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Cassazione, sancita la confisca di fatto della casa coniugale. Una sentenza immorale

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Cassazione, sancita la confisca di fatto della casa coniugale. Una sentenza immorale

26/06/2013 - 11.00

La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15753 (depositata il 24 giugno 2013), ha deciso che, in sede di divorzio la casa coniugale, per quanto di proprietà comune dei coniugi, viene assegnata alla madre anche se questa convive stabilmente con un nuovo compagno all'interno di essa e ha l'affidamento esclusivo del figlio minore.

Nella vicenda, che riassumiamo per sommi capi, il marito contestava fermamente la decisione dei giudici di Appello, e si rivolgeva alla Cassazione evidenziando che la donna convive ormai da tempo con un altro uomo. Tale circostanza, a suo avviso, avrebbe dovuto portare, in automatico, a non assegnare alla moglie la casa coniugale, di proprietà comune.

Come molti sanno, la previsione di cui alla L. 54/2006 (riassegnazione automatica in caso di nuova convivenza more uxorio o matrimonio) è stata modificata dalla Consulta, che è intervenuta nel 2008 per disporre che, in quella fattispecie, la riassegnazione deve essere esaminata caso per caso, nel superiore interesse del minore.

Era timore di tanti che questa farsa giuridica aveva fatto temere un'abrogazione di fatto della norma, e già si presagivano interventi a senso unico in tutti i gradi di giudizio.

Così è stato. I giudici della Cassazione, in risposta al reclamo di quel marito, si è richiamata, appunto, alla pronuncia della Corte Costituzionale (per esattezza, la numero 308 del 2008), con cui, rispetto alla ipotesi della "cessazione dell’assegnazione, ove l’assegnatario conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio", è stato stabilito che "debba essere sempre prioritariamente salvaguardato l’interesse dei figli minori".

Secondo i giudici dunque, pur non essendovi alcun dubbio sulla "circostanza della nuova convivenza" della donna, si deve tuttavia tener conto del "preminente interesse del figlio convivente, non autosufficiente economicamente". Ebbene, tale interesse essendo collegato "allo sviluppo psico-fisico del giovane e al tempo trascorso nella casa coniugale" deve necessariamente prevalere.

Così facendo, la Corte di Cassazione - sempre meno suprema e sempre più lontana dalla gente - ha sancito in via definitiva l’assegnazione della casa coniugale alla donna, nonostante la nuova convivenza.

A parte lo sdegno (del tutto naturale) che tale pronuncia suscita in tutti coloro che, separati, hanno dovuto lasciare la propria casa; a prescindere dalla profonda immoralità e indifferenza che trasuda da una decisione che non tiene affatto in buon conto le vere esigenze dei figli - sono tanti quelli traumatizzati da nuovi compagni e nuove compagne, frettolosamente introdotti nella loro vita senza alcuna delicatezza - che qui si utilizzano strumentalmente; tralasciando ogni considerazione derivante dal non voler ascoltare i figli, ai quali viene imposta una nuova presenza che, in tutta evidenza, attiene all'interesse dell'ex coniuge collacatario/affidatario, e non certo a quello del bambino (che potrebbe pensarla diversamente); a parte tutto ciò, bisogna ammettere che l'assegnazione della casa coniugale, in Italia, è un fatto sostanzialmente irreversibile.

Nella sentenza in questione, infatti, viene introdotto un nuovo principio giurisprudenziale - quello dell'"interesse collegato allo sviluppo psico-fisico del giovane e al tempo trascorso nella casa coniugale" che di fatto sancisce la confisca del titolo di proprietà (parziale o totale) del coniuge che fuoriesce dalla casa, sulla scorta del "tempo che il minore trascorre nella casa".

Basteranno uno-due anni di tempo post separazione, durante i quali il minore (anche neonato) abiti nella casa coniugale, ed il gioco è fatto. L'ex coniuge fuoriuscito non tornerà più a goderne, qualunque cosa accada.

E giacchè l'istituto della confisca "per interesse pubblico e/o solidale" prevede la corresponsione, da parte dell'ente che la attua, di un equo indennizzo, sarà bene per il futuro farvi riferimento nei vari gradi di giudizio, al fine di predisporre atti idonei al risarcimento.

Perchè di confisca si tratta.


Fonte: Redazione

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Ci sono 8 commenti


13.30  di martedì 09/07/2013
scritto da  Rosanna P
Io invece da donna direi agli uomini prima di sposarsi fate acquistare la casa alla sposa e non spendete un centesimo per lei

15.57  di mercoledì 03/07/2013
scritto da  salvatore
l´ho giĂ  detto,bisogna smetterla di ricorrere ai gradi di giudizio superiore,così facendo non si ha altro che un accanimento contro la paternitĂ .E tutto a scapito di tutti.
Bisognerebbe invece iniziare uno sciopero delle separazioni,tanto è molto meglio fare i separati in casa,che essere buttati fuori dalla propria abitazione.

14.03  di mercoledì 03/07/2013
scritto da  piero mortelliti
Gli italiani sono proprio di coccio.. L´unica Riforma della Giustizia possibile, vera e autentica, passa x l´ESPULSIONE dei CATTIVI MAGISTRATI, A COMINCIARE DAI LORO VERTICI (Csm, Consulta, Procura Generale della Cassazione, etc..)DALLO STATO e PER TUTTI QUEI POLITICI, PD IN TESTA, CHE LI HANNO PROTETTI FINORA. Solo così, la Costituzione avrĂ  attuazione, dovremo "attuarla" noi e solo noi , e i cittadini italiani, il Paese, potrĂ  guardare in faccia il proprio Stato. A CASA SUBITO!!! CHI SBAGLIA DEVE PAGARE!! DIMISSIONI SUBITO ! BASTA CON IL PAGARE QUESTA GENTE !!
Questo non Ă© piĂą uno Stato liberale e domocratico. A renderlo tale, da 20-30 anni sono stati proprio i MAGISTRATI "DEVIATI"(come i Servizi Segreti, Sid-Sisde, degli anni ´70-´80 che aiutavano i fascisti a mettere le bombe e fare le stragi ).
La giustizia divorzile Ă© , fra le varie "giustizie", la PROVA PIU´ ECLATANTE DELLA MORTE DELLA GIUSTIZIA..
Sono i CITTADINI che devono riprendersi il DIRITTO ALLA GIUSTIZIA.

22.24  di martedì 02/07/2013
scritto da  Pino FALVELLI
Questa e´ la nostra "giustizia" di cosa ci meravigliamo ??? Non ci sono parole. A questo punto, occorre modificare la Costituzione ed eliminare l´ art. che tutela il diritto di proprieta´ . A cosa serve tenerlo ancora in vigore ???

05.40  di giovedì 27/06/2013
scritto da  vins
"Casa ai figli genitori alternanti"* - Da almeno dieci anni ripeto che è l´unica rivendicazione possibile. Ogni altra sarĂ  a discapito dei padri, con la scusa dell´interesse del minore.
* tranne diversi accordi tra le parti


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