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Per il Garante Infanzia il disagio minorile nella crisi di coppia non merita attenzione

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Per il Garante Infanzia il disagio minorile nella crisi di coppia non merita attenzione
Vincenzo Spadafora

14/06/2013 - 10.04

La tutela dei minori coinvolti nelle separazioni non era una priorità nel rapporto 2012, continua a non esserlo nel rapporto 2013. Quindi le opzioni sono due, non ve ne può essere una terza: 1) o nella coppia in crisi il disagio minorile non esiste, o 2) se esiste, non merita l’attenzione del Garante.

Per “attenzione del Garante” si intende un’analisi approfondita dei problemi, un confronto con le strutture che studiano il fenomeno da decenni, una posizione ufficiale in merito alle criticità rilevate, una serie di suggerimenti al Governo.

Può darsi che il Garante non abbia il know-how necessario a comprendere i molteplici aspetti delle strategie di esclusione di un genitore e le ripercussioni sulla prole.

È lecito non conoscere. È un po’ meno lecito non voler conoscere, rifiutando le offerte di collaborazione, ignorando gli studi effettuati, evitando gli incontri con gli esperti del settore.

La relazione infatti liquida con 12 righe 12 i conflitti familiari  che coinvolgono figli minori:

 

 

Riprendiamo in seguito l’argomento “riflessione complessiva”. Ora, per meglio comprendere la superficialità del Garante, è significativo un passaggio successivo:  

 

 

Ah ecco, il problema è la spettacolarizzazione. Ovvio, se il filmato non fosse andato in tv, il bimbo non avrebbe subito alcunché. Il disagio quindi non nasce dall’inerzia della giustizia prolungata per anni, ma dal fatto che gli effetti devastanti di tale inerzia vengano mostrati al pubblico televisivo.

Non è meraviglioso?

In sostanza: basta che non si sappia in giro, ed ecco che il disagio minorile è risolto.

Sconcertante, nella sua superficialità, la lettura del Garante.

La vicenda di Cittadella non nasce affatto da un “conflitto tra genitori per l’affidamento”, come dice la relazione, bensì dalla cronica incapacità del sistema giudiziario nell’eseguire un provvedimento.

Il caso che il Garante cita come suo deciso intervento è sintetizzabile in tre punti:

  • la potestà genitoriale materna era decaduta da 5 anni
  • il Tribunale aveva deciso di affidare il figlio al padre
  • i Servizi Sociali provavano da 3 anni ad eseguire in maniera non traumatica ma la madre ed il suo clan hanno sempre opposto accaniti rifiuti, vanificando ogni decisione giudiziaria ed ogni intervento soft..  

I genitori, quindi, non avevano più nulla da “contendersi” in quanto l’iter legale era ormai concluso da anni.  Tuttavia un genitore non gradiva la sentenza e rifiutava di eseguirla, violando tutto il violabile; l’altro non chiedeva altro che il legittimo ripristino della legalità.

Sperare nel rispetto delle sentenze è indice di conflittualità?

Per non essere conflittuale, il genitore avrebbe dovuto semplicemente rassegnarsi all’illegalità consolidata? Invece, pensa un po’, è tanto arrogante, aggressivo e conflittuale da illudersi che Giustizia e Diritto facciano il proprio corso.

Le reiterate opposizione materne non hanno prodotto altri effetti che un ulteriore e deleterio allungamento dei tempi.

Infatti, dopo vari passaggi in Cassazione e Corte d’Appello, il provvedimento conclusivo conferma la collocazione del minore presso il padre, vanificando il teatrino andato in scena sotto le telecamere.

Quindi chiediamo al Garante: nel caso la lui citato, la criticità è individuabile nell’indole litigiosa dei genitori, padre compreso, o piuttosto nell’inefficacia del sistema giudiziario?  

Meglio non prendere una posizione ufficiale, meglio non dire la verità, meglio la politica dello struzzo: la colpa è dei genitori che non riescono a trovare un accordo, e soprattutto della tv che fa spettacolo.

Stupendo davvero.

Torniamo all’argomento “riflessione complessiva”.

Il Garante, appena insediato, ha ricevuto numerose proposte di collaborazione da una serie di strutture che operano da anni a tutela dei minori coinvolti nelle separazioni.

