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Case famiglia & business: Mara Mucci (M5S) chiede una commissione di inchiesta

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Case famiglia & business: Mara Mucci (M5S) chiede una commissione di inchiesta
Mara Mucci (M5S)

02/04/2014 - 01.13

Roma - L’onorevole Mara Mucci (M5S) ha richiesto l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulle case famiglia e sugli allontanamenti facili. Gli scandali recenti sulle case famiglia, a cominciare dalla vicenda del Forteto, hanno aperto uno squarcio su questa realtà che presenta delle notevoli zone d’ombra. La mancanza di controlli e di dati statistici certi sui minori allontanati dalle famiglie e sulla loro condizione nelle case famiglia è un fatto inaccettabile cui la Politica deve porre rimedio.

Comunemente si crede che l’allontanamento dei figli dalla famiglia debba avere dei motivi gravi, ma spesso non è così. Secondo alcune stime (recente ricerca della regione Piemonte) nel 70% dei casi, tramite valutazioni soggettive e opinabili, psichiatri, psicologi e assistenti sociali inducono il tribunale a prendere provvedimenti drastici e drammatici, sottraendo i figli alla famiglia, collocandoli nelle comunità, mettendoli poi sotto indagine, analisi e quant’altro. Proprio come è successo recentemente a quei coniugi di Cernusco a cui sono stati sottratti i figli perchè accusati "di avere una casa in disordine".

Lo scandalo degli allontanamenti facili, con circa 32.000 bambini attualmente sottratti alle famiglie, rispetto ai 7.700 della Francia, è un caso tutto italiano. Il giro d’affari delle strutture per minori va da 2 a 4 miliardi di euro l’anno, con rette da 100 a 400 euro (al giorno) per bambino. Ma non è tutto. Si fanno sempre più frequenti le denunce di abusi proprio nei luoghi deputati alla tutela dei minori. E alcuni fatti sono realmente gravi. Ricordiamo il caso dell’ex brigatista rosso che ha aperto una casa famiglia in provincia di Parma e che, nonostante sia attualmente sotto processo per maltrattamenti, ha continuato a lavorare con i minori.

Ma ci sono anche i casi della comunità di Mamma Ebe, della casa accoglienza “degli orrori” di Montalto delle Marche, la comunità Cavanà di Parma (chiusa nel 2009 e forse riaperta con un altro nome dagli stessi soci).

Recentemente, la Commissione d'inchiesta sull'affidamento dei minori della Regione Toscana ha messo a nudo le criticità dei controlli, che sono insufficienti. Infatti nella relazione finale si dice: “Sia a livello di spiegazione del come si sia potuta determinare la vicenda del Forteto, ma anche alla luce di altre dichiarazioni di soggetti affidatari nonché dei servizi stessi, le maggiori problematicità si sono riscontrate nell’individuazione netta dei ruoli e delle competenze.” E più avanti: “Più che chiarire i dubbi, il quadro che emerge in realtà li aumenta: sempre alla luce della vicenda del Forteto, la confusione di ruoli, competenze e negligenze si infittisce. Se infatti sulla carta (leggi, codici e regolamenti) la definizione dei compiti sembra palese, nella pratica le relazioni tra questi soggetti appaiono un groviglio inestricabile.”

Un quadro preoccupante, quindi, in cui si inserisce la proposta della commissione, depositata presso la Camera dei Deputati da Mara Mucci, che afferma “Il settore delle case famiglia è ormai diventato un business, ed è necessaria un'opera di trasparenza. Ci sono troppi bambini in affido alle comunità. Sono situazioni difficili in cui le famiglie più deboli non hanno nessuno che le difenda, dove la povertà e l’ignoranza (anche di sentimenti) mettono a repentaglio il futuro di questi piccoli innocenti. Ci sono molti operatori onesti che fanno un ottimo lavoro che spesso viene infangato dal cattivo operato di tantissimi altri. La tutela minorile si è trasformata in un vero e proprio business che drena le risorse dello Stato e non rappresenta una vera garanzia in difesa del minore, sulla pelle dei bambini. È tempo di fare chiarezza non soltanto sulle situazioni specifiche, di competenza della magistratura, ma su tutto il sistema”.

Fondamentale il supporto fornito all'onorevole Mucci dall'associazione Pronto Soccorso Famiglie (aderente ADIANTUM).


Fonte: Redazione - comunicato PSF (Pronto Soccorso Famiglie)

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Ci sono 4 commenti


13:10  di lunedì 30/10/2017
scritto da  Lori
Sono d´accordo . Sul disagio adolescenziale alcuni servizi sociali si nsinuano nelle famiglie amplificando i problemi per farne un beesnes progettuale dove ultima metà é casa famiglia.Una rete tra cooperative.psicologi .giudici onorari(sociologi.assistenti sociali psicologi in conflitto di competenze) che sentenziano negativamente anche se in casa hai un cane e poi paradossalmente inviano il pacco postale adolescente in una comunità lager gestita da qualche santone di turno che si spaccia per psicologo.appoggiato dalla solita rete..Certo ci sono anche le brave persone ma sono poche e non hanno la forza di denunciare.Forse le tribù con il vecchio sciamano sono più in grado di prendersi cura. Qui in nome di pseudo progetti stiamo rovinando il futuro Delle nuove generazioni e della famiglia sempre più vituperata e mal supportata.

20.44  di sabato 13/09/2014
scritto da  claudia peluso
Siamo 2 genitori che hanno 2 bambine in comunita´a milano x colpa
Di psicologa e servizi sociali.siamo disperati.chi puo´aiutarci?

22.34  di lunedì 12/05/2014
scritto da  Mongiat Carla
La cosa più grave che assistiamo frequentemente è l´allontanamento coatto di un minore con l´ausilio della forza di polizia, complici gli stessi tribunali dei minorenni. Ma c´è dell´altro le comunità molto spesso sono fondazioni onlus private e il costo della retta si aggira sulle 3-400 euro al giorno su quelle terapeutiche e molto distanti dalla famiglia degli ospiti minori. Un vero business.

09.02  di mercoledì 02/04/2014
scritto da  gerardo spira
Dove ci sono i soldi e con facilità, c´è sicuramente un sistema di clientele e di affari diffusi. Vi siete chiesto perché la Magistratura non vi mette le mani? Vi siete posti la domanda: chi sono gli operatori sociosanitari, come sono stati assunti, a chi appartengono? Le relazioni, i pareri, le istruttorie sono atti importanti per tenere in piedi il sistema. L´ansia e la paura del genitore penalizzato è il substrato del grande affare. Nessuno risponde del più grande crimine che si sta consumando davanti alla coscienza di una società che si dichiara ancorata ai valori della famiglia.


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