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DDL n. 2957, ADIANTUM alla Commissione Giustizia: la norma viola i diritti umani

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DDL n. 2957, ADIANTUM alla Commissione Giustizia: la norma viola i diritti umani

23/08/2015 - 16:38

Dura presa di posizione di ADIANTUM contro il progetto di modifica della L. 184/83 sulla disciplina dell'Affidamento extra-familiare. L'associazione con sedi in tutta Italia ha chiesto di riaprire le audizioni e sfruttare i giorni che intercorrono fino al prossimo 11 settembre per non approvare la norma o, in alternativa, per proporre emendamenti che possa scongiurare l'entrata in vigore di una legge chiaramente ispirata al business degli affidamenti.

"Così com'è", spiega Giacomo Rotoli, "la nuova norma violerebbe i diritti umani sanciti dalla Carta dei Diritti dei Diritti del Fanciullo e dall’art. 30 comma 1 della nostra Costituzione, perchè l’istituto dell’Affido Familiare verrebbe usato strumentalmente al fine di ottenere un’adozione. Ciò in aperto contrasto con le finalità stesse dell'affidamento temporaneo".

Qui di seguito il testo della missiva, indirizzata alla Commissione Giustizia.

 

 

"Onorevole Presidente, 

onorevoli Membri della Commissione Giustizia,

ci rivolgiamo a Voi, in ossequio al nostro oggetto sociale, per sottoporre alla Vostra attenzione le nostre considerazioni in merito al disegno Di Legge 1209, già approvato dall’Aula del Senato (adesso modificato nel n. 2957, termine ultimo per presentare gli emendamenti 11 settembre corrente anno) con il quale il Parlamento dovrebbe modificare la legge del 4 maggio 1983 n. 184. ADIANTUM, oggi, è l'associazione maggiormente rappresentativa in Italia sul tema del rispetto dei diritti umani e civili dei minori e dei genitori. Con la presente, pertanto, intendiamo manifestare tutto il nostro disappunto su un Atto Camera che, così com'è concepito, sancisce la nascita di una norma in netto contrasto con parti fondamentali dell’attuale legge 184/83, modificata poi dalla legge 149/2001. 

La prima "vittima illustre" del DDL 2957, infatti, sarebbe l’art.1 della legge n. 184/83 , il quale dispone che il “....bambino/bambina ha diritto a crescere e vivere nella propria famiglia di origine...“, diritto sancito anche dalla Carta dei Diritti dei Diritti del Fanciullo e dall’art. 30 comma 1 della nostra Costituzione ("...è compito dei genitori, della famiglia educare crescere ed istruire i figli...").

Già nel 2001, con l'entrata in vigore della legge 149, all’art.1 uno il Legislatore sanciva il diritto del minore a vivere nella propria famiglia di origine, e disponeva che l’affido familiare avesse una durata temporale di due anni, prorogabile per un altro anno, in ciò modificando la legge n. 184/83. L’istituto dell’affido è diverso da quello dell’adozione, in quanto non recide il legame tra la famiglia di origine e il bambino. Orbene, se alla famiglia che ha in affidamento familiare il minore venisse concessa (come recita il DDL in discussione) la possibilità di adottarlo, i due istituti (“Affido Familiare” e “Adozione") entrerebbero in conflitto fra loro e si creerebbe un “doppio canale” per l’adozione: chi volesse adottare un bambino potrebbe semplicemente chiederne preventivamente l’affido familiare con la speranza di tramutarlo poi in adozione.  Per quanto questa possibilità non debba del tutto essere esclusa in casi eccezionali (che peraltro l’attuale normativa già permette), l’istituto dell’Affido Familiare verrebbe usato strumentalmente al fine di ottenere un’adozione. 

Ciò, in tutta evidenza, tradirebbe il mandato sociale proprio del l'affidamento extra-familiare, che è quello di un ricovero temporaneo del minore in attesa che si creino o si ricostituiscano le migliori condizioni per il suo rientro nella famiglia di origine. 

Non è difficile, poi, immaginare che l'applicazione della norma, così concepita, farebbe nascere infiniti conflitti, anche gravi, tra affidatari e famiglia d’origine, nel caso questa non voglia rinunciare ai propri figli. 

Per quanto sopra espresso, ci chiediamo di non approvare questa norma, o in subordine di emendarla al fine di scongiurare l'entrata in vigore di una legge approvata in aperta violazione dei diritti umani, dei diritti civili fella famiglia sanciti anche dai trattati internazionali da tempo ratificati in Italia. 

Chiediamo alla Onorevole Commissione di riaprire la audizioni, ascoltando non solo le associazioni di famiglie affidatarie ed adottive (il cui interesse alla materia potrebbe essere fisiologico e decisamente in conflitto) ma anche le associazioni di genitori - come la nostra - i cui i figli sono in affidamento presso le famiglie affidatarie, nonché i professionisti ed altre associazioni che non siano membri costituenti delle comunità e delle case famiglia"

 

 


