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Il legislatore tutela il rapporto tra nonni e nipoti, ma le insidie rimangono

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Il legislatore tutela il rapporto tra nonni e nipoti, ma le insidie rimangono

21/03/2014 - 21.37

di Rita Rossi - L’ Ordinamento giuridico, tradizionalmente, non ha mai riservato considerazione al rapporto tra nonni e nipoti, e neppure la riforma del diritto di famiglia del 1975 ha superato questa lacuna. Eppure sappiamo bene quanto i nonni siano importanti: ripensiamo per un attimo alla nostra infanzia per comprendere la pienezza di significato della presenza di un nonno. E constatiamo, ogni giorno, come i genitori si avvalgano della collaborazione dei nonni nell’accudimento e cura dei figli.

A dire il vero, una norma dedicata ai nonni è sempre stata presente nel codice civile. Si tratta dell’art. 148 c.c., che attribuisce ai nonni l’obbligo di sopperire alle mancanze di risorse dei propri figli nel provvedere al mantenimento dei nipoti.

Ma questa disposizione si occupa esclusivamente della cura materiale. Il problema è, invece, quello di assicurare la continuità del rapporto di frequentazione allorquando i genitori si separino. Accade spesso, infatti, che nella separazione dei genitori, uno di questi impedisca la prosecuzione del rapporto tra i figli e i nonni dell’altro ramo genitoriale.

Nel silenzio della legge, qualche giudice illuminato affermò che “il genitore che esercita la potestà deve mantenere vivo nei figli l’affetto verso i nonni, e non può impedire loro arbitrariamente di frequentarli” (T.M. Torino 11.5.1988).

Un primo cambiamento è intervenuto nel 2006 con la riforma sull’affidamento condiviso. Questa legge ha, infatti, previsto il diritto del minore di conservare un rapporto significativo con gli ascendenti di ciascun ramo genitoriale, quando i genitori si separino. Era questa la prima volta in assoluto che la legge italiana dedicava attenzione al rapporto con i nonni.

Ciò nonostante, la legge non parlava ancora di un diritto dei nonni in tal senso, tanto che la giurisprudenza successiva alla riforma del 2006 ha ribadito, più volte che il diritto previsto dalla legge non è diritto dei nonni ma dei nipoti; e che dunque i nonni non possono intervenire nelle cause di separazione dei genitori (così Cass. 27.12.2011 n. 28902; Trib. Milano, 25.3.2011; Trib. Min. Milano, 6.11.2009).

E perchè questo? Senz’altro anche per evitare un surplus di attività processuale e l’ affollamento delle aule di giustizia. Nei casi migliori, è stata riconosciuta agli ascendenti la possibilità di incontrare i nipoti in concomitanza degli incontri con il genitore: in pratica, la frequentazione tra nonni e nipoti è stata inglobata nella frequentazione del genitore separato (Cass. 11.8.2011 n. 17191).

Dunque, nel quadro tracciato dalla riforma del 2006, i nonni fanno capolino ma rimangono sullo sfondo, senza possibilità di svolgere un ruolo attivo, di farsi promotori della tutela del loro rapporto con i nipoti.

Si è poi cominciato ad ascoltare i minori, e questa è una novità positiva, ma succedono cose strane: se il bambino dice “non voglio vedere i nonni” , questa sua volontà viene recepita acriticamente dal giudice e il rapporto con i nonni resta privo di tutela. E questo succede anche se al giudice risulta chiaro che il bambino ha detto questo per un conflitto di lealtà con il genitore ostacolante (come è successo con Trib. Bari, 16.7.2008).

Un’ ulteriore novità legislativa si è avuta nel 2013, ed è in vigore dal 7.2.2014. Poichè era sotto gli occhi di tutti questo importante vuoto di tutela, il legislatore del 2012 e poi quello del 2013 hanno cercato di migliorare le cose. Così, sulla base della delega contenuta nella legge n. 219/2012 che aveva incaricato il Governo di prevedere la legittimazione degli ascendenti a far valere il diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minori, il D. Lgs. n. 154/2013 ha introdotto una disposizione specifica. Si tratta dell’art. 317 bis c.c. (che prima parlava di altro), che adesso consacra il diritto dei nonni a mantenere rapporti significativi con i nipoti.

E’ la prima volta che si afferma esplicitamente questo, e lo si fa dentro il codice civile.

Tutto a posto, dunque? Possiamo dirci soddisfatti?

