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Effetti devastanti dei conflitti familiari nei processi di crescita dei minori

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Effetti devastanti dei conflitti familiari nei processi di crescita dei minori

01/06/2014 - 15.56

Spesso, quando le persone non riescono a trovare in sé la capacità di risolvere conflitti, si affidano alla mediazione di un terzo. Altre volte la strategia è il disimpegno, una vera e propria fuga dall’ambito conflittuale (quieto vivere) che di solito porta ad esplosioni di conflitto ancora più ampio in un secondo momento. 

Questo è quello che succede in vari contesti e situazioni ma è sempre più frequente in ambito familiare e nella relazione di coppia. Di questi continui conflitti chi ne fa le spese sono proprio i figli. La conseguenza di tutto questo è molto spesso la separazione che rappresenta un evento destabilizzante per l’intero nucleo familiare ed in misura maggiore per un minore.

Essa è un’esperienza dolorosa per il bambino, perché attacca la sicurezza del suo nido, e proprio per questo quando è possibile, è meglio evitargli tale esperienza. Però questo non significa vivere insieme per il suo bene, facendogli poi pagare la cosa in modo diverso: non più affettuosità tra i genitori, silenzi, indifferenze, letti o camere separate….

La cosa più importante è rimuovere le difficoltà che sono all’interno della coppia, magari anche con un intervento psicologico, quando è possibile, per il proprio benessere e per quello dei propri figli. In questa situazione di cambiamento i figli possono attraversare un momento di confusione e di disordine emotivo dovuto alla diminuzione del senso di stabilità e di sicurezza di fondamentale importanza durante il percorso di crescita. Il quadro si complica quando la relazione tra gli adulti di riferimento è quotidianamente attraversata da un’elevata conflittualità, che purtroppo, in non pochi casi, si esplica in rivendicazioni continue ed aggressioni non solo verbali.

La conflittualità tra coniugi ha generalmente inizio già prima della decisione della coppia di separarsi e perdura solitamente ben oltre la separazione; i figli fanno da spettatori ad accuse reciproche, offese, ingiurie e, non di rado, si trovano triangolati ed incastrati all’interno di dinamiche fatte di ricatti affettivi, di alleanze, di conflitti di lealtà che li spingono a prendere le parti ora dell’uno ora dell’altro genitore ed a sperimentare la spiacevole sensazione di tradire comunque qualcuno a cui tengono, qualunque comportamento adottino. Il bambino tende generalmente a sentirsi “colpevole e responsabile” delle difficoltà tra i genitori e questo lo porta spesso a sperimentare importanti vissuti di colpa, specie quando le discussioni riguardano questioni inerenti la sua collocazione (luogo ed orari di visita, scelte educative ecc).

I bambini più piccoli possono fantasticare di avere il potere, con il loro comportamento, di influenzare nel bene e nel male il conflitto tra i genitori, motivo per cui paradossalmente è preferibile una scelta di rottura chiara e netta da parte della coppia rispetto ad una situazione di crisi ad esito incerto, trascinata magari per anni, che può “bloccare” il bambino e renderlo timoroso di poter provocare con il proprio comportamento sbagliato, il definitivo distacco della coppia coniugale. E’ sempre preferibile spiegare al bambino, con un linguaggio chiaramente adatto alla sua età, ciò che sta succedendo, mettendo da parte colpe e responsabilità e chiarendo che le difficoltà riguardano il rapporto coniugale e non quello tra genitori e figlio; il bambino ha bisogno di sentirsi partecipe di quanto accade e non spettatore passivo, e va rassicurato circa la possibilità di mantenere rapporti continui e stabili con entrambi i genitori.

Spesso si sentono ragazzi parlare dei genitori che vivono insieme ma dormono in camere separate. I cosiddetti “separati in casa”, che restano insieme per amore del figlio, ma anche per una loro difficoltà a prendere una decisione dolorosa e difficile. In queste situazioni i bambini, o meglio i figli, si sentono compressi, in più in quanto non appartengono al problema. Sarebbe, quindi, meglio che i genitori, in queste condizioni, si separino in quanto non esiste più Quali possono essere le conseguenza di una conflittualità non risolta e di una separazione? un legame affettivo tra loro e sono emotivamente distanti. E’ preferibile una chiarezza, soprattutto per i figli, che si può esplicare con la separazione ma mantenendo una alleanza in quanto coppia di genitori.

