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Adozione lesbica, gli studiosi: fondamentali i riferimenti maschili e femminili

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Adozione lesbica, gli studiosi: fondamentali i riferimenti maschili e femminili
Lucia Legati

29/08/2014 - 21.30

di LUCIA LEGATI* - E' attualissimo il dibattito sulle adozioni lesbiche che i tribunali italiani - ma non anche il nostro Ordinamento ! - stanno decretando proprio in queste settimane.

Secondo quanto scritto nella prima sentenza della storia italiana (tribunale dei minorenni di Roma il precursore) la bambina sarebbe stata adottata in virtù di una disposizione di legge italiana (art.44 della legge sull'adozione) che contempla l'adozione in casi particolari, tra cui la tutela "del superiore e preminente interesse del minore a mantenere anche formalmente con l'adulto, in questo caso genitore 'sociale', quel rapporto affettivo e di convivenza già positivamente consolidatosi nel tempo".

Si tratterebbe, cioè, di garantire nell'interesse di una minore la copertura giuridica a una situazione di fatto già consolidatasi nel tempo, atteso che la bambina è nata in un Paese estero grazie alla procreazione assistita e vive con la coppia genitoriale già da cinque anni.

Occorre che il legislatore si pronunci, perchè - a mio sommesso avviso - pur essendo operativa la norma di legge su citata, manca una regolamentazione della materia nel nostro ordinamento giuridico che contempli una ipotesi di questo tipo, che è sui generis: come può una coppia omosessuale adottare....se in Italia quella coppia non può sposarsi ?!

Esistendo un vulnus legislativo, ho la sensazione che questa giurisprudenza - utilizzando surrettiziamente il binario dell'art.44 della legge 184/83 - abbia voluto importare in Italia un precedente che non trova alcuna disciplina nel nostro ordinamento giuridico. Tant'è che l'art. 44 si trova nel titolo IV della legge, dedicato alla adozione in casi particolari, mentre la disciplina sull'adozione internazionale è contenuta nel titolo III della stessa legge...

Ciò per consegnare l'dea che occorre una specifica regolamentazione della materia che legittimi l'operato dei Tribunali.

E' una manovra che ha il sapore identico a quello del turismo divorzile...migrare all'estero per facilitare percorsi non regolamentati in Italia e poi tornare chiedendo il riconoscimento del nuovo status....una sorta di elusione dei principi del nostro ordinamento giuridico. Soprattutto ritengo che questa pronunzia possa dare la stura ad una pericolosa giurisprudenza "al buio", senza il rispetto dei pilastri di diritto e legislativi che sottendono la materia.

Oltre alle riflessioni in punto di diritto sopra commentate, vorrei consegnare - non essendo una esperta in psicologia infantile - alcuni commenti di noti esperti sulla questione: la psicologa Maria Rita Parsi, fondatrice dell’associazione “Movimento Bambino”, ha spiegato: «Per i bambini quel che vale è l’amore. Però è importante che le bambine trovino un punto di riferimento maschile e i maschietti uno femminile per sviluppare e indirizzare la loro ricerca di un partner quando saranno adulti. Crescere con genitori omosessuali senza avere punti di riferimento dell’altro sesso costituisce un limite». Chi è a favore dell’adozione per le coppie omosessuali intende volontariamente mettere il bambino in una condizione di svantaggio. Ha poi proseguito la psicologa: «cure e amore non sono patrimonio esclusivo delle coppie etero. Vero è, però, che quando si arriva alla fase del complesso edipico è importante avere una doppia realtà di riferimento, maschio e femmina. È fondamentale per sviluppare il cervello e la personalità. Perché i bambini abbiano uno sviluppo pieno e completo, i modelli di riferimento devono essere maschili e femminili".

Mariolina Ceriotti Migliarese, neuropsichiatra infantile ed esperta di famiglia, ha a sua volta confermato: «Fra i bisogni primari del bambino c’è l’amore, la cura, l’accudimento e questo può essere effettivamente dato sia dalla figura maschile sia da quella femminile, ma poi ha bisogno di essere accompagnato nella costruzione della propria identità. La negazione del valore della differenza sessuale – il corpo è un dato – provoca una gravissima interferenza nella costruzione dell’identità». Che magari non si vede nell’infanzia, ma esplode con la pubertà e la preadolescenza».

