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Separazione, Divorzio Psicologico e Alienazione Parentale - di Emanuela Barbarito*

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Separazione, Divorzio Psicologico e Alienazione Parentale - di Emanuela Barbarito*

19/02/2015 - 15.17

di EMANUELA BARBARITO* - Le considerazioni sul sistema familiare separato/divorziato o in via di separazione non possono prescindere dalla disamina dell’attuale situazione italiana, che se da un lato vede l’evento della separazione proporsi sempre con maggiore frequenza, dall’altro deve confrontarsi con la modalità conflittuale molto diffusa nell’affrontare la separazione coniugale. 

L’ultimo report Istat del 2013 riferito al 2011 riporta che le separazioni sono state 88.797 e i divorzi 53.806. Con l’introduzione della legge 54/2006 sull’affido condiviso sempre più coppie, quasi il 90%, scelgono questa modalità di affido dei figli, anche se spesso si tratta di un falso condiviso. 

L’instabilità coniugale caratterizza l’attuale istituto familiare e richiede nuove regole, se è vero che sposarsi non implica necessariamente la scelta di procreare è altrettanto vero che la genitorialità non è più vincolata e sovrapponibile all’unione coniugale, per cui è necessaria la distinzione tra ruolo coniugale e ruolo genitoriale. La differenziazione tra questi due ruoli deve portare con sé la consapevolezza che la separazione dal coniuge non è separazione dai figli, ma è riprogettazione di sé e dell’altro in relazione alle funzioni genitoriali, ovvero ci si separa dal coniuge, ma non dai figli. 

Nonostante la separazione stia prendendo le caratteristiche di un evento normativo, è comunque un avvenimento critico che si articola per fasi; in psicologia si parla di divorzio psicologico, ovvero di quel percorso che necessita di un’elaborazione dei propri sensi di perdita e lutto, di un superamento delle problematiche affettive connesse al fallimento dell’unione coniugale ed di una riprogettazione realistica della propria vita. 

Per il figlio vi è il passaggio dalla triade (madre-padre-figlio) a due diadi (madre-figlio, figlio-padre), per questo è importante che il minore venga riconosciuto come persona altra dai genitori per poter beneficiare del rapporto con entrambi. 

A causa del grande numero di separazioni, sintomo o antidoto dei tempi moderni, si sta diventando sempre più sensibili a concetti quali bigenitorialità e alienazione parentale. La bi-genitorialità, sancita dalla legge 54/2006, è il diritto per cui ogni bambino può e deve godere delle cure, dell’affetto e dell’educazione di entrambi i genitori in modo equo. Vi sono vari motivi che rendono particolarmente importante la bigenitorialità. Uno di questi è lo sviluppo cognitivo: è stato dimostrato, infatti, che figli cresciuti da entrambi i genitori, seppur separati, hanno uno sviluppo cognitivo potenzialmente più elevato rispetto ai figli cresciuti da un solo genitore; anche la personalità ne trae benefici. 

Al riguardo, alcuni ricercatori (Biller & Bahm, 1971; Santrock, 1975) hanno riscontrato che comportamenti delinquenziali o antisociali registrati con maggior frequenza in figli di genitori separati che non hanno rapporti continuativi con uno dei due genitori. Sempre gli stessi ricercatori hanno registrato, all’interno della popolazione infantile con esperienze di disgregazione familiare, nei ragazzi un certo fallimento nel processo di identificazione con un modello maschile e uno sviluppo morale non conforme alla loro età cronologica. Le ragazze, invece, tendevano ad assumere atteggiamenti inadeguati nell’ambito delle loro relazioni eterosessuali (Hetherington, 1972). 

Per quanto riguarda il fallimento scolastico Singer (1977) ha notato una notevole rigidità e una disgregazione dei processi fantastici nei bambini emotivamente disturbati dalla separazione dei genitori. Altri autori hanno sottolineato come lo stress psicologico risultava deleterio per la maturità globale del bambino (Rubin & Mitchell, 1976). Ulteriori ricercatori sono giunti alla conclusione che la separazione dei genitori e la conseguente assenza di uno dei due, determinano blocchi nello sviluppo cognitivo e, di conseguenza, un elevato insuccesso scolastico (Sutton – Smith, Rosenberg, Landy, 1968; Tuckman & Regan 1966). 

Molti sostengono - sciorinando un luogo comune in tutti i tribunali - che l’affidamento condiviso equivale a tagliare in due il bambino, proprio come nella leggenda di Re Salomone. Ma i bambini, al contrario, essendo composti dalla dualità del padre e della madre, risulterebbero tagliati in due nel momento in cui dovessero essere costretti a rinunciare ad una di queste parti. Saranno gli adulti a dover fare scelte mature, facendo in modo che le due parti di cui è composto il bambino, madre e padre, non siano troppo distanti. 

