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Andrea Poma (GaV): Un genitore che non vede il figlio muore ogni giorno

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Andrea Poma (GaV): Un genitore che non vede il figlio muore ogni giorno
Andrea Poma

21/05/2013 - 15.21

Una vita trasformata in battaglia perenne. Non per soldi, non per gloria, ma per uno dei diritti (e delle gioie della vita) più importanti che si possa immaginare: vedere il proprio figlio. Andrea Poma, presidente dell'associazione Genitori a Vita (GaV, da poco aderente ad ADIANTUM ndr), nata dalla sua indefessa forza di volontà e da tante altre storie simili e similmente drammatiche, si racconta con la fredda lucidità di chi sa che sono ancora tante le guerre che dovrà combattere di giorno in giorno per rivedere suo figlio, dopo quell'ultima volta di ben venti mesi fa.

Una guerra che non conosce limiti o confini, come dimostra il gesto che lo ha fatto assurgere agli onori della cronaca:il 21 gennaio Andrea si incatena davanti al Tribunale di Catania, per fare in modo che il giudice che stava lavorando al suo caso sciogliesse la riserva. E così avvenne. Anche se la soluzione alla vicenda è ancora di là da venire.

Andrea, come nasce la tua storia?

«Nasce da un semplice divorzio conflittuale, che la viscosità del sistema e dei meccanismi giudiziari hanno fatto diventare un caso umano. Non vedo e non sento mio figlio da venti mesi e più passa il tempo più le cose si complicano e diventano difficili da risolvere. Ho lasciato mio figlio a dieci anni e adesso ne ha dodici: non soltanto mi si sta impedendo il naturale esercizio della mia genitorialità, ma si sta negando ad un bambino il diritto di avere entrambi i genitori anche dopo il divorzio».

Cosa è successo nel corso di questi venti mesi?

«Tutto e niente. C'è un continuo rimbalzo di responsabilità e decisioni che vengono demandate di volta in volta tra i giudici, gli assistenti sociali e le varie perizie psicologiche. Il fatto di sottoporre un bambino di undici anni a continue sollecitazioni e a visite di questo genere non può che condizionare non solo la sua crescita ma anche la sua visione dell'intera faccenda e la sua vita in generale. La vera vittima è lui, non c'è dubbio. Ma oltre a questo, che è il punto centrale, non esiste una reale motivazione addotta dalla mia ex moglie e dai suoi avvocati che sia valida a tal punto da impedirmi di vedere mio figlio. Per questo dico che il problema sta nel sistema: è quasi imbarazzante la facilità con cui si riesce ad allontanare un genitore da un figlio, argomentando con concetti lontani dalla verità e dalla logica».

Cosa intendi di preciso per sistema?

«Quell'insieme di organi decisori e di lungaggini burocratiche e tecniche che hanno fatto passare quasi due anni senza risolvere la mia situazione, anzi peggiorandola. Quello stesso sistema che ha disposto che pagassi 350 euro al mese a mio figlio, somma che non posso più pagare per sostenere le infinite spese legali di questi mesi, dato che come se non bastasse sono oggetto di denunce prive di fondamento da parte della mia ex moglie, e anche la casa mi è stata pignorata di conseguenza. Ma è anche il sistema che permette ad alcuni avvocati senza scrupoli di presentare accuse nei miei confronti semplicemente rovistando la mia pagina Facebook o la mia situazione lavorativa di anni fa, deviando così le indagini sul mio reale stato economico. Se si sommano tutti questi fattori si ottengono situazioni come la mia, che sono più numerose di quanto si immagini».

E dall'incontro con altri genitori nella sua situazione è nato "Genitori a Vita". Cosa vi proponete di fare?

«Genitori da tutta Italia mi hanno contattato per pura solidarietà dopo il mio incatenamento ed insieme a loro abbiamo dato vita a questa associazione, prefissandoci un solo obiettivo comune: salvare i bambini da genitori accecati dalla vendetta. Da quel giorno siamo stati promotori di eventi e manifestazioni in giro per la Sicilia, che sollevassero la questione della bigenitorialità. Da poco sono stato nominato anche delegato per la Regione Siciliana di Adiantum, una delle associazioni più importanti d'Italia per la tutela dei minori che da decenni lotta insieme ad altre associazioni per tutelare questo diritto. Ci prefiggiamo di accendere i riflettori su un disagio sociale che non può essere più ignorato, ma anche dialogare con le istituzioni troppo spesso lente o prevenute nei nostri confronti. Dai racconti dei membri dell'associazione il quadro che ne esce fuori è davvero desolante: molto spesso a mancare sono le competenze specifiche in materia di minori, sia per quanto riguarda i giudici che per quanto concerne i servizi sociali».

Qual è la rivendicazione principale della vostra associazione?

«Parità assoluta di diritti e di doveri per entrambi i genitori. In Italia dopo il divorzio di fatto il figlio (o i figli) è portato a riconoscere soltanto uno dei due genitori, che guarda caso è sempre l'affidatario o meglio il "collocatario" (termine utilizzato nelle sentenze). Nonostante la legge 54 del 2006 sull'affido condiviso di fatto c'è chi vede il figlio per 26 giorni al mese e chi solo per 4. Il genitore non collocatario è sempre il contraente debole e anche in sede legale ha sempre torto e può essere oggetto di accuse anche infamanti dalle quali è difficile difendersi: in questo modo si distruggono famiglie e vite intere».

