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I padri coraggio e la spirale del silenzio - di Giulio C.

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I padri coraggio e la spirale del silenzio - di Giulio C.

24/07/2013 - 16.02

«Più un mezzo rende difficile la percezione selettiva, maggiore sarà il suo effetto, in entrambe le direzioni: esso rafforza quando supporta gli atteggiamenti preesistenti; modifica quando li contraddice» (Noelle-Neumann, La Spirale del Silenzio).

Lo scenario è il seguente. Si è detto che la tecnica per creare allarmi sociali è collaudata, degna della più sottile ingegneria sociale. Attraverso i media, si gonfiano dati a dismisura, si creano fattoidi, al fine di persuadere l´opinione pubblica, facendo leva sull´empatia generata da notizie selezionate ad hoc. Si creano neologismi per distogliere l´attenzione dal vero significato delle parole, dare un senso di rassicurazione, tacitare le coscienze sulle contromisure d´urgenza per porre rimedio all´allarme sociale, vero o presunto. Intorno ai neologismi, intorno al significato etereo e indefinito da essi racchiuso, si crea il consenso, il consenso dell´opinione pubblica. Intorno al consenso, si crea un diritto “sui generis” oppure una prassi “sui generis”, la quale, ben prestandosi alla tendenza al conformismo del singolo, costituisce lo stato delle cose.

Si elevano le proteste di alcuni, pochi, operatori o vittime della perpetrata discriminazione, che denunciano, on line, lo sfacelo della prassi giudiziaria applicata al diritto di famiglia. Silenzio dei media (rare eccezioni, specie durante la festa del S.Natale). Sul diritto di famiglia, come si spiega il silenzio delle vittime dei 90 mila casi di separazione annui, che , sottoposti alla stessa irragionevole prassi, costituisce la prova provata di una serpeggiante discriminazione di genere?

Sembra apparentemente inspiegabile, a leggere cosa scrive Hanna Arendt, sulla passività degli ebrei di fronte alla discriminazione razziale. Quelli rimasero di sasso: "È come una fabbrica automatica, come un mulino collegato a una panetteria. A un capo s´infila un ebreo che possiede ancora qualcosa, una fabbrica, un negozio, un conto in banca, e questo percorre l´edificio da uno sportello all´altro, da un ufficio all´altro, e sbuca all´altro capo senza un soldo, senza più nessun diritto, solamente con un passaporto in cui si dice: ´Devi lasciare il paese entro quindici giorni, altrimenti finirai in un campo di concentramento (Hannah Arendt, La banalità del male Feltrinelli, p.53).

In questa passività sembra di vedere i padri di famiglia, spogliati di affetti ed effetti, con una tale banalità da rasentare il cinismo. Tutti passivi nel silenzio. Silenzio dei giudici. Silenzio dei politici. Silenzio dalla Magistratura, Silenzio dalla Politica. Silenzio dalla Società civile.

Perchè il silenzio? La risposta può essere trovata in una teoria di recente formulazione, la “spirale del silenzio”, che, in una estesa ricerca sul comportamento della opinione pubblica in Germania, Elizabeth Noëlle-Neumann confermò integralmente nel suo The Spiral of Silence: Public Opinion, Our Social Skin Riassumendo, la teoria della spirale del silenzio si fonda su quattro assunti fondamentali:

- la società minaccia costantemente gli individui di isolamento; gli individui avvertono la paura dell’isolamento;

- per paura dell’isolamento essi tentano di monitorare e valutare il clima d’opinione;

- la valutazione influenza il loro comportamento nella sfera pubblica, condizionandone la libera espressione.

I media hanno un ruolo fondamentale nel pilotare o persuadere l´opinione pubblica, e in particolare:

1. con la selezione delle notizie, influendo sulla percezione della realtà della pubblica opinione (agenda setting);

2. con la consonanza: argomentazioni simili appaiono su temi prossimi nella programmazione (vedi programmazione televisiva incentrata su fatti di cronaca nera)

3. con la cumulatività: le argomentazioni appaiono sui media a ciclo continuo.

