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Genitori separati ed adolescenza: quando un figlio chiede autonomia

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Genitori separati ed adolescenza: quando un figlio chiede autonomia

18/06/2013 - 23.40

Quando un figlio entra nella difficile fase dell'adolescenza, molti genitori corrono il rischio di trovarsi improvvisamente nel panico, a causa della percezione di una certa incapacità di relazionarsi con lui, inondato come sembra da sentimenti di ribellione e di trasgressione nei loro confronti in particolare e degli adulti in generale.

Quando questa fase di passaggio, già difficile in situazioni di equilibrio familiare, sopraggiunge in un contesto di separazione, è facilmente intuibile come non sia affatto semplice per un padre o una madre separata dover far fronte a comportamenti ed atteggiamenti di sfida, talvolta da gestire con l'ex-coniuge o con la partecipazione di nuovi compagni che, a loro volta, possono avere un peso notevole nella vita di un adolescente (in positivo o in negativo). La rabbia e la frequente presenza di sensi di colpa nei figli ma anche di colpevolizzazione nei confronti dei genitori separati diviene sempre più lampante e quest'ultimi si trovano a dover affrontare destabilizzanti sensi di inadeguatezza.

Ma in che modo un genitore che condivide il proprio tempo con il figlio in modo discontinuo a causa della situazione familiare può far fronte a questo momento di passaggio? Come possono essere modificati i propri atteggiamenti senza rischiare di danneggiare il rapporto con lui?

Per rispondere a questo quesito, possiamo in linea di massima fare riferimento agli schemi di educazione tipici dei genitori e contestualizzarli in un caso di separazione. Quando i figli sono piccoli, molti genitori sono abituati ad utilizzare due formule principali per intervenire davanti alla trasgressione delle regole, ossia il rimprovero e l'utilizzo di rinforzi positivi o negativi mirati a ridurre gli "errori". Nel primo caso, nel bambino viene innescato un meccanismo finalizzato all'attuazione di comportamenti corretti che lo stimolino a sviluppare un pensiero riflessivo circa gli atti compiuti e, progressivamente, la loro reale funzione. Quando i rimproveri diventano sistematici ed eccedono anche nelle modalità con cui vengono attuati ( urla, interventi continui e richiami all'ordine costanti) essi rischiano però di limitare la libertà di un pre-adolescente, rinchiuso in una sorta di gabbia in cui non ha mai modo di sperimentare l'ambiente che lo circonda.

Un bambino piccolo ha necessità che i genitori cerchino di delineare per lui una strada da seguire, che è fatta di principi basilari dell'educazione e del comportamento, senza tuttavia rischiare di ritrovarsi in un percorso troppo stretto che lo blocchi.

La seconda strategia, quella dei premi e delle punizioni, è funzionale fino al momento in cui il bambino dà valore al premio. Un giocattolo regalato per un bel compito fatto a scuola viene percepito come interessante di per se stesso, ossia il dono ricevuto, in realtà, non è così facilmente collegato al compito svolto, ma è gradevole di per sé, appunto.

Questo atteggiamento, naturale nelle prime fasi di crescita, diviene sistematico quando al premio o alla punizione non è accompagnato un lavoro educativo circa la funzione che può avere un certo comportamento, indipendentemente dal premio. Questo meccanismo, infatti, consente al bambino di comprendere quali siano i riferimenti importanti da seguire e quali invece siano negativi (soprattutto a causa della punizione che lo colpisce quando il suo comportamento va oltre le regole dettate dai genitori).

Quando un figlio entra nella fase adolescenziale (dai 12 ai 18-19 anni), il suo rapporto nei confronti del mondo e degli insegnamenti genitoriali varia notevolmente, a causa della sua necessità di acquisire autonomia nei confronti dei genitori e quindi di differenziarsi e di sperimentare questa indipendenza nel mondo. Un atteggiamento che va ben oltre il semplice piacere per un rinforzo od il dolore per una punizione.

La richiesta di distacco tuttavia, è molto complessa sia per l'adolescente che per un genitore, in quanto è sostanzialmente ambivalente. Da un lato, infatti, un figlio sente la necessità di distinguersi ed esplorare il mondo con le proprie gambe, dall'altro esperisce il distacco dalla famiglia che comunque lo protegge. I genitori, d'altro canto, sentono il desiderio di riconquistare anche una propria autonomia di coppia spesso lasciata un po' da parte durante la crescita dei figli, ed analogamente percepiscono l'ansia del loro allontanamento dal nucleo familiare.

