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La chiamano Interruzione Volontaria di Gravidanza. Per molti, un omicidio pluriaggravato

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La chiamano Interruzione Volontaria di Gravidanza. Per molti, un omicidio pluriaggravato

25/07/2013 - 20.52

Il dibattito sulla vera natura dell'aborto non ha mai cessato di essere vivo. Nonostante una legge - la famigerata 194 - che viene criticata per aver permesso un abuso della IVG, con conseguenze nefaste anche sul tasso nazionale di natalità, e sopratutto per i dati statistici - per molti completamente falsi o esagerati ad arte - che l'hanno preceduta.

La 194, insomma, alla luce della nuova fase storica, comincia a scricchiolare nel suo impianto più intimo, quello culturale. Perchè l'aborto, e la battaglia che vi fu fatta, è innanzitutto il naturale portato di una fase storica e cunturale che, con diverse sfumature e altra consapevolezza, continua ancora oggi. Ne è una riprova il grande movimento per la Vita, che conta centinaia di migliaia di sostenitori (non soltanto cattolici, come qualcuno vorrebbe far credere), nonchè l'enorme massa di obiettori di coscienza (circa l'85% dei medici specialisti) che oggi rendono difficile il ricorso a quello che molti definiscono un vero e proprio "omicidio pluriaggravato prenatale".

Tra questi, l'avvocato Luca Campanotto, studioso della materia, che recentemente ha pubblicato alcune riflessioni in un "manifesto" che la Rete e i social network ci segnalano con la solita puntualità. Le note dell'avv. Campanotto sono ricpmprese nel sito www.no194.org, "organo ufficiale del'associazione no profit NO194 (riconosciuta con atto pubblico , Cf 03828530166) e dell'omonimo comitato referendario per l'abrogazione della L. 194".

L'ultimo articolo di Campanotto, dal titolo "La legge 194/78 lo chiama IVG, ma che cos’è davvero l’aborto procurato?" (VEDI ALLEGATO ALLA FINE DELL'ARTICOLO), chiarisce fin dal suo incipit cosa intende l'autore per aborto procurato: "L’aborto procurato è l’uccisione, artificiale, ovverosia ad opera dell’uomo, comunque venga attuata, di un essere umano vivente, per definizione innocente, durante la gravidanza, dal concepimento, che avviene con la fecondazione, fino al parto. Lo Stato, sulla base della propria Costituzione, dopo la scoperta del DNA umano e in ossequio a principi di precauzione, dovrebbe considerare l’aborto indotto quale omicidio pluriaggravato prenatale, poiché primo e prevalente diritto umano è anzitutto quello alla vita, fonte stessa di tutti gli altri diritti fondamentali (art. 2 Cost.), e ciò per tutti gli esseri umani, indipendentemente da ogni condizione personale, anche di sviluppo soggettivo o di malattia, che dovrebbe risultare del tutto irrilevante dal punto di vista giuridico (art. 3 Cost.): in dubio, pro homine".

Il dibattito alimentato da Campanotto non risparmia neppure chi, secondo l'opinione dominante, ha guidato quella "fase storica", e cioè il movimento femminista: "Essere contro l’aborto procurato equivale davvero ad essere contro le donne? Metà dei quasi sei milioni di bambini uccisi dalla 194 erano piccole donne, distrutte dalle femministe prima che potessero maturare come tali. L’aborto procurato è in realtà la più grave forma di femminicidio. L’aborto procurato è il peggior delitto naturale di sangue che gli uomini possano mai commettere, poiché uccide crudelmente un figlio o una figlia (la vita viene prima anche rispetto al sesso, inteso come carattere personale), deboli, indifesi, innocenti, in maniera premeditata, da oltre trent’anni addirittura con timbro di Stato. L’insindacabile potere di vita e di morte su un altro essere umano innocente non è una prerogativa propria delle donne, ma dei padroni di schiavi. Inoltre, le donne che abortiscono, se non sono ideologizzate, vanno quasi sempre incontro, se non a sempre possibili complicazioni fisiche, quantomeno a vere e proprie sindromi psicologiche post-abortive, per non parlare del fondato sospetto che l’aborto provocato aumenti il rischio di cancro al seno. La gravidanza è statisticamente molto più sicura dell’aborto provocato, così come la natura è statisticamente molto più sicura dell’artificio. L’abominio dell’aborto provocato non ha mai reso migliore la vita di nessuno".

Per gli indecisi, bisogna scegliere con chi schierarsi: con i sostenitori della Vita alla Campanotto, oppure con coloro che vogliono la 194 "per non tornare agli aborti clandestini".

Molti, oggi, si chiedono come sia stato possibile depenalizzare questo modo "politicamente corretto" di uccidere un essere umano.

Da leggere con attenzione.


Fonte: Redazione

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Ci sono 5 commenti


18:39  di mercoledì 01/03/2017
scritto da  Paolo
Ripigliatevi tutti, a parte Lucrezia, che siete ridicoli come le battaglie che cercate di portare avanti. Non siamo nel Medioevo e le persone possono decidere se abortire, se sposare una persona dell´altro sesso ed avere dei figli con l´utero in affitto o con parto naturale (a seconda del tipo di coppia), possono decidere di adottare un figlio anche se non sono una famiglia "tradizionale". Che poi, la tradizione quale sarebbe? Da chi è stata istituita?
Le donne hanno il diritto di abortire se lo vogliono e di certo non potete sceglierlo voi e qualsiasi ginecologo, in quanto medico e al di sopra di qualsiasi religione, deve operare senza indugi.
Le cose delle quali il signor Campanotto parla in questo articolo e nella sua pagina Facebook sono abominevoli come lo sono le visioni ottuse e contorte di chi lo segue.

11.11  di domenica 27/07/2014
scritto da  Ugo Abate
Grande Luca......forza avanti così.....La pace del Signore nostro Gesù Cristo sia con te!
Ugo Abate

12.37  di mercoledì 02/10/2013
scritto da  Gino
L´aborto è omicidio senza alcun distinguo.

01.38  di domenica 29/09/2013
scritto da  Ativ
Il commento di Lucrezia mi ha fatto venire i brividi: "previsione di vita" un feto col cuore che batte ???? "non vita in senso proprio..."...in che senso allora, me lo spieghi ? "non c´è nessun´altro che la donna a decidere se portarla avanti o no, perché si tratta della gestione del proprio corpo e della propria vita"...col cavolo, ce n´è un altra, di vita, e le ragioni del proprio corpo non sono sufficienti ad ucciderla. Questo ragionamento è da assassini

22.26  di sabato 28/09/2013
scritto da  Lucrezia
Pubblicando questi articoli fate venire meno le buone ragioni del vostro sito. Nelle prime fasi della gravidanza, quando si parla ancora solo di una semplice previsione di vita e non di vita in senso proprio, non c´è nessun´altro che la donna a decidere se portarla avanti o no, perché si tratta della gestione del proprio corpo e della propria vita. Non è certo una scelta facile ma meglio decidere in questa fase che mettere al mondo un figlio infelice perché non desiderato. Una scelta consapevole è alla base del rispetto che i genitori devono avere nei confronti dei loro figli, come individui nelle diverse fasi di crescita e poi come adulti.


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