La bigenitorialità è importante proprio perché si vadano ad evitare situazioni in cui uno dei due genitori cerchi di annullare l’autorevolezza e l’affetto dell’altro genitore, nella mente del figlio. Spesso accade che vengano messi in atto, da uno dei genitori, meccanismi subdoli per inculcare la negatività dell’altro, cosicché il bambino si allontani dal genitore “sbagliato”. Si parla in questi casi di alienazione parentale. 

L´alienazione genitoriale non è rara nelle famiglie in cui i genitori si separano, spesso si inserisce nel quadro dei conflitti tra i coniugi durante i procedimenti per la separazione ed in particolare per l’affidamento dei figli. La sua principale manifestazione è la campagna denigratoria dell’altro genitore, campagna che non ha giustificazione. 

Ultimamente sono nate molte questioni tra i media intorno all’esistenza di tale concetto. La comunità scientifica ha risposto affermando che non si può negare l’esistenza del meccanismo mentale ma, per non condannare culturalmente i bambini che l’hanno subito, si è deciso di togliere il sostantivo “sindrome” lasciando solo la descrizione del meccanismo mentale di per sé; ragion per cui l’APA ha deciso di non includerla nel DSM V pur avendo introdotto i disturbi relazionali verosimilmente causati da questo innegabile meccanismo. 

L’alienazione parentale può manifestarsi a qualsiasi età del figlio. Spesso vittima di alienazione è il padre dove la madre procede a un lavaggio del cervello del figlio instaurando in lui l’idea che “papà è cattivo e non gli vuole bene”, fino ad arrivare alle false accuse di abuso, ma ultimamente il meccanismo della "domiciliazione prevalente", allorquando ne siano stati beneficiati i padri, ha prodotto in alcuni casi le medesime distorsioni ai danni di altrettante madri. 

Svilupperanno l’alienazione quei minori che si lasceranno condizionare dalle dinamiche messe in atto su di loro dal genitore programmatore. Molti autori ritengono che, accanto alla programmazione del genitore alienante, la sensazione del minore di essere stato abbandonato o tradito dall’altro genitore può incidere sulla probabilità che si possa instaurare un’alienazione verso questo genitore. 

Due elementi costituiscono l´alienazione genitoriale: la programmazione ed il brainwashing. Per programmazione si intende la formulazione di un piano da seguire per allontanare il figlio dal genitore bersaglio. L’elemento principale di una buona programmazione è la scelta di un tema da cui partire per sminuire agli occhi del bambino il coniuge, per esempio lo stile di vita di quest’ultimo. Per brainwashing, si intendono i metodi utilizzati dal genitore programmatore per attuare il piano, ad esempio la denigrazione e demolizione dell’altro genitore. Gli effetti dipendono dal tipo di tecnica di lavaggio del cervello utilizzata, dall’ intensità con cui viene portato avanti il programma di demolizione dell’altro, dall’età del figlio e da quanto tempo i figli sono stati immersi nel conflitto genitoriale. 

Quando i ragazzi alienati ricostruiscono l’accaduto e lo svelano a sé stessi finiscono per escludere anche il genitore alienante, subendo così una doppia perdita. 

Il genitore alienato, all’inizio rimane disorientato, poi passa dalla rabbia alla confusione e, poi, alla depressione. Spesso, molti genitori bersaglio desistono nel loro diritto di vedere i figli perché pensano di causare altro dolore ai figli, visto le manifestazioni di rifiuto. Altri, secondo alcuni studi, possono involontariamente contribuire all’alienazione assillando il figlio con telefonate, visite improvvise, pedinamenti, nei quali si manifestano più sentimenti di ostilità che di amore. Questa modalità comportamentale verrà percepita, sia dal figlio sia dall’altro genitore, come aggressiva, e rinforzerà la convinzione del figlio che il suo atteggiamento verso il genitore alienato è giustificato. 

I genitori alienanti sono persone vulnerabili, immature, che centrano il rapporto con il figlio sull’attaccamento simbiotico piuttosto che sulla consapevolezza che il compito genitoriale implica la facilitazione del figlio verso l’autonomia. 

I minori alienati possono diventare irrispettosi, non collaboranti, possono andare male a scuola, avere disturbi della condotta e fare della manipolazione uno strumento di relazione. Da alcune ricerche emerge che bambini alienati, da grandi hanno una maggior probabilità di diventare genitori alienanti e programmanti. Questi ragazzi, inoltre, spesso presentano disturbi d’identità della sfera sessuale e sono più vulnerabili alle perdite e ai cambiamenti, regrediscono a livello morale e, anche in età adolescente-adulta, tendono a fare una netta distinzione tra bene e male. Le regressioni possono verificarsi anche in ambito psicologico: possono crearsi un genitore immaginario sostitutivo di quello perduto. 

