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Dalle associazioni un manuale contro gli allontanamenti facili dei figli da parte del Sistema

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Dalle associazioni un manuale contro gli allontanamenti facili dei figli da parte del Sistema

26/08/2014 - 09.51

Il documento redatto dal CCDU (Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani), frutto della competenza maturata in anni di attivismo associativo, rischia di passare inosservato nell'attuale periodo di crisi economica. La spasmodica ricerca di lavoro - per molti, anche di un secondo lavoro che consenta di arrivare alla fine del mese - e il periodo tradizionalmente dedicato alle ferie potrebbero non dare al "Vademecum per le famiglie, ovvero come difendere i propri bambini da affidi causati da errori della giustizia minorile" la giusta diffusione.

Riflettendoci, il solo fatto che le associazioni a tutela dei diritti civili della famiglia abbiano sentito il bisogno di pubblicare una guida contro la malagiustizia familiare e gli abusi degli assistenti sociali è un fatto emblematico della malpractice diffusa in questo settore.

In queste ultime settimane, da tutta Italia ci viene segnalato un aumento esponenziale degli "allontanamenti facili" di bambini dal proprio nucleo familiare, effettuati da tribunali e assistenti sociali senza troppi scrupoli, e le difficoltà economiche sono spesso alla base di assurde decisioni che privilegiano l'aumento della spesa pubblica (Sistema case famiglia) a scapito dei sussidi diretti alle famiglie interessate (che costerebbero, dati alla mano, meno di un quinto).

Lo scopo dichiarato del vademecum è quello di "proteggere i bambini e le loro famiglie dalla possibilità di errori e abusi da parte di psicologi, psichiatri e assistenti sociali nel campo della giustizia minorile e dell’assistenza sociale a famiglie e minori". Il fenomeno di cui parliamo è conosciuto come “falsi abusi e allontanamento coatto dei bambini dalla famiglia e loro collocamento in comunità alloggio, affido o adozione”.

Le statistiche rivelano che circa il 20% delle sottrazioni coatte sono motivate da assenza dei genitori (provvedimenti carcerari, morte di entrambi i genitori), maltrattamenti o abusi. Il rimanente 80% circa avviene con la motivazione di “inidoneità genitoriale“ (spesso riconducibile a sottostanti motivazioni di natura economica o abitativa).

Questa motivazione ha aperto le porte a innumerevoli abusi. Infatti, tramite valutazioni soggettive e opinabili, psichiatri, psicologi e assistenti sociali spesso inducono il Tribunale dei minori a prendere provvedimenti drastici e drammatici, sottraendo i figli alla famiglia, collocandoli nelle comunità, mettendoli poi "sotto indagine".

La famiglia, nella maggioranza dei casi, è totalmente impotente di fronte a questo sistema che opera con l’ausilio, se i genitori si rifiutano, della forza pubblica.

Come difendersi - La materia è alquanto complessa, ma alcune informazioni, tratte dall’esperienza diretta, potrebbero evitare esiti drammatici e consentire di sanare gli eventuali errori commessi dal sistema della giustizia minorile.

1. Attivarsi subito - Questo passo è importantissimo: "Meglio spendere 1.000 euro subito per un legale o per un professionista che 10.000 euro dopo per riportare a casa il minore allontanato". I pregiudizi e le false o errate valutazioni iniziali tendono ad accumularsi e a divenire sempre più solide. La reazione delle famiglie di fronte alle false accuse tende a rinsaldare la convinzione dei servizi e dei professionisti della validità delle accuse iniziali. È "un cane che si morde la coda". Prima ci si attiva per ristabilire verità e giustizia e maggiori sono le possibilità di proteggere i propri figli da errori e ingiustizie.