Quando due genitori sono separati, le dinamiche cambiano anche se non in modo così radicale come si è portati a pensare, nonostante alcune premesse siano diverse. Un genitore separato ha già infatti maturato una certa capacità di tollerare il distacco dal figlio (seppur sempre accompagnato da sofferenza e da dolore) ma di fatto, si è abituato a non controllarlo più in modo assiduo ed a tollerare la lontananza anche fisica. Il controllo, tuttavia, data l'abitudine di anni di utilizzo di schemi di questo tipo, permane nelle forme del rimprovero o della ricompensa/punizione per cui anche per un genitore separato prima o poi, arriva il momento di attuare nuove strategie educative e di scontrarsi con la progressiva maturazione da parte del figlio di convincimenti personali circa le dinamiche familiari che hanno portato i propri genitori a separarsi.

In molti casi, tra l'altro, la trasgressione delle regole e la forte richiesta di autonomia sono ampiamente anticipate rispetto ad una situazione familiare tipica. Gestire questo momento richiede da un lato la necessità di non ostacolare il processo di differenziazione del figlio, dall'altro l'opportunità di responsabilizzarlo comunque davanti alle scelte che farà e alle conseguenze che ne deriveranno.

Se è vero che l'esperienza non è un bene che si può acquistare o vendere, è ancor più vero che essa si rende possibile soltanto dando al figlio una possibilità di "esperire" e di accettare un fallimento con lo stesso pragmatismo di una vittoria. Quando i genitori sono separati, la necessità di dialogare e di identificare comuni strategie nei confronti dei figli diviene ancora più importante, perché escono sì dal contesto abitudinario di vita per proiettarsi verso l'autonomia, ma necessitando di molta, moltissima fiducia. Soprattutto alla luce di ciò che hanno vissuto con la separazione genitoriale.

La bigenitorialità di fatto sta appunto anche in questo, ovvero nel responsabilizzare gli ex-coniugi ad una gestione condivisa non soltanto degli aspetti materiali della conduzione dei figli, ma soprattutto nella condivisione di principi educativi fondamentali per il loro benessere psicologico, necessario per un sano processo di differenziazione.

 

Dr Fabio Ciuffini

Psicologo


Fonte: http://persemprepadri.blogspot.it/2013/06/genitori-separati-ed-adolescenza-quando.html

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Ci sono 3 commenti


15.03  di mercoledì 17/07/2013
scritto da  Lori
I giudici molte volte giudicano per sentito dire, gli atti che i nostri avvocati preparano e che noi paghiamo fior di soldi non vengono neanche letti, e li iniziano i primi errori!
Dei figli?? Tanto non sono i loro.

23.25  di sabato 22/06/2013
scritto da  fabrizio
SCUSATE , MA CREDO CHE BISOGNA FARE UN PASSO IN DIETRO OGGI LA PISICOLOGIA è TROPPO IN PRIMA LINEA ,I FIGLI DI OGGI SONO MOLTO PIU´ SVEGLI DI QUELLI DI UNA VOLTA E SONO MOLTO PIU´ INFORMATI DI NOI. PER QUELLO CHE VOGLIONO FARE.TROVANO MOLTO SPESSO LE STRADE PIU´ FACILI E ASTUTE, QUINDI I GENITORI SI TROVANO TRA LINCUDINE E IL MARTELLO.I TRIBUNALI , I SERVIZI SOCIALI LAVORANO MOLTO MALE ED SPESSO SI RITROVANO AD PRENDERE DECISIONI AFFRETTATE SENZA CONSULTARE I GENITORI ,MA COLPEVOLIZZANDO GLI STESSI.LE CONSEGUENZE LE PAGHIAMO NOI GENITORI.SE IO RACCONTASSI LA MIA STORIA FAREI (MOLTI SOLDI) SE CI FOSSE UNA GIUSTIZZIA VERA.MOLTE VOLTE SAREI TENTATO A FARE PUBBLICARE DAI GIORNALI E TELEVISIONE LA MIA STORIA ,DOVE SONO STATI FATTI MOLTI SBAGLI DA CHI DOVEVA ESSERE GIUSTO.NON PARLIAMO SOLO MA FACCIAMO I FATTI.

10.11  di sabato 22/06/2013
scritto da  Dr Fabio Ciuffini
Vi ringrazio per la segnalazione del mio articolo.
Cordialmente.
Dr Fabio Ciuffini


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