Al di la delle caratteristiche personali del genitore alienante, alienato e del minore, l’alta conflittualità tra i due ex coniugi e di conseguenza l’incapacità di gestire il conflitto, è un terreno fertile per l’instaurarsi delle dinamiche che portano all’alienazione. Per le conseguenze sopradescritte dell’alienazione, l’esigenza di individuare tale disturbo è sempre più forte, così come la necessità di identificare strumenti e metodologie attendibili. Infatti non esistono strumenti specifici per “misurare” il grado di alienazione, quindi la “diagnosi” è raggiunta solo attraverso l’osservazione clinica. 

Studi scientifici ad hoc accorderebbero all´alienazione genitoriale la dignità scientifica che purtroppo ad oggi non può ancora vantare. Al contrario di quanto comunemente si pensi, i genitori che lasciano la famiglia e che poi spesso sono quelli alienati non vogliono separarsi anche dai figli ma solo dal coniuge e andrebbero perciò aiutati affinché la loro separazione dai figli non avvenisse mai. Dall’altro canto, l´Ordinamento dovrebbe consentire l´adozione di misure di supporto psicologico necessarie anche all’altro coniuge, che andrebbe aiutato/scoraggiato ad accettare la separazione e a non mettere in atto la distruzione dell’ex coniuge agli occhi dei figli. 

 

*Dott.ssa Emanuela Barbarito, Psicologa clinica e forense

 


Fonte: Redazione

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Ci sono 3 commenti


17:03  di martedì 10/05/2016
scritto da  Arianna
Ci sono casi in cui l.alienazione dell.altro genitore inizia proprio con il condiviso e con parita di gg in quanto dispone di maggior tempo per mandare avanti la programmazione!Condiviso va gestito considerando le capacita genitoriali di entrambi i genitori visto che giudici,servizi sociali non intervengono per fermare la distruzione del genitore bersaglio e l.alienante si rifiuta di fare psicoterapia.

21.16  di lunedì 29/06/2015
scritto da  gerardo spira
Gentilissima dottoressa, ormai il viatico è chiaro e tracciato: La separazione o divorzio, in italia, è un grande affare in cui tutti gli attori vi bagnano le mani. Non esiste un tribunale che può giudicare e decidere in materia di affetti. Quando entra in campo la scienza psicologica, il danno è già fatto. A mio avviso tutti gli attori della vicenda sono colpevoli di violenza. E´ violenza quando si discute se un genitore è capace e l´altro no; é violenza quando si sottopone il minore al cosiddetto percorso protetto, generico e vago, affidato a cooperative di comodo in cui operano amici e parenti ; é violenza quando la psicologia si presta alla volontà del giudice e non lo contrasta in modo chiaro, onesto e trasparente; è violenza quando un magistrato pretende di separare un minore da uno o da entrambi i genitori; è violenza quando si sottrae un minore ad uno dei genitori e lo priva delle cure dovute; è sempre una grande violenza quando si decide e non si ascolta il minore( se si presta ascolto con attenzione, il minore lancia segnali molto chiari).Quando si confondono la scienza psicologica e quella giudiziaria, vuol dire che il giudice è divenuto uno pseudo-psico.terapeuta. In questo momento la giustizia non esiste più. I tribunali "speciali" minorili, vanno soppressi e il problema va riordinato in una grande riforma sociale in cui gli interventi vanno regolamentati nella fase in cui comincia a sorgere il problema. Da questa fase va tenuta lontano la giustizia minorile, specialmente se di genere. Basta leggere la giurisprudenza che avanza in tutti i tribunali d´Italia per comprendere che cosa è accaduto e di fronte a quale società ci troveremo un giorno.Bisogna riconvertire la cultura, allontanare l´ignoranza prepotente e l´incapacità operativa e soprattutto fermare il dissanguamento morale, economico e sociale che si sta diffondendo in nome della legge e sulla pelle di minori innocenti in lacrime.

11.27  di venerdì 20/02/2015
scritto da  Lorenzo
Professionisti, mi riferisco a giudici onorari che nelle aule di tribunali continuano ad applicare falsi condivisi (con tutto quello che comporta, pas, rapporti non equilibrati.....) e privatamente come psicologi (al costo di € 50 a seduta quando va bene) sostengo esattamente quello che è riportato nell´articolo. Non so più cosa pensare


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