Per rispondere, consideriamo il seguito dell’art. 317 bis c.c. L’articolo stabilisce che l‘ascendente cui è impedito l’esercizio di tale diritto può ricorrere al giudice affinchè siano adottati i provvedimenti più idonei. Ma – aggiunge ancora la norma – che i provvedimenti che i nonni potranno invocare devono essere “nell’ esclusivo interesse del minore”.

Ora, non può non notarsi in questo passaggio un’insidia. Il giudice, infatti, potrebbe trovarsi di fronte alla manifestazione di una volontà del minore viziata dal condizionamento esercitato sul bambino dal genitore ostacolante, e ritenere allora che il rapporto con i nonni vada escluso: ma potrà dirsi questo l’interesse del minore?

Eppure, la previsione dell’art. 317 bis spiana la strada a questo possibile e anzi probabile esito.

Per fortuna abbiamo anche decisioni luminose come la recentissima Cassazione n. 5097 del 5.3.2014: la prima sezione civile ha stabilito che in caso di morte di un genitore, l’altro non può impedire al figlio di frequentare gli ascendenti dello scomparso; e che, anzi, la condotta ostativa del genitore può condurre sino alla decadenza dalla responsabilità genitoriale. E, ha anche aggiunto la Cassazione, che nei casi in cui il genitore sia ostacolante, si determina un conflitto di interessi tra il minore e il genitore; di conseguenza, deve essere nominato al minore un curatore speciale.

Quali i possibili rimedi, allora?

La tempestività, innanzitutto! Occorre fare presto e bene, ognuno la sua parte. Il giudice non deve perdere tempo con incarichi ai Servizi Sociali che si annunciano lunghi e inconcludenti. E’ il giudice che deve decidere e deve dire chiaro e tondo: da domani questo bambino incontrerà i nonni nel tal luogo con queste modalità: a, b, c.. E deve deciderlo subito questo, appena dopo avere sentito le parti.

Se c’è bisogno di una CTU questa va disposta non dopo mesi e anni, che i figli nel frattempo crescono e continuano a subire i condizionamenti. E lo stesso vale per l’ascolto del minore: inutile farlo quando i buoi sono già scappati dalla stalla. Per i casi più gravi poi ci sono le misure sanzionatorie, come il 709 ter o come il 614 bis che meriterebbero di essere trasferite dalla carta ad un piano di applicazione concreta.


Fonte: Redazione - Rita Rossi

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Ci sono 4 commenti


15:27  di mercoledì 29/06/2016
scritto da  mia
E se i nonni, specie la nonna, usa il bimbo solo per manipolare il figlio e non l´ha mai visto, mai provato interesse, mai nulla? e se il nonno paterno ha chiari disturbi psichiatrici, non certificati, vale questo dritto? anche se pure il loro figlio è d´accordo nel non far vedere il bambino a questi nonni atroci? cosa fare se la nonna patena minaccia me di denunce? posso dimostrare che non le è mai interessato del bambino? in che modo? come tutelare la mia famiglia? grazie

08:59  di sabato 19/03/2016
scritto da  nancy
È giusto secondo voi ricevere minacce dai suoceri che mi dicono se voglio ti porto dal giudice e le bimbe me le devi far vedere x forza? Alla fine portano il nostro cognome...
Premesso io sto ancora col figlio ma non siamo sposati quindi risulto ragazza madre...e se non vedono le bimbe e perché mi hanno buttato fuori casa con le bimbe di 14 mesi... che dovrei fare?

20:08  di martedì 12/01/2016
scritto da  Serenella
Non vorrei arrivare ai giudici, mio figlio è deceduto 2anni e mezzo fa, la bimba aveva 1 mese....ho avuto diversi contrasti con la madre perchè vedevamo poco la piccola, la risposta è stata che lei è la madre e gestisce lei...ora la piccola va al nido, la vediamo 2 ore a settimana, mai una domenica, mai una festa comandata, mentre i nonni materni la vedono molto e molto più spesso!!!

06.30  di lunedì 24/03/2014
scritto da  gerardo spira
Come al solito, in questo Paese gli sforzi dottrinari non sono di ausilio al diritto. Eppure le risposte sono nella legge. Al diritto sancito e disciplinato corrisponde un obbligo in chi applica la legge. Il giudice ha strumenti e mezzi a disposizione per accertare e farla valere. Perché bisogna costringere i nonni ad affrontare spese e subire ulteriori umiliazioni nelle asfissianti aule dei tribunali? E´ sufficiente ascoltare e verificare se vi è il conflitto di interessi, per decidere. Occorre una giustizia dotata di una cultura di valori della famiglia per emettere decisioni semplici e rispettose dei diritti e dei doveri sanciti.


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