Prima ha ignorato i minori coinvolti nelle separazioni, poi ha “scoperto” la gravità del problema quando è scoppiato il caso di Cittadella, ove suo malgrado è stato tirato dentro da stampa e tv.

Quindi in qualche maniera del problema bisognava prendere atto, e come interlocutore ha scelto GEA, ignorando chiunque altro.

Ha messo in calendario un incontro per il 28 novembre 2012, selezionando i relatori e gli argomenti da trattare.

Non serve insistere sull’inefficacia di tale incontro, in merito alla quale si sono già espresse le strutture Adiantum, Stati Generali ed ANFI.

http://www.adiantum.it/public/3247-il-garante-infanzia-e-adolescenza-esclude-i-portatori-di-interesse-e-non-affronta-i-veri-problemi.asp

Sorprende, tuttavia, la contraddizione fra quanto dichiarato come obiettivo del convegno, e quanto invece espresso dal convegno stesso.

Il programma allegato recitava testualmente“Obiettivo della giornata è confrontarsi e fare proposte concrete sulle azioni da intraprendere per il futuro”

Il “confronto” è avvenuto fra giudici ed avvocati, psichiatri e parlamentari, psicologhe e mediatori.

Nessuna associazione di genitori: una serie di operatori che parlano della famiglia, senza ovviamente che ci sia la famiglia.

Perfetto!  

Come parlare della violenza subita dalle donne senza ascoltare le associazioni che tutelano le donne. Si convocano tutti: criminologi, carabinieri, giudici, statistici, parlamentari ed avvocati, tranne le donne che subiscono violenze.

Bizzarro, no? Infatti il Ministro Idem, volendo documentarsi sul femminicidio, ha convocato 60 “associazioni di categoria”; il Garante invece, volendo documentarsi sulle separazioni critiche, ha ritenuto opportuno convocare tutti tranne i genitori separati.

Ho difficoltà a non considerare folle, o quantomeno improduttivo, escludere da una “giornata di studio” la parte che rappresenta il patrimonio preziosissimo della casistica, che ha il più dettagliato ed aggiornato polso delle criticità, che sperimenta la discrasia tra ciò che è scritto in una sentenza e ciò che invece accade nella quotidianità.

Il Garante lo ha fatto.

Cosa più curiosa, lo ha fatto fingendo di non volerlo fare.

Abbiamo infatti dettagliatamente illustrato al Garante, dal 12 dicembre 2012, l’inefficacia della cosiddetta “giornata di studio”, entrando nel merito dei numerosi argomenti che - pur non essendo stati oggetto di discussione - costituiscono gravi violazioni di diritti dell’infanzia.

L’Autorità Garante rispondeva con una comunicazione, a firma della Dott.ssa Alessandra Ponari, che concludeva

La comunicazione è datata 1 febbraio 2013, a giugno ancora non è stato dato seguito all’impegno.

L’incontro non è avvenuto, nessun contatto è arrivato ne’ a chi scrive ne’ ai legali rappresentanti delle altre strutture che hanno firmato la comunicazione del dicembre 2012 .

Infatti il 10 giugno è stato presentato ufficialmente il secondo rapporto al Governo, senza che l’Autorità Garante abbia sentito la necessità di acquisire ulteriori informazioni.

L’unica fonte di approfondimento, infatti, è sempre il quadro deficitario emerso dalla famosa giornata di studio del 28 novembre.

Siamo lieti di apprendere, leggendo la relazione, che il Garante prenda posizione contro la povertà e denunci come un solo bambino su 5 abbia frutta e verdura ogni giorno.

Particolare importantissimo, ma ci illudevamo con una certa fiducia che il Garante potesse prendere posizione contro ogni disagio che riguarda l’infanzia.

Evidentemente era una fiducia mal riposta

Per i minori coinvolti nelle separazioni non c’è alcun disagio.  

In conclusione, vorremmo capire se l’inefficacia dimostrata dall’Autorità Garante nasca solo dalla inesperienza e dalla buonafede, o piuttosto da una precisa volontà di non esprimere pareri che potrebbero entrare in conflitto con poteri forti.

