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Tre anni senza Maurizio Colaci. Per non dimenticare, e non dimenticarlo - di Sergio Nardelli

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Tre anni senza Maurizio Colaci. Per non dimenticare, e non dimenticarlo - di Sergio Nardelli
Maurizio Colaci

05/04/2013 - 23.40

Una telefonata come tante sul mio cellulare, un numero familiare sul display e tutt’intorno la calma apparente di chi, come me, tutto pensa tranne che alla morte improvvisa di un amico. Sembra quasi uno scherzo ciò che Alessio mi dice con un filo di voce:

Sergio, Maurizio è morto...

”....Smettila, dai, non scherzare su ‘ste cose...”.

Non era uno scherzo, Maurizio era volato via.

La chiamano "sindrome da crepacuore", e Maurizio era morto di infarto fulminante, a quarant’anni e nel pieno delle forze racchiuse in un fisico invidiabile. Nessun sintomo, nessun segnale premonitore, solo tanto dolore nell’anima per un figlio che non riusciva a vedere.

Morire di crepacuore si può. Sapete cosa significa affrontare in un tribunale decine di cause sorrette da accuse discutibili ? Sapete cosa significa vivere negli stenti, allontanato dai figli mentre devi affrontare tribunali, avvocati, servizi sociali, e non sai come procurarti da mangiare?

"Non ti amo più, te ne devi andare"...e così inizia la storia di Maurizio, allontanato dal suo bambino e dalla sua casa, che torna a vivere dalla sua anziana madre, nonna Bianca...

Maurizio, figlio unico diceva di essere ancora innamorato della moglie. Era un genitore attento e presente, si dedicava al suo unico figlioletto, lo curava, ci giocava e se lo abbracciava di notte nel letto raccontandogli le favole.

Maurizio non demordeva, e sperava che la moglie ci ripensasse, ma le cose presto precipitarono. Una pioggia di denunce, e lui viene allontanato dal suo bambino da giudici troppo solerti verso un genitore che non si arrende. Maurizio era un papà “che rompeva”.

Soffriva, amava il suo bambino ma lavorava saltuariamente, non aveva reddito e la situazione in cui si trovava non gli permise di svolgere nemmeno quei piccoli lavori che prima riusciva a fare.

Tribunali e Servizi Sociali gli impedivano, con le tipiche prassi, di vedere il figlio, e lui affondava in un mare di procedimenti penali che neanche un mafioso riesce a collezionare in una vita intera di crimine. Non c'era giorno che non gli venisse notificata una denuncia. Venne fatto passare per pazzo, violento, aggressivo: una visita psichiatrica disposta dal Tribunale di Lecce certificherà che egli era una persona normale ed equilibrata, e che la sua disperazione era riconducibile unicamente alla brutale separazione dal figlio.

Maurizio - disoccupato e nullatenente - non riesce a corrispondere l’assegno di mantenimento, e così per lui scatta l'ennesima denuncia.  Il giudice civile gli sequestra auto e casa. Ma a lui non importa, lui chiede con insistenza: "lasciatemi vedere mio figlio: è l'unica cosa che ho".

Un giorno si presenta all'uscita della scuola del figlio. Lo vede da lontano, e non resiste al richiamo dell’affetto: gli corre incontro, lo prende in braccio e lo bacia. Intervengono le forze dell’ordine e Maurizio viene portato in carcere.

La polizia non è tenera con lui. Dopo un primo episodio, durante il quale racconta di aver subito in commissariato un trattamento aggressivo, ritorna e riprende, con una telecamera nascosta, la seconda aggressione degli agenti che non vogliono fargli depositare una denuncia contro la ex moglie. Il filmato, impietoso, viene postato su youtube e qualcuno si incazza. Oggi il documento è stato rimosso, ma chi l’ha visto lo ha impresso nella memoria.

Pochi giorni prima che morisse, Maurizio era da me, e mi fece ascoltare una telefonata registrata tra lui ed il figlio:

..mi vestirò da superman, volerò tra le nuvole e arriverò sino da te, ti prenderò, ti stringerò forte a me, ti porterò in cielo e ti farò vedere le montagne, i prati e il mare...”

“No papà! Tu sei cattivo, mi hanno detto che tu non ci mandi i soldi per mangiare...

Maurizio abbassò gli occhi e piangendo mi disse: “Sergio, questi qua mi faranno morire...lo sò”.

Fu accontentato tre giorni dopo.