Ci sono anche mamme nella stessa situazione o sono soltanto gli uomini a piombare in questo baratro familiare?

«Sebbene siano numericamente inferiori, anche le donne abbandonate dai mariti soffrono una situazione simile alla nostra, costrette solitamente a crescere in toto i figli da sole senza l'aiuto economico nè morale dei loro ex. La nostra associazione nasce per salvare i figli, qualunque sia la drammatica situazione in cui si vengano a trovare. Il punto è che le leggi esistono ma non sono applicate o lo sono in tempi che, ripeto, distruggono le persone nell'animo e nei sentimenti; io so che mio figlio in questo momento sta soffrendo».

Crede che la vostra situazione sia sottovalutata?

«Decisamente si, servirebbe più attenzione e una maggiore conoscenza dell'argomento a tutti i livelli. Nella nostra associazione c'è chi non vede il proprio figlio da dieci anni: sono genitori ridotti a scheletri senza vita, prosciugati umanamente ed anche economicamente da situazioni senza sbocco. Un genitore cui si impedisce di vedere il figlio muore tutti i giorni».


Fonte: Redazione - http://www.oggimedia.it/le-interviste/6974-lun-genitore-che-non-vede-il-figlio-muore-ogni-giornor-andrea-poma-si-racconta-a-oggimedia.html

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Ci sono 4 commenti


07.09  di martedì 04/06/2013
scritto da  Ezio Lucchina
Andrea Poma, ha tutta la mia solidarietĂ 

07.24  di sabato 01/06/2013
scritto da  gerardo spira
E´ invece un pregiudizio culturale. Come piĂą volte ho ricorsato su queste pagine seguo come legale di mio figlio a Roma,nella cAPITALE DEL POTERE CORROTTO, il caso e ho dovuto constatare che in questa materia lacunosa, esiste solo la volontĂ  culturale del Giudice. Questi,al di sopra di ogni valore sociale e familiare ,decide guardando le ripicche tra genitori distogliendo lo sguardo dal minore che ha invece diritto di avere entrambi per le sue cure. Quando il genitore cade in disgazia, e questa è l´epoca, perde il lavoro e finisce in povertĂ , viene aggredito con azioni indescrivibili e azzannato a morte specialmente dalla giustizia per liberare il campo da un fastidio giudiziario. E così giustizia è fatta.Ritengo che lo scontro debba avvenire sui diritti del minore, sulla sua sorte, sul futuro e in questo senso nessun giudice può amputare la famiglia,perchè il genitore si è separato dall´altro ma non dal figlio che è nato da un progetto condiviso.

11.16  di mercoledì 22/05/2013
scritto da  Gino
articolo sempre troppo politicamente corretto. Il sistema è sbagliato? ok, chiaro. Ma perchè e per chi è possibile approfittarne? per chi è femmina.Perchè il giudice vede femmina meglio di maschio, perchè la propaganda mediatica ha messo il marchio di violento e inadeguato al maschio e di beata e santa alla femmina. Quindi il problema non è di solo sistema ma di cultura diffusa. Non si può sempre tirare in ballo il singolo caso di madre che subisce quello che subiscono tutti i padri per codurre la battaglia per la giustizia nella famiglia. Per quale motivo le battaglie dei padri devono essere legittimate dalle pochissime madri che sono nella stessa situazione? L´ingiustizia del sistema non è unisex ma si avvale del preciso e dichiarato pregiudizio che il padre vale meno della madre.

16.30  di martedì 21/05/2013
scritto da  MARIELLA FORESTA tramite fb
Conosco andrea e so della situazione che sta vivendo e come lui anche altri padri rottamati per usare un termine moderno e direi padri OBSOLETI trattati come nullita´ solo per favorire le mamme per il solo fatto di avere generato delle creature in un divorzio che di consensuale non ha un cacchio si dovrebbe quantomeno evidenziare la personalita dei figli di seoarati che per legge naturale devono vivere una infanzia serena e leggera per diritto di vita e non e´ mai cosi Ci sono giudici che non leggono le motivazioni.....non hanno tempo che non ascoltano perche non sentono o non vogliono sentire perche hanno una entourage di gente quasi sempre prezzolata come assistenti sociali di parte che non capiscono una mazza pseudopedagogisti che possono solo fare esercizi tipo zen etc etc e sopratutto avvocati di parte squali o peggio che giocano sporco e allora poveri questi figli e questi genitori di qualsiasi parte poveri nonni che non vedono specie se sono le mamme dei cosidetti coniugi fedifraghi, i ppopri nipoti lo dico per esperienza personale perche vivo di prima persona una forma di stalking giudiziario da parte della ex di mio figlio che ha PERSO COME PADRE ( perche i figli non lo voglio piu incontrare e vedere ) ma che non vuole perdere la dignita di uomo libero ex militare che ha fatto anche una missione di pace e che e´ ridotto all´osso che ha manifestato insieme ad ANDREA dinanzi al tribunale ma che il sistema giudiziario sta ancora infierendo contro di lui e allora che si fa? Nonistante le tirate di orecchie da parte della corte europea si continua in questo massacro fini a che non diventa un fatto di cronaca Penso che occorra un mediatore giudice che in quanto tale dia una giusta regola per queste discriminazioni. Scusate e grazie



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