Il tutto varia in base alla fase evolutiva che i figli stanno attraversando, in quanto essa influisce sul modo di percepire gli eventi. Per un neonato la presenza o l’assenza del genitore è vissuta come totale: tutto o niente. In un bambino piccolo possiamo osservare una regressione in alcune funzioni già acquisite: bagnare il letto o balbettare, fare incubi notturni e difficoltà a dormire.

Se il bambino è molto piccolo e il conflitto si protrae nel tempo la sua personalità viene rovinata dall’incapacità della mente del bambino di comprendere i motivi delle crisi e degli attacchi, per cui il più delle volte il piccolo pensa di essere lui a provocare i diverbi. Il bambino in età scolare potrebbe rifiutare la scuola o manifestare problemi nell’apprendimento e nel profitto scolastico, o manifestare aggressività verso i coetanei, o ancora manifestare sintomi psicosomatici (mal di pancia, mal di testa, ansia). In questa fase, poiché i bambini hanno difficoltà a comprendere il concetto di passato e di futuro, in quanto vivono il presente, bisogna presentare la separazione in modo più ovattato in modo che non la vivano come turbamento insanabile e definitivo.

L’adolescente potrebbe invece chiudersi a riccio con fasi alterne di abbassamento del tono dell’umore e momenti di aggressività. Potrebbe inoltre ostentare autonomia ed indipendenza o richiedere attenzione attraverso comportamenti antisociali (fughe da casa, piccoli furti, atti vandalici). In questa fase dello sviluppo il gruppo dei pari può acquistare grande importanza, sostituendo addirittura la famiglia. La comprensione delle ragioni e delle emozioni alla base della conflittualità e della separazione dei genitori arriverà lentamente.

I danni sui figli, in ambienti familiari fortemente conflittuali, riguardano le sensazioni di insicurezza e di impotenza. Il danno è sul piano della formazione della personalità, che viene segnata dall’esposizione a minacce, intimidazioni, dalla sensazione di mancata protezione e di allarme continuo: questi bambini si sentono come sempre seduti su di una polveriera che può esplodere improvvisamente.

La situazione dannosa peggiora se il contenuto dei conflitti tra i genitori riguardano il figlio, la sua educazione, le scelte che lo riguardano, poiché questi comportamenti acuiscono in lui il senso di colpa. I bambini che sono coinvolti nei conflitti di lealtà tra i genitori, che gli chiedono di schierarsi contro l’altro o che vengono chiamati in causa quando un genitore minaccia di abbandonare il partner , vedono compromesso il loro benessere emotivo. In questi minori si può osservare aspetti di eccessiva responsabilizzazione, adultizzazione e inversione di ruolo, cioè il bambino che assume il ruolo di confidente e di protettore dell’adulto.


Fonte: http://www.earth-nlp.com/2012/04/convegno-la-famiglia-impegno-dei-lions/

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C'è 1 solo commento


14.11  di martedì 26/08/2014
scritto da  Max
Cose molto giusta quelle che leggo, ma al contempo mi chiedo come si faccia ad evitare il danno quando basta che uno solo dei due genitori pretende di essere il prevalente?
Se il figlio per ovvio motivo ne venisse influenzato per contrastare questa deriva l´altro non può che dover dire o fare cose che portano il figlio a vivere il conflitto di lealtà ed il senso di colpa per dover comunque tradire almeno uno dei due.
Poi mi chiedo,per quali ragioni un figlio fa ciò che dice il genitore?Escluderei che lo faccia sempre perché comprende, nel senso adulto del termine,ma mi pare di poter dire che la maggior parte delle volte(nei primi anni) sia per paura. La paura di deludere il genitore dal quale dipende e delle conseguenze che comporta venire meno alle direttive. Come non considerare il senso di opportunismo(derivazione dell´istinto di sopravvivenza) che lo porta a valutare ciò che più gli sembra conveniente.C´è altro??La paura ed il senso di colpa secondo me sono quelli che i genitori utilizzano con disinvoltura per gestire il comportamento dei figli.E´chiaro per me quindi che fino a che nella famiglia unita questo legame fatto di un misto di stima, paura e senso di colpa è celato o comunque assume un aspetto socialmente accettabile. Quando la famiglia si infrange è come l´atomo che si spacca e tutte le forze e l´energia in esso contenuta vengono liberate e si separano! E´ la perdita di questa unità di forze a rendere ciascuna delle sue componenti nocive. Non è più tanto facile ne dosarle ne sintetizzarle con l´elemento amore e stima vivo dentro la famiglia unita.
Cosa fare allora?


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