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La Gender Theory esiste ? Giacomo Rotoli: il problema ha diverse chiavi di lettura

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La Gender Theory esiste ? Giacomo Rotoli: il problema ha diverse chiavi di lettura
Giacomo Rotoli

20/08/2015 - 21:26

Relativamente alla c.d. teoria del Gender, secondo autorevoli professionisti della sfera psico-evolutiva, "...ci si impegna a negarne l'esistenza nel momento stesso in cui, dall'altro lato, qualcuno ne provi ad affermarne l'esistenza".

Pertanto, la teoria c.d. Gender esiste, o è una esagerazione utile a scongiurare nuove tendenze sociali che oggi si considerano inaccettabili ?

Certamente essa, se esiste, non è nata in Italia, ma gli studi e i (presunti) risultati delle sperimentazioni sono stati importati dal nord Europa, dove filmati, libri ed articoli (purtroppo, non tradotti in italiano) documentano, quanto meno, una certa attività sul tema.

In Italia, nel vuoto assoluto dei controlli da parte di Governo e ministeri, c'è chi ha tentato di schermare l'introduzione di "innovativi" (e discutibili) strumenti educativi attraverso i testi scolastici scritti per sensibilizzare gli studenti della materna e delle elementari sul fenomeno delle discriminazioni di ogni tipo, provocando una ondata di proteste tra le associazioni di genitori e nel mondo scolastico (vedi la polemica scoppiata al Comune di Venezia, contro la spersonalizzazione dei ruoli genitoriali promossa dall'attivista LGBT Camilla Seibezzi). 

Un punto positivo del dibattito è stato quello di riaccendere i fari sui problemi della famiglia italiana. In tutto questo, purtroppo, la cultura della Co-genitorialità è rimasta, guarda caso, ai margini.

Ad aiutare la comprensione del fenomeno Gender interviene il Presidente di ADIANTUM, Prof. Giacomo Rotoli, secondo cui "esistono diversi livelli di lettura della cosa. Ad un livello elementare, quando si parla di "gender", non si può comunque non pensare che esistano degli elementi in qualche modo "a priori", e quindi teorici. Al momento, non esiste una "gender theory" condivisa, perché ci sono mille interpretazioni tra chi afferma che essa riguarda la sessualità e chi afferma che sarebbe solo una questione culturale, o semplicemente una questione di ruoli (che hanno da sempre una certa elasticità a seconda delle culture).

"Ad un livello più alto "la gender theory" è un elaborazione minoritaria in seno a certi filoni del femminismo radicale nordamericano (e.g. Judith Butler), che però in molti casi straripa anche da quello che i suoi stessi autori intendono. L'assunto centrale sul quale si sono basati i tentativi di introdurre degli elementi di queste teorie nei programmi scolastici è stato quello di difendere i diritti delle minoranze, lgbt soprattutto, decostruendo il concetto di differenza sessuale tra uomo e donna. Ebbene, questo è profondamente sbagliato, e i comitati lgbt sbagliano pensando che sia questo il sistema per ottenere rispetto dalla Società Civile. Tra l'altro è abbastanza contraddittorio che si chieda di introdurre un'istituzione abbastanza tradizionale, come il matrimonio, cercando al contempo di annacquarlo e renderlo di fatto una convenzione. Infatti, negli USA, oltre a chiedere il matrimonio poligamico, pare che qualcuno abbia persino proposto di poter sposare un robot...".

"Nella sessualità rientra anche il sesso biologico, e quello non si può cambiare nemmeno per un omosessuale perché, come scrive il Panella (prescindendo dai pochi casi di incertezza genetica), quello che guida è il cervello e la c.d. "l'identità di genere". Questa dipende in modo molto marginale dal tipo di educazione che imponiamo ai bambini, e può esaltare delle differenze solo se queste esistono. Se vestiamo i bambini tutti di rosa o tutti di blu ci saranno sempre femmine, maschi, femmine attratte da maschi e maschi attratte da femmine e in misura minore femmine attratte da femmine e maschi attratti da maschi. E questo vale anche, per assurdo, tra gli ingegneri minerari o tra i piloti di caccia..." 

"L'"identità sessuale" è funzione di tre fattori: geni, storia/educazione, altri fattori inconsci (epigenetici come dice Panella, o freudiani = cioè i primi anni di vita) legati allo sviluppo del cervello. I "genderisti" vorrebbero far prevalere il secondo fattore, mentre i "rigoristi" vogliono che il primo fattore determini tutto. Probabilmente, per dar conto della grande variabilità osservata, conta in misura importante anche il terzo fattore, sul quale il controllo è molto più difficile perché non si tratta di cambiare un gene o un modello educativo, ma di esplorare ciò che è quello che Freud chiamava inconscio, al quale non abbiamo facile accesso se non osservandone il riflesso nella vita vissuta. Qualche progresso si è fatto con le neuroscienze, ma esiste una grossa polemica tra gli stessi specialisti se l'attivazione dei circuiti neurali (i correlati neurali) possa rappresentare in tutto o in parte il complesso degli stati mentali".


Fonte: Redazione

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Ci sono 2 commenti


08:27  di lunedì 24/08/2015
scritto da  domenico 77
per me siamo allo sfascio, il prof. rotoli è fin troppo tenero

06:28  di venerdì 21/08/2015
scritto da  Ezio L.
grazie a Rotoli, che ha la grande dote di parlare semplicemente di cose complesse
Sulle teorie gender trovo che la strada sbagliata non sia quella di equiparare i gusti sessuali am quella di far credere che gay è meglio


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