 

Per ADIANTUM    Prof. Giacomo Rotoli

 

Per Stati Generali sulla Giustizia Familiare   Dr. Fabio Nestola

 

Per ANFI Nazionale   Avv. Carlo Ioppoli


Fonte: Redazione

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Ci sono 5 commenti


07.49  di mercoledì 19/06/2013
scritto da  Ezio L.
di enti inutili ne manteniamo a dozzine, c´era bisogno pure di questo?
Il giovanotto della foto non lavora a gratis quindi faccia il lavoro per il quale è pagato, senno´ lasci il posto ad altri che non hanno paura di dire le cose come stanno

23.16  di domenica 16/06/2013
scritto da  Antonello1
Se c´Ă¨ ne fosse stato bisogno, il comportamento del Garante altro non è´ che la volontĂ ´ non tanto nascosta di nascondere il problema che per molti/e non è´ un problema. L´importante e´ lasciare il bambino nelle mani della madre a prescindere dai danni che produce. Se si riesce a non spettacolarizzare il problema, questo non esiste per buona pace del bambino. E il padre? Vada al diavolo... Ha fatto troppo chiasso.


15.38  di venerdì 14/06/2013
scritto da  claudio
è vera follia!!! invito tutte le associazioni impegnate a tutela dei minori e delle famiglie ad unirsi e una volta por tutte organizzare una grande manifestazione; i casi singoli dove alcuni padri si umiliano ulteriormente davanti ai tribunali non hanno alcun senso!!! è l´unione che fa la forza!!!

13.59  di venerdì 14/06/2013
scritto da  gerardo spira
Bravi,se parlate con linguaggio chiaro,capiranno anche le pietre.Ho conosciuto l´ufficio del Garante del Lazio,per prospettare un caso che farĂ  certamente molto rumore. Sono stato accolto da un funzionario, il quale per la stanchezza apatica del momento,si è limitato a fornirmi qualche delucidazione.Appena ho accennato alle disfunzioni dei servizi e alla burocratica incapacitĂ  della giustizia, frettolosamente mi ha richiesto altre carte.Tutto qua! Questa struttura è pagata con denaro pubblico, lo scopo è ben chiaro nella legge istitutiva e quindi dovrebbe essere di garanzia dei minori,maltrattati, disturbati e vittime di abusi. Per questo il garante dovrebbe indagare presso i servizi,verificare luoghi e strutture e controllare che i provvedimenti vengano correttamente eseguiti.Invece in tutto questo clamore di conflitti, di provvedimenti giudiziari errati, di sinuose infiltrazioni di piaceri e di favori, il Garante non ha competenze. Ma le ispezioni e le inchieste devono farle i cittadini o i malcapitati ? e con quali risultati? Questo cancro va estirpato, il tribunale dei minori va ripensato,per materia e competenze professionali e la problematica va rimessa nelle mani della societĂ  con altri organismi dotati di professioni serie e rispettose del grande valore della famiglia.Questa giustizia con i servizi pubblici ha dimostrato impreparazione e incapacitĂ .Nessun tribunale può giudicare nella sfera affettiva dei minori.

12.25  di venerdì 14/06/2013
scritto da  Leonardo D´ADDEZIO Pomezia (RM)
PiĂą chè commento sarebbe un concreto contributo economico allorquando riuscissimo ad ottenere una interpretzione di tipo AUTENTICA! Mi riferisco agliassegni di mantenimento dei figli in caso di separazione/divorzio,disciplinato dall´art. 3-3° c. let. b) del TU. DPR. 917/86 e norma attuativa, correttivae di coordinamento art.3- DPR. 42/88. Nel personale ricorso, sia le Ag.e delle Entrate che commissioni Trib. Provinciali ee Regionali, hanno confuso due Istituti giuridici fiscali: 1. l´esclusione dalla base imponibile, della norma predetta; 2. Oneri deducibili, di cui all´art. 10-!c. let. c) ! Totalmenti diversi anche concettuamente! In piĂą, la let.b) costituisce, una INNOVAZIONE NORMATIVA FISCALE, non essendo contemplata dal precedente TU.DPR.597/73! Essendo complesso sarĂ  trattato in seguito.Leonardo D´ADDEZIO


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