Purtroppo molte famiglie si sentono tranquille perché non hanno fatto nulla di male, e si muovono quando ormai è troppo tardi e il danno è stato fatto. A quel punto è molto più difficile correggere l’errore. E dopo l’allontanamento si attiva un meccanismo “perverso”. Il provvedimento, la sottrazione del minore, è talmente grave che successivamente il Tribunale, seppur di fronte all’emergere di una realtà diversa o in ogni caso non così allarmante quanto la denuncia iniziale aveva fatto credere, spesso non ammette di essere stato tratto in inganno e si intestardisce a dare la parola e il potere di gestire il caso alle stesse assistenti sociali affidatarie dei bambini.

2. L'articolo 1 della legge 149/2001 dice: ”Il minore ha diritto di crescere ed essere educato nell'ambito della propria famiglia.” Il diritto, pertanto, è del minore, e non dei genitori. Si tratta, com'è evidente, del principio ispiratore della legge: la sottrazione dovrebbe essere l'eccezione, non la regola. Psicologi, psichiatri, assistenti sociali, avvocati e giudici minorili dovrebbero fare di tutto per garantire questo fondamentale diritto del minore e rispettare il principio ispiratore della legge. Ogni sforzo dovrebbe essere dedicato a mantenere i figli in famiglia o con i parenti fino al quarto grado, o per far rientrare i figli in famiglia, ma nella realtà accade esattamente il contrario.

3. Progetto SCRITTO e PARTECIPATO - E' raro - se non impossibile - vedere un c.d. Progetto scritto e partecipato (controfirmato) redatto allo scopo di mantenere i figli in famiglia o con i parenti fino al quarto grado, o per far rientrare i figli in famiglia. Si naviga a vista a tutto discapito dei minori. Non sono necessari riferimenti: se chiedete a qualsiasi operatore o assistente sociale vi dirà che questa è la pratica standard. Il progetto consentirebbe alla famiglia di sapere in maniera certa cosa sia necessario fare per mantenere (o riportare) il minore a casa. Eppure non viene fatto. Nessuno fa firmare questo progetto alla famiglia per accettazione. Insistete per avere questo progetto scritto e controfirmato da voi e dall’assistente sociale con delle azioni, misure e tempistiche chiare e precise per mantenere o riportare i figli in famiglia.

4. Programma di rafforzamento della genitorialità - Dovrebbe essere un programma rivolto ai casi di abuso e maltrattamento, in cui l’allontanamento dei minori era veramente necessario. Purtroppo questo progetto di rafforzamento o recupero della genitorialità spesso non viene fatto neppure per i casi in cui, con un aiuto adeguato alla famiglia, l’allontanamento dei figli non avrebbe dovuto neppure essere attivato. Non esistono casi in cui questo progetto sia stato attivato spontaneamente dai servizi sociali, eppure dovrebbe essere la prassi. Infatti, nell’articolo 4 della legge 28 marzo 2001, n. 149 si prescrive: “Nel provvedimento di cui al comma 3, deve inoltre essere indicato il periodo di presumibile durata dell’affidamento che deve essere rapportabile al complesso di interventi volti al recupero della famiglia d’origine.”

Pertanto, indipendentemente dalla correttezza dell’allontanamento, è necessario insistere per avere un progetto scritto e controfirmato da voi e dall’assistente sociale contenente le azioni, misure e tempistiche chiare e precise per riportare i figli in famiglia. E' un vostro diritto!.

5. Siate cittadini, non sudditi - Purtroppo molti assistenti sociali non si rendono conto (ma a volte lo sanno benissimo) del potere smisurato che hanno sulla vita delle famiglie. Spesso nel decreto di allontanamento viene assegnato loro il potere di decidere il regime di visite dei minori. La sospensione o riduzione delle visite è la minaccia più ricorrente che ci è stata riferita dai genitori. È comprensibile quindi che si crei un rapporto "di sudditanza". Una protesta o contestazione potrebbe essere vista da alcuni come “mancanza di collaborazione” o “comportamento oppositivo”. Ma insistere educatamente per far valere i propri diritti alla fine paga.