Rosa Rosnati, docente di Psicologia dell’adozione e dell’affido presso l’Università Cattolica di Milano ha spiegato che «crescere godendo della presenza di un padre e di una madre consente al bambino di conoscere dal vivo cosa vuol dire essere uomo e donna e, quindi, definire nel tempo una solida identità maschile o femminile. Allo stesso tempo il bambino potrà fare esperienza della relazione tra uomo e donna, capace di accogliere e valorizzare le differenze. Due genitori dello stesso sesso non possono fornire questa esperienza di base, quindi il bambino sarà gravato da un compito psichico aggiuntivo. Ai bambini adottati la società deve fornire condizioni ideali di crescita, non esporli ad altri fattori di rischio».

Domenico Simeone, psicologo, psicoterapeuta e professore associato di Pedagogia generale presso l’Università degli Studi di Macerata, ha affermato: «Crescere con una madre e con un padre, quando è possibile, significa conoscere il valore educativo della differenza, significa inscrivere la parentalità in una rapporto che chiama in causa la corporeità, significa sperimentare una rete relazionale costruita sul riconoscimento dell’alterità. Il fenomeno delle coppie omoparentali è relativamente recente. Molti studi mettono in guardia sulle difficoltà che i bambini che crescono con persone dello stesso sesso possono incontrare. Dal punto di vista scientifico credo sia necessario approfondire le conoscenze del fenomeno in modo rigoroso, guardando la questione dal punto di vista del bambino e dei sui bisogni. Troppo spesso nel dibattito prevalgono i presunti “diritti” degli adulti e ci si dimentica di tutelare la crescita dei bambini. La differenza di genere tra padre e madre e tra genitore e figlio costituisce l’elemento fondamentale per imparare ad amare, costruendo relazioni e accettando il limite che è in esse inscritto. Nel crogiuolo di tali relazioni i bambini vivono processi di identificazione e riconoscono le differenze, stabilendo relazioni significative. È la differenza che permette la triangolazione della relazione e il riconoscimento dell’alterità. Non è qui in discussione la capacità di cura che possono avere le coppie omogenitoriali quanto piuttosto l’articolazione delle relazioni che i figli possono stabilire».

 

* Avvocato civilista, Mediatrice familiare AIMeF


Fonte: Redazione - Lucia Legati

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Ci sono 2 commenti


16.55  di martedì 03/02/2015
scritto da  Ezio Lucchina
un altro passo verso lo sfascio della famiglia voluto a sinistra

20.37  di domenica 07/09/2014
scritto da  max
questa sentenza rappresenta l´ennesima deriva verso un femminismo estremo che mira ad affermare che la presenza femminile è più che sufficiente a crescere i figli, mentre quella maschile è utile solo alla procreazione. Di cosa meravigliarsi dunque?Non conosco gli altri esperti e quindi non mi esprimo su di loro,ma se penso al parere della Parsi mi viene da piangere!Lei per me rappresenta la prova di chi predica bene e razzola male! Oggi si scandalizza per una cosa così estrema, ma poi lei è una di quelle che negli affidamenti dei figli discrimina la figura paterna rispetta a quella materna!Quindi se una come lei si è sentita in obbligo di intervenire,siamo andati veramente oltre!
Vorrei poter essere smentito che il TM di Roma fosse altrettanto tranquillo a permettere ad una coppia di omosessuali maschi la stessa possibilità!Questa sentenza, nelle sue motivazioni, dimostra l´enorme potere dei giudici in una materia come quella del diritto di famiglia e dei minori!Un potere di scrittura o peggio riscrittura delle norme e dell´interpretazione delle parole con cui sono scritte! Siamo ormai in caduta libera,una decadenza di valori assoluta!Inadeguatezza di istituzioni e dei funzionari che li compongono!


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