Maurizio non era superman, ma il suo dolore lo ha fatto volare in cielo come un eroe dei nostri giorni. E mentre nonna Bianca piangeva sul letto di morte il suo unico figlio, il carro attrezzi del comune di Galatina girava intorno all’abitazione in cerca dell'auto di Maurizio da sequestrare. La legge che lo aveva perseguitato doveva fare il suo corso, anche di fronte alla sua morte.

A tre anni da oggi, nonna Bianca, un anziana donna di 84 anni, piange ancora per il suo unico figlio. Piange nonna Bianca, anche per il suo unico nipote che, dalla morte di Maurizio, non vede più.

Spesso la notte, quando vado a dormire, penso a lui e una lacrima scende sul mio viso.

Se non altro, è il mio modo di onorarne la memoria.


Fonte: Redazione - Sergio Nardelli

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Ci sono 10 commenti


19.38  di martedì 09/04/2013
scritto da  Pino FALVELLI
La triste vicenda di Maurizio, purtroppo, è comune a tantissimi papà separati. Ogni anno sono CENTINAIA i papà che muoiono di crepacuore e/o che arrivano al suicidio per la disperazione. Le separazioni fanno più vittime di tutte le organizzazioni criminali. Le Istituzioni non fanno nulla per arginare questo DRAMMA SOCIALE. Dobbiamo agire da soli e portare nostri rappresentanti in Parlamento con un Movimento nazionale indipendente da tutti gli attuali partiti politici. Soltanto così si potranno portare a soluzione le nostre battaglie di civiltà per fare in modo che non si verificino più vicende come quelle di Maurizio. I separati in Italia sono 4 milioni e potrebbero diventare una grande forza politica. Occorre solo il coraggio di farlo ed UNITA´. Svegliamoci tutti !!!! Dobbiamo farlo per i nostri figli affichè, in futuro, in caso di separazione matrimoniale, non subiscano tanta "malagiustizia" come è accaduto per molti di noi. I responsabili della malagiustizia dovranno rispondere personalmente ed in maniera DIRETTA per le proprie malefatte. E´ questa la vera civiltà e la vera giustizia. Se continuiamo a permettere che chi pone in essere falsità e mensogne e chi esercita malagiustizia non paga mai per le responsabilità del proprio operato non vogliamo il bene dei nostri figli.-

17.24  di martedì 09/04/2013
scritto da  STEFANO C ADERENTE CLASS ACTION E RICORSO CORTE EUROPEA
Leggere questa pagina mi ha messo una gran tristezza addosso, per certe cose mi riconosco, anche per certi versi sono stato più fortunato. Ma lo Stato che dovrebbe difendere i suoi cittadini spesso si dimentica di alcune categorie a favore di altre. Maurizio spero che tu ora abbia trovato la serenità e la felicità un abbraccio

10.08  di martedì 09/04/2013
scritto da  stefano aderente class action
Vergogna per queste Istituzioni che ti affamano e ti tolgono tutto, compreso i tuoi figli, con l´ausilio di madri malevoli e tribunali e avvocati fattura parcelle che alimentano e inventano di tutto per eliminare la figura paterna.
Teniamo vivo il ricordo di un padre che ha lottato per amore del proprio figlio, perchè in Italia di figli orfani di padri vivi c´Ã¨ ne sono molti e non per loro scelta.
Un abbraccio forte alla nonna Bianca.
stefano

16.04  di sabato 06/04/2013
scritto da  stefano
Non ho conosciuto Maurizio, ma ne ho sentito tanto parlare. Ho sentito la sua storia e per me è diventato come un amico, un conoscente. E´ grazie a te e voi tutti voi, perché riuscite a tenere alto il suo ricordo e il senso del suo viaggio in questo mondo.
DIco solo che per chi non conosce queste cose, non riesce a crederle, ma quello che non è credibile in Italia è sicuramente la realtà.
Ho visto quel video su Utube e me lo ricordo bene. Altri come me, che non conoscevano Maurizio Colaci, lo hanno visto e lo ricordano.
Avrei voluto per lui un cuore più forte e più fortuna.
Le cose stanno cambiando e per alcuni papà le autorità mostrano più attenzione e più rispetto. Forse non dappertutto, forse non per tutti, ma il suo sacrificio non è stato vano.
Rivolgo un abbraccio agli amici e ai familiari di Maurizio. Non lo conoscevo di persona, ripeto, e lui non conosceva me, ma sono certo che il suo ricordo non sarà cancellato tanto facilmente.
Stefano

14.29  di sabato 06/04/2013
scritto da  il femminismo uccide, fermalo

ora la anziana nonna che non riesce a vedere il nipote rischia di fare la stessa fine. Io spero che il femminismo venga presto fermato e per sempre. 



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