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Forteto, interrogazione al Senato: dopo le condanne di Fiesoli il tribunale inviava ancora minori

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Forteto, interrogazione al Senato: dopo le condanne di Fiesoli il tribunale inviava ancora minori

16/07/2013 - 15.29

Quella della comunità "Il Forteto" è forse la vicenda più emblematica di come il business dell'affidamento dei minori giunga fino alle vette più impensabili pur di rimanere fiorente. A far da "sherpa", un tribunale e alcuni giudici incompetenti e negligenti che assicuravano alla struttura e al suo leader di continuare a gestire la comunità con metodi discutibili e violenti.

Una truppa di parlamentari ha presentato, lo scorso 11 luglio, una interrogazione al Senato sull'argomento, giacchè le indagini "fanno fatica" a indirizzarsi verso la verità emergente. Una verità che tutti conoscevano.

 

Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-00543

Atto n. 4-00543

Pubblicato il 11 luglio 2013,

nella seduta n. 64 BOTTICI , TAVERNA , ENDRIZZI , FATTORI , BLUNDO , PEPE , GIROTTO , PAGLINI , GAETTI , MOLINARI , SCIBONA - Ai Ministri della giustizia, della salute, del lavoro e delle politiche sociali e dell'interno.

- Premesso che:

"il forteto" è una delle principali comunità toscane di recupero per minori disagiati;

la cooperativa agricola il Forteto, fondata nel 1977 nell'azienda agricola di Bovecchio, comune di Barberino di Mugello (Firenze), negli ultimi mesi è stata al centro di una vicenda giudiziaria per abusi sessuali e maltrattamenti anche su minori e bambini presi in affido, costretti a lavori durissimi, punizioni corporali per futili motivi, abusi sessuali ed incentivi all'omosessualità;

Rodolfo Fiesoli detto il "profeta" insieme al cofondatore Luigi Goffredi, si avvalevano di falsi titoli di studio come quello in Psicologia;

nel 1985 furono processati e condannati ad una pena di reclusione per maltrattamenti aggravati ed atti di libidine nei confronti degli ospiti della comunità;

nonostante questi gravissimi capi di imputazione, nel 1997 Fiesoli risultava ancora a capo della comunità e, a parere degli interroganti fatto ancora più grave, il tribunale avrebbe continuato ad affidare minori alla struttura, se ne contano almeno 60 fino al 2009;

considerato che: nel 1975 inizia l'esperienza della "comune del Forteto". A rivestire il ruolo di leader è Rodolfo Fiesoli, coadiuvato da Luigi Goffredi, l'ideologo. Il progetto si caratterizza subito per la proposta fondata sull'abolizione della famiglia basata sull'unione stabile tra un uomo e una donna, in nome di un'idea totalizzante di comunità improntata alla pratica omosessuale;

"Il forteto" fu oggetto, alla fine degli anni '70, di un'inchiesta penale in relazione ai suoi fondatori per supposti atti di zoofilia e pedofilia commessi all'interno della cooperativa;

il 30 novembre 1978 Rodolfo Fiesoli viene arrestato su richiesta del giudice Carlo Casini che aveva aperto un procedimento per abusi sessuali nel Forteto; il 1° giugno 1979 Fiesoli lascia il carcere per tornare alla comune dove, lo stesso giorno, affidato dal tribunale dei minori, giunge il primo bambino down e il presidente del Tribunale, Giampaolo Meucci, grande amico di don Milani, afferma di non credere nell'indagine del giudice Casini e di ritenere Il forteto una comunità accogliente e idonea (fonte "l'Espresso" 20 gennaio 2013);

nel 1982 la cooperativa acquista una proprietà di circa 500 ettari a Dicomano (Firenze) e vi si trasferisce. L'azienda continuerà a prosperare per diventare oggi un'azienda con un fatturato da 18-20 milioni di euro all'anno, con circa 130 occupati;

nel 1985 viene emessa la sentenza di condanna per Lugi Goffredi e Rodolfo Fiesoli. Fiesoli viene condannato a due anni di reclusione per maltrattamenti nei confronti di una ragazza a lui affidata, atti di libidine violenta e corruzione di minorenne;

dalla sentenza emerge "istigazione da parte dei responsabili del Forteto alla rottura dei rapporti tra i bambini che erano loro affidati e i genitori biologici" e "una pratica diffusa di omosessualità";

nel 1998 la Corte europea dei diritti dell'uomo riceve la richiesta di ricorso contro l'Italia, e in particolare contro l'operato del Tribunale dei minori di Firenze, da parte di due madri con doppia cittadinanza, italiana e belga, cui il Tribunale per i minorenni di Firenze aveva imposto di interrompere ogni relazione con i rispettivi figli, collocati presso la comunità Il forteto. Le donne, inoltre, denunciarono trattamenti violenti e inumani nei confronti dei minori, con una scolarizzazione pressoché inesistente;

il 13 luglio 2000 la Corte ha condannato l'Italia, per l'affidamento alla comunità dei due bambini, a pagare una multa di 200 milioni di lire come risarcimento dei danni morali;

il 20 dicembre 2011 Rodolfo Fiesoli viene arrestato con l'accusa di atti di zoofilia e pedofilia commessi all'interno della cooperativa;

nella relazione finale della Commissione d'inchiesta sull'affidamento dei minori della Regione Toscana (15 gennaio 2013) vengono elencati i nominativi dei politici di livello locale e nazionale, nonché magistrati e professionisti, che, a vario titolo e con differenti modalità, sono passati presso la comunità del Forteto (si veda, in particolare, p. 44, capitolo 5.6, della relazione);