La tesi centrale della spirale del silenzio è pertanto la seguente: il costante, contemporaneo, ridondante e contorto afflusso di notizie da parte dei media può, col passare del tempo, causare un´incapacità nel pubblico nel selezionare e comprendere i processi di percezione e di influenza dei media; la realtà dei fatti rimane nell´oblio. In questa situazione la persona singola ha il timore costante di essere una minoranza rispetto all´opinione pubblica generale. 

Per non rimanere isolata, la persona anche se con un´idea diversa rispetto alla massa non la mostra e cerca di conformarsi con il resto dell´opinione generale. La spirale si autoalimenta. Maggiore è la paura del singolo a non denunciare la frode propagandistica di cui è spettatore o vittima (o potenziale artefice), maggiore è la probabilità che il silenzio perduri e si diffonda, anche tra coloro che vorrebbero essere “non allineati”.

Nella prefazione alla Neumann (La spirale del silenzio. Per una teoria dell´opinione pubblica Ed. Nautilus) Cristante sottolinea il paradosso che nonostante in democrazia si dia per acquisita la libertà di espressione, ancora esistono sanzioni, sulla base di «una minaccia alla reputazione che fa parte di leggi non scritte, ma non per questo meno evidenti». L’opinione pubblica svolge una funzione di integrazione della società: «sotto la minaccia di revoca costringe i governi a rispettarla, e lo stesso fa con gli individui paventando l’isolamento. Il risultato è in entrambi i casi l’integrazione, il rafforzamento della coesione e con esso la capacità di agire e decidere...ma la base di tale integrazione, che consente una direzione motrice della società, è la paura».

La Noelle-Neumann batte ripetutamente sul tasto del controllo sociale, e, in particolare, sul fatto che l’espressione umana sia limitata dall’appartenenza a un insieme di relazioni sociali che giudicano i comportamenti del singolo. E questo perché la paura dell’isolamento si fonda sulla natura sociale di ognuno ed è «evidentemente radicata come un istinto». Dice, infatti, la Noelle-Neumann che «l’opinione pubblica è un’opinione in settori cui viene attribuita una certa importanza che può essere esternata pubblicamente senza timore di incorrere in sanzioni e sulla quale può basarsi l’agire pubblico. Quando il timore di incorrere in sanzioni è invece presente, l’opinione pubblica viene sostituita da un progressivo isolamento, la spirale. Essa avvolge con il silenzio la percezione del divenire minoranza della propria opinione» (Cristante, intr. alla Spirale del Silenzio).

Questo meccanismo può innescarsi grazie al fatto che gli individui raccolgono, da fonti diverse, informazioni utili al fine di valutare l’orientamento del clima d’opinione, sfruttando una capacità che E. Noelle-Neumann definisce come competenza quasi statistica. Essa è il risultato di una combinazione tra l’adattamento all’ambiente circostante e l’ambiente virtuale televisivo. In tal modo: «Le persone hanno l’abilità di stimare quanto sono forti le diverse posizioni all’interno del dibattito pubblico» (Noelle-Neumann, Spirale del Silenzio). Le potenziali vittime, sentendo impossibile un dibattito pulito, finiscono per preferire raccogliersi in silenzio. In questo medesimo istante diventa politicamente defunto. Il male ha vinto una battaglia in più.

Tuttavia la società cambia, cambiano i climi di opinione, vecchie spirali del silenzio si spezzano e se ne creano di nuove (…). La studiosa parla di “sfidanti dell´opinione pubblica”. Sono outsider, avanguardisti eretici, missionari. In una sola espressione: “minoranza di opinione”. Alcuni sono chiamati “hard-core”. Zoccolo duro di resistenti, irriducibili e indifferenti alle sanzioni dell´opinione pubblica” (…) individui che prendono la parola “nonostante”.

Nel diritto di famiglia, la verità è nelle mani di tanti padri coraggio.


