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Negare che le donne possano essere violente non aiuta la Ricerca

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Negare che le donne possano essere violente non aiuta la Ricerca
Sara Pezzuolo

21/10/2015 - 15:14

di SARA PEZZUOLO* - Nel recente articolo del Journal of the American Academy of Psychiatry and the Law, Susan Hatters Friedman si sofferma sulla tematica della violenza posta in essere dalle donne, condividendo l'assunto che, al pari degli uomini, anche la donna può essere autrice di reati orribili (dall'abuso sessuale, all'infanticidio, al neonaticidio).

Tutto ciò nonostante persista, nel pensiero comune, l'idea che la violenza abbia "caratteristiche maschili" piuttosto che "femminili".

Secondo l’autrice, al fine di una migliore comprensione del fenomeno è importante che le diverse figure professionali coinvolte, psicologi forensi, psichiatri forensi, criminologi prendano atto dell'esistenza della possibilità che anche la donna possa essere violenta, altrimenti il rischio è che si permetta alla violenza di continuare, sottostimando i rischi e fornendo deposizioni  inappropriate in Tribunale.

Lo studio del fenomeno della violenza commessa dalle donne consente di addivenire alla comprensione del fenomeno per poter attuare programmi di intervento e strategie di prevenzione. Negare che le donne possano essere violente non aiuta nessuno.

Le conclusioni della Friedman somigliano ad un significativo appello alle istituzioni che, nel mondo, si occupano di disciplinare anche i casi di violenza agita dalle donne:

 

Se il potenziale fenomeno delle donne che agiscono violenza è incompreso, c’è il rischio di male interpretare entrambi i singoli casi e i modelli di comportamento più importanti. Dobbiamo capire le evidenze della ricerca e, cosa altrettanto importante, dobbiamo prendere in considerazione i nostri potenziali errori. Dobbiamo sospendere il nostro scetticismo: anche l'antico mito Medea racconta come lei abbia ucciso i suoi figli non a causa della malattia mentale, ma perché preda di rabbia e desiderio di vendetta. Lo psichiatria forense contemporaneo ha bisogno di capire le donne come aggressori, non solo presumere che siano vittime. In caso contrario, non si può oggettivamente capire i casi da valutare, e non si può essere in grado di sviluppare adeguati programmi di trattamento e strategie di prevenzione. Negare che le donne possano essere violente non aiuta nessuno. Noi dobbiamo riconoscere i rischi, le valutazioni complete e oggettive, ed essere dotati degli strumenti per spiegare i fatti alla Corte in maniera appropriata, in modo tale che i miti non vengano perpetuati”.

 

IN ALLEGATO L'ARTICOLO DELLA FRIEDMAN TRADOTTO IN ITALIANO

 

* dr.ssa Sara Pezzuolo, psicologa giuridica, criminologa, psicodiagnosta forense, Responsabile scientifico ADIANTUM ed ANFI 


Fonte: http://sarapezzuolo.it/articoli/criminologia/la-considerazione-realistica-di-donne-e-violenza-e-critica.html#sthash.eJhxAUP5.dpuf

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Susan Hatters Friedman
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C'è 1 solo commento


01:33  di lunedì 07/11/2016
scritto da  Zola Crescenzo
In se sono poche le donne che esternano fisicamente la violenza, molta è maschile frutto di consenso assenso e incitamento “non esplicitamente diretto” di donne che girano intorno all’uomo. La criminalità maschile se è contrariata dal dissenso ma del piacere della donna, che spesso è la beneficiaria, non isola l’uomo nelle sue azioni, molte di questa non esisterebbero neanche.


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