6. Procuratevi i documenti e leggeteli - A volte la famiglia non conosce neppure il motivo per cui i figli sono stati allontanati. I servizi sociali dovrebbero avere una cartella sociale a cui potete accedere. Lo stesso vale per la cartella processuale e per le eventuali cartelle cliniche. Non serve l’avvocato, andate direttamente negli uffici preposti e fate una richiesta scritta. Certamente fa male leggere le accuse (a volte persino falsità e pettegolezzi) e le valutazioni psichiatriche e psicologiche (spesso soggettive e dense di pregiudizi) che sono state scritte su di voi, ma come potete difendervi se non sapete di cosa siete accusati esattamente?

7. Attenzione ai conflitti di interesse - I conflitti di interesse nella giustizia minorile sembrano essere talmente radicati che le persone non ne sono più nemmeno consapevoli. Se qualcuno ha un conflitto di interessi non sarà abbastanza equilibrato da poter aiutare la famiglia in modo disinteressato. Una breve ricerca su Internet potrebbe chiarire molti comportamenti apparentemente inspiegabili di alcuni operatori e professionisti (si veda ad esempio: http://youtu.be/MfM35K7pscg) .

8. Altre indicazioni:

- Procurarsi un registratore per gli incontri con servizi e operatori, soprattutto quelli più importanti, per ricordarsi quello che è stato concordato a voce. Registrare di nascosto non è sempre illegale (vedi http://www.gildavenezia.it/normativa/schede/registrazione_riunioni_colloqui.htm), e di fronte a servizi, operatori o professionisti ostili sarà buona norma mettere qualsiasi richiesta o comunicazione per iscritto al fine di poter accertare la loro mala fede e ottenere la loro sostituzione e anche una sanzione adeguata per il loro comportamento.

- Denunciate formalmente le violazioni dei diritti umani, della legge e dei regolamenti e protocolli e gli eventuali conflitti di interesse. Le denunce andrebbero fatte anche e soprattutto dopo che le cose si sono risolte, al fine di correggere e sanzionare gli operatori che hanno sbagliato e impedire che questi drammi si ripetano. Spesso le famiglie vorrebbero solo godersi i figli in pace e dimenticare tutto, ma pensate al dolore che avete provato voi e pensate che la vostra denuncia potrebbe impedire che altre famiglie soffrano come voi.

- Partecipate alle manifestazioni di protesta su questi temi. Alcuni genitori ci hanno riferito di essere stati minacciati o di essersi trovati dei commenti nelle relazioni per la loro partecipazione a manifestazioni di protesta sui servizi sociali. Non ci risulta che questo sia mai stato preso in considerazione dai giudici o che tali intimidazioni siano mai state attuate. Anzi in realtà in seguito i servizi e gli operatori sono stati più attenti e rigorosi e la situazione è migliorata.


Fonte: Redazione - tratto da https://www.ccdu.org/minori/affido-bambini

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Ci sono 2 commenti


11:30  di lunedì 20/06/2016
scritto da  salvatore
non abbiamo più notizie e contati di nostra figlia più di un anno se qualcuno mi vuole contatare al3273356678

21.19  di lunedì 01/09/2014
scritto da  gerardo spira
Tutti ormai sono consapevoli della diffusa corruzione giudiziaria e istituzionale che sta togliendo ogni respiro alla civiltà giuridica. Nessuno ormai crede più nella giustizia amministrata da certi soggetti,che operano sotto false spoglie. Il principio di legalità tanto preteso da chi soffre è stato sopraffatto dalla corsa sfrenata verso il" vil danaro". Gli interessi dei poteri intoccabili dei comitati d’affari e i sistemi organizzati di caste e cosche sono tutti uniti e concordi nel progetto di tenere divise le famiglie per imperare e disporre in nome del popolo italiano, senza provare vergogna neanche di fronte alla disarmante innocenza dei propri figli.Altre società in questo mostrano più dignità.


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