Fonte: Redazione

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Ci sono 4 commenti


12.04  di martedì 27/08/2013
scritto da  Andreas
Quando si accenna agli ebrei ed alla Harendt,non viene precisato che la storia non si può raccontare a senso unico come è stato fatto negli ultimi 50 anni dai "vincitori".Nel senso di ricerca storiografica di fronte a banalità come le saponette fatte con il grasso umano (leggenda già smontata da tempo) o amenità varie,quando vedo scritto " Le potenziali vittime,sentendo impossibile un dibattito pulito,finiscono per preferire raccogliersi in silenzio" noto un raffronto con coloro i quali,pur essendo lontani mille miglia da una qualsiasi forma di razzismo o intolleranza,cercano di segnalare argomenti inventati dalla storia contemporanea (fattoidi storici).
Quindi,se l´insegnate o l´appassionato che cerca di spiegare la storia,non come la Troika obbliga,viene subito tacciato come "criminale" e spesso allontanato con maniere non troppo gentili,la conseguenza è il silenzio degli altri per troppa paura di un revisionismo storiografico!
Lo stesso accade nel diritto di famiglia: il media riferisce solo quello che "vende" di più e fa breccia nell´immaginario collettivo,inventa addirittura nuovi termini (femminicidio ecc).Il diritto di famiglia incentrato completamente sulla donna ed i suoi presunti "diritti superiori",quindi mai stato superpartes,ha anche l´aiuto incondizionato dei media,sempre e comunque a favore delle donne stesse:basterebbe vedere cosa accade con le madri killer,quasi sempre scusate dalla vulgata universale perchè "depresse" e mai incarcerate.Plateale il caso dell´infermiera che qualche anno fa rapì per diverse ore un neonato dal reparto dell´ospedale in cui presta servizio,alcuni giornalisti la difesero pure.Pensiamo cosa sarebbe accaduto se il gesto fosse stato attuato da un uomo!
Quindi,chiunque si azzardi a cercare di far notare come gli uomini vengono trattati dalla Legge a riguardo di divorzi o separazioni e affidamento di minori e non solo,questo chiunque diventa appunto il -revisionista- tacciato di negazionismo e quindi relegato al silenzio.

09.01  di martedì 30/07/2013
scritto da  Pino FALVELLI
Si, ma il coraggio viene fatto pagare a caro prezzo.Osare mettersi contro il "sistema" fazioso e corrotto comporta gravissimi rischi. Denunciare rende antipaici e crea moltissimi "nemici" nell´ ambito del sistema di potere che è pronto ad annientare chiunque osa pretendere dignità ed intende tutelare i propri diritti. Tra i "padri coraggio" ed il "sistema di potere" c´ è una grandissima differenza : i primi sono agiscono singolarmente, quindi non sono uniti/coesi e, pertanto, facilmente aggredibili ed annientabili il "sistema" invece è organizzato, forte e, soprattutto, agisce con comunione d´ intenti ( punire chiunque "alza la cresta" ). In Italia ci sono tre gradi di giudizio ma, almeno per quanto concerne il diritto di famiglia, i tre gradi di giudiziodifficilmente si trovano in disaccordo perchè ci sono troppi interessi a mantenere l´ attuale stato dei fatti. I "padri coraggio" sono pochi ed allo sbando e fino a quando continueranno ad avere fiducia nelle istituzioni e nella giustizia agendo singolarmente non avranno scampo. Occorre UNITA´, PERCHE´ SOLO UNITI SI VINCE. Fino a quando non si capirà questo continueremo ad assistere al loro "massacro". Con questo non voglio assolutamente asserire che bisogna rinunciare a "combattere". Sono uno dei tanti "massacrati" dal sistema e se tornassi indietro farei esattamente quello che ho fatto fin´ ora ma occorre riflettere. Se vogliamo un vero cambiamento , bisogna creare un nostro "movimento/partito" trasversale ed indipendente da tutti gli attuali partiti. Solo riuscendo a portare in Parlamento gente che ha vissuto in prima persona certe problematiche potremo avere la speranza che le cose possano cambiare. E´ un progetto al quale chi scrive crede e sta lavorando da tempo.

13.17  di domenica 28/07/2013
scritto da  Alessandro Fino
ottima lettura e descrizione

16.05  di giovedì 25/07/2013
scritto da  Stefano
Che fare quando il sistema è colluso e sei solo? solamente quando i casi oramai numerosi "scoppiano" allora molte persone si sveglieranno e molte teste parleranno ma soprattutto agiranno. Padri sveglia!!!


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