dalla relazione della Commissione, emerge inoltre che la Comunità ha ottenuto, dal 1997 al 2010, contributi per più di 1 milione e 200.000 euro; in data 3 maggio 2013, l'europarlamentare Morganti ha chiesto tramite un'interrogazione l'intervento della Commissione europea sul caso Forteto "perché sembrerebbe che questa comunità degli orrori abbia ricevuto finanziamenti provenienti da Fondi europei, sia perché ci troviamo di fronte ad una palese violazione dei diritti dei minori previsti nella Carta dei diritti fondamentali dell'Ue";

il quotidiano "Il Giornale" del 16 maggio 2013, all'interno di un articolo dedicato alla comunità, riporta: «E l'omosessualità, la pedofilia, per bambini e bambine. Pratiche tollerate e incentivate: "Un percorso obbligato verso quella che veniva definita liberazione dalla materialità", in cui "i minori diventavano prede e ciò avveniva non solo con il consenso collettivo, ma anche con quello dei genitori affidatari presenti in comunità". È scritto nella relazione finale della Commissione d'inchiesta del consiglio regionale (presidente Stefano Mugnai, Pdl, vice Paolo Bambagioni, Pd) che ha fatto luce sul sistema di affidamento dei minori in Toscana»;

ha anche pubblicato le seguenti testimonianze: «Tre giorni dopo aver partorito, D.G. era già seduta a etichettare gli yogurt. M.G. ha perso un dito a 8 anni mentre chiudeva la sponda di un camion. F.B. a scuola veniva chiamato "il pecoraio" perché vi arrivava dopo la mungitura delle capre e ne portava l'odore. P.C., disabile psichico, era costretto a nutrirsi di "silomais", cibo per ruminanti portato apposta dalla stalla: il ragazzo inghiottiva, vomitava e si doveva rimangiare il vomito. E poi le botte con zoccoli e mestoli: "Una volta a scuola non ci andai per tre giorni da quanto ero pesta - confessa M.C. - avevo i segni qua sul collo, poi la Elena mi truccò un pochino";

"Una mattina andai a portare il caffelatte a Rodolfo - racconta M.C. - e me lo ritrovai con la canottiera senza mutande. Fece per prendermi, mi dice vieni in collo a me, io sono l'uomo puro";

"A 15 anni e mezzo - è la testimonianza di E.F. - Rodolfo mi dette un bacio sulla guancia e lì lo accettai; successivamente, perché è stata graduale questa cosa, siamo passati al bacio a stampo e lì mi irrigidii un pochino, poi al bacio con la lingua e io stavo sempre zitto, non dicevo nulla, faceva tutto lui. Praticamente poi lui mi prese la mano e me la mise sul... però sopra i pantaloni"»;

ci sono anche molte testimonianze in rete, specie diffuse dal social network "Facebook" dove si legge: "Avevo circa 12 anni, mia madre naturale viveva là dentro ma completamente soggiogata dal gruppo. Mio padre naturale era stato scacciato 10 anni prima perché voleva avere rapporti anche sessuali con mia madre. Là dentro considerati un reato. Io soffrivo moltissimo e volevo raggiungere mio padre o mia zia; si accorsero che stavo prendendo questi contatti e mi rinchiusero a pane ed acqua in una camera per una settimana; potevo andare in bagno solo una volta al giorno, la sera. Mia madre non si oppose ma anzi diede il suo contributo a tutto ciò"; "Ricordo di quando ero bambino e x farmi affrontare la paura del buio la mia mamma affidataria mi portò nello scannafosso sotto alla lavanderia della villa, per poi lasciarmi lì da solo piangevo dalla paura e mi ricordo ke mi feci la pipi addosso..."; "Nessuno di noi ha mai detto a R.F. che non aveva diritto a separare le madri dai figli e glielo abbiamo lasciato fare liberamente e tantissime volte. Facevo parte di quell'ambiente quando lui intervenne sui diritti di una donna negandogli la possibilità di crescere il proprio figlio naturale e dando la responsabilità del bambino ad altre due persone. Convins... e questa madre peraltro laureata, facendola sentire sola e inadeguata, tutto questo col contributo di noi componenti la famiglia Forteto. Stando dentro al Forteto vedi le cose che capitano agli altri come spettatore passivo di un film, non serve suggerire, non puoi intervenire. È il burattinaio (R.F.) che fa da regista, ti fa affezionare al mascalzone e ti porta ad odiare il buono che a sua volta sopporta ogni vessazione senza reagire e via di scampo",

 

si chiede di sapere:

 

se i Ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti;

se non intendano adoperarsi presso le amministrazioni competenti affinché siano motivate le ragioni per cui la comunità Il forteto, anche a seguito della condanna di Fiesoli per abusi sessuali e maltrattamenti, abbia successivamente ottenuto i minori in affidamento e sino a quale data, quali siano le modalità con cui siano proseguiti i rapporti della Comunità con i servizi sociali e l'autorità giudiziaria per la gestione dei minori in affido e quali i controlli effettuati dal Tribunale dei minori e dai servizi sociali;

alla luce di quanto accaduto nella comunità, e di quanto potrebbe essere accaduto altrove o potrebbe nuovamente verificarsi anche sotto altre forme di violenze ed abusi, quali misure di competenza intendano adottare al fine di promuovere una maggiore attività di controllo e verifica delle comunità alloggio presenti sul territorio nazionale, di potenziare il sistema dei controlli sui soggetti responsabili dell'affidamento familiare e, laddove siano emerse responsabilità e negligenze dei servizi sociali, applicare gli opportuni provvedimenti sanzionatori.


Fonte: Redazione

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