, tra cui il diritto alla genitorialità (coperto costituzionalmente dagli artt. 2, 29 e 30 Cost.) vengono calpestati sistematicamente. Peggio, come dimostra questa ennesima condanna: irrisi, ignorati, in balia di soggetti che andrebbero radiati ed esposti alla gogna.

I fatti. il 17 novembre 2015 la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu), nell’affaire Bondavalli c. Italie (Requête no 35532/12), ha accertato la violazione dell’art. 8 della Convenzione che tutela il diritto al rispetto della vita privata e familiare. I giudici di Strasburgo hanno pure dato indicazioni precise per la tutela effettiva della relazione padre-figlio. Nella specie al signor Bondavalli, – padre non collocatario, secondo il consueto malvezzo italiano (il pater noster è inadeguato a prescindere) – è stato sistematicamente negato il c.d. diritto di visita (di fatto il tandem rapporto genitoriale e bigenitoriale) a causa delle relazioni negative redatte dai servizi sociali, putacaso legati da un rapporto di colleganza con la madre (psichiatra) del bambino.

Nonostante il padre avesse pervicacemente prodotto molteplici perizie che dimostravano l’infondatezza di quanto scritto nelle relazioni dei servizi sociali, l’autorità giudiziaria aveva sordamente continuato ad affidare a quegli stessi servizi sociali il compito di seguire la relazione padre-figlio. Quando si dice, armare la mano dell’assassino.

Le vittime son due: al padre è stato negato per anni di esercitare il più sacro e il più straordinario dei diritti; al figlio è stato negato il rapporto sereno ed equilibrato col padre. Anzi è stato proprio negato il rapporto. Vulnus che nel suo sviluppo evolutivo lascerà segni pesanti.

Non stiamo discutendo di pinzillacchere ma del futuro assetto della nostra società civile, il cui equilibrio dipende dallo sviluppo normale da crisalidi a farfalle. Nella specie, i giudici di Strasburgo hanno ritenuto che le nostre autorità giudiziarie non abbiano adottato misure idonee a tutelare i diritti del padre, evidenziando come il trascorrere del tempo possa avere conseguenze irrimediabili sulla relazione padre-figlio, sollecitando le autorità nazionali ad intervenire tempestivamente per riesaminare il “diritto di visita” del ricorrente in virtù dell’interesse superiore del minore.

Il calvario del signor Bondavalli inizia alla nascita del figlio, nel 2004. Nel 2005 i genitori decisero di separarsi e nel 2006 lo stesso si rivolse al Tribunale per i minorenni di Bologna per ottenere l’affidamento condiviso del figlio. Il Tribunale riconobbe il classico “diritto del carcerato” (diritto di visita pari a due pomeriggi alla settimana e per alcuni w.e.). La Corte di Appello di Bologna confermò il decreto.

Nel 2009, il Bondavalli informò i servizi sociali sui sospetti di maltrattamenti sul bambino da parte della madre, producendo certificazione medica che attestavano graffi sul corpo del figlio. La risposta grottesca fu che i servizi sociali (incaricati dal Tribunale di seguire la relazione padre-figlio: perché?) comunicarono che a causa dello “stato di agitazione e stress del padre” (chissà perché!) decisero che la relazione padre-figlio potesse svolgersi esclusivamente attraverso incontri protetti, osservando che i maltrattamenti denunciati non fossero provati.

Il padre passò dunque da carcerato semplice a carcerato di massima sicurezza. Successivamente la nominata consulente d’ufficio concluse per l’esistenza in capo al padre di un “disturbo delirante di tipo paranoico”, sottolineando che questi era convinto che il bambino fosse maltrattato. Il padre contestò la relazione, denunciando il rapporto professionale tra la psichiatra consulente d’ufficio e la madre del figlio. Denunciò anche la parzialità degli assistenti sociali incaricati, avendo questi putacaso un rapporto di colleganza con la madre, psichiatra presso la medesima struttura amministrativa. Inoltre il Bondavalli produsse diverse perizie medico-legali le cui conclusioni negavano la presenza di patologie o disturbi della personalità e inoltre evidenziavano come i servizi sociali non avessero adottato alcun provvedimento volto ad instaurare un’autentica relazione padre-figlio, favorendo solo la madre.