Fonte: Redazione

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Ci sono 3 commenti


21:56  di domenica 13/09/2015
scritto da  Giacomo Rotoli
Gentile Sig.ra Forcolin,
la ringrazio del suo intervento in cui ha espresso la sua opinione. Il problema non è ovviamente legato al suo caso, ci mancherebbe, ne ad altri casi simili in cui sono e siamo certamente d´accordo con lei che il minore non debba perdere anche la famiglia alla quale è stato affidato. Il dubbio che noi abbiamo su questa legge di riforma è che abiliti una sorta di canale parallelo di adozione. Tentativi di aggirare le regole per l´adozione sono normali in molti casi. Supponiamo che chi mira all´adozione si offra invece come famiglia affidataria e dietro una forma di scambio il genitore naturale sparisca dalla circolazione per due o più anni, a quel punto l´adozione sarebbe un gioco bell´è fatto. Lei sa meglio di me che queste "transazioni" poco chiare esistono e che invece andrebbero assolutamente evitate. Un altro problema riguarda poi i s.sociali spesso abbiamo avuto modo di constatare che l´affido familiare viene imposto alla famiglia naturale in diversi modi senza che ve ne sia una valida ragione, data la lunghezza dei tempi burocratici (nelle grandi città le udienze ai TM possono farsi anche ad intervalli di 6 mesi o più) due anni passano subito e anche più di due. A questo punto una famiglia affidataria si troverebbe ad un passo dall´adozione ci sarebbe solo l´adottabilità un diaframma tutto sommato fragile se la percezione della famiglia naturale da parte del sistema è negativa. Immagini un genitore o dei genitori accusati di abusi sui figli che non possono per decreto del TM nemmeno vederli, se fossero innocenti per discolparsi penalmente possono passare anche 4 o 6 anni, nel frattempo il minore sarebbe stato dato adozione il che non è alla fine giusto. Purtroppo la gestione di questi casi è estremamente delicata come è delicata tutta la materia che riguarda i minori e più che le modifiche alle leggi servirebbe una maggiore sensibilità e formazione degli operatori di giustizia e dei servizi cosa che lei anche ha avuto modo di constatare come carente e sulla quale noi ci battiamo esattamente come lei. Cordiali saluti.

18:07  di venerdì 04/09/2015
scritto da  Forcolin Carla
Ho scritto un libro, nel 2009, dal titolo "Io non posso proteggerti" edito da F. Angeli. Questo libro risponde, attraverso esempi e testimonanze alle argomentazioni che vengono sopra riportate. Invito la redazione di ADIANTUM a leggerlo. Sono stata affidataria più volte e ho semnpre avuto buoni rapporti cn la famiglia d´origine dei ragazzini ospitati. Il conflitto famiglia d´origine/famigliA affidataria non è necessario e l´esperienza positiva che io ho avuto è di tanti altri affidatari. Nessuno vuole traSFORMARE L´AFFIDAMENTO IN ADOZIONE TOUT COURT. SEMPLICEMENTE, LADDOVE UN BAMBINO -GIà IN AFFIDAMENTO- VENGA DICHIARATO ADOTTABILE, DA UN REGOLARE TRIBUNALE, SI CHIEDE CHE NON SIA ESCLUSA LA FAMIGLIA CHE GIà HA CRESCIUTO IL BAMBINO (QUELLA AFFIDATARIA) DALL´ADOZIONE. CERTO CHE LO SI FA GIà, MA LO SI FA A MACCHIA DI LEOPARDO E A DISCREZIONE DEI GIUDICI, MOLTI DEI QUALI, PUR DI TENERE RIGIDAMENTE SEPARATI I DUE ISTITUTI, COSTRINGONO IL BAMBINO, CHE GIà HA PERSO LA FAMIGLIA BIOLOGICA, A PERDERE ANCHE LA FAMIGLIA A CUI SI è LEGATO SUCCESSIVAMENTE CON AFFETTI RICAMBIATI. lA PETIZIONE CHE FU ALLA BASE DELLA PROPOSTA DI LEGGE è STATA FIRMATA DA GIUDICI OLTRE CHE DA GENTE COMUNE E DA PERSONE ESPERTE IN MATERIA. IL VERO INSULTO AI DIRITTI UMANI è QUELLO DI PRETENDERE CHE I BAMBINI SIANO OGGETTO DI PROPRIETà: TUTTI GLI ESSERI UMANI HANNO DIRITTO A CURE MORALI E MATERIALI. SE PURTROPPO LA FAMIGLIA D´ORIGINE NON LE Dà ED INVECE LE Dà UN´ALTRA FAMIGLIA AFFIDATARIA, PERCHé STRAZIARE POI UN BAMBINO , STACCANDOLO DA CHI GLI HA VOLUTO UN BENE DEL TUTTO DISINTERESSATO (IN QUANTO PRONTO A RESTITUIRLO AI GENITORI SE QUESTI FOSSERO STATI IN GRADO DI RIACCOGLIERLO) PER DARLO AD UNA TERZA FAMIGLIA IN ADOZIONE? MAGARI TUTTI GLI AFFIDAMENTI SI CONCLUDESSERO CON UN BEL RITORNO NELLA FAMIGLIA D´ORIGINE! CHIEDERE CHE , LADDOVE L´AFFIDAMENTO NON SI CONCLUDA COME TUTTI SPERANO, IL BAMBINO SIA COSTRETTO AD ANDARE IN UNA TERZA FAMIGLIA, MI PARE UNA PURA CRUDELTà. E L´ITALIA PER AVERE FATTO TALI CRUDELTà è GIà STATA CONDANNATA DAL TRIBUNALE DEI DIRITTI UMANI DI STRASBURGO (V. CASO MORETTI/BENEDETTI). cARLA fORCOLIN

07:06  di domenica 30/08/2015
scritto da  Dom 77
ci fate sapere cosa rispondono?
grazie


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