L’Autorità giudiziaria rimane muta. Solo dal marzo 2015 il signor Bondavalli riprende a incontrare il figlio qualche ora e può chiamarlo una volta alla settimana. Il padre supercarcerato presenta finalmente ricorso alla CEDU, nel 2012, ottenendo giustizia il 17 novembre 2015, al pari di una vicenda analoga (Piazzi c. Italia, ricorso n. 36168/09, 2 novembre 2010). La CEDU rileva che le giurisdizioni interne non hanno adottato alcuna misura idonea per creare le condizioni necessarie al mantenimento della relazione tra il padre ed il figlio, senza osservare la diligenza necessaria.

Un caso, tra i tanti, di alienazione genitoriale (il padre è stato alienato) ben orchestrato dal sistema superficiale, mediocre e monogenitoriale italiano.

L’ennesima vergogna.

 

Avvocato, rappresentante istituzionale avvocatura


Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/24/affidamento-condiviso-quante-condanne-dovra-ancora-subire-litalia-per-la-genitorialita-negata/2248465/

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Ci sono 3 commenti


23:41  di venerdì 01/07/2016
scritto da  Mattia
Ho letto il commento di Max e sono basito. Sono basito e schifato da questa magistratura oscena.

09:39  di venerdì 04/12/2015
scritto da  Stefano
la mia più sentita e profonda solidarietà a questo padre che viene violentato nella relazione padre-figlia. Il tutto con la piena compiacenza delle autorità giudiziarie. vergogna! vergogna!vergogna!
continua nei tribunali la S. Inquisizione verso i padri.

20:21  di martedì 01/12/2015
scritto da  Max
Intervengo sul punto concordando in pieno sull´articolo e volendo rincarando la dose. Racconto un mio fatto personale che secondo me delinea ancora più la criticità del sistema marcio e da azzerare del tutto.
Separato dal 2010, solito sistema falso condiviso, con la formula tanto usata e delineata nell´articolo. Ricorro in appello lamentando l´inutile limitazione in considerazione del fatto che le abitazioni sono vicine, la mia casa è adatta ed ideona e parimenti a quella materna confortevole e che mia figlia vi è perfettamente inserita, con cameretta, giochi e spazi adeguati. Per mia figlia infatti udite udite anche la casa con il padre è casa sua!Lavoro non facile considerando le bordate denigratorie che mi arrivavano dalla controparte e che ho segnalato opportunamente. In più per il lavoro che ho, ho molto tempo disponibile per fare il papà a tempo "pieno". Ho persino invocato i tanti studi che dimostrano la non nocività della doppia coabitazione ed anzi i vantaggi, persino la famosa relazione del consiglio dell´ordine degli psicologi al senato. Molti la ricorderanno, proprio a sosteno di una vera legge sull´affidamento condiviso! Lamento anche molti ostruzionismi, legati a limitazioni nelle vacanze natalizie e pasquali, benché la sentenza parlasse della metà di esse. Lamento di non poter usufruire dell´ulteriore settimana invernale, di non poter "recuperare" i giorni non goduti per ragioni di malattia di mia figlia. Lamento infine di avere problemi nel godimento delle ferie estive, e soprattutto il fatto che la mia ex sostiene di non avere dei limiti nelle proprie e cerca di conseguenza di imporre i suoi anche a scapito dei miei. Pensate che lamentavo l´assurda limitazione per la quale anche nei giorni di chiusura scolastica (tipo primo maggio) se capitava di mercoledì io comunque non potessi avere mia figlia dalla mattina, ma solo dall´orario scolastico, che sfortunatamente è alle 16.30, quindi non mi è di fatto permesso di godermi anche queste giornate, anche se ogni 7 anni capitano di mercoledì!Per non parlare dell´assurdo orario di riconsegna alla madre per la chiusura scolastica, ove si diceva che dovesse avvenire sempre ad orario scolastico ma della mattina questa volta!Io invece o le 16.30 o al minimo le 10 del mattino. Mi sembrava più giusto che anche per il contrario valesse almeno il limite delle 10. Dalla mia ex nulla di che anzi....indisponibilità assoluta.
Per questioni che non vi sto a dire, vengono fatti intervenire i SS. I quali fanno la solita relazione di routine, visita di 20/30 minuti e cosa concludono:
Casa del padre idonea, bambina a suo agio nell´ambiente domestico, bambina affezionata al padre ed ai nonni paterni, la bambina ha due camerette in entrambe le case confortevoli e piene di giochi. Poi aggiungono....la bambina appare serena, e sembra avere risorse sufficienti a gestire la conflittualità dei genitori ed a godersi l´amore di entrambi.
Per la sana crescita della bambina si consiglia di eliminare gli ostacoli che impediscano alla bambina di godersi il rapporto con entrambi i genitori.
Ora sarò io di coccio, leggo queste cose e penso...e mo che vogliono inventarsi questi?! Perché lo stare di più insieme dovrebbe essere un problema, visto tutte queste note positive e soprattutto che azzerano la differenza ambientale tra madre e padre?!
Bene la C.A. di Roma, è riuscita a stupire per l´assurdità della sue conclusioni.
Si signori, la relazione è stata usata per giustificare la non necessità di ampliare la frequentazione perché la bambina non starebbe così male!!
Cioè fatemi capire, un bambino che sta male, starà più tempo con il padre rispetto a mia figlia, e quindi a quel bambino diventa cura di un disagio. Lo stesso ampliamento ad una bambina che è serena di stare con il padre ed ha una casa pari a quella materna, lo stare di più dovrebbe diventare così nocivo da impedirla!!! Non solo non hanno cambiato l´orario di presa nei giorni di chiusura scolastica, ed anche questo la dice lunga....neanche qualche mezza giornata in più ogni sette anni si sono sentiti di dare....neanche di posticipare alle 10 un ora di riconsegna che costringe un figlio a doversi alzare presto pure quando a scuola non deve andare. Questo solo se dal padre deve tornare dalla madre...perché col cavolo che il sabato uno possa andare a prenderla all´orario scolastico...be certo che egoista sarei a pretendere che mia figlia pure di sabato debba svegliarsi presto!La decisione che mi lascia ancora più perplesso è il recupero della malattia! Si perché sono capaci di scrivere che nel caso il mercoledì dovesse star male, lo potrò recuperare il venerdì attaccato al we di spettanza. Quindi se il mercoledì in questione fosse vicino al we ordinario significa che dal mercoledì precedente passeranno 9 giorni tra un incontro ed il successivo, se capita nell´unico giorno settimanale questo significa che bisognerà aspettare il mercoledì dopo e quindi 10 giorni dall´ultimo we ordinario fruito!Ma la domanda è: Se la malattia fa saltare il we ordinario? A quanto sembrerebbe non ci sarebbe diritto al recupero nel we successivo! Quindi si potrebbe perdere!!Dico ma non bastava dire che i giorni devono essere recuperati dopo la remissione della malattia?!
Insomma siamo alla riprova che la dove la tesi è limitare il diritto di visita, le prove si usano per giustificare e comunque la lontananza. Non oso pensare se per caso SS avesse comunicato qualche dubbio sulla mia casa e sul fatto che mia figlia non ci stesse più che bene!! Sarei peggio del carcerato!
Poi ci si stupisce dei casi ancora peggiori!
Per rispondere alla domanda, quante condanne l´italia dovrà subire? Facile un numero infinito, tanto paga pantalone! Mica i giudici che fanno di queste sentenze assurde!
Ora è giunta anche questa importante mozione!
http://www.colibri-italia.it/2015/10/strasburgo-si-pronuncia-sulle-pari.html

A scusate dimenticavo...ovviamente per la corte il conflittuale sarei anche io....si perché per rivendicare il diritto al natale e pasqua, vacanze estive e ulteriore settimana invernale ho fatto ben 3 ricorsi 709 ter. Bene nella sentenza si dice che l´ulteriore settimana mi spetta, come già chiaramente specificato dalla sentenza di primo grado. Si dice che le settimane di ferie estive siano 3 per entrambi i genitori(cosa che sostenevo pure io), che ho diritto al recupero, che ho diritto a metà del natale e pasqua! Insomma le mie tesi sono riconosciute, ma io passo per conflittuale accusato di ricorrere all´A.G. per sostenere le mie presunte ragioni!? Alla faccia....
Tra l´altro, sulla settimana invernale ho perso per 3 anni di farla. E ciò perché dopo la prima, negli anni seguenti neanche il 709 ter li ha spinti a dire in itinere che mi spettava e sanzionare chi lo impediva! Hanno deciso che si potesse rimandare per mancanza di urgenza per decidere su questo e nel merito della causa! Alla faccia se non era urgente un diritto che in 3 non ho potuto godere...cosa doveva accadere? Ed ovviamente mica mi hanno detto che potevo recuperare!!!
Mi viene